Chianti Classico Collection 2019: l’annata 2017 è migliore delle attese

Chianti Classico Collection 2019: l’annata 2017 è migliore delle attese

di Andrea Gori

Si è aperta la Collection 2019 con la grande novità dell’apertura (a pagamento) al pubblico della kermesse che assume ogni anno dimensioni impressionanti per affluenza di produttori (quasi 200) operatori, giornalisti e influencer da tutto il mondo. Complice un vino, il Chianti Classico nelle sue tre declinazioni – annata, riserva e gran selezione – che sta marciando a passo spedito verso una precisa zonazione in grado di far emergere i singoli terroir, con un compattamento dei produttori attorno alla proprio idea di vino territoriale, un arricchimento dell’offerta che non ha pari nel territorio nazionale. Per effetto (o proprio a causa di questa zonazione), e senza timore di essere smentiti, possiamo dire che non esiste vino italiano che sui 30 milioni di bottiglie riesca a sfoggiare una qualità media così alta. Gli effetti più importanti si sono visti nell’aumento del prezzo dello sfuso (oggi sui 300 euro ad ettolitro), con buona remuneratitivà anche per chi non imbottiglia, e una “premiumizzazione” della DOCG con le tipologie Riserva e Gran Selezione arrivate a contare insieme per il 37% dei volumi  e il 52% del fatturato complessivo.

Mercati principali sono gli storici Stati Uniti (34%) seguiti da Italia (23%) e dalla sorpresa Canada (11%, effetto delle numerose iniziative da parte del Consorzio in questo territorio) e quindi Germania (8%) e a seguire Paesi Scandinavi, UK, Svizzera, Giappone, Benelux, Cina e Hong Kong, Russia e Francia.

collection 2019 due

L’annata 2017 in questo idillio rischiava di far saltare molti piani e se di certo non aiuterà l’espansione per via della scarsa quantità, almeno promette di non far scendere il livello qualitativo perchè di grandi vini se ne sono sentiti parecchi. Ricordiamo la stagione con i suoi picchi calorici esagerati e soprattutto il bassissimo livello di precipitazioni che ha messo in crisi zone meno in quota e più aride, rilanciando alture e fondovalli umidi che in altre annate erano poco considerati. Vedi anche questo servizio ieri sul Tg3 regionale con alcune interviste tra cui quella al sottoscritto.


