C’è una sotterranea rivoluzione del punteggio centesimale che prima o poi salirà al potere

C’è una sotterranea rivoluzione del punteggio centesimale che prima o poi salirà al potere

di Alessandro Morichetti

“In giro per il mondo c’è chi si interroga sul rating centesimale. E fa bene a interrogarsi, perché così com’è non funziona”, ha scritto pochi giorni fa Angelo Peretti. Non da oggi, aggiungiamo noi pensando ai vari Porthos nel mondo che, da sempre, hanno fatto la precisa scelta di non punteggiare i vini.

Se però lì la scelta è autorevolmente ideologica, qui il problema è pragmatico: ci troviamo talvolta a punteggiare in alto vini che finiamo per bere meno, più difficilmente abbinabili al cibo, e a trovare grande godimento in etichette dal minore blasone centesimale ma dall’altissimo potere gastronomico-conviviale.

Peretti sintetizza questo aspetto nel concetto di “piacevolezza” e cita un articolo di Steve Heimoff in cui emerge lo stesso quesito:

“Ecco il paradosso: il vino con il punteggio più alto è meno versatile con il cibo, mentre il vino dal punteggio più basso offre così tanto piacere. Si tratta di un puzzle, di un enigma. Io non credo di essere pronto ad abbandonare come linguaggio descrittivo di degustazione il sistema da 100 punti, ma le cose si stanno un po’ mettendo sottosopra nella mia testa”.

Gli esempi a corollario della questione potrebbero essere moltissimi, attingendo al sempre più ampio bacino di vini contemporanei pensati per il consumo a tavola e sempre meno per impressionare nelle ancora diffusissime degustazioni orizzontali e verticali.

Attenzione: qui ad essere in discussione non è la possibilità – anzi necessità – di vagliare criticamente un liquido vinoso. A scricchiolare è il numerino in fondo, che nel suo voler sintetizzare finisce spesso per deviare le intenzioni, mandandole fuori strada e riducendo ad una scala di giudizio assoluta una grandezza che forse non può esservi ridotta. E non parliamo nemmeno dell’inflazione centesimale (ne parlammno qui: “Come funziona l’inflazione dei centesimi nel vino? Lo spiega in un tweet Wojciech Bonkowski“), pur consci che un punteggio altissimo aiuti ancora nelle vendite (così come può creare problemi un punteggio bassino, soprattutto a livello internazionale).

Ammesso e non concesso che il rilievo abbia fondamento, nei prossimi anni potrebbe porsi un secondo problema di non secondario interesse: un mucchio di gente che sul punteggio centesimale ha costruito un futuro dovrà trovarsi un nuovo lavoro. Andrà davvero così? Definitely maybe.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

38 Commenti

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

i punteggi servono? dipende da a chi vendi il vino, a quale consumatore a quale mercato. Non esiste un solo consumatore: millennials, gen x, baby boomers, e poi highly engaged, casual, at homers, frugal, ci sono quelli che comprano il vino solo in promozione, quelli che lo vogliono mostrare per farsi identificare come fighi, ecc. In piu' ci sono i mercati: Italia, USA, UK, Germania, Cina, Svezia, Canada, ecc... Ogni mercato ha atteggiamenti diversi. Vendi il vino a Costco, il piu' grande rivenditore di vini in USA con 1,7 miliardi di dollari di vendite l'anno? Certo che il punteggio ti serve. Vendi solo a piccoli distributori indipendenti che servono sopratutto la ristorazione alta? forse non ti serve. Vendi in Cina? chissa', ancora nessuno ci ha capito molto. Quindi la risposta alla domanda se il punteggio serve o meno, e': dipende. Ma per conto mio in alcuni segmenti del mercato non vedo nel prossimo futuro la scomparsa del punteggio centesimale alla Parker. Quella fu' una rivoluzione davvero, perche' il consumatore la capi'. Per avere qualcosa di diverso che funzioni il risultato deve esser sempre lo stesso, il consumatore (qualunque cosa si intenda con esso) deve capirla e trovarla rilevante.

