Bruxelles | Quali sono le tendenze del gusto internazionale?

di Leonardo Romanelli

Sono usciti i risultati del concorso mondiale di Bruxelles: si trattava di 7386 vini, liquori o distillati, provenienti da 49 paesi produttori, giudicati da 284 degustatori provenienti da 40 nazioni diverse. I premi assegnati sono stati 2145, suddivisi fra Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’oro e medaglia d’argento.La vittoria arride alla Francia con 628 riconoscimenti, seguita dalla Spagna con 436, Portogallo con 235, Italia con 184, Cile con 136, Sudafrica 78 ed Australia 43. Se andiamo a guardare però alla menzione principale, la Gran Medaglia d’Oro, prima risulta la Spagna con 15 riconoscimenti, seguita dalla Francia con 14 e dall’Italia con 11. Da notare anche che l’Italia si aggiudica il premio quale Miglior Vino Bianco con Terre Cortesi Moncaro Verdicchio dei Castelli di Jesi Vigna Novali Classico Riserva Bianco 2007 .

Prima analisi: le Gran Medaglie d’Oro sono 75, circa l’1% dei campioni presentati, il che rappresenta un dato che mette in luce come la selezione avvenga in maniera netta. Se diamo uno sguardo all’Italia si rimane sorpresi da una serie di fattori: la geografia classica dei premi sembra sconvolta. Le medaglie sono assegnate a vini provenienti dal Veneto(quasi esclusivamente Amarone, Ripasso, ed altri prodotti potenti ed invecchiati), Puglia, Marche, Sicilia: non pervenute regioni straconosciute per i rossi come Piemonte e Toscana, o quelle per i bianchi, come Alto Adige e Friuli.

Sicuramente ci saranno molte aziende titolate che non avranno partecipato alla competizione, ma non si può non notare come i vini che sono piaciuti di più appartengono ad una tipologia che in Italia sta scontando un’immagine negativa. Parlo dei vini rossi opulenti, ricchi di struttura e di alcol, con la morbidezza che tende ad essere predominante. Il concetto di eleganza non viene molto preso in considerazione, almeno se uno analizza i premi assegnati alle altre nazioni.

Notavo come dai degustatori provenienti da Spagna, Portogallo, o Sudamerica, la maturità del frutto (quasi ossidazione oserei dire) non veniva giudicata negativamente, anzi, riceveva punteggi interessanti, tant’è che non sono pochi i vini premiati con 6, 7, 8 anni di invecchiamento. La domanda che sorge spontanea è dunque: dove va il gusto internazionale? Quali sono i criteri “di moda” oggi? Avevamo pensato che il concetto di grasso e strutturato fosse diventato obsoleto a favore di concetti come eleganza e bevibilità. Ma è proprio così?

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

16 Commenti

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Sarebbe interessante capire quanto le medaglie di Bruxelles influenzano la domanda, le vendite e la curiosità degli operatori. Oggi su facebook mi è arrivata l'informativa di un premiato che al tempo stesso nella sua regione non trova uno o più agenti disponibili a promuovere quel prodotto, che guarda caso è l'ennesimo toscano morbidone. Nella grande frammentazione del mercato che stiamo vivendo, la moda non è più così decisiva come prima, tuttavia è possibile che nel panorama Nord Europeo non sia ancora giunto il nuovo corso a favore dell'Autoctono che stiamo vivendo in Italia. Dopodichè sarebbe interessante sapere se, visto la gran Medaglia d'oro ad un Verdicchio, Natalino Crognaletti e Corrado Dottori avevano inviato i loro Verdicchio? Altrimenti di che parliamo?

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Enrico Nera

circa 10 anni fa - Link

Soltanto a titolo informativo e riflessivo: il Terre Cortesi Moncaro Verdicchio dei Castelli di Jesi Vigna Novali Classico Riserva Bianco 2007 nella guida Duemilavini dell'AIS si ferma a 4 grappoli, ciò significa che nella migliore delle ipotesi ha ottenuto un punteggio pari a 90/100...

