C’eravamo anche noi all’anteprima di Fico Eataly World, la Disney World enogastronomica a Bologna

C’eravamo anche noi all’anteprima di Fico Eataly World, la Disney World enogastronomica a Bologna

di Andrea Gori

Ebbene sì, c’eravamo anche noi alla giornata-stampa di Fico Eataly World, a Bologna. Per pochi intimi (saremo stati solo circa 3000) la presentazione del progetto monstre da 80 mila metri quadri di Oscar Farinetti, è la summa di tutto quanto in questi anni è andato predicando in giro per il mondo tra alti e bassi. Un colossale impianto agricolo in un contesto urbano (zona fiera a Bologna) con delle stalle, vigneto, tartufaia e orti decorativi attorno, e nel suo centro svariati chilometri di laboratori, botteghe e spazi espositivi e commerciali, che ruotano attorno al cibo e al vino. Un caleidoscopico a tratti stordente di piccoli produttori e grandi industriali del cibo, che realizzano uno straordinario mix tra cultura slow del cibo e fast business moderno del medesimo.

Ci possiamo scandalizzare, o restare ammirati. Di certo non lascia indifferenti lo sforzo organizzativo, e la cura del dettaglio, che ricorda davvero le migliori Disney World del globo. Solo che l’attrazione qui è il nostro petrolio, il comparto enogastronomico italiano, e i saperi che da centinaia di anni i nostri operatori del settore trasformano in prodotti vincenti, come il Parmigiano Reggiano o i culatelli di Zibello, ma anche il lampredotto o gli arrosticini, fino ai cannoli. È stata pure ricreata l’atmosfera di una cena in spiaggia a Rimini (con il ristorante Guido, con tanto di ombrelloni) mentre aitanti giovani giocano a beach volley (campo di sabbia indoor), non lontano da una felliniana tabaccheria dove mani abilissime confezionano sigari accanto ad un parrucchiere “organic”. Fico Eataly World unisce tutto questo, e se aggiungete un tocco di artigianalità meccanica (il negozio Bianchi, la Lamborghini) riuscite a percepire la vastità dell’operazione, che pare perfetta per mostrare al cinese o arabo di turno come prendere la parte più cool d’Italia e portarla via con sé, magari realizzando un parco simile nei loro paesi, ovviamente con Eataly (e Coop) come partner ideali.

In mezzo a tutto questo, del vino cosa troviamo? Con Andrea Farinetti, il minore dei figli di Oscar, enologo e direttore di Borgogno, abbiamo fatto un giro tra la Bottega del vino (uno dei 30 ristoranti a tema del parco) e la Fabbrica del vino stesso, un percorso didattico che permette effettivamente di produrre vino all’interno della struttura, grazie alla mini cantina messa in piedi da Cevico, guardando fuori la vigna piantata con i 40 più importanti vitigni autoctoni.

Sugli scaffali più di 1300 referenze, che pescano dai cataloghi di fornitori storici di Eataly con le partnership collaudate: Cuzziol e Velier, Gruppo Italiano Vini e Antinori. In particolare evidenza 52 produttori definiti i più “fichi” d’Italia, che in effetti miscelano l’impensabile. Dettori accanto ad Antinori e Frescobaldi, Valter Massa e Castello di Ama, Feudi di San Gregorio (presente anche con il loro format di Pesce Nave Errante con Angelo di Costanzo a supervisionare) e Radikon. Ciascuno di loro ha una barrique di vino in affinamento nella struttura, uno spazio-mescita a rotazione in tutti i punti vendita di ristorazione del parco, e sarà presente in una serata (al venerdì) con winemaker’s dinner specifiche. Oltre i 52 “fichi” sono davvero tante le cantine presenti, e hanno la possibilità di entrare nelle carte dei vini dei tanti ristoranti del parco. Così come per i produttori di materie prime e cibo: c’è infatti una percentuale fissa di prodotti da cui i ristoranti sono costretti a rifornirsi, tra quelli ovviamente presenti a Fico, pur restando la possibilità di usare altri fornitori con un meccanismo simile a quanto visto in altri Eataly e ad Expo 2015.

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Corsi, laboratori e degustazioni di vino saranno condotti quasi ogni giorno, grazie alla collaborazione con AIS ed Helmuth Kocher del Meran Wein Festival e vanno ad aggiungersi all’esperienza di vinificazione con Cevico. Nella bottega-ristorante dello spazio vino sono 100 i vini alla mescita, e costano dai 4 € di una schiava di Kellerei Kaltern, ai 50 € di un bicchiere di Barolo Riserva 1982 Borgogno, il tutto spillato con Enomatic nuove fiammanti e servito da uno staff all star, selezionato tra i migliori ragazzi degli Eataly d’Italia.

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Era solo un’anteprima, ma possiamo comunque riportare una buona impressione su quanto messo in piedi dalla band di Eataly: al di là dei corsi (da immaginare destinati a scuole e istituti educativi di vario tipo e livello) l’offerta e la scelta è variegata, e capace di coprire tutti i segmenti del vino e anche qualche nicchia. Certo non crediamo che nessun appassionato cambierà la sua enoteca e i suoi abituali pusher di vino per questo spazio dentro Eataly World, ma potrà essere un’ottima piattaforma di sviluppo per la cultura enoica del paese e per quanti passeranno di qui: potranno sperimentare e capire, in maniera efficace e veloce, cosa significa fare vino. A patto che non si fermino qui, e che poi decidano di approfondire, uscendo dal parco e visitando the real thing.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

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