Chianti Classico 2017


* = campioni di botte
1 Badia a Coltibuono*: lamponi e ribes, squillante e deciso, tannino agile e piccante, ben condotto e allegro. 90
2. Banfi – Fonte alla Selva: legnoso appena ma il frutto è una bella ciliegia croccante e sapida, finale speziato. 86
3. Bibbiano: elegante, distinto, fine e floreale, bocca con lieve traccia alcolica ma fila via benissimo in scioltezza e rilancia nel bel finale. 92
4. Bonacchi: corposo e ricco di amarena pepe e liquirizia, bocca piena ma un poco rugosa. 84
5. Brancaia*: ricco di ciliegia, alloro e ginepro, prugna. Tannico ricco da affinare ma molto intrigante. 89+
6. Ca’ di Pesa – Burrone*: ricco di amarena, pepe, bocca semplice ma pulita. 86
7. Cantina Ripoli*: coccoina di mandorla e fragole, bocca contrastata in via di assestamento. 84 (BOTTIGLIA SOSTITUITA) il riassaggio effettuato il giorno successivo mostra un vino molto più in palla con definizione di frutto e croccantezza notevoli, acidità pimpante e stile asciutto con pochi fronzoli ma intrigante 90
8. Carpineta Fontalpino – Montaperto*: spezia, frutto di mela rossa, ciliegia carnosa poi alloro e ginepro, cardamomo. Tannino splendido, in definizione ma godereccio. 92+
9. Carpineta Fontalpino – Dofana*: scarno e gessoso ma sottilmente intrigante, naso e bocca di ciliegio e arancio, finale elegantissimo. 93+
10. Carpineto: solido, roccioso, succulento. Placido palato senza scosse ma godibilissimo. 87
11. Casa Emma: carnoso di amarene, mirtillo e ribes rosso, bocca arcigna ma complessa e sfaccettata. 87
12. Castagnoli: soave e delicato, lavanda e viole, fragole in confettura. Bocca che si allunga e scorre via benissimo, anche se semplice più che complesso. 87
13. Castellare di Castellina – Castellare: floreale croccante, saporito e netto, bella viola e ciliegia stupenda, beva divertente. 92
14. Castellinuzza e Piuca/Coccia Giuliano*: lamponi e fiori, sale, menta e croccantezza assortita. Bel ritmo al palato ma un po’ tannico. 86
15. Castello di Ama – Ama: amarene e lavanda, spigo e succulenza, bocca croccante e veloce. 90
16. Castello di Fonterutoli – Fonterutoli: arancio e fragole, amarene e alloro, bocca precisa e agile anche se meno elegante del solito. 87
17. Castello di Gabbiano*: spezie e ribes rosso, more e melograno, bocca appena rigida. 86
18. Castello di Meleto – Meleto*: succo di mirtillo, prugne, pepe, bocca agile molto divertente con tocchi di complessità. 87+
19. Castello di Monsanto*: amarene e mughetto, mela rossa e fragole fresche, bocca agile, netta con tannino tambureggiante ma delicatissimo, stupendo. 93
20. Castello di Querceto: ampio e solenne, grande ventaglio di frutta rossa, bocca quieta ma solida. 90
21. Castello di Volpaia – Volpaia: succoso e elegante, roccia e floreale, mela e ciliegia, bocca semplice ma fine. 88
22. Castello Vicchiomaggio – Guado Alto: molto caldo e tostato ma ricco e intenso. Bocca un poco arida ma il frutto resiste bene grazie alla freschezza. 86
23. Cigliano*: ciliegia e succo di mela rossa, frutti alpini, rose rosse pre-OGM. Ampio e gustoso il sorso ancora in definizione ma che già stuzzica e seduce. 90+
24. Cinciano: agile, saporito e gustoso, bocca molto fine e croccante, rossa e speziata quanto basta. 88
25. Collazzi – Bastioni dei Collazzi: ribes rosso e amarena, tocchi dark ed esotici di spezia, bocca piena e decisa ma piacevole. 87
26. Dievole*: sapido, assolato nei toni ma non nei modi, floreale ricco e sorsi di ciliegia matura. Finale breve ma elegante. 88
27. Famiglia Nunzi Conti: fragole mature, ciliegie e pepe nero, bocca fine e divertente, che non indulge in durezze. 88
28. Fattoria Cigliano di Sopra*: floreale e fruttato ben condotti, liquirizia e olive, bocca semplice ma divertente (etichetta meravigliosa che non influenza il punteggio ma sul mercato…). 88+
29. Fattoria San Giusto a Rentennano*: come si possa in un’annata come la 2017 fare un vino così a Monti in Chianti è un mistero ma è bellissimo, ampio senza essere abbondante e restituisce sorso dopo sorso rivoli di piacere rosso e speziato. 94
30. Fèlsina: ace, melograno e pepe, bocca decisa ma fresca, pepata e dal tannino piacevolmente bizzoso. 90
31. Fietri*: arrembante frutto rosso, piccantezze assortite, bocca piena e ricca, saporita ma un po’ appesantita. 87
32. Gagliole – Rubiolo*: piccante e saporito, bel ritmo e gusto al palato, semplice ma efficacissimo mix di spezia e sapidità. 88+