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Fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Il gusto internazionale e' quello e si muove poco. Ma anche in Italia.... Vi ricordate che siamo la minoranza ??? feudi san gregorio, planeta, casale del giglio, Antinori, san Michele appiano, il blangè di ceretto, sono ancora tra i vini più richiesti nella mia enoteca..... Il bello e' che io in carta sti vini non ce l'ho!!!!

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Pasquale Livieri

circa 10 anni fa - Link

fai sempre in tempo ad "arricchire" la carta dei vini :-)

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Massimiliano Montes

circa 10 anni fa - Link

Mi piace la tua enoteca :-)

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Simone F

circa 10 anni fa - Link

Curiosità: perché il Blangé è un vino "internazionale" ? Vedo che è Arneis 100% e fa acciaio..forse perché è criomacerato? Oppure internazionale in questo caso = molto venduto all'estero?

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Secondo me quello che chiamiamo gusto internazionale é soprattutto quello americano. Il gusto nord-europeo é già più portato a stili eleganti e fini, ma se parliamo di nazioni mercantili come il Regno Unito e l'Olanda il loro gusto é altamente influenzato dal prezzo. Tornando agli USA ho notato negli ultimi anni una stanchezza nei confronti dello stile "molto frutto - molto legno- pesantezza-tanti muscoli". C'é più interesse nei confronti di vini meno omologati, riconoscibili per la loro zona di origine e per le caratterstiche del vitigno principale. Sicuramente gli americani sono molto influenzabili dalle mode, ma qualcosa si muoverebbe anche più in fretta se ci fosse una situazione economica più felice. Ho anche notato che alcuni produttori di punta, molto esecrati dagli enofighetti, non si sono adagiati nello stile che gli ha dato la gloria, ma si sono sforzati di mettere a punto degli stili più pecisi e più eleganti. Meno legno e ruffianeria, per intendersi. Per esempio, proprio Planeta e Donnafugata, ho trovato lo Chardonnay della prima ed il Milleunanotta della seconda molto più piacevoli, eleganti e persistenti di qualche hanno fa. Sto parlando di aziende che fanno tendenza e che sono le più conosciute internazionalmente, non delle migliori in assoluto. Tornando al concorso di Bruxelles, ribadisco quanto scritto nel mio intervento precedente: dal punto di vista commerciale non sposta nulla, almeno in Germania, UK, Scandinavia, Olanda, Danimarca, Svizzera, Austria. Al di fuori dall'Europa non é proprio considerato. Il motivo per cui tante aziende non vi partecipano é questo, lo considerano una perdita di tempo. E' un peccato perché come ha scritto Leonardo Romanelli é sicuramente un'occasione di confronto molto interessante.

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Paolo Cianferoni

circa 10 anni fa - Link

mi permetto di segnalare il post in proposito: http://paolocianferoni.caparsa.it/post/2011/05/17/Concorsi-internazionali.aspx

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Fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Una volta ho sentito dire "con il blangè puntiamo a fare la nutella del vino" E' un vino costruito per avere caratteristiche che piacciano il più possibile. E che possa essere venduto nei mercati più importanti.

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Simone F

circa 10 anni fa - Link

E quali sono queste caratteristiche e/o interventi in cantina tali da far apprezzare il vino a più gente possibile, nei mercati importanti? Finora associavo "gusto internazionale" a nomi e aggettivi come "barrique", "vino-spremuta di legno", "vino-marmellata", "tanto frutto, tanta materia, insomma tanta roba!", "vitigni internazionali" etc.. Quindi mi incuriosisce sapere come un vino che deriva dall'Arneis non misto a, chessò Chardonnay, e che non staziona in barrique, possa entrar a far parte di questa categoria. Forse ha a che vedere con la densità del frutto percepito? Oppure da eccessive "dolcezze" a scapito dell'acidità?

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Paolo Cianferoni

circa 10 anