Cascina Bruni e il futuro del Barolo nell’acino intero

Cascina Bruni e il futuro del Barolo nell’acino intero

di Andrea Gori

Cristiano Veglio è un vespista e un grande amante di Bordeaux ma soprattutto un langhetto doc  che ha capito esattamente dove si trova e dove dovrebbe trovarsi con la sua Cascina Bruni. Contatti e consulenze di alto pregio non hanno intaccato la sua idea di nebbiolo e di vino piemontese ma, semmai, lo hanno rafforzato nelle sue convinzioni. Del resto ha la grande fortuna di assaggiare ogni anno i vini con Michel Rolland e il suo incredibilmente bravo assistente Julien Viaud (e probabile suo successore).

La sua cascina sta al centro del mondo del grande tannino di Langa in quel di Serralunga, con dirimpetto Fontanafredda e accanto a Cappellano, posizione di responsabilità ma tenuta con garbo e stile da Cristiano che procede per la sua strada ambiziosa e che potrebbe sembrare sbruffona per prezzi e posizionamento, quando invece è semplicemente frutto della sua esperienza (notevole) in giro per il mondo a seguire il ranking internazionale dei grandi vini.

In questo è molto simile a Gaja e alla sua sensibilità e risolutezza nel voler porre il Barolo (ma non solo) nell’Olimpo dei vini mondiali senza se e senza ma. Anche quando rimane irresistibilmente attratto dal taglio bordolese dopo anni di assaggi en primeur in loco lo fa con sprezzo del pericolo con cabernet sauvignon in mezzo ai migliori vigneti di nebbiolo dell’azienda; non è il primo e non sarà l’ultimo a farlo ma l’approccio, a partire dalla scelta dell’enologo specializzato, è di altissimo profilo. La visita in cantina rivela scorci preziosi di storia di Langa antica e recente e una ferma e salda evoluzione che mira in altissimo senza mai scordarsi da dove si proviene.

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Gli assaggi sono ricchi e complessi con la ricerca del cru ad ogni costo senza vini frutto di assemblaggio, scelta estrema ma coerente con il Veglio Pensiero.

Audace Timorasso 2018
1300 bottiglie, da uve di famiglia della moglie cognata nel tortonese, vendemmia a fine settembre, poi sulle fecce fini fino a Marzo 2019, gelsomino piccante senape e ginestra, gessoso ma con dolcezza intrigante, sapido e salino, allunga molto bene e appaga anche adesso. 88

Barbera Après Fortune 2016
5216 bottiglie da tre parcelle di vigna differenti dal 1990 al 1994, uva molto matura e bassa acidità in acciaio con doghe di legno dentro, poi 24 mesi di barrique, fragole, ribes rosso, piacevolezza disarmante e agilità, bella beva senza aggressività di acido classica ma anche una polpa ribelle selvaggia e dolcissima che appaga. 92

Barbera Otin-Matté 2015
3333 bottiglie. Scuro, frutto di mirtillo, pepe e tabacco, fa 40 giorni di macerazione, malolattica in barrique poi assemblata in altre barrique di vario passaggio. Ha ricchezza e acidità in equilibrio con grande tannino e menta, saporita e carnosa, abbondante e sapida. 91

Langhe Nebbiolo Vigna Giunà 2016
1120 bottiglie da vecchie viti di Barolo passate a Langhe Nebbiolo, acini interi in barrique più 20 mesi barrique di secondo passaggio. Grandissimo vino di entrata, rose, incenso e acqua di colonia inglese, bergamotto, nota floreale avvolgente e di una piacevolezza rara. 92

Barolo Marialunga 2015
Da Serralunga. Vinificato in tini di media capacità da 30hl per 48 giorni, malolattica nella stessa vasca. Ricco e rosso di fiore e frutto, mela, lamponi, tannino ampio, fine, elegantissimo che picca e spinge. 94

Barolo Babellino 2015
Vigneto a 300 mt da Grinzane Cavour, terreno più leggero, salino, frutto rosso, ampio, ricco e sontuoso di mirtillo, tabacco e resine, bella coda di frutto e spezia incenso, carnoso e dolce. 93

Barolo Costabella 2015
Da Serralunga, un ettaro di vigna tutta a sud, piantata nel 2000. Mele, cannella e canditi, bergamotto e china, tannino pimpante e deciso. Lunghezza di aromi e balsamicità aggraziate e giovanili. 94