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camillako

circa 4 anni fa - Link

Il punteggio serve. A pari prezzo un vino a 79 punti e uno a 90 non vendono uguale. Che sia costco o il ristoratore. La domanda é se i punteggi sono affidabili. Questa invece é una domanda complicatissima.

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...io i punteggi li leggo e li ritengo un elemento di sintesi indispensabile. Poi leggo anche la descrizione per valutare la coerenza fra elemento di sintesi e punteggio o per interpretare le ragioni per cui l'elemento di sintesi viene attribuito. Inoltre la descrizione è importante per capire l'orientamento di colui che scrive, i suoi gusti, la sua visione sul vino . Ma l'elemento di sintesi rimane fondamentale, perché 90 volte su 100 con la sola descrizione, alla fine , non riesci a strutturare l'essenza qualitativa che lo scrivente vuole trasmetterti , anche se aulica o infarcita di poesia . Quindi anche elemento di concretizzazione di un modello troppo orientato ad un'astrazione non sempre fruibile, soprattutto da un consumatore medio a cui è rivolta ...

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Mettiamola così: da una persona che non riesce a spiegarsi con tutta una lingua a disposizione non mi aspetto nessun punteggio. Se dici che una roba è "buonissima e immortale" il numero non serve, come non serve se dici "difettato e disgustoso", con tutte le possibili opzioni che ci stanno nel mezzo. Anzi, direi che elaborare al meglio il linguaggio per far capire esattamente cosa si pensa è un ottimo esercizio che si dovrebbe fare più spesso.

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...ribaltiamo allora il discorso, tenuto conto delle infinite discussioni sul tema ai tempi del forum di Porthos che portarono ad un dualismo quasi ideologico , che sfociava quasi sempre in una contrapposizione fra chi sosteneva l'utilità del voto ma che non era certo contrario alla descrizione e chi era descrizione - assolutista, dove il voto andava quasi a sporcare e inficiare lo sforzo descrittivo ,vanificando quasi la capacità individuale d'astrazione in chi legge . Secondo me la colpevolizzazione del giudizio di sintesi è solo un inutile esercizio ideologico, perché basta prenderlo per quello che è , sia espresso in bicchieri che in grappoli, in voto centesimale o in ventesimi . Anche sottintendendo un rifiuto alla gerarchizzazione che il voto viene a creare è tale solo nella mente di chi vuole dare significati che non gli appartengono . Il reggicalze può avere il significato funzionale di sostenere la calza velata oppure essere un formidabile strumento di seduzione , a seconda delle circonvoluzioni dei neuroni individuali....

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Giacomo Panicacci

circa 4 anni fa - Link

Non confondiamo le due cose. Un discorso è dire cosa è più attendibile tra punteggio e review, e su questo sono d'accordo con te Alessandro, tutt'altra cosa è fare proiezioni sul futuro. Le persone sono sempre più interessate ai fatti e sempre meno ai discorsi, sempre più predisposte a ricevere suggerimenti piuttosto che alla ricerca (parlo di consumatore medio, non wine geek). Se un produttore mi chiede un consiglio per migliorare la sua presenza online, rispondo con: prezzi online (direttamente sul proprio sito o attraverso rivenditori specializzati) e assicurarsi punteggi di x o y. Se non ti fidi di me guarda a come Google si sta muovendo.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Giacomo sappiamo benissimoo che i punteggi non moriranno. Però tra una cosa attendibile e una "facile" preferisco spingere quella attendibile: come renderla facile è discorso complicato e la risposta ovvia è che non esista nulla di più facile di un numero. La pervasività dei ratings - da Parker a Vivino alla Sagra di Roccacannuccia - ne sta però lentamente minando influenza e attendibilità: quando la fonte era una valeva 100 punti, ora che ne sono molte di più l'impatto è minore, un po' dappertutto. Di algoritmi ne sai certamente più di me ma su come migliorare la propria presenza online direi che di strade ce ne sono tante insomma. "Assicurarsi" i punteggi di x o y come dici rende una triste verità l'INFLAZIONE centesimale paventata e spiegata perfettamente nel link del post. Meccanismo a dir poco perverso e da monitorare in quanto tale.

