Cartoline dal Sud Africa/2: enoturismo e l’arte di vendere che dovremmo imparare

Cartoline dal Sud Africa/2: enoturismo e l’arte di vendere che dovremmo imparare

di Redazione

Seconda puntata del reportage di Clizia Zuin dal Sud Africa. Segnatevi tutto, prima o poi torneremo a viaggiare.

Una delle cose che colpisce di più le persone che arrivano per la prima volta in Sud Africa, è l’efficienza enoturistica. Per chi come me trova rifugio e si sente a proprio agio nelle cantine piccole e sgarrupate con annessa degustazione nel tinello di casa del micro produttore anziano che non conosce internet, con le vasche eterne di cemento del suo bisnonno, i bicchieri tutti diversi e non proprio puliti, allora il Sud Africa appare subito come Abu Dhabi: lussuoso, moderno ed efficiente. Tutto questo è il frutto del boom economico e sociale avvenuto con la caduta dell’Apartheid nel 1994, grazie alla quale tanti investitori sono stati attratti dal clima politico stabile e soprattutto dal basso cuneo fiscale per le imprese unito al costo irrisorio della manodopera non specializzata. Dal momento che è ancora pericoloso girare dopo il calare del sole, le aziende di vino, o wineries, sono diventate non solo le piazze dell’aperitivo infrasettimanale e del week end (quasi tutte aperte 7 su 7, orario continuato dalle 9 alle 18.00), ma soprattutto gli unici luoghi dotati di ristoranti di altissimo livello all’interno di strutture architettoniche all’avanguardia. Di conseguenza una buona fetta della produzione aziendale viene venduta internamente. Le wineries fanno a gara per attrarre più ospiti possibili, offrono ogni tipo di esperienza e di seguito troverete quelle che mi sono piaciute di più:

-gita a cavallo tra le vigne e pranzo pantagruelico in cantina con assaggio di tutti i vini

-concerto del Tiziano Ferro locale per circa un centinaio di persone nel chiostro dell’azienda con cestino da picnic e bottiglia di shiraz o chardonnay; se a Tiziano Ferro preferite i Metallica come me, non vi preoccupate, la suggestione e l’esclusività del posto vi farà dimenticare questo particolare

-possibilità di parlare col divino enologo, cavalcare il suo divino 4×4 a tutta velocità per le vigne (prendendo le palme più basse in faccia), vendemmiare con lui a gennaio (il bello dell’emisfero australe), pranzare con lui circondati dai suoi divini cani e molestarlo con tutte le domande che passano per la testa

-possibilità di parlare col divino enologo, cavalcare il suo divino 4×4 a tutta velocità per le vigne (prendendo le palme più basse in faccia), sciabolare dalla cima della montagna un MCC (Methode Cap Classique, il metodo classico locale, tutti al di sopra delle mie aspettative) circondati dal pericolo dei cobra e dei babbuini aggressivi

-camminare con le oche concimatrici nel vigneto e inciampare nel proto corno letame

-degustazione di fynbos (la flora locale) abbinata ai vini

-il treno del vino di Franschoek che parte da Cape Town e si ferma davanti a tutte le wineries, nessuna esclusa. Nessun alcol test previsto

-degustazione di vecchie annate nella suggestiva barricaia; per vecchie annate si intendono dalla 2009 in poi, sic!

-il museo del vino, che include anche una collezione di contenitori enoici risalenti all’antica Etruria o museo del vetro con collezioni di vetri antichi e ovviamente di Murano

-assaggio dei mosti in fermentazione e successiva ironica proposta di degustazione di formaggi (ma io non ci sono cascata!)

-picnic, stuzzichini, pranzi, cene, brunch, colazioni, mimarket di prodotti bio e private chef disponibili praticamente ad ogni ora.

A me questa specie di Disneyland del vino è piaciuta, anche perché ho sempre incontrato personale divertente, disponibile a rispondere ad ogni mia domanda (freak e geek) e tanti plichi di schede tecniche dettagliatissime dei vini sempre a portata di mano.

groot const. merlot

Groot Constantia (Constantia): azienda statale, un piccolo villaggio all’interno del quale ci sono diverse casine convertite a sale degustazioni, ristoranti, la cantina e il museo del vino. Forse leggermente turistico, ma per chi è abituato alle cantine europee, la visita a questa azienda può essere d’aiuto per ambientarsi. Il loro merlot 2017 è un campione di equilibrio senza troppi orpelli, è un merlot di fondo valle, generoso nei profumi, ma senza disequilibri dati dall’alcol. 87 punti.

