Chimica o bio | Se i vinoveristi sono i nuovi nerd

di Francesca Ciancio

Come vedono (e vivono) i vini naturali le persone normali? Cioè quelli che sono fuori dalla placenta enologica, quelli che non si infilano nel “due camere e cucina” del mondo degli eno-appassionati, quelli che non rientrano nel 20 per cento del 10 per cento tirati in ballo – ottimisticamente – da Fabrizio Pagliardi? Probabilmente come Antonio Pascale. Felicissima penna de Il Post, scrittore, autore per la radio e il teatro. Tendenza al belloemaledetto e al poco allineato. Nel suo “C’è chimica tra di noi” (titolo splendido) parla di vino, di artisti giovani e belli, di locali trendy capitolini (dai, è il Cafè Propaganda, è facile) e dell’incomunicabilità. Direi anche dei messaggi fuorvianti:

“(…) Una ragazza molto bella mi da il benvenuto: un bicchiere di vino? E’ biologico! A me la parola biologico mi deprime. E vorrei dirle: scusa eh, ma ti rendi conto che le pratiche agronomiche volgarmente dette biologiche sono antiquate, le usava mio nonno e ha sofferto la fame per tutta la vita, ti rendi conto che gli insetti non sanno leggere, non sono culturalmente modificati, non è che leggono la scritta coltivazioni bio e pensano: ah, andiamo in un altro campo, attacchiamo le colture di quelli che non fanno bio. Ti rendi conto, le vorrei dire, che contro i funghi in agricoltura biologica si usa ancora il rame? Cioè un metallo pesante, che lascia residui nel terreno? Non è meglio un fitofarmaco di nuova generazione? Ottenuto dalla sapienza di chimici che hanno studiato nuove molecole a basso impatto? Ma com’è che questo paese non riesce a innovare? Non senti una stonatura tra il tuo iPhone e la parola bio?”

Se al posto della bella ragazza ci fosse stato uno di voi, cosa avrebbe risposto a Pascale? Lui, in verità, accetta un secondo bicchiere e medita sulla “piccola menzogna del bio”. Lo spazio è perfetto e dentro ci sono corpi perfetti, ma non c’è chimica, non c’è aria di seduzione. E’ tutto molto bio. Si beve il giusto, si beve pulito. Insomma il clima “non tira”.

“(…) Sarà il vino e quel leggero turbamento da pre-ubriachezza, ma c’era sempre qualcosa che non mi tornava: ma che cosa? Ah ecco, come una visione, ora mi appare chiaro. Tutti hanno il proprio bicchiere di vino (bio) in mano, ma l’ambiente è diviso, da una parte ci sono i maschi, dall’altra le donne. Che cazzo, penso. Sono ubriaco. ‘Sto vino biologico è tosto. E no, guardo meglio, i maschi parlano con i maschi le donne con le donne. Giovani, belli, eleganti, artisti e segregati? Sono ubriaco o vedo tutto bio?”

Non posso fare a meno di chiedermi: “Ma è così che ci vedono?”. Quando racconto eccitata a un’amica che ho appena finito di organizzare un tour in cantine tutte rigorosamente bio, lei cosa pensa? Che farei meglio a chiudermi dentro una dark room per un paio di ore? Quando spiego che ci sono viticoltori che investono soldi e tempo per eliminare una volta e per sempre l’uso del rame in vigna, cosa balena nel cervello di chi ho di fronte? Contatti elettrici, la Cu(NO3)2 (la formula del nitrato di rame), il rimando in chimica alle scuole superiori? Cosa raccontano di noi le nostre scelte da enostrippati nel biologico?

[Immagine: GrandHomeDesign.com]

64 Commenti

avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

"Ma com’è che questo paese non riesce a innovare?" Pascale ha colto nel segno. Bravo!

Rispondi
avatar

she-wolf for sustainable maschilism

circa 9 anni fa - Link

Vale la pena di leggere tutto il post del Signor Pascale, per capire che la questione non è solo relativa al "Bio", ma al maschio meridionale.

Rispondi
avatar

nico aka tenente Drogo

circa 9 anni fa - Link

"Beh, penso, posto carino. Tutto vintage, arredo in legno, buon gusto, vecchie cose riciclate e tessera Arci obbligatoria." non sembra la descrizione di "Propaganda" (a meno che la tessera Arci non si riferisca a Dandini) cosa sarà?

Rispondi
avatar

luigi fracchia

circa 9 anni fa - Link

Ma dove sta scritto che innovare sia una perenne fuga in avanti. domani una nuova molecola sostituirà il rame, dopodomani la nuova molecola sostituirà la precedente, fra tre giorni... Innovare è un giro di giostra a cento all'ora?