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Giacomo Panicacci

circa 4 anni fa - Link

Ok, te ti tieni le attendibili reviews di pincopallino io mi tengo gli inflazionati tristi e perversi ventesimi di JR o centesimi di Decanter (da poco convertiti), perché non ho fisicamente il tempo di leggere le reviews, e siamo tutti contenti.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Mi spiegate come fa un essere umano non bionico a dare un punteggio coerente al primo, al trentesimo e al sessantesimo vino assaggiato in una giornata? Per quanto tecnicamente perfetti, integerrimi, correttissimi e al di sopra di ogni sospetto più della moglie di Cesare siano i giornalisti, il fegato, le papille gustative, l'olfatto, tutto cambia in funzione della fatica e dell'alcol assorbito. E se le degustazioni sono fatte in più giorni, va anche detto che nessun essere umano ha lo stesso "palato" tutti i santi giorni. Per quanto questi fattori possano essere (relativamente) bilanciati dalla professionalità, da quando i vini di ogni tipologia da degustare sono passati da poche decine a varie centinaia sono cambiate le regole del gioco. É evidente. Ma non è cambiata la formula. No, non è possibile, non può funzionare.

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Vinocondiviso

circa 4 anni fa - Link

Il punteggio è utilissimo e sono convinto che chi non lo dà lo fa per paura di esporsi. Il problema è che l'AIS e la sua "maledetta" scheda ha dato al punteggio un significato quantitativo e non qualitativo. Il vino per avere un punteggio superiore ad un'altro deve essere +concentrato +profumato +consistente +intenso etc. Ed ecco che finezza, eleganza e bevibilità non vengono presi in considerazione. In realtà il punteggio deve sintetizzare la piacevolezza del vino, ma chi l'ha detto - come si evince dal post - che il vino meno bevibile/abbinabile/piacevole debba avere un punteggio più alto di un vino elegante e fine? Non è mai stato così su....

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

Volevo aggiungere una cosa. Il punteggio non ha un valore di per se, ma solo un valore relativo alla persona che lo ha dato. Se non conosco il sistema di valori della persona, e lo posso fare solo dopo aver visto molte valutazioni, il punteggio da solo non dice nulla. Per cui, la presunzione di dare un punteggio "oggettivo", che venga da schede di degustazione, o da panels allenati e supercross referenziati, è totalmente fuorviante. Il punteggio non è mai oggettivo, ma soggettivo. Il 95 punti Parker so cosa vuol dire, il 95 di pinco pallino non ha nessuna informazione ne rilevanza. Se vi va leggete questa intervista a Neal Martin, che è stato designato da Parker a succederlo nelle degustazioni di Bordeaux (e quindi è oggi uno dei critici piu' ascoltati). Molto buon senso condivisibile: http://www.blog.liv-ex.com/2015/07/liv-ex-interviews-neal-martin-part-one.html

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antonio

circa 4 anni fa - Link

Mi associo al commento di Giampaolo, il punteggio fine a se stesso dice poco. Purtroppo nel variegato mondo della stampa enologica, come in altri settori, esistono persone più o meno capaci e non è detto che quelli delle riviste più influenti siano quelli più bravi. Non dimentichiamo poi che molto raramente chi assaggia lo fa alla cieca, ovviamente per paura di lesa maestà, hai visto mai che diano un 75 tondo a un produttore famoso!!!

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Francesco Garzon

circa 4 anni fa - Link

In un mondo "score oriented" è uno strumento potente ma anche predominante. E per me è proprio il suo predomino che lo rende nemico. Che sia limitato è fuori di dubbio, e me ne faccio una ragione, un numero come può raccogliere quello che si può raccontare di un vino, sopratutto se ci si allontana dagli aspetti prevalentemente tecnici.

