Cambiamenti climatici | Il nocino di Meteo Svizzera (c’era una volta San Giovanni)

Cambiamenti climatici | Il nocino di Meteo Svizzera (c’era una volta San Giovanni)

di Thomas Pennazzi

Gli Svizzeri, si sa, sono gente precisa ed affidabile. Per questo, se volete previsioni del tempo esattissime, e non abitate troppo lontano dalle Alpi, la meteo (sì, dicono così) vi garantisce dalle sorprese del cielo.

Da qualche tempo su quelle pagine compaiono degli articoli con temi più interessanti dei bollettini di previsione. Uno mi ha incuriosito, a proposito di riscaldamento climatico e nocino: non potevo non andare a curiosare. Viene discussa l’influenza del riscaldamento degli ultimi anni sulla maturazione delle noci, tale che la tradizionale data del solstizio d’estate, ovvero San Giovanni Battista (il 24 di giugno), non è più idonea a raccogliere noci non ancora formate.

Per fare il nocino il mallo deve contenere ancora una noce molle, che nel giorno sacro a questo liquore solstiziale, come mi piace chiamarlo, è negli ultimi anni ormai lignificata, e non potrà quindi più esser tagliata in quattro, secondo l’uso.

I nostri amici di Locarno Monti si dilungano in una seriosa analisi climatologica, calcolando il cumulo delle temperature giornaliere per la stazione meteo con vista sul Lago Maggiore, il quale evidenzia come ormai il tempo balsamico sacro alla ghianda di Giove debba essere arretrato negli ultimi anni di una decina di giorni (a San Vito, 15 giugno), e in particolare in quest’anno assai caldo addirittura molto prima, a San Medardo, 8 di giugno, se si vogliono avere buone noci da nocino.

Sic mihi nox, nux fuit ante diem: l’antico adagio oggi è calzante più che mai.

Tutta la poesia della scespiriana Notte di Mezz’Estate quindi non è più: la notte magica e stregata, notte degli inganni, notte delle nascite fatate, notte in cui a piedi nudi i contadini bacchiavano le noci acerbe, notte alchemica, in cui si raccoglieva la potente rugiada di San Giovanni, notte in cui si dice che l’acino d’uva si gonfi della sua prima stilla di succo, notte in cui si conclude il ciclo del Sole, arrivato al suo apice nel cielo, che infonde alla Terra ed ai suoi frutti le migliori virtù.

Dev’entrarci ben in mente che le tradizioni tramandate dai nostri vecchi, con l’osservazione secolare dei ritmi astronomici, meteorologici e vegetali, vanno tutte riconsiderate, se ancora qualcuno di noi le ricorda: in campo ed in vigna le fioriture e le raccolte sono per consolidata esperienza di questi anni ormai tutte anticipate, e le semine ritardate.

Immagine: Magazinedelledonne.it

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

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