Chi sono i Millenials e perché bevono tanto vino (bio e naturale)

Chi sono i Millenials e perché bevono tanto vino (bio e naturale)

di Salvatore Agusta

Parliamo dei Millennial nel mondo del vino e del perché sono un segmento del mercato interessante? In primis, definiamo il concetto.
Per generazione Millennial si intende quel gruppo di persone che sono nate nel mondo occidentale tra il 1980 e il 2000. La generazione del millennio è stata plasmata da eventi, leader, sviluppi e tendenze di questi tempi e tempi passati. L’aumento delle tecnologie di comunicazione istantanea resa possibile attraverso l’uso di Internet e i nuovi media utilizzati attraverso siti web come YouTube e siti di social networking come Facebook, MySpace e Twitter possono spiegare come la fama dei millennials sia orientata allo scambio e al commercio grazie ad una più facile comunicazione attraverso la tecnologia.

Secondo uno studio effettuato dalla no profit Wine Market Council, è stato dimostrato che nel 2015 i Millennials hanno bevuto il 42% di tutto il vino sdoganato e prodotto negli Stati Uniti, più di ogni altro gruppo di età, con una media di tre bicchieri a testa per ogni occasione di consumo. Parliamo di 79 milioni di persone che hanno bevuto qualcosa come 159,6 milioni di casse di vino (ogni cassa contiene 12 unità).

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Ma c’è di più; nel complesso, analizzando i dati dal punto di vista del genere sessuale, durante lo stesso anno le donne hanno consumato il 57% di tutto il vino negli Stati Uniti, il che ha determinato un tremendo calo nel consumo della birra, specie quella industriale, salvo per i periodi estivi.
Business Insider riferisce che la richiesta dei millennials per il vino on demand, ha portato all’aumento delle app per l’acquisto del vino, nonché di prodotti come il vino venduto in lattina.

Altro fattore importante.
I Millennials posseggono uno spiccato senso per tutto ciò che risulti essere naturale, sostenibile, riciclato e in armonia con la natura; non a caso infatti per i prossimi cinque anni, si prevede un aumento del 15% nel mercato del vino biologico.
A tal proposito, secondo un report di Business Wire: il vino bio è molto popolare all’interno di questo gruppo di consumatori per via della loro forte attenzione verso tutto ciò che conduca ad una vita sana e verso tutte le produzioni alimentari biologiche.

Da un punto di vista puramente economico, i Millennials sembrano più propensi a spendere; il 27% dei consumatori di vino appartenenti a questa categoria ed intervistati dal citato consiglio, dichiara di aver speso $20 o più per l’acquisto di vino, mentre solo il 5% dei baby boomer ha dichiarato di averlo fatto.

Allora non ci rimane che chiederci cosa bevono maggiormente i Millennials.
Secondo Ben O’Donnell di Wine Spectator, il citato gruppo generazionale esprime una forte propensione verso la scoperta del nuovo, scegliendo spesso vini poco conosciuti e provenienti da aree vitivinicole meno gettonate.
Fanno ricerca attraverso canali alternativi e di facile fruizione ( siti web, apps, influencers), desiderano sperimentare e successivamente condividere il risultato delle loro scoperte, secondo un sistema di “influenze a catena”.
“Penso che molto di questo abbia a che fare con il bisogno dei millennials di unicità”, afferma il Dr. Jean Twenge, autore del libro Generation Me. “Cresciuti in un momento più individualistico, sono interessati ad esprimersi attraverso acquisti personalizzati e unici.”

Fenomeno in continua crescita? Sembra proprio di no.

Il trend mostrato in questo articolo ha risentito di un ridimensionamento durante il 2017.
Permane, ma i dati dimostrano che i baby boomer hanno recuperato tanto spazio.
Potrebbe esser parte di un ricambio generazionale, visto che la seconda parte dei millennial comincia a formare delle famiglie ed avere figli, mentre i baby boomer cominciano ad andare in pensione. D’altronde è comprensibile, quando si comincia ad avere dei figli l’attenzione si muove verso altre prerogative e molto spesso si tralasciano le proprie passioni.

Oppure, cosa da non sottovalutare, potrebbe esser l’effetto di certe politiche statunitensi che, di fatto, hanno privilegiato le generazioni precedenti. Se per un verso è vero che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti sta calando, va tuttavia affermato che i salari non sono affatto aumentati mentre il costo della vita nelle principali aree urbane (New York, Los Angeles, San Francisco, Boston, Philadelphia) è aumentato vorticosamente. I Millennials chiaramente tendono a concentrarsi in queste zone e devono fare i conti con una spesa giornaliera imponente rispetto a chi vive nei centri più piccoli o nelle periferie provinciali.
Rimane il dato relativo alle donne che negli USA continuano a preferire il vino piuttosto che altre bevande alcoliche.

A questo punto attendiamo il risultato delle analisi per il 2018 per verificare se quello verificatosi nel 2017 sia stato un calo fisiologico oppure no.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

2 Commenti

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Orst

circa 7 giorni fa - Link

Quindi parliamo dei millenials americani... Sugli europei che si dice?

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Salvo

circa 7 giorni fa - Link

I connotati del fenomeno sono gli stessi ma la portata è tendenzialmente inferiore. In altre parole, il consumo del vino in Europa non sfiora minimamente i valori di quello americano, pertanto l'impatto risulta essere meno evidente. Britannici, olandesi, tedeschi continuano a privilegiare la birra e il risultato di ciò può esser individuato nell'exploit fatto dai birrifici artigianali.

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