Rispondi

Tomaso Armento

circa 9 anni fa - Link

Luigi, hai ragione, ma vedila anche nell'altro senso: grazie all'innovazione mia nonna è ancora viva e fa una vita decente. Io non mela sento di dirle che sarebbe meglio se non fosse stato così, e forse non è neanche quello che pensi tu. Ovvio si fa per parlare. Un abbraccio Tom

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

la mia tesi di laurea in antropologia titolava "nova rem contra, suggerimenti antropologici alla sostituzione semantica di evoluzione con mutazione"..... non potrei non essere daccordo con il sig. Fracchia

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

Pascale di Chimica dimostra di non sapere niente, mostra una fiducia totale in sostanze che non conosce, che non hanno causato fame, ma morte, come alcuni "fitofarmaci" usati negli anni 50, o l'atrazina ora bandita,ma che inquina tutt'ora le nostre falde. L'impatto che hanno avuto sull'ambiente molte sostanze usate non è stato STUDIATO DA NESSUNO, perché non conviene, solo i pescatori, alcuni naturalisti l'hanno poi osservato nel corso degli anni, l'impatto in ecosistemi sempre più poveri a causa della rottura di equilibri (i fiumi sono le principali vittime di una certa agricoltura) Per lui questo è progresso, bell'esempio Pascale ritiene arcaico che alcune persone cerchino di produrre impattando il meno possibile sull'ambiente, per lui sono scemi asessuati Per gli insetti ci sono studi, non di chimica, ma di biotecnologie applicate,di tecniche che non lasciano residui nel terreno e che sfruttano la capacità di alcuni insetti o microrganismi di nutrirsi di larve. Gli ricordo poi che anche l'uso del rame è regolamentato nell'agricoltura biologica, alcuni viticoltori in zone "fortunate" come la Sardegna ne usano pochissimo Si potrebbe poi parlare della chimica direttamente nel vino, delle oltre 100 sostanze utilizzabili, non dichiarate, del gusto di caramella Haribo che conferisce a Merlot e lambruschi,ma è un altro capitolo della decadenza del vino

Rispondi
avatar

MonOncleDeGéorgie

circa 9 anni fa - Link

SuperQuoto! Pascale ha come al solito la lente di chi parla di vino come pretesto...cosa rispettabilissima se non si pretende fare addirittura informazione (con il tono di chi ha compreso tutto lasciando chilometri di distanza da chi legge). Odio questo pressapochismo e queste generalizzazioni. Una volta per tutti: il vino naturale appare come un trend o come una moda solo agli occhi di chi vive di trend e di mode. Ma questo non rende tali scribacchini interpreti autorevoli della questione, anche perchè la questione non necessita di interpreti autorevoli, ma di genuini e fiduciosi appassionati. Per quanto riguarda la questione dell'incomunicabilità tra i sessi riscontrata da Pascale: la cosa fa notizia solo nella sua mente Vanziniana che forse preferisce esaltazioni orgiastiche all'ora dell'aperitivo. Per quanto mi riguarda, nelle fiere che frequento e alle cene a cui partecipo (dove si sbicchiera vino naturale) assisto a staraordinari momenti di convivialità tra ogni tipo di sesso. Con buona pace di Pascale.

Rispondi
avatar

Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

Però leggere qualcosa di Pascale prima di scrivere non farebbe male. ;)

Rispondi
avatar

MonOncleDeGéorgie

circa 9 anni fa - Link

Massimo... Mi sa che per non leggere Pascale bisogna tapparsi gli occhi.. Da qualche tempo a questa parte è fin troppo prolifico...

Rispondi
avatar

Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

Comprendo e concordo sulla sua prolificità "eccessiva" dell'ultimo periodo, però se leggo che non capisce nulla di chimica chi ha scritto un saggio come "Scienza e sentimento", vabbè, alzo le mani. Parliamo di un agronomo, poi. ;)

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

Mi aspettavo che avresti tirato la volata.. ;-)

avatar

Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

beh, Giovanni, si chiacchiera ;)

avatar

luigi fracchia

circa 9 anni fa - Link

Massimo questo titolo me lo segno, merita? Il "c'è chimica tra di noi" che ho letto e riletto non mi è parso così bello. Però devo ammettere di non conoscere per nulla Pascale.

avatar

Massimo D'Alma

circa 9 anni fa - Link

Luigi è scientifico-divulgativo, per nulla pesante. Un tuo giudizio mi interesserebbe molto.

avatar

Paolo Martini

circa 9 anni fa - Link

Perchè bio = impattarre meno sull'ambiente? se vuoi impattare meno sull'ambiante esiste la soluzione semplice: non coltivare vie, non raccolgiere, non fare vino. Le bottiglie non sono infatti un prodotto spontaneo raccolto in boschi "primigeni" ma il raffinato risultato dell'opera umana!