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Montosoli

circa 4 anni fa - Link

Il punteggio alla Parker...e l'unico che funziona....quando e dato correttamente, altrimenti fa solo danni. Il punteggio dovrebbe partire da un minimo di 80...and un massimo di 99/100.....perche la perfezzione non esiste . Il wine writer non dovrebbe mai degustare da solo, specialmente nelle grandi degustazioni, ma con un proprio team di 4 persone....e non piu di 60 vini al giorno. Il vero flop ....che crea solo grande confusione....e il sistema Italiano, di bicchieri, calici, stelle, corone, asterischi, bottiglie.... Un medio produttore Italiano, che senza Export puo chiudere.....ha solo bisogno dei centesimi, il resto e solo perdita di tempo e campioni.

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Francesco Garzon

circa 4 anni fa - Link

Questi ultimi due commenti mi sembra che riportano tutto il discorso con i piedi bene a terra. Giusto. Cosa necessaria ma non sufficiente. Vinogodi sul finale mi sembra che lo lasci intendere.

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...guardiamo il voto, allora , sotto un'ennesima ottica. Per chi legge , nei confronti di chi scrive, permette di capire ciò che è piaciuto più o meno in maniera chiara ed univoca. Sta poi alla descrizione permettere l'interpretazione di quel giudizio così chiaramente espresso. Chiaro se un vino emoziona rispetto ad uno che fa ca**re è facilmente intuibile da una descrizione neppure tanto dettagliata . Se però ho vini vicini nel giudizio, difficilmente si riuscirebbe a discriminare un 92/100 da un 93/100 , eppure uno dei due vini è piaciuto di più e si può interpretare meglio lo scritto. PS: se non si fosse capito , sono del partito dei "favorevoli" ma con allegata tutta la pesia necessaria come corollario ...

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

“Scores, however, do not reveal the important facts about a wine…The written commentary that accompanies the ratings is a better source of information regarding the wine’s style and personality, its relative quality vis-à-vis its peers, and its value and aging potential than any score could ever indicate. (Parker, 2013)”

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Detto da chi ha RIVOLUZIONATO il mondo del vino e non per i testi, bensì per i punteggi, aprirebbe una riflessione nemmeno da poco.

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Vinogodi

circa 4 anni fa - Link

... certo, come in una recente intervista dove Tinto Brass si rammaricava di non avere avuto successo con i (pochi) film non erotici che ha diretto ...

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Adriano Aiello

circa 4 anni fa - Link

Che sono però ampiamente i suoi film migliori:)

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Giulio

circa 4 anni fa - Link

Secondo il mio modestissimo parere, nella maggior parte dei casi sono più difficili da decifrare le descrizioni rispetto ai punteggi.

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Luca Proietti

circa 4 anni fa - Link

Epistenologia di Nicola Perullo. Il numerino è fuffa per dare ego ai narcisi o a chi non sa prendersi le proprie responsabilita'. Dr. Morichetti ma lei non deve presentare a fine mese il libro di Nicola Perullo? :-) :-) Sì, quindi?

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...dicesse qualsiasi cosa , il signor Perullo o chi per lui , la cosa non mi tangerebbe neppure da lontano. Perché sono i numeri o i simboli che li rappresentano, , elementi incontrovertibili, non i giudizi "articolati" e le opinioni , che sono per loro natura "opinabili" anche se , da appassionato, le ritengo indispensabili. Ripeto per non creare contrapposizioni assolutamente inutili e fuori dalla personale intenzione: esiste la descrizione ed esiste la sintesi , simbolica per definire precisamente, posizionandolo, ciò che si è descritto. E' proprio il contrario di quanto espresso in un post precedente: qualsiasi giudizio palesato è frutto di una sensazione personale non quantificabile né giudicabile perché frutto di opinione personale : è proprio il voto l'assunzione di responsabilità, perché è posizionabile e interpretabile senza appello, proprio per questo è giusto motivarlo e la descrizione diventa funzionale . Ma anche viceversa ....