Barolo Carpegna 2015
Da Serralunga, vigna vecchia più di 50 anni. Naso roccioso e scuro, sorso ricco, piacevole eppure austero nella sua ombrosità, un passo di grazia e armonia rare, tannino splendido e lungimirante. 95+

Barolo Riserva Batistot 2011
Annata calda su vigna, raccolta fine Settembre. Lamponi, fragole, lavanda e pepe, cardamomo e frutta in confettura, tabacco dolce. Tannino che spinge ancora benissimo, ha bisogno di tempo ma ci siamo quasi. 96

Barolo Rivassotto 2010
Da Serralunga, vigna di 81 anni, 800 viti per 665 bottiglie, vinificazione in tonneau di ciliegio vecchissimo. Ciliegie nervose, lamponi e senape, spezie orientali e menta, tartufo e sottobosco, lunghezza bellissima e struggente, nobile e ricco al galoppo. 97

Gli ultimi assaggi parlano bordolese con il Sot Monopole e il nuovo second vin. Le uve vengono da una vigna in mezzo a Batistot e Rivassotto, una vigna di cabernet risalente ad anni che vanno dal 1994 al 1998, tutte vinificate con acino intero.

La Fleur de Sot 2016
Second vin da vigne più giovani con 30% di cabernet da grand vin e 62% cabernet giovani, poi 8% petit verdot. Ricco e pieno, cassis e mirtillo, pepe, nota lieve verde affascinante e ricca, tannino gentile ma non banale. 90

Sot-Monopole 2015
Pepe, resine e cumino, note di barbecue e Jack Daniel’s bourbon vaniglia, appagante e lunghissimo, ricchezza e caldo con lieve note astringente. Tabacco Moro Toscano, polpa di frutta rossa e nera di bosco, resine e balsamico che imprezioscono. Bocca di suadente complessità, tannino cremoso e appuntito come quelli di Langa e stuzzicante come i bordolesi più affilati, finale di lunghezza e potenza. 95

Sot Monopole 2016
Floreale, cedro, resina di legno poi fine e lieve, eleganza e sapidità, più lieve di Pauillac e più intenso di St Julien, mediterraneo e nordico a tratti, cassis e mandorle, mallo di noce, menta, ginepro, lavanda e fumo. Sorso ampio, deciso e lunghissimo con bergamotto a chiudere. Agile e solenne allo stesso tempo, trasognante e lucidissimo. 97

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Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

17 Commenti

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Simone

circa 4 mesi fa - Link

Non vorrei sbagliarmi ma credo siano gli unici a vinificare, quantomeno in purezza dal vigneto Carpegna. All'ombra dei grandi cru di questo comune , ci sono dei vigneti straordinari, in passato celebri , le cui uve oggi, finiscono il più delle volte negli assemblaggi dei Barolo base . Sarebbe interessante se qualche poduttore provasse a vinificarne le uve in purezza. Oltre a Carpegna mi vengono in mente Gattinera, Colombaio, Collaretto o la grandissima vigna Cucco. Con le uve provenienti da questo cru ,ad esempio, i Rossi Cairo stanno producendo un Barolo che nelle annate migliori ricorda l'austerita' verticale e goudroneggiante di alcune memorabili versioni dei rionda anni 90 dei massolino.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

In effetti anche io non ho ricordi di altri "Carpegna" a giro e a giudicare da questo, è un vero peccato! Vigna Cucco l'ho assaggiato in un paio di annate da Rossi Cairo e in effetti, nonostante l'uso del legno non precisissimo, direi che le uve sotto sono magnifiche. Il Barolo è un mondo ancora in gran parte da scoprire e questa è una bellissima notizia.

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Simone

circa 4 mesi fa - Link

E' vero sul vigna Cucco usano il legno piccolo. Appena aperto spiazza, ma dopo qualche ora di respiro riesce a comunicare serralunga ed il cru da cui proviene in maniera a mio avviso, emozionante. La lunga macerazione(circa un mese) da questo punta di vista lo aiuta . Il Barolo e' veramente un mondo da scoprire. A prezzi accessibili( speriamo rimangano tali) si possono ancora bere dei capolavori provenienti da vigneti pazzeschi. Il Brunate di marcarini, il rocche dell'Annunziata di Tiziana Settimo, o il femminile rocche di Castiglione di roccheviberti, solo per citarne tre che amo particolarmente. Ma ce ne sono tanti altri appunto.