Rispondi

Tomaso Armento

circa 9 anni fa - Link

Io non capisco: 1- si continua a fare uso di chimica su di noi umani per sopravvivere a certe malattie perchè la ricerca di alternative è osteggiata dai giganti per motivi economici, nessuno si arrabbia con le persone che prendono il paracetamolo invece di usare un rimedio naturale. Biosgnerebbe a gran voce chiedere che vengano fatte ricerche per trovare alternative e assumere meno chimica. Ma non è così, anzi paradossalmente grazie alla chimica le nostre aspettative di vita si sono allungate. 2- si fa lo stesso uso di chimica sulle piante e si demonizza la cosa. Sapendo chiaramente che anche qui manca la ricerca adeguata alle alternative e che senza la chimica si avrebbero raccolti (in generale, non solo nel vino) altamente variabili in base all'andamento metereologico, con conseguenti forti oscillazioni dei prezzi delle materie. Ma troppo pochi sono disposti a spendere di più, perchè i nostri redditi stanno languendo. Non sarebbe meglio "evolvere" e invece di demonizzare cercare di reimpostare la discussione? my two cents

Rispondi
avatar

Alberto

circa 9 anni fa - Link

Il Sig.Pascale, la sua "bellissima penna" per me la potrebbe pure rimettere a posto (mi sforzo,per non essere troppo volgare,omettendo esattamente quale posto). sara' pur vero che vi sono tanti "scienziati" che agiscono per il bene dell'umanita' e dei consumatori,ma probabilmente e' a conoscenza del fatto che non senmpre questi benefattori sono gli stessi che producono vino o altri beni di consumo. Beviteli tu i fitofarmaci e gli altri salutari composti chimici. Ti rendi cointo vorrei dirgli, che forse, dopo tanti anni di salutari "fitofarmaci e connessi", culturalmente avanti sono proprio quelli che cercano di limitare i danni e non quelli culturalmente chiusi nelle loro certezze.

Rispondi
avatar

Manilo

circa 9 anni fa - Link

Come al solito la verità sta nel mezzo, per me Pascale è la mia zia francese, non so chi sia e non mi permetto di giudicarlo. Il paracetamolo che qualcuno ha nominato e dice non usiamo i vecchi rimedi, chi di voi alla mattina si fà un succo di arance, la maggiorparte un caffè di corsa sulla porta di casa, la chimica ci aiuta nella vita frenetica, giustamente come dice Tomaso salva vite umane e tante altre cose. Però nel vino, quando ce ne degustiamo un bicchiere o un abottiglia fra amici, in quel momento non andiamo di corsa e tutti quei lieviti polverina quella bella solferosa messa da quando si vendemmia a quando si imbottiglia e poi il procedimento tartarico per togliere l'ultimi sedimenti per presentarci un vino senza posa, premesso io non sono un vinoverista, mi bevo anche il Sidro. L'ultimo però: ma se si potrebbe fare a meno di tutta questa chimica nel vino, il mio fegato ringrazia, a voi le sentenze.

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

Perché un agronomo sa la Chimica? Quel saggio ha valore scientifico? Come sono stati scritti libri, molto belli tra l'altro, sull'operato degli architetti dal secondo dopoguerra in poi in Italia, sarebbe bello scrivessero libri divulgativi, altrettanto belli e leggibili, sull'operato degli agronomi sempre nello stesso periodo. Con la loro limitata cultura che si sintetizza nel ciclo dell'azoto e poco altro, hanno cancellato millenni di sapere contadino, sapere che produceva eccellenti frutti. Ricordo ad un incontro,la battuta di un padre ad un figlio "Da quando ti sei laureato (Agraria) non ho più mangiato pesche buone" Fortunatamente le pesche buone ci sono ancora, ma è sempre più difficile trovarle. Il preside della facoltà di Agraria di Bologna (leggi Segré) da qualche anno si è convertito a Slow Food (partecipa ai loro incontri) lui ,come altri accademici, ha ammesso che la formazione agli studenti è insufficiente e limitata ad alcuni concetti, che di danni ambientali e culturali ne sono stati fatti, anche se poi lui ascrive la colpa soprattutto agli economisti, ma secondo me gli agrari ne hanno molta.

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

chi chiacchiera qui è qualcun altro sig D'Alma, senza la stragrande maggioranza degli agronomi, un esercito d'ignoranti laureati, mangeremmo decisamente meglio e non dovremmo nemmeno pagare la quota che riguarda le loro consulenze, cosa che faccio già col mio orto

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 9 anni fa - Link

Norman Borlaug, agronomo, padre della "rivoluzione verde", premio Nobel per la pace assegnato da quei reazionari svedesi, con la motivazione di aver salvato alcune centinaia di milioni di persone dalla fame. Per dire.

Rispondi
avatar

Gabriele Succi

circa 9 anni fa - Link

Sig. Mauro, mi dispiace sentire, ancor'oggi, discorsi di una grettezza simile... Ma che significa "mangeremmo decisamente meglio?"... Un esempio che credo valga per tutto il resto (e mi sembra già citato almeno un'altra volta in questi lidi)... Forse lei parla così perchè non è mai andato a fare la "mondina" nelle risaie per giorni interi con le gambe a mollo, scalza e con la schiena curva a tagliare le erbacce come il riso crodo, il giavone o altre infestanti che minavano la crescita delle giovani piantine di riso... O vorrebbe dire che per quelle persone le condizioni erano "decisamente migliori"?

