Che vino ci abbino ai piatti di Paperino?

Che vino ci abbino ai piatti di Paperino?

di Sara Boriosi

Il retroterra culturale di molti di noi poggia su letture formative di grande spessore.

Le avventure della famiglia dei paperi dei Grandi Almanacchi Disney è la base di ogni cervello ben oliato, capace di ragionamenti alti e grande abilità deduttiva, specie se le letture di riferimento fanno parte di quella fantastica fucina di storie partorite tra la fine degli anni 60 e i primi anni 90, quando la politically correctness era un imperativo che assurgeva sfumature ben diverse dalle attuali, che a rileggerle oggi verrebbe da chiedersi con quale criterio sia stata possibile la pubblicazione; storie un po’ ruvide ma sempre articolate, capaci di stuzzicare un certo senso dell’umorismo che ha definito gli adulti che siamo.

Tra tutte le vicende della famiglia dei paperi, le mie preferite sono tutt’ora quelle partorite dal compianto genio di Rodolfo Cimino, sceneggiatore dall’impronta inconfondibile, che è entrato nel mondo dei paperi inchiostrando le tavole di Romano Scarpa – un gigante al quale dobbiamo la creazione di personaggi iconici, uno tra tutti quell’esempio di tenacia femminina che risponde al nome di Brigitta Mc Bridge – e che ricordiamo con affetto per le storie più avventurose della dinastia; storie che recano spesso un piacevole intermezzo culinario descritto in poche battute capaci di far lavorare alla grande i nostri succhi gastrici impigriti dalle prime merendine industriali. Cimino ha sempre prestato una grande attenzione alla tavola imbandita e tutto quello che gira intorno ad essa, sottolineandone il valore conviviale e il perpetrarsi delle tradizioni più improbabili tipiche della cultura disneyana.

Ora che abbiamo superato la transizione da Giovane Marmotta trasformandoci definitivamente in Ciccio dell’Oca, e avendo a disposizione un palato più smaliziato di quando eravamo ragazzini, è tempo di trovare dignitosi abbinamenti alcolici ai manicaretti proposti da Cimino e i suoi sodali.

Ecco una piccola carrellata delle leccornie più celebri.

Paperino e la pentola genuina – testi di R. Cimino, disegni di G. Cavazzano, Topolino 789 del 1971
Per una serie di circostanze ingenerose legate alla sua proverbiale indigenza cronica, Paperino, spinto dalla necessità di sfamare i tre nipotini, entra in possesso di un’enorme vecchia pentola di stagno al cui interno è incisa la ricetta della squisita “zuppa alla campagnola”, piatto povero che si ricava dalla cottura di erbe che si trovano in campagna. Il vecchio Paperone tenta di sottrarre la pentola al nipote, che nel frattempo ha aperto una trattoria dove viene servita esclusivamente la zuppa in questione. Una volta entrato in possesso del pentolone, la vecchia tuba sottopone ai suoi scienziati lo studio dell’oggetto che verrà irrimediabilmente rovinato. Paperone rosica, Paperino e i nipoti si godono i proventi dell’attività.

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In questo caso l’abbinamento è quasi didattico: le erbe di campagna saporite, se ben cotte, possono tendere all’amaro. Un bel vino bianco di struttura e complessità è in grado di sostenere i sapori decisi del minestrone; 7 di Tenute Dornach è un pinot bianco da vendemmia del 2017, che fermenta e matura in botti grandi di rovere Slavonia. Un vino dai muscoli affusolati, sufficientemente strutturato da reggere le virate amarognole delle erbe senza sovrastare in acidità, elegante e in grado di accompagnare la pietanza senza morirci dentro.


