Chi è Mario Donnabella e perché dovremmo visitare Silva Plantarium

Chi è Mario Donnabella e perché dovremmo visitare Silva Plantarium

di Federica Benazizi

– Per coltivare una pianta non basta capire ciò di cui ha bisogno?
– No. Bisogna capire ciò di cui TU hai bisogno.

La visita a Silva Plantarium è stata fonte di un sacco di micro-illuminazioni.

Passeggiando con Mario Donnabella nel vigneto lo immaginavo vestito da filosofo pre-socratico, un Talete di gnosi te auton (conosci te stesso). Posso dire Eureka!, ho trovato il “vero” vino cilentano. Vero perché dal sapore antico. Vero perché fatto nel rispetto della terra, perché come sopra, così sotto. Una terra di cui Mario si dichiara custode: Silva Plantarium, il bosco delle piante.

Inizia infatti come interesse vivaistico, il suo, di salvaguardia di specie autoctone cilentane: alberi tipo il cerro, il leccio, le roverelle, l’orniello, l’olmo; arbusti come il corbezzolo, il mirto, il lentisco ed altri. Ulivi secolari di cultivar Pisciottana e infine la vite, che gli ha dato quasi 15 raccolti.

A bacca bianca Fiano, Mangiaguerra e la Santa Sofia, che da soli 18 giorni è stata iscritta al registro della vite. (Me lo dice e sorrido per il fatto di alloggiare proprio in via Santa Sofia, vicino all’omonima chiesetta, in un paese vicino!)

Con il Fiano, che dona struttura e spalla acida e la Santa Sofia, che apporta aromaticità, realizza un bianco macerato in anfora, il Kamaraton.

A bacca rossa il vitigno sulla cui protezione ha investito di più: l’Aglianicone. Penso che per un viticoltore la scelta del vitigno o vitigni a cui dedicarsi non sia mai casuale.

Ricordo Francesco e l’orgoglio per il suo Gaglioppo, Maria Ernesta e la forza selvaggia del suo Cesanese. Ora l’Aglianicone, è un vitigno antico, progenitore dell’Aglianico ma molto diverso e difficile da coltivare. Ha rese basse per natura, di certo ci voleva una persona testarda e sensibile come Mario per prendersene cura.

La difficoltà maggiore, mi racconta, sta nell’impollinazione: il grappolo appare spargolo, pochi gli acini che si sviluppano in forma ottimale (mi ricorda il picolit), molti rimangono piccolini pur maturando e ciò comporta alla fine poca materia disponibile per realizzare il vino. Questi suoi difetti, però, si riflettono in vantaggi di altra natura: il grappolo spargolo è ben areato, la buccia spessa permette la resistenza a molte patologie della vite (pur essendo sensibile all’oidio). Il frutto quando raggiunge maturazione ottimale è in grado di dar vita a vini che hanno una freschezza quasi elettrica e una complessità aromatica eccezionale.

C’è un’associazione, Terre dell’Aglianicone, che raccoglie un pugno di aziende che intendono preservare questo vitigno perché ne riconoscono il valore. Con L’Aglianicone e un piccolo saldo di Aglianico fa un rosso, macerato anch’esso in anfora, il Buxento. Vi risparmio le descrizioni organolettiche, perché oltre ad odiarle, odio fare spoiler.

Vi invito ad andare a trovare Mario a Silva Plantarium e vi lascio con una vinestesìa.

Buxento 2016 – Radiohead, The numbers (2016)

It holds us like a phantom
The touch is like a breeze
It shines its understanding
See the moon smiling

Open on all channels
Ready to receive
And we’re not at the mercy
Of your shimmers or spells
Your shimmers or spells

We are of the earth
To her we do return
The future is inside us
It’s not somewhere else
It’s not somewhere else
It’s not somewhere else

One day at a time

We call upon the people
People have this power
The numbers don’t decide
Your system is a lie
The river running dry
The wings of a butterfly
And you may pour us away like soup
Like we’re pretty broken flowers
We’ll take back what is ours
Take back what is ours

One day at a time

1 Commento

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Sergio

circa 1 mese fa - Link

Mario Donnabella, uomo/viticoltore di cui tutti abbiamo bisogno!

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