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

La grettezza sta nelle persone che non usano argomenti per ribattere ma si limitano ad offendere Non ho mai piantato il riso, ma vengo da una zona che ne produce molto, il Vialone nano forse ti dice qualcosa Sai cos'erano le risaie un tempo? di sicuro no Luoghi di bellissima ed ordinaria biodiversità dove coesistevno pesci, anatre, insetti ed anche riso Le risaie erano i luoghi dove si pescava la psina, le rane, i saltarei, si cacciava La chimica ha cancellato tutto questo, rane, pesci, è tutto scomparso, UCCISO Per questo prima era meglio nel mantovano da mie richieste non c'è UN produttore di riso biologico, bisogna andare nel veronese per trovare il più vicini, luoghi dove forse hanno cercato con enorme fatica di ricreare luoghi ricchi di biodiversità

Rispondi
avatar

Gabriele Succi

circa 9 anni fa - Link

Sig. Mauro, mi spiace che si sia offeso, ma se rilegge bene ciò che ho scritto, non c'è nessuna offesa... caso mai ho scritto che il suo era un discorso gretto, non che è gretto lei... Questione di punti di vista...e comunque si può andare a rileggere tutti i commenti scritti da me qui e in altri lidi e vedrà che di offese non ce ne sono mai state per nessuno... Chiarito questo (spero) torno al discorso del riso, ma potrebbe essere esteso a tutta l'agricoltura... Purtroppo le risaie nel mantovano non le ho mai viste...mi sono limitato a quelle vercellesi e in "epoca moderna" non certo quelle del 2ndo dopoguerra... Tornando a quello che avevo scritto (e lei non ha risposto alla domanda che avevo fatto), lei dice meglio prima... Non so se le donne che si occupavano allora del diserbo (manuale, ma sempre diserbo è) la pensano come lei... Poi con questo non sono certo qui a difendere la chimica, anzi! Il problema è che, come in tutte le cose ci vuole equilibrio... Non esiste necessariamente solo il bianco o solo il nero...questo è ciò che intendo... E per quello che mi riguarda per me il discorso è chiuso. Cordiali saluti.

Rispondi
avatar

Paul Pastrelli

circa 9 anni fa - Link

che palle!

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

C'è chimica fra noi, forse troppa, e' l'equlibrio che manca e' la consapevolezza, ci sono agronomi come geometri, e non tutte le case sono belle, ma che c'entra, non so ma ci sta bene, mettiamo chimica dove non ne possiamo fare a meno, ma mettiamo natura, sapere, idee, e studio ma soprattutto coscienza, nei nostri vini,altrimenti cosa beviamo: esempio 1 - diserbiamo quindi sterilizziamo il terreno, giu' antiparassitari, tre o quattro cicli di sistemico, raccogliamo uva generalmente acerba "sai i temporali" ed in cantina vai di solforosa, di lieviti selezionati, di tannini di sintesi, di acidificanti, scusate mi dimenticavo gli enzimi pectolitici, un gocciolino di gomma arabica, una dose ulteriore di solforosa, a certo un'po di sali x nutrire i lieviti, e poi i filtri a cartoni, le bentoniti, scusate ma da qualche anno non frequento piu' tali ambienti sicuramente mi dimentico qualcosina, a si la famosa botticella in polvere si due trucioletti, e certo ha ragione il sig. Pascale c'è chimica fra noi, non lo nego il problema che non vedo vino, questo signori e' bevanda a base di uva, ma che dico Uva, si uva ma in quale percentuale, non lo so

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Scusate INT. Esempio 2 imparare dai maestri, troppo spesso abusiamo di questa parola ci sono troppi cattivi maestri e pochissimi sempre meno buoni, sempre meno, uno in questi giorni ca ha lasciato; Giulio Gambelli esiste un libro bellissimo, acquistatelo, esistono dei vini buonissimi beviamoli, e forse capiremo, facciamo parlare le vigne diamo dignita' alla terra, in cantina scopa e ramazza uva ed anima.provare per credere. montevertine, Rodano, Soldera, Poggio di sotto, Villa rosa, San Donatino, Il colle, - Ormanni, e Lilliano "in anni passati" e sicuramente quei tanti che in lui hanno trovato un maestro, oggi producono dei vini si forse alcuni con dei piccoli tratti di chimica, piccoli ripeto, ma per Dio chi non ha colpe scagli la prima pietra. Non mi odiate ciao Lido.