Paperino e i drammi del sottosuolo – testi di R. Cimino, disegni di G. Bordini, Topolino 478 del 1965
Il protagonista è alle prese con una nidiata di talpe che devastano gli ortaggi del proprio orto, causa di un violento esaurimento nervoso. Il medico gli diagnostica una talponite acuta che per errore viene curata con la somministrazione di stimolanti al posto dei calmanti; cura che sommata al temperamento irascibile di Paperino – convinto di essere diventato una talpa- deflagra in una trasformazione del papero in talpone, stravolgendo la sua natura. I nipotini si troveranno ad affinare strategie per ristabilire la tranquillità in casa e restituire a sé stesso lo zio malato. Una di queste strategie è la cottura di un succulento stufato con le cipolle in grado di stanare il papero nascosto nei cunicoli sotterranei in cui si rifugia come una talpa.

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Lo stufato esige un rosso. Carne e cipolla danno tendenza dolce, dunque ci vuole un vino che equilibri la bocca con sferzate di freschezza: sangiovese Uno di Tenuta Carleone, magari nell’annata 14 che ha regalato vini più spigolosi e giocati sulla sottrazione. Di struttura, eleganza e buona persistenza, questo sangiovese non addomesticato bilancia la succulenza della cipolla ben rosolata, regalando un connubio in grado di stanare legioni di talpe e paperi in crisi di identità.


Zio Paperone e i fagioloni di Vulcania – testi di R. Cimino, disegni di A. Gottardo, Topolino 1713 del 1988
Un grande classico capace di scatenare l’acquolina agli stomaci più esigenti. Paperone, alle prese con la sua catena di fast food di media qualità, sollecitato indirettamente dalla produzione casalinga di legumi del nipote Paperino, decide di istituire un panino ai fagioli, che però risulta essere di difficile gestione per il cliente. Istruito dallo stuolo di scienziati al suo servizio, la vecchia tuba parte alla volta di Vulcania il cui piatto nazionale è costituito da un fagiolo dal peso di circa un quintale, cotto su magma. Una delizia che potrà essere gustata solo in loco, perché altrove le condizioni geoclimatiche diverse riportano il megafagiolo a dimensioni regolari, vanificando l’impresa.

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I fagioli chiamano vino rosso. Per un fagiolo imperiale trattato con cotture particolari quale il magma, si richiede per assonanza un vino di struttura, alcolico il giusto ma poco panciuto, e che richiami certe sfumature cinerine tipiche del fagiolone. Etichetta Bianca di Musto Carmelitano, nell’annata 2015, bella prepotente. 100% aglianico del Vulture, tutto cemento niente legno. Un rosso terragno, di grande corpo e tannini setosi, sorsi che sprigionano frutta scura e venature affumicate. Perfetto con i fagioloni di Vulcania, in zuppa o stufati a fette.


Paperino, Gastone e il rubinetto latitante della Fonte Sapiente – testi di R. Cimino, disegni di G. Dalla Santa, Topolino 2785 del 2009
Una storia da nuovo corso politicamente corretto, dove alla fine è Gastone Paperone a uscirne con le ossa rotte. Il Comune di Paperopoli è a corto di idraulici e in piena emergenza idrica, dunque il sindaco si attiva per aumentare il numero di tecnici preparati istituendo corsi di idraulica nei quali gli iscritti riceveranno due dollari giornalieri e buoni per panini caldi al burro e alici. I due paperi, in un momento di magra, si lasciano tentare dall’offerta e affronteranno avventure rocambolesche dove a prenderle sarà il fortunato Gastone.

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Un piatto semplice e saporito come questo ha bisogno di un vino muscoloso che sia di accompagnamento, ricco di profumi e dall’alcolicità contenuta: Grillo Verde Dos Tierras Badalucco 2016, annata particolarmente equilibrata e generosa. Uve grillo e verdejo macerate sulle bucce per una decina di giorni, fermentazione spontanea e maturazione in botti di ciliegio regalano un vino potente e intenso, che gioca sul filo dell’ossidazione. Un vino che profuma di sole e mare, fresco e ricco, che accompagna con gusto un panino semplice e saporito come quello imposto dal sindaco di Paperopoli.