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Tutto vero e tutto sacrosanto, ma mi divertirebbe avere una risposta ad alcune considerazioni banali. Se valutiamo in centesimi Rembrandt, Duccio di Boninsegna, Pollock e Artemisia Gentileschi avremo valutazioni magari correttissime, ma.... Esiste il miglior pittore di ogni stile e di tutti i tempi? Ovviamente no, per così tanti motivi che è inutile perdere tempo a spiegarli. Se valutiamo un Brunello 2010 in confronto ad altri Brunelli 2010 avrò un rating magari discutibile, ma da accettare. Come è da accettare il fischio dell'arbitro che da il rigore, altrimenti finisce il gioco del calcio. Se però metto quel 95 che ho ottenuto in raffronto con ogni vino del mondo, cosa ottengo? Che magari un Chianti Colli Senesi risulta superiore a un Romanée-Conti, cosa palesemente folle. Però così fan tutti, è inevitabile e commercialmente vero. Fa notizia, non può non venire pubblicato. Dite che si devono anche leggere i commenti. Si, giusto, ma chi lo fa? Una percentuale risibile. Dite che dobbiamo educare chi acquista vino, così che in ogni caso integri commenti e punti? Si vero, vaste programme come diceva De Gaulle. Non accadrà mai. Per come la vedo io i punteggi centesimali sono una cosa che stimola il confronto se applicati all'interno dello stesso vino e della stessa annata, ma sono fuorvianti per come vengono intesi nella pratica. E non riesco a risolvere questa contraddizione. Voi che ne parlate da una vita, avete una risposta?

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

"Per come la vedo io i punteggi centesimali sono una cosa che stimola il confronto se applicati all'interno dello stesso vino e della stessa annata, ma sono fuorvianti per come vengono intesi nella pratica. E non riesco a risolvere questa contraddizione. Voi che ne parlate da una vita, avete una risposta?" Ne ho discusso tanto e sono arrivato a formulare un Marco-pensiero . Le finalità della descrizione di un vino e del giudizio sintetico , se presi separatamente, hanno una finalità e "destinazione d'uso" completamente differenti , è a questo che dobbiamo rivolgere l'attenzione e cercare di evitare, salvo non sia un effetto "voluto". La descrizione è rivolta a narrare ciò che stai bevendo , trasferire una sensazione, positiva o negativa, forse un'emozione, comunque un'interpretazione dei propri sensi . La sintesi , inutile girarci attorno, serve a posizionare il bevuto in una scala di valori. Il rischio di separare i due aspetti è facile e intuitivo: nel primo caso è che il lettore sia più attratto dalla "capacità letteraria" descrittiva rispetto al focus che è: "che cavolo sta nel bicchiere?" , nel secondo caso una gerarchizzazione del bevuto , sia esso un valore assoluto (tutte le tipologie) oppure relativo (all'interno della stessa tipologia) . Perchè , quindi, negarsi uno dei due aspetti e non farli coesistere ?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

I due aspetti coesistono, è inevitabile. Però resta irrisolto il paradosso dei 99 centesimi a Romanèe-Conti uguali identici al 99 del Chianti Colli Senesi, vini palesemente non paragonabili. Ma fa tanto spettacolo, per cui in fondo va bene così.

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amedeo

circa 4 anni fa - Link

Vinogodi, forse è davvero il caso che tu legga il libro, lo dico per te, così magari potrai parlarne sapendo ciò che stai dicendo...

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

dammi il tempo, non mancherò. Il mio è stato solo il commento a Luca Proietti , che penso abbia estrapolato un trafiletto dal libro, la cui affermazione mi sembra perlomeno discutibile...