Rispondi
avatar

Gabriele Succi

circa 9 anni fa - Link

Lido, il libro su Gambelli l'ho acquistato direttamente dalle mani di Carlo Macchi; l'ho letto la sera stessa d'un fiato appena arrivato a casa. Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto, e come dici nelle ultime righe, ci vuole sempre equilibrio... Spiace leggere che non si stanno facendo ricerche in campo chimico per quanto riguarda i prodotti da usare in agricoltura...perchè non è vero... Un esempio? La tossicità dei prodotti che si usano oggi per lottare la Cydia molesta ad esempio, è 1000 volte inferiore rispetto anche solo a 10/15 anni fa...in più con l'aiuto di pratiche come "la confusione sessuale" i trattamenti si sono ridotti eccome...e tutto questo grazie alla ricerca... O no? Ciao

Rispondi
avatar

S.B.

circa 9 anni fa - Link

Mi associo totalmente.

Rispondi
avatar

esperio

circa 9 anni fa - Link

Per Natale tra tutti i vini acquistati ho preso un cartone, senza assaggiarlo prima, prodotto da un tipo che e' intervenuto prima in questo dibattito, un rosso : infernale zaffata di zolfo alla stappatura, come d'incanto la percezione dei tannini spariva dopo alcune sorsate lasciando un gusto piatto e scialbo e un arsura incredibile. Cosa diavolo avra' misturato? Il bello e'che qui interviene spavaldo, sono sicuro che lui le porcate che produce non le consuma o avra la botte per uso personale; come si usa fare.

Rispondi
avatar

enrico togni viticoltore di montagna

circa 9 anni fa - Link

Per la serie "quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito!" Senza offendere nessuno, senza pretendere di avere la verità in mano, secondo me il problema messo in evidenza nella'articolo di Pascale è un altro: locale trendy, bella ragazza al tavolo, tutti fighetti, vino bio e nessuno che si relaziona! Ragazzi è uno spaccato della nostra società, dove è più importante apparire che essere, non è un attacco al bio in quanto tale, ma al fatto che si vende una cosa perchè fa figo vendere quello in quel momento! E' un vino bio, di chi? poi cosa vuol dire vino bio, intendevi dire da agricoltura biologica (il vino bio non esiste)! Da dove viene? Con cosa è fatto? niente, sono le cose, le sole e uniche cose che mi dovresti dire

Rispondi
avatar

Paolo Cianferoni

circa 9 anni fa - Link

La miglior opera che potrebbe fare un produttore bio, e anche i comunicatori del vino, sarebbe quello di non dire mai bio, o qualcosa del genere come "vero", "pulito", "ecologico", ecc.: il vino deve essere apprezzato per quel che è. E' difficile lo sò. Ma siccome la ragione di produrre bio dovrebbe essere per motivi ambientali e basta, tirare in ballo il percorso biologico per motivi commerciali, mi sembra un controsenso.

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

Finalmente! Lo ripeto da anni e l'ho ripetuto in un commento al mio ultimo post.

Rispondi
avatar

mirko favalli

circa 9 anni fa - Link

Anni fa andai da Mario Pasolini a Mompiano, lui era già troppo vecchio per accompagnarmi in vigna e in cantina quindi mi lascio con un suo collaboratore, fu una visita bellissima conclusasi a tavola col sig Pasolini il suo collaboratore e il fratello bevendo nebbiolo ( che se non ricordo male è tra l'altro tutto roset),dove per concludere alla mia domanda sul perchè visto come lavorava non scrivesse che era "bio" Pasolini mi rispose che il vino è figlio dell'uva, è naturale è chi non lavorava in quell'ottica che secondo lui avrebbe dovuto informare il consumatore sui prodotti che usava

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

Bellissimo commento, il tuo ricordo e il concetto che riporti. Per chi non sapesse chi era Mario Pasolini http://terrauomocielo.org/2011/04/22/e-scomparso-mario-pasolini-il-vignaiolo-di-brescia/

Rispondi
avatar

mirko favalli

circa 9 anni fa - Link

facile fare bei commenti quando quando riguardano belle persone

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

Continuate a snobbare se non minimizzare ed ignorare chi ogni giorno fra mille difficoltà e moltissimi sforzi cerca di produrre qualcosa di buon al palato, impattando il meno possibile sull'ambiente e senz'usare sostanze dagli effetti poco noti sulla salute umana. Di cantine ne ho viste a decine, molte sono di fatte industrie CHIMICHE, dove non si sa che uve e mosti si usano, ciò che Vannucchi ha elencato è una parte dei trattamenti, che sono superiori a quelli di molti prodotti di sintesi oramai. Persino nell'industria chimica, in cui ho lavorato, si cerca di ridurre fortemente il numero di sostanze usate, gli scambi termici e meccanici, al fine di semplificare gli impianti. Per i vini invece è una gara a chi mistifica di più, questo deliziosa bevanda che i nostri avi ci hanno tramandato. Meno male che alcuni sono consci della loro responsabilità e vogliono continuare a evolvere e migliorare ciò che abbiamo ereditato.

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

Ai sig. Giovanni e Paolo, non è giusto che una persona possa scegliere, in trasparenza, se impattare più o meno sull'ambiente, modificando le proprie scelte, anche sui consumi? perché non dovrebbe essere messo sull'etichetta la denominazione Bio?