33. Guidi 1929 – San Giorgio allo Spadaio: frutto molto maturo e carnoso, bocca dal bel frutto piacevole senza troppe scosse. 87
34. I Fabbri – Lamole: profilo naturale con qualche selvaticità ma il frutto è maturo e pieno. Bocca fresca con bella profondità. 86
35. Isole e Olena*: naso poetico di pesca e arancio, ciliegia matura e lavanda incantevole, bellissimo il palato, al trotto e al galoppo di tannino: 95
36. La Castellina – Cosimo Bojola: amarene e fragole, semplice ma efficace per spinta fresca e sapida. 87
37. Le Filigare*: frutto dolce e spezie fini, amarene, tostature delicate, mandorle e nocciole. Bocca fitta e succosa, intrigante in prospettiva 90+
38. Le Miccine*: agile e ficcante, saporito, netto, floreale e pesco, bocca dal tannino un poco impervio. 86
39. L’Erta di Radda*: floreale, molto carino e fine, fragole, pepe nero, bocca scattante e d’altura, moderno come interpretazione ma tradizionalissimo negli effetti, un ottimo Diego Finocchi comincia a mostrare le sue qualità. 92
40. Marchesi Antinori – Pèppoli: intenso e ciliegio, succoso e pepato giusto, molto rotondo ma ben tratteggiato. 90
41. Monte Bernardi – Retromarcia*: si apre bene, resta su agrumi e fiori, fine e sapidissimo, ottima interpretazione. 92
42. Monteraponi*: frutto nitido e fresco, qualche tostatura, mughetto, anice e lavanda, ciliegia croccante, passo spigliato e con tannino in via di definizione ma su cui confidiamo ad occhi chiusi. 90+
43. Monterotondo – Vaggiolata*: rosa e iris, mughetto e fiori di campo, sale di tono al palato con un bel frutto rotondo ma sapidità lo fa uscire alla distanza molto bene. 92
44. Montesecondo: amarena rustica, pepe nero e bergamotto, bocca un poco spenta. 85
45. Nardi Viticoltori: frutto un poco cotto, molto acceso e vispo floreale, bocca sul dolce e placido. 87
46. Oliviera: amarene e fragole, pepato e tostato in bocca, anche un po’ troppo sulle righe. 85
47. Pagliarese: floreale di campo, agrumi, pesca e menta, piacevole e stuzzicante al palato molto classico. 88
48. Panzanello: esplosivo, dolce e con note belle di ciliegie. Viola e spigo, palato con arancio sanguinella e tannino divertente e compiuto. 90
49. Podere La Cappella*: tocco di dolcezza e frutto di bosco aggraziato. Placido di frutta rossa e spezie fini, bocca fine saporita in un bell’equilibrio. 90
50. Podere Poggio Scalette: dolce, piacevole e complesso, bocca con tostature e spezia fine. 87
51. Querceto di Castellina – L’aura: amarene e lavanda, the al bergamotto e ribes rosso, bocca con tannino appena bizzoso ma resta piacevole in allungo. 86
52. Ricasoli – Brolio*: dolce di ciliegia e fragole in confettura, viola e menta, bocca non ricchissima ma resta piacevole e scattante. 89
53. Riecine: sontuoso naso di arancio rosso e pepe, rosa canina, bocca piacevolissima mix di intensità e freschezza. 92
54. Rocca di Castagnoli: serio e compassato ma resta sempre affascinante, bocca di spessore ed eleganza. 90
55. Rocca di Montegrossi: giardino lussureggiante e caldo di fiori e frutta, amarene mirtilli ribes rosso e alchechengi, bocca esplosiva ma sempre con rigore tannico necessario e freschezza che aiuta a sbrogliare la bella matassa. Grande vino in annata e zona non facile. 93
56. San Felice: scabro e dimesso al naso ma in realtà sottile e speziato fine, in bocca è scattante e flessuoso con semplicità e croccantezza. 90
57. Stomennano*: intensa lavanda e iris, bocca elegante e sinuosa che conquista sorso dopo sorso. 92
58. Tenuta di Arceno*: avvolgente e ricco, saporito e tostato, intensità e calore. 86
59. Tenuta di Campomaggio*: sale, sole e ribes rosso, bocca tostata e piccante che si dipana bene al palato pur restando molto centrato sul frutto dolce e scuro. 87
60. Tenuta di Nozzole – Nozzole*: rosa canina, incenso e sandalo, bocca di amarene e pepe, bocca agile e fresca, saporita e lunga. 90
61. Tenuta la Novella – Casa di Colombo*: amarene, rose, spezia fine, poi succo di ciliegia al palato e croccantezza bellissima al sorso. 90+
62. Tolaini – Vallenuova: stile Berardenga, piccantezza e arcigno, roccia e solarità, ottimi rimandi aromatici, bocca molto ricca. 88
63. Vallone di Cecione*: solare e ampio, piccante, saporito e netto, amarene. Bocca soffice e centrata sul frutto ma rimane per molti secondi nei bei ricordi. 93
64. Vignamaggio – Terre di Prenzano: rose, lavanda, toni dolci e mughetto, cipria, bocca con bel tannino e acidità misurata ma precisa con il frutto elegante. 90
65. Villa Vallacchio: ricco e opulento, un poco imballato al sorso. 87