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Armin

circa 4 anni fa - Link

"Par­ker come de­gus­ta­tore di vini più in­flu­ente dal punto di vista eco­no­mico ha dato ad al­cuni vini il suo punt­eggio mas­simo, cioè i 100 punti. Questi vini, de­gus­tati di­ciamo 10 anni fa, con una certa pro­ba­bi­lità non rag­gi­un­ge­ranno la qua­lità di un vino con lo stesso punt­eggio, va­lutato oggi. An­che se il gi­u­dice va­lut­asse migliore l’ultimo vino de­gus­tato, non può es­pri­mere ciò, la li­mita­zione della scala di mi­sura non glielo con­s­ente, i punt­eggi ri­sul­tano sfa­sati. " http://www.kobler-margreid.com/blog/2012/12/15/wann-ein-wein-mit-101-punkten_a-quando-un-vino-con-101-punti/

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daniele

circa 4 anni fa - Link

Salve a tutti!!Qualcuno mi spiega come vengono dati i punteggi? Cioè c'è un punteggio da 1 a 5 per colore, bevibilità, aromi ecc ecc e poi si sommano i punteggi partendo da 50 e la somma è il punteggio finale? Oppure si beve , si degusta e poi alla fine si da un voto ad hoc?? Grazie

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Adriano Aiello

circa 4 anni fa - Link

Leggo alcune cose che non mi convincono, tipo che il voto avrebbe valore se contestualizzato rispetto alla persona che giudica. Non è così, o meglio non dovrebbe proprio essere così. Nonostante io sia in assoluto l'antivoto (anche perché non mi reputo in grado di sintetizzare una bevuta con un voto, al massimo lo faccio per me stesso per pura sintesi mnemonica), il giudizio numerico ha il compito di "oggettivizzare" il vino, è una tendenza al rigore assoluto non alla soggettività. Per brutalizzare, un voto è veritiero quanto più si distanzia dal proprio gusto. Se io trovo imbevibile qualsiasi Traminer e godo a scolarmi intere casse di Chenin, nel momento in cui do 90 a entrambi "dovrei" aver fatto un buon servizio, nonostante abbia sofferto molto per buttare giù il prima e avuto un'erezione per il secondo.

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Manuela Bejan

circa 4 anni fa - Link

Ti sei risposto da solo, visto che beviamo tutti i giorni, o quasi 😉, non possiamo comprare vini che hanno un punteggio e quindi un prezzo alto, a me non serve il punteggio. , compro x curiosità e x conferma. , ma non credo che molto cambierà, almeno fino a quando ci saranno quelli come Parker ( ma è un lavoro anche quello. , si danno una mano a vicenda ).

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...continuiamo distinguendo "la descrizione" dal "giudizio" e dalla "sintesi del giudizio" , secondo me legati da filo invisibile ma reale , anche se apparentemente scollegati come destinazione d'uso . Nel campo descrittivo e di giudizio non esiste oggettività , per quanto l'autorevolezza ed esperienza riconosciuta allo scrivente possa arrivare ad una quota plebiscitaria. Sta di fatto che il giudizio su un vino di Cernilli ha una valenza diversa da quella di Belen Rodríguez , anche se la fisiologia e la mimica della nostra eroina la farebbero preferire in "seno" ad ogni consesso di divulgazione enoica. Anche nello sport "di giudizio" (ginnastica artistica, ritmica, nuoto sincronizzato, tuffi, anche boxe nel caso di vittoria ai punti , nei concorsi cinofili, equini, dei sommeliers, felini ecc ecc) si cercano parametri condivisi di giudizio e una valutazione da parte di chi ha esperienza e competenza in merito. Così è nel giudizio sui vini . Così è quindi il vestito sartoriale adattato ad una critica che la gente "vuole" , il successo delle guide, l'autorevolezza acquisita da Parker a livello di macroeconomia e dei bloggers di grido. Tanto da diventare costume corrente, linguaggio comune, espressione quotidiana nell'accostarsi al vino. .. e sempre più faticoso trasferire conoscenza con " abbastanza tipico" , "abbastanza fresco", "abbastanza persistente" oppure teorizzando similitudini con menta spenta, quarzite delle grotte di Castellana o lava rappresa del Teide di Tenerife... molto più intuitivo un 90/100 , un 3 Bicchieri oppure un 19,5/20 : quando ben argomentati in corretto linguaggio fluentemente corrente ...