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Roberto G.

circa 4 mesi fa - Link

Sono d'accordo con te

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Gabriele Rosso

circa 4 mesi fa - Link

Con tutto il rispetto, ma futuro del Barolo anche no, dai.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

La vinificazione ad acino e grappolo intero è (anche) un modo di bilanciare note troppo fruttate e ricche delle stagioni calde, non sarà IL futuro ma di certo uno dei futuri possibili

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Enofobo

circa 4 mesi fa - Link

Uhm, su questo ognuno dice la sua... Per quel che ne so, tenere l'acino intero aiuta ad avere una parziale macerazione carbonica (il mosto fermenta in parte chiuso dentro l'acino, in ambiente anaerobico) che dovrebbe al contrario dare delle note dolci e di frutto in più : per esempio, la stessa tecnica sulla barbera porta a note di petali di rosa canditi e sciroppo di fragola. Non so però sul nebbiolo che risultato dia.

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Lanegano

circa 4 mesi fa - Link

Lo so, mi darete del Talebano però Michel Rolland mi fa orrore.......

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

si vede che non hai mai degustato con lui accanto, io ne ho visti pochi così precisi e attenti

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Simone

circa 4 mesi fa - Link

Se l'enologo aiuta il produttore ad ottenere un vino che sappia comunicare le sfumature del cru di provenienza, allora w l' enologo. Ancora capita di sentire in alcuni Barolo di produttori storici delle volatili spinte o delle note "sporche" e quando viene fatto notare, la risposta e' sempre" ma stai bevendo un vino naturale" Io lo trovo assurdo.

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Paolo

circa 4 mesi fa - Link

Ma vogliamo parlare dei prezzi delicati??? I Barolo da I 100 in su per arrivare al Sot Monopole da 890. Ma se non vuoi fare il barbone prendi quello con etichetta da artista a 1900....e via dai...perché no?

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Enofobo

circa 4 mesi fa - Link

Ti dice nulla il carattere usato per le etichette? Quel SOT-MONOPOLE? In stampatello maiuscolo su etichetta bianca, di disadorna austerità? Ma perché continuiamo a scimmiottare i francesi?

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erique

circa 4 mesi fa - Link

i post di gori sempre interessanti e precisi, peró che voti monstre. quasi sempre. non metto in dubbio la professionalità, ma magari si potrebbe ri-tarare la scala dei giudizi. uno si fida, peró poi si abitua anche a fare la tara di 4-5 punti. romanelli (sui voti) docet.

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Antonio Tomacelli

circa 4 mesi fa - Link

Andrea Gori è il nostro addetto ai vini stratosferici, normale che i suoi vini abbiano voti così alti. Per tutto il resto c'è Leonardo Romanelli :) (La direzione)

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Aurora N

circa 4 mesi fa - Link

Scusate ma i vini di cascina bruni sono stratosferici? Da quando? A noi che da anni ci si emoziona col villero di fenocchio, con il marino monprivato di Mascarello Mauro, con i Brunate di poderi marcarini, con i rocche dell'Annunziata di accomasso, col San Bernardo di palladino, con i vigna rionda di massolino e di Anselma(nonostante le sue imperfezioni), con i bussia di Aldo conterno quando vogliamo bere un Barolo moderno spacciato per tradizionale, ecc ecc questo c'era sfuggito.

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Sono buonissimi e stratosferici anche quelli che nomini Aurora, ci mancherebbe. Solo che appunto questo vi era sfuggito (e a Vigna Rionda ci metterei almeno Rosso) e secondo me fareste bene a riassaggiarlo...

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Aurora N

circa 4 mesi fa - Link

Trovato a Roma a prezzi abbordabili il marialunga. Lo compreró(l enoteca è quella più celebre della capitale). Davide rosso l ho bevuto per anni, prima che ereditasse la parcella di Tommaso canale e quando i prezzi sullo scaffale erano alla portata di tutti. A cominciare dal serralunga. Il suo vigna rionda intriga anche perchè la parcella di Tommaso canale, quella centrale di questo anfiteatro, forse è la più pregiata dei circa 10 ettari di questo cru. È da provare alla prova del tempo. Secondo me, tralasciando il collina rionda di Giacosa(l uva era quella di Tommaso canale), i fratelli massolino riescono a tirare fuori dei petardi da questo cru. Quelle note di catrame, caucciu' e anguria, te lo fanno riconoscere tra cento altri. W il Barolo.

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