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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Radici

circa 3 mesi fa - Link

Che exploit Isole e Olena... Ma hanno cambiato qualcosa da 3-4 anni a questa parte o sbaglio? Grazie per la consueta panoramica.

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

voci di corridoio dicono che Paolo de Marchi ha cominciato a farsi aiutare dal figlio e da una piccola consulenza interna ma in realtà secondo me è più una questione di clima e ripartizione delle uve. Cmq vini magnifici, ne berrei a litri

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Giovanni Meloni

circa 3 mesi fa - Link

Caro Andrea, devo dire che sono sostanzialmente concorde con la tua disanima. Forse avrei dato qualcosa in più ad Ama e appena meno ad Isole e Olena, ma parliamo comunque di vini ben fatti, emozionanti, piacevolissimi e soprattutto freschi in un'annata intrinsecamente complicata

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MG

circa 3 mesi fa - Link

Che gran bella lista. Farai anche quella dei 2016? Sarebbe bello avere un parere anche su quelli visto che comunque e' molto popolare far riposare i vini un anno in piu'. Per dire in questa mancano Val delle Corti, Fontodi, Poggerino e altri che da catalogo hanno portato la 2016 come piu recente. Sui 2017, Istine manca, non ti ha convinto? (quindi meno di 84 che mi sembra il piu basso nella lista).

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

Istine mi sa che l'ho saltato... o non me l'hanno portato. Peccato perchè per me è sempre uno dei migliori. I 2016 non sono riuscito ad assaggiarli e comunque è anche troppo semplice pronosticare che fossero molto meglio dei 2017. Peccato che quasi tutti li abbiano già fatti uscire e venduti...

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adriano aiello

circa 3 mesi fa - Link

Abbiamo i soliti 7 punti medi di differenza:), con casi da 10 e una coincidenza su Badia, per me rosso migliore della 2017. Però che sia meglio delle aspettative, 'nsomma...

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

io mi aspettavo un'annata da saltare proprio, e invece.

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Ulrich Kohlmann

circa 3 mesi fa - Link

Grazie per questa valutazione. Solo nel caso di Carpineta Fontalpino – Montaperto e Carpineta Fontalpino – Dofana ho trovato i tannini problematici. Tu scrivi: "in definizione", ti riferisci ai tannini o al vino in generale? Del resto d'accordissimo.

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gp

circa 2 mesi fa - Link

Riguardo al secondo di questi vini, si trova in rete una descrizione suggestiva da parte di un assaggiatore autorevole: "Odora di doga e lucido come un negozio di calzolaio, poi cioccolata e spezie: il risultato è la scialbatura delle risorse fruttate che pure s’intuivano pulsare sullo sfondo. Bocca rigidissima". Effettivamente sembra esserci qualche problemino...

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