Cattive nuove dalla Gran Bretagna: chiuderanno un terzo dei pub

Cattive nuove dalla Gran Bretagna: chiuderanno un terzo dei pub

di Elena Di Luigi

Sarà un metro in piú o uno in meno a decidere la vita o la morte di molti pub della GB. Se per la riapertura del 4 luglio il governo dovesse imporre la regola dei due metri di distanza, solo 12.500 su 47.000 pub saranno in grado di riaprire. Molti proprietari dovranno rassegnarsi a buttare gli ultimi barili di birra lasciate per la ripresa estiva.

In una lettera aperta indirizzata al PM Boris Johnson, 50 ditte rappresentate dalla British Beer and Pub Association (BBPA), inclusi giganti come la Guinness e la Carlsberg, hanno chiesto di fare subito maggiore chiarezza su come il governo intenda gestire la riapertura dei pub e dei ristoranti. Servono tre settimane di preparazione, sia per le birrerie per produrre birra fresca che per le strutture che dovranno investire in dispositivi di sicurezza. Non sapere se ai clienti verrà imposto un distanziamento di uno o di due metri significa continuare a vivere in un limbo di incertezze, soprattutto per coloro che non hanno il vantaggio di un giardino.

A causa del lockdown, le vendite di birra degli ultimi tre mesi sono al livello più basso degli ultimi 20 anni, una perdita che se tradotta in pinte equivale 450.000 boccali persi. La indecisione del governo è sostanzialmente dovuta a tre motivi. Innanzitutto all’indice infettivo del paese che è ancora alto a causa del ritardo-reticenza di marzo nell’imporre la quarantena nazionale. La GB è il paese con la mortalitá più alta del continente europeo. In secondo luogo per i pareri discordanti degli scienziati sul tipo di distanziamento da imporre. Infine per la paura di fare altri errori da cui consegue la titubanza decisiva.

In attesa che tutti i punti vengano sciolti presto e in piena sintonia con gli scienziati, il settore dell’ospitalità cerca di proporre delle idee nella speranza che la politica le raccolga e collabori. Tra le proposte c’è quella di incoraggiare i clienti ad utilizzare una app per ordinare al pub, anziché andare al bancone, e quella di organizzare delle pattuglie di controllo. La ristorazione invece si imporrà di apparecchiare solo quando il cliente è seduto e obbligherà lo staff a lavarsi le mani prima e dopo aver servito un piatto.

Nel frattempo, però, la regola dei metri è andata a farsi benedire durante le manifestazioni a supporto del movimento Black Lives Matters, destinate a trasformare il tessuto sociale del paese in modo più profondo del Covid-19 e della Brexit, di cui pochi o nessuno parla più, nonostante manchi un accordo con la UE.

Banche, assicurazioni, università e istituzioni varie fondate con le ricchezze provenienti dalla tratta degli schiavi, sia verso le Americhe che l’Europa, si affrettano a chiedere scusa, consapevoli che potrebbero subire lo stesso destino delle statue rimosse in questi giorni. Ecco, un altro uovo di Colombo(oops!): forse lo scorso anno di questi tempi qualcuno dubitava del fatto che la ricchezza di molti paesi altro non è che il risultato della schiavitù di intere popolazioni? Certo che no. Eppure, solo tre anni fa è venuto a galla che centinaia di cittadini caraibici, portati in GB tra il 1948 e 1973 sulla nave di sua maestà Windrush per contribuire alla crescita della madrepatria, venivano regolarmente rispediti a “casa” se trovati privi di passaporto o incapaci di documentare la loro cittadinanza per ogni anno trascorso dall’arrivo.

C’è di più. La University College London ha reso pubblici documenti che dimostrano come dal 1833, data di abolizione della schiavitù in GB, i fondatori della catena di pub Greene King e altre compagnie, hanno continuato a prendere centinaia di migliaia di sterline per compensare la loro perdita economica subita con l’entrata in vigore della nuova legislazione. Pochi giorni fa Nick Mackenzie, amministratore di Greene King, ha assicurato che tutti i siti dei pub della catena riporteranno la verità, cioè che i fondatori non solo si sono arricchiti grazie alla schiavitù ma che ne hanno anche ostacolato l’abolizione.

Insomma, questi primi sei mesi del 2020 hanno dimostrato che facciamo ancora fatica a prendere coscienza di fatti stranoti, vedi la pandemia già acclarata o le radici di molte disuguaglianze sociali. Verità troppo vicine o forse troppo lontane.

Sempre e solo una questione di distanze.

1 Commento

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RafM

circa 2 mesi fa - Link

La situazione in GB è forse anche peggiore che da noi. Non sono solo i pub a rischiare il tracollo. The Ledbury - che fino a ieri era un bistellato in splendida forma e aspirante tristellato - potrebbe chiudere per sempre, Indian Accent lo ha già fatto. E in tutto questo gli ammortizzatori sociali sono ridicoli rispetto ai nostri... e pensare che fino a qualche tempo volevano tutti andare a lavorare a Londra!

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