Zio Paperone e le sue storie quasi vere: i predoni del deserto e la carovana trigobbuta – testi di R. Cimino, disegni Comicup, Topolino 2051 del 1995
Una serie di racconti sul passato pionieristico di Paperon de’Paperoni, dove la narrazione è incentrata sulle gesta leggendarie della vecchia tuba prima che diventasse il papero più ricco del pianeta. La sua integrità morale e la capacità di abile stratega sono le qualità che da allora fino ad oggi hanno fatto di Paperone il personaggio che conosciamo. Paperone si racconta ai nipoti, sollecitato dalla merenda (la pagnotta del pastore: pane casereccio, due rondelle di cipolla rossa, sale olio extra vergine e una goccia di aceto), riportando il racconto in un paesaggio desertico, quando si trovò ad aiutare una carovana a sconfiggere gli attacchi dei predoni.

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Quando la fame chiama, la birra risponde prepotente. Per un piatto povero e vigoroso, ci vuole una birra artigianale che abbia carattere senza passare per presuntuosa. Una St. Georgen, pils o weiss (la seconda ha sfumature leggermente dolci) è perfetta per garantire una merenda da pioniere.


Zio Paperone e i traduttori simultanei: testi di R. Cimino, disegni di L. Gatto, Topolino 1031 del 1975
La vecchia tuba ha bisogno di imparare tutte le lingue del mondo se vuole continuare a mietere successi economici mondiali risparmiando sui traduttori simultanei. Per risolvere l’annosa questione, il Nostro si presenterà alle porte di un monastero tibetano dove si parlano tutte le lingue del mondo, portando con sé una cesta contenente pane, acito e sale, la cotidiana dei servi, nella speranza di essere ammesso al consesso e imparare ogni idioma.

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Si chiude con un’umile resa la carrellata di ricette ciminiane: di fronte a questi ingredienti, l’unica cosa da fare è prendere il pane bagnato con aceto e sale, buttare via tutto e stappare una bottiglia di Meursault Coche Dury del proprio anno di nascita, anche se De’ Paperoni potrebbe essere in forte disaccordo.

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Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

8 Commenti

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Riccardo

circa 2 mesi fa - Link

Va be', che dire? articolo geniale e molto divertente.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Grazie Sara Boriosi, in quegli anni nemmeno eri nata e già SAPEVI quale fosse la lettura da scegliere e da ricordare. A riguardare le tavole proposte in questo post e a leggere i testi corredati ed incorniciati nelle nuvolette viene da chiedersi con un pizzico di amarezza come il talento, l'inventiva e la capacità artigianale/artistica degli italiani siano stati in gran parte mandati a puttane negli anni successivi. Peccato.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Bellissimo.

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Condivido i complimenti di chi mi ha preceduto. È notevole per contenuti e stile. Mi è piaciuto, tra l'altro, il riferimento al politicamente corretto. Devo dire, ma correggetemi, che mi sembra una svolta nello stile di Sara Boriosi. Si possono suonare bene diversi strumenti o lo stesso strumento in modi diversi: l'importante che ci sia sempre qualcosa di interessante da comunicare ai lettori. E non è facile.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Qual miglior occasione per comunicare alla fascinosa Madame Boriosi che centellinare con lei Coche Dury d'annata consultando insieme vecchi numeri di Topolino è un'immagine paradisiaca.... :)

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graziano

circa 2 mesi fa - Link

Di primo acchito o d'emblée come si preferisce. Da ciò che molto volentieri ricordo delle letture “topoliniane” e che tanto hanno coinciso con la mia epoca dei Burghy e panini con la salamella, già molto americanizzate. E con in più “diciamo” una sorta di esperienza sul campo. Ora ci abbinerei una bella birra artigianale sul tipo super della Baladin. Oppure per restare sul eno-pensiero qualche bel Gragnano frizzantoso. Ma non un Gotturnio Oltrepò o un Freisa piemontese. Proprio una penisola sorrentina corposo purificatore, inebriante e detergente gastrointerico.

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Pittosforo Alchechengi

circa 2 mesi fa - Link

Sara Boriosi. Brava e bona.

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Graziano

circa 2 mesi fa - Link

Perchè non glielo scrivi in PTV piuttosto che come commento ad un post?

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