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

Si, puoi scegliere se impattare o meno sull'ambiente, ma se fai un vino pessimo rimane un vino pessimo. Per me, un grande risultato per il produttore dichiarato bioveronatu, sarebbe quello di anteporre il bicchiere al racconto. Prima ti dico se il vino mi piace e poi mi racconti come l'hai fatto, cos'hai usato, ecc. e che stupore, che bellezza e che utilità, scoprire un vino buono e pure eticamente ed ecologicamente in linea con le mie aspettative! il vignaiolo per me è questo: un contadino evoluto che concilia l'etica proiettata alla salvaguardia del territorio -in ogni suo aspetto- con il saper produrre qualcosa di indentitario e buono. Se non sai produrre un vino buono rimani un contadino che prova a fare "qualcosa" e il continuo anteporre la pratica al risultato risuona tanto come una giustificazione preventiva.

Rispondi
avatar

esperio

circa 9 anni fa - Link

IMPATTARE??? Ma di cosa state parlando? Che accidenti di linguaggio avete misturato? Parlate scurrile, usate il piu' esceno dei torpiloqui ma che almeno siate comprensibile. Impattare.

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

eh, è tirato ma è sinonimo di colpire. non mi pare che il senso del discorso venga meno.

Rispondi
avatar

Mauro

circa 9 anni fa - Link

A chi chiede cosa sia il vino biologico, rispondo che può sempre informarsi, chi non l'ha mai visto fare posso capire non lo sappia. Criticare il vino biologico perché viene servito in ALCUNI locali trendy, quando ci sono moltissimi locali trendy dove non viene servito è un attacco puro, si vuole associare il vino biologico a scemi asessuati, fighetti pirla. Sono stato in locali ipertrendy, che tra l'altro frequento pochissimo, per non dire mai, dove mi è stata servita la peggiore brodaglia alcolica industriale esistente. Non per aver vissuto quest'esperienza negativa associo ai locali trendy come fa Pascale, la colpa di promuovere e diffondere pessima brodaglia industriale. Pascale dovrebbe smettere di scrivere certe idiozie.

Rispondi
avatar

enrico togni viticoltore di montagna

circa 9 anni fa - Link

Sono appena tornato dalla vigna e vedo che il mio commento è mancante in una parte, boh! cmq tornando a noi, il fatto che venga servito in un locale trendy e venga servito come biologico è esattamente quello che Giovanni ti ha spiegato bene. "bevi questo vino che è bio" NON VUOL DIRE NIENTE, IL VINO, COME OGNI ALTRO PRODOTTO, DEVE ESSERE VENDUTO ED APPREZZATO PER QUEL CHE è, PER UN SUO VALORE INTRINSECO, IN QUESTO CASO LA BONTà, non perchè sposa un'idea a priori. Visto che hai visitato tante cantine, forse non ti sei reso conto che c'è tanta gente che fa o prova a fare biologico in posti e con varietà che non te lo consentono, e giù rame. "il vignaiolo per me è questo: un contadino evoluto che concilia l’etica proiettata alla salvaguardia del territorio -in ogni suo aspetto- con il saper produrre qualcosa di indentitario e buono." il vignaiolo è e deve essere un contadino che sa e che conosce la propria terra. non uno che segue i mercati e sceglie cosa fare sulla base di cosa il mercato chiede.. il taglio bordolese non lo abbiamo ereitto da nessuno, ma è stato imporatato, quindi non ha nulla di tradizionale da noi (questo solo per fare un esmpio). tutelare e preservare la terra rispettandola deve essere il primo e solo comandamento di ogni agricoltore e non prerogativa dei biologici!

Rispondi
avatar

RiccardoFVS

circa 9 anni fa - Link

Innanzitutto un quotone a Enico Togni! Poi penso, qualche Agronomo e/o qualche agricoltore s'è mai chiesto chi sia Alan Smith, che ricerche abbia svolto negli anni '70 e perchè le sue scoperte non siano mai state sviluppate, oltre ad essere divenute quasi introvabili nonostante la pubblicazione sulle maggiori riviste scientifiche al mondo (es. Nature)? Poi ancora, brutta bestia l'Università. Vorrei farvi assistere ad alcune lezioni di Agronomia che ho frequentato per avere idea di cosa insegnino taluni professori. Non tutti, sia chiaro. Infine un'aggiunta a quanto scritto da Cianferoni: oltre a quelle parole, se mi permettete, dovrebbe essere non solo evitata, ma proprio bandita, la parola naturale! In agricoltura - ed in viticoltura ancor di più - non ha senso. E' fuorviante, non delimitabile, da adito a incomprensioni e il consumatore non ha la minima idea del suo significato.

