Cannoni anti-grandine: scienza o stregoneria? L’esperienza di Barbaresco

Cannoni anti-grandine: scienza o stregoneria? L’esperienza di Barbaresco

di Alessandro Morichetti

Andrea Roccione è uno studente del Master in Cultura del vino italiano presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Questo articolo è la sua prova d’esame in Enogiornalismo e Wine Blogging

Pochi eventi atmosferici atterriscono i viticoltori, e i coltivatori di frutta in genere, quanto la grandine. Niente di più simile a una brutta sensazione di violenza e impotenza: chiunque lavori la vigna vive una grandinata con particolare ansia e inquetudine. È proprio per questo che, alla fine del secolo scorso, nel 1997, un evento grandigeno di straordinaria portata ha indotto un gruppo di viticoltori di Langa, specificamente della zona di Barbaresco, a creare un’associazione per la difesa del proprio territorio attraverso l’uso di cannoni anti-grandine.

Che cos’è un cannone antigrandine? Si può sparare alla grandine? Funziona?
I pareri raccolti tra viticoltori, meteorologi e il produttore stesso dei cannoni dovrebbero aiutarci a fare chiarezza.

Partiamo dai fatti: i cannoni antigrandine sono dispositivi metallici composti da una camera di combustione, su cui poggia un cono la cui estremità arriva a circa 4 metri e mezzo d’altezza. La camera di combustione è collegata a una bombola il cui rilascio del combustibile, ovvero gas metano, è gestito da un processore controllato a distanza, tramite telefono. I cannoni sono presenti nella misura di 7 unità a Barbaresco e 2 a Neive: l’ultimo acquistato risale al 2006 e venne pagato diecimila euro.

L’efficacia dell’impresa d’impedire la grandine si affida alla forza dell’onda d’urto sviluppata dalla detonazione, la quale genera 148 decibel a circa un metro al di fuori della bocca del cannone. L’Associazione “Difesa Territoriale del Barbaresco” di cui ho avuto il piacere di conoscere il presidente uscente, Davide Sobrino (Cascina delle Rose), classe ’87, e il presidente neoeletto Matteo Rocca, classe ’91 – entrambi viticoltori a Barbaresco e profondi conoscitori del loro territorio – gestisce l’azionamento dei cannoni tramite la rete dei propri soci.

Il processore di ogni cannone contiene una sim card il cui numero è componibile soltanto da altri numeri telefonici certificati (nello specifico, quello del socio responsabile di quel determinato cannone); così, in seguito all’invio di un sms di conferma, il cannone entra in azione. Dopo rapide e immagino febbrili consultazioni sul gruppo Whatsapp che include tutti e 150 gli associati, i viticoltori decidono se è il momento di azionare uno o più cannoni e dove, in base alla zona di avvicinamento della perturbazione.

L’associazione prevede una quota annuale per finanziare l’azionamento (il combustibile) e la manutenzione dei cannoni, ed è direttamente proporzionale agli ettari dei singoli soci. In futuro, sostiene la ditta produttrice dei cannoni, la Rosatello di Lagnasco, si installeranno dei radar su ogni cannone in grado di leggere autonomamente la natura della perturbazione in arrivo e decidere se sparare o meno, per ridurre al minimo gli spari ed eliminare falsi allarmismi; oggigiorno gli spari si attestano su una media di 7-8 l’anno.

Per riassumere, l’onda d’urto generata dal cannone andrebbe a distruggere il nucleo di condensazione dei cumulonembi e impedirebbe la formazione grandigena. Questa posizione, avallata dai produttori, non convince affatto la comunità scientifica, che sostiene tesi differenti. A colloquio con il dott. Federico Spanna del servizio di Agrometereologia della Regione Piemonte scopro che i cumulonembi grandigeni si formano tra i 2.000 e gli 11.000 metri d’altezza mentre il raggio d’azione del cannone, circa 800 m, è assolutamente troppo corto per ledere i minacciosi nuvoloni. Soprattutto però, sostiene il meteorologo, il problema qui riguarda il bilancio energetico in gioco: all’interno di quei cumulonembi, prima e durante una grandinata, si generano correnti ascensionali e discendenti di smisurata intensità ed energia pari a due bombe atomiche. Le onde d’urto degli undici cannoni di Barbaresco e Neive nulla possono contro simili ordini di grandezza energetica.

A sfatare un’altra teoria sostenuta da chi appoggia i cannoni, ovvero quella della cavitazione, arriva una ricerca internazionale del 1986, la “Grossversuch IV”, liberamente consultabile su internet. Il lavoro portato avanti per cinque anni da equipe italiane, francesi e svizzere era volto a investigare l’efficacia della tecnica russa della cavitazione, null’altro che la diffusione nelle nuvole di ioduro d’argento al fine di impedire la formazione di pochi chicchi grandi a favore di molti chicchi di piccole, o piccolissime, dimensioni. I risultati della ricerca sostengono chiaramente che non avviene quella diminuzione del 70% di energia cinetica delle nuvole auspicata dai russi. Questa atomizzazione si svolgeva tramite il lancio di razzi all’interno delle nuvole o con voli aerei durante la perturbazione (rischiosissimi a causa delle correnti d’aria). Nel nostro caso, però, i viticoltori riconoscono al cannone la facoltà di compiere qualcosa di simile grazie al calore sprigionato anziché alla nebulizzazione di particolari sostanze.