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Manuel Malfeito-Ferreira

circa 4 anni fa - Link

Grazie, Alessandro, per il tuo articulo. Si volete un metodo alternativo senza punteggio ecco nel sito: "A New Wine Tasting Approach Based on Emotional Responses to Rapidly Recognize Classic European Wine Styles" has been published in Beverages and is available online: Abstract: http://www.mdpi.com/2306-5710/2/1/6/ HTML Version: http://www.mdpi.com/2306-5710/2/1/6/html PDF Version: http://www.mdpi.com/2306-5710/2/1/6/pdf Saluti cordiali

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

ho letto l'articolo, interessante prospettiva. Interessante la correlazione tra i premi dei concorsi e le varie caratteristiche dei vini, tutte come da aspettative (alcol, zuccheri, ecc). Quello che mi sembra eccepibile e' il fatto che i vini considerati "difficili", 1er cru chablis e 1er cru st aubin, non siano apprezzati dagli esperti. Ne conosco moltissimi che sanno vedee la differenza con un vino cosi e un vino "facile". Magari poi nei concorsi questo non esce fuori, ma onestamente, chi prende sul serio veramente i concorsi?

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wine princess

circa 4 anni fa - Link

Per dimostrare che i punteggi non contano niente, adesso assegnerò il mio personale punteggio ad Intravino. Iniziamo… 5 anni fa, ovvero diciamo nel 2011, ad Intravino avrei assegnato come contenuti 95–100, come simpatia 90-100 e come web design 85-100. Facendo la media otteniamo un punteggio di 90-100. Adesso. maggio 2016, i miei voti sono i seguenti, contenuti 50-100. simpatia 90-100. web design 10-100. Media punteggio attuale 50-100 e sono stata gentile, proprio come richiesto dall‘incipit ai commenti. Moltissime persone però la pensano in maniera totalmente diversa dalla mia, a dimostrazione del fatto che i punteggi non contano niente, come anche i blog, del resto, non contano niente, esattamente come spiegava il signor Sartore pochi giorni orsono su queste stesse pagine. Buon proseguimento.

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Denis

circa 4 anni fa - Link

Non è così. Se inizi a giudicare in base alla simpatia sei già fuori strada. Chi giudica seriamente un traminer può anche pensare che sia un vino buono per lavare i piatti, ma questo non *deve* influire sul suo giudizio da sommelier che dà al traminer. Per un sito vale la stessa cosa. I giudizi personali ce li scambiamo tra noi e tutti sono ugualmente validi, ma chi dà voti per mestiere i gusti personali li deve mettere da parte...

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Denis

circa 4 anni fa - Link

La domanda che mi pongo da sempre (e alla quale nessuno mi ha ancora dato una risposta convincente) è: è corretto giudicare un grignolino e un nebbiolo con lo stesso metro? Ci può essere un grignolino più buono di un barolo? Ci può essere un grignolino da 98 punti? La risposta è ovviamente no, ma siamo sicuri che sia giusto così? Io non ne sono così convinto... Forse il punteggio come lo intendiamo va bene per dare un giudizio "globale", ma dice davvero poco su quanto quel vino sia fatto come si deve, soprattutto per i vitigni con meno potenziale. Postilla: i numeri sono 100... quelli utilizzati per il 95% dei vini sono una quindicina... da 80 a 95... quando ci sono 1000 vini che si spartiscono 15 punteggi, l'incoerenza è d'obbligo... inutile arrovellarsi...

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