graff white res

Delaire Graff (Stellembosch): è il giocattolino di Laurence Graff di Graff Diamanti. Nonostante i Lodge che circondano la cantina siano tra le strutture turistiche più care del continente, la sala degustazioni offre assaggi a prezzi assolutamente popolari, ma con la possibilità di essere circondati da opere d’arte di grandi dimensioni, cascate, laghetti e svariate boutique tra cui quella di diamanti (la qual cosa distrae molto dall’assaggio dei vini). Oltre al metodo classico Sunrise, dedicato al più grande diamante giallo al mondo, l’etichetta che ho apprezzato di più è il White Reserve 2017, sauvignon blanc e sémillon, un vino molto complesso al naso con aromi balsamici, un corpo voluttuoso e una persistenza agrumata. 90 punti.

the mira cab sauv

Uva Mira (Stellembosch): affacciata sull’Oceano ma a 620 m s.l.m., diversi ettari vitati in montagna e altissima qualità. La sala degustazione è un piccolo ambiente ben arredato, tranquillo e rilassante altrimenti si può degustare o pranzare nella terrazza panoramica esterna. La vista e la tranquillità valgono la visita, se a questo aggiungete il fatto che l’assaggio dei 5 vini prodotti costa 6,5 euro, allora vi consiglio di non farvi scappare questa occasione. Il loro The Mira Cabernet Sauvignon 2017 è un po’ tecnico, molto pulito e molto didattico, con tutti i profumi di corteccia che ci si aspetterebbe da un cabernet figlio di maturità tecnologiche e fenoliche azzeccate e un gran finale fruttato che lo rende adatto a tantissimi piatti della cucina locale e mediterranea. 90 punti.

fairview jakkals fontain

Fairview (Parl): credo che il vino non sia esattamente la prima fonte di reddito di questa fattoria dal momento in cui in azienda ci sono diverse capre, maiali e mucche e i loro derivati allestiscono ordinatamente il mini market bio all’ingresso della winery. L’adesivo che portiamo al petto ci qualifica subito come degustatori esperti e un signore ben piazzato affianca ad ogni vino alcune schegge di formaggio davvero delizioso anche se spesso molto più saporito e forte rispetto al vino. Il loro segnature Wine è un syrah in purezza, Jakkals Fontein 2014, proveniente dallo Swartland, vigne ad alberello di 24 anni e tantissima eleganza che mai mi sarei aspettata da un syrah sudafricano; snocciola tanti profumi sin dal primo impatto olfattivo, è generoso, ma senza sbavature, molto floreale e ricamato da cortecce orientali. In bocca non dimostra particolari slanci, ma è interessante l’equilibrio delle parti e la perfetta fattura. 91 punti.

bartinney cab sauv

Bartinney (Stellembosch): avrei parlato con l’enologa Ronell Wind per ore (e in parte ci siamo riusciti). Per chi è pratico di Toscana, questa parte più alta e fresca di Stellembosch detta Monte Botmaskop, ha un po’ lo stesso stile di Lamole riportato al Chianti Classico: eleganza e freschezza sono le parole che mi salgono subito alla mente. Abbinare i loro vini all’olfazione di piante aromatiche locali è un po’ audace come esperienza (anche perché molte di queste assomigliano terribilmente alla cannabis), ma se si riesce ad entrare in confidenza con Ronell, allora vi stapperà qualche bella sorpresa. Cabernet sauvignon 2014 da vigne giovani: bella annata che ha lasciato al cabernet una grande libertà d’espressione, non solo profumi balsamici di menta e tabacco, ma in bocca un tannino in via di polimerizzazione ed una vivace acidità che rendono questo vino drammaticamente godibile e indimenticabile. 95 punti.

avondale qvevri

Avondale (Paarl): Il regno della biodinamica attraverso una gita in vigna su un calesse trainato da un trattore per andare a vedere non solo l’ordine maniacale con cui viene curato l’orto, biodinamico, che rifornisce di verdure il ristorante dell’azienda, non solo i giardini lussureggianti del padrone di casa, non solo le vigne, ma anche oche operose che diserbano e concimano in modo naturale prima di essere immolate allo chef e le buche interrate contenenti i concimi pronti per essere dinamizzati in vigna, il tutto annaffiato da ottimi chenin freschi e rosati per placare il caldo. In cantina troviamo l’angolo Gravner con Qvevri interrati e la stessa luce fioca, mancava solo la sedia in mezzo alla stanza. Il vino Qvevri 2018,composto da grenache, syrah e mourvedre è un’esplosione al naso di frutta rossa croccante e boccioli di rosa, in bocca sembra di mordere frutta fresca intervallata da qualche guizzo tannico di gioventù. 90 punti.

1 Commento

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MG

circa 2 mesi fa - Link

Treno del vino di Franschhoek, fatto :D pero' c'e' da essere onesti e il trenino fa solo 3 fermate, il resto e' fatto via bus, anche se in stile vecchio. Comunque molto bella ed un esperienza che non si fa dalle nostre parti. Proprio a Franschhoek, la cantina che mi e' piaciuta di piu' non era inclusa nel giro sul trenino/bus, Stony Brook. Mi e' parsa avere molto potenziale, peccato reperirla in Europa sia quasi impossibile (mentre altre spediscono con uservizio di spedizione comune, Capreo)

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