Rispondi
avatar

Federico

circa 9 anni fa - Link

Dovrebbe essere tutta questione di equilibrio. Esatto. L'accanimento e il "fanatismo" in qualsiasi campo chiude la mente, perchè se si dimostrasse sbagliata la tesi di un fanatico, per costui è ovviamente più difficile ammetterlo che per una persona equilibrata. Anche secondo me il fuoco dell'articolo era un'altro. Come si puà sposare la concezione di biologico con l'acquisto di un iPhone o una macchinone o il cambio in continuazione di vestiti per essere sempre alla moda. L'ho sparata grossa, ma se ci andiamo a fondo forse potrebbe non essere così grossa. Tutto sta nel porsi la vera domanda significativa. Perchè scelgo bio? 1 - Perchè è più sano? 2 - Perchè è più rispettoso della natura? Non so, queste potrebbero essere le risposte. Tutte belle, se volete datemene delle altre. Però a questo punto bisogna quantificare e confrontare per essere coerenti e logici. Per la 1 potremmo quantificare nella nostra dieta quotidiana quanto incide il vino (sparo alto 5%) e quanto gli altri prodotti .... tipo pane, pasta, frutta, verdura, carne, dolci, caramelle, pesce. A questo punto confrontiamo il nostro accanimento per il bio-vino con quello per il bio-altro cibo. Se il vino occupa il 5% della mia dieta dovrò riservare ben più sforzi nella ricerca del bio-altrocibo se credo che il bio mi faccia bene e sia per me più sano. Sforzi che sono sia di reperimento di prodotti bio che siano economici. Per la 2 si può quantificare l'impatto dell'agricoltura convenzionale con quella biologica e metterla in rapporto all'inquinamento dell'industria automobilistica o telefonica o dell'abbigliamento che seguono un fine di moda e consumismo rispetto a una industria che segue i consumi di una popolazione più slegata da logiche di moda. Ad occhio mi pare evidente che uno che vuole rispettare la natura cerchi di agire su dove l'impatto inquinante è più macroscopico, quindi privilegi innanzi tutto l'uso di mezzi pubblici, il non spreco delle risorse, ecc... In definitiva credo che bisognerebbe innanzi chiedersi perchè gli enostrippati lo sono. Cioè perchè lo fanno. Poi mettere in rapporto le motivazioniu a tutti gli altri comportamenti quotidiani, per valutarne la coerenza. Sicuramente ci sono persone coerenti e hanno tutta la mia stima per la scelta che sicuramente sarà difficile, ma quanti altri non lo sono! Dicasi eguale per biodinamiciconvinti, naturalisfegatati, e chi più ne ha più ne metta. Spero di non essermi fatto molti nemici, ma di aprire un confronto sereno.

Rispondi
avatar

Federico

circa 9 anni fa - Link

Scusa ho risposto a te per errore, il mio commento era generale.

Rispondi
avatar

RiccardoFVS

circa 9 anni fa - Link

no problem!

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

@federico, siamo quello che mangiamo, stamani ho incontrato un cretino aveva appena fatto colazione, con un cornetto di gomma, un caffè fatto con svariati grammi in meno dell'usuale, il chiasso delle tazzine, le spinte per farsi dare questo stupido pezzo, la coda per pagare, lo sbattimento per uscire dal parcheggio indenne, era sconvolto ma era un cretino è 30 anni che ogni mattina si ripete, costui è quello che mangia, io lo chiamo cretino tu non so. ciao Lido.

Rispondi
avatar

Federico

circa 9 anni fa - Link

Che siamo quello che mangiamo è sicuro. Tutto sempre con equilibrio, logica e coerenza. Un biostrippato che cerca solo vino bio per questioni di presunto benessere personale (mai dimostrato scientificamente) e poi mangia sovente il tuo cornetto del bar grondante di grassi vegetali idrogenati che sono scientificamente dimostrati come dannosi al sistema circolatorio è totalmente incoerente con la propria scelta estremizzata del vinobio. Se il discorso invece diventa equilibrato e si bevono vini bio come gli altri, semmai guardandoli anche con piacere ma senza estremismi o idealizzandoli, allora non si è certo biostrippati.

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Federico ci mancherebbe il Cretino è rivolto ad un sistema, niente di personale, non vorrei essere frainteso. ciao Lido.

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Federico, Mai piaciuti i fondamentalisti. e gli cosatrippati, gente annoiata, indubbiamente i vini e i cibi si dividono in vini e cibi buoni, se naturali meglio assai meglio. ciao. Lido.

Rispondi
avatar

GianMarco

circa 9 anni fa - Link

Non so perchè ma rimango ancora molto confuso quando si dice: "L'importante è che il vino sia buono, ancor meglio se naturale"...

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Cibi e vini buoni o cattivi naturalmente volevo scrivere, meglio assai meglio se naturali.

Rispondi
avatar

GianMarco

circa 9 anni fa - Link

Si però è un po come dire "l'importante è che il vino sia buono, e pazienza se mi trovo il veleno dentro". Per me l'importante è che il vino sia naturale, e se è buono, o perlomeno mi piace, lo compro, altrimenti no. Punto.