Il dibattito su questa materia prosegue da diverso tempo, i viticoltori si tengono ben stretti i cannoni e ne apprezzano il funzionamento in quanto, nel loro raggio d’azione, non si sono riscontrate grandinate significative dal 1999, l’anno di installazione dei primi dispositivi. Tuttavia, i dati scientifici sono frutto di osservazioni sul campo e si basano sulle leggi inoppugnabili della fisica. Chi ha ragione? La risposta per ora non c’è ma, se esiste, is blowin’ in the wind.

Andrea Roccione

[Foto]

avatar

Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.

9 Commenti

avatar

Giovanna

circa 5 mesi fa - Link

Visto che la nostra perseveranza nell'utilizzo dei cannoni non dice nulla contro la scienza, prova ad interrogare i cugini del Roero che, dopo anni di rovinose grandinate, hanno adottato la stessa tecnica. Siamo contadini cocciuti ed ignoranti, forse, ma abbastanza pratici 😌 e lo spirito di sopravvivenza è ancora presente in noi.

Rispondi
avatar

LuigiG

circa 5 mesi fa - Link

Non si sentiva proprio la mancanza dei cannoni antigrandine.

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 5 mesi fa - Link

In effetti intervistare un numero significativo di vignaioli per appurare se dopo l'inizio dell'uso dei cannoni antigrandine ci sono stati eventi dannosi sarebbe un bell'esempio di "giornalismo sul campo". Altro che Report! Sono un sostenitore della scienza e so che il fenomeno atmosferico che genera la grandine è così apocalitticamente potente da rendere improbabile che pochi cannoni possano ottenere un risultato, ma........

Rispondi
avatar

MAURIZIO GILY

circa 5 mesi fa - Link

È un tipico caso di correlazione indimostrabile. Gli stessi fornitori ammettono che i cannoni non annullano il rischio, ma lo riducono, soprattutto se la zona è decentrata rispetto al cuore del cumulo. Il che lascia aperti tutti i dubbi. La possibilità di sperimentare in condizioni controllate non esiste, per cui i meteorologi basano il loro scetticismo su modelli teorici. Sta di fatto che non ce ne sia uno che ci crede. In Francia li hanno smantellati tutti. Ma... (cit. Stefano Cinelli Colombini) Io comunque in una zona ad alto rischio e con produzioni di pregio opterei per le reti. Lì la correlazione è chiara!

Rispondi
avatar

il farmacista goloso

circa 5 mesi fa - Link

Sarà la mania tecnologica "moderna", ma così ad occhio l'aggeggio non sembra valere molto di più dell'antica invocazione a San Barnaba perché protegga il proprio vigneto dalla grandine (ma non quello del vicino).
E tanto per cronaca, se il gas proviene da una bombola, queste contengono GPL (miscela di propano e butano) e non metano che è un gas di conduttura. il giornalismo è anche precisione, anche questa purtroppo cosa antica tendente al disuso.

Rispondi
avatar

Andrea Roccione

circa 5 mesi fa - Link

Durante il colloquio con i produttori è emerso il dettaglio relativo al gas metano, immesso in bombole ad hoc. Ma temo di essermi sbagliato, effettivamente in bombola usualmente si trovano il butano e/o il propano.

Rispondi
avatar

Paolo

circa 5 mesi fa - Link

Vero che _abitualmente_ bombole->GPL Ma esistono anche le bombole riempite a metano, come molti automobilisti sanno (ho il distributore a 143 metri da casa, per amor di precisione). Quindi il dettaglio è meritevole si di precisazione, ma non necessariamente impreciso.

Rispondi
avatar

andrea

circa 5 mesi fa - Link

E il rumore? A Trieste per l' uso di dissuasori sonori contro gli uccelli e' scattata la denuncia per disturbo della quiete pubblica...

Rispondi
avatar

Roberto Damonte

circa 5 mesi fa - Link

Io credo nel doppio effetto,da una ventina di anni convivo con la doppia protezione ,il "cannone "da una parte e la chiesetta campestre della S.S. Trinità dall'altra e posso confermare che in questo lasso di tempo di grandinate rovinose non ne abbiamo più avute.Ora imputare a l'uno o all'altra il merito è assai difficile,d'altronde quando esisteva solo la cappella e arrivavano le grandinate si diceva che i viticoltori non avevano dedicato sufficientemente tempo alla preghiera. Alla luce della mia personale esperienza posso solo dire che l'importante è credere nell'uno o nell'altra .

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.