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

In negozio mi sforzo di usare sempre meno il termine bio-qualcosa anche perchè ormai è inflazionato non solo nel campo enologico e il cliente non è così fesso come lo si potrebbe supporre. Certamente faccio riferimento a concetti quali "vino di territorio", anche se non uso questa frase come una bandiera da sventolare perchè per definire un vino "di territorio" bisogna davvero conoscere l'intima essenza del territorio a cui si fa riferimento (alternativamente anche il concetto di territorio fa la fine di bio). Direi che faccio mie le parole di Arcari: anteporre il bicchiere al concetto e lasciare poi scoprire al consumatore che se quel vino è così buono (quando lo è) è ANCHE per merito di una serie di pratiche di rispetto per l'equilibrio e l'ecocompatibilità del territorio (concetto che Alessandro Dettori spesso ribadisce quando ci incontriamo e ci facciamo due chiacchiere). P.S. @Giovanni Arcari: degustato (anzi bevuto) Camossi Brut Base e Saten. Promosso il primo, rimandato il secondo con la speranza di reincontrarti a Roma per il prossimo festival di Franciacorta e discuterne estensivamente. Colline della stella ottimo, anche il nero (io però un altro annetto sulle fecce glielo facevo fare... punti di vista)

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

Parteciperemo solo a Roma e a Milano e nel primo caso ci sarò di certo. Sarà di nuovo un piacere scambiare due opinioni con te. In degustazione però porteremo due extra brut... Nero: ottima considerazione la tua. anche noi avremmo voluto lasciarlo più a lungo in catasta ma per questioni tecniche inaspettate (questa è la magia del vino che adoro, anche quando "mi sarei aspettato di più" lui rimane imprevedibile)che ti spiegherò di persona. Un'altra cosa singolare alla quale non so se hai fatto caso... come sai, sia Camossi che Arici mettono in commercio i millesimi almeno un anno dopo la sboccata... guarda la data del nero. ;-)

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Già vista prima di scriverti il post ;-)

Rispondi
avatar

Giovanni Arcari

circa 9 anni fa - Link

a Roma te spiego tutto.. ;-)

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

@Gianmarco. ho detto meglio, assai meglio se naturali, ma non rifiuto un vino che abbia avuto un trattamento con Rame, o una piccola aggiunta di Solforosa. e capisco tanti onesti, Viticultori che in una annata fra produrre con un minimo, dico un minimo di chimica, o non produrre proprio, altrimenti addio vino dagli scaffali. Per ribadire un concetto, c'è chimica fra noi speriamo poca sempre meno, ma ci vuole sicuramente EQUILIBRIO. E, bello anzi molto bello fare un Titolo, "C'è EQUILIBRIO fra di Noi". non solo il mondo del vino ne gioverebbe. ciao Lido.

Rispondi
avatar

GianMarco

circa 9 anni fa - Link

Siamo d' accordo, è chiaro che anch io non rifiuto vini che abbiano avuto trattamenti quali hai giustamente citato tu, ci mancherebbe solo. Non vorrei solo che la frase imputata ,che da venditore di vini mi sento spesso ripetere, sia giustificazione al fatto che la cosa primaria in una bottiglia sia se piaccia o non piaccia, piuttosto che come e in che modo sia stato prodotto. Non so se mi sono spiegato. E' come se preferisco una mela Ogm a una mela non trattata solo perchè è più buona. L'importante è che sia buona, e pazienza se Ogm. Per me è più importante che non sia Ogm, e se è cattiva non la comprerò più. Saluti

Rispondi
avatar

Federico l'Enonovello

circa 9 anni fa - Link

Non mi vorrai dire che prima di mangiare una fetta di formaggio telefoni al produttore per sapere se usa caglio animale o sintetico ( =ogm ) !? Anche per gli ogm no agli estremismi per favore, ne usiamo da decenni tutti i giorni. Anche se certamente dobbiamo guardarli con prudenza, è un estremismo escluderli a priori.

Rispondi
avatar

Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

@Gianmarco ok quoto in pieno. ciao

Rispondi
avatar

maurizio gily

circa 9 anni fa - Link

Non amo le semplificazioni, e Pascale ne fa parecchie, per amore di polemica e perchè si diverte a rileggersi, anche se nel merito non sono del tutto in disaccordo con lui. Come ho già scritto varie volte interrogarsi su ciò che è più o meno sostenibile in viticoltura ed enologia, nell'agricoltura in genere, è un esercizio più complicato e meno banale della scelta "bio o convenzionale". E, costando più fatica, secondo legge di natura, tendiamo a rifuggirne: molto più comodo schierarsi dalla parte del "progresso" che ci ha portato la chimica in agricoltura dimenticandone i danni, oppure, al contrario, nel vagheggiamento di una "naturalità" impossibile, o comunque incoerente con il resto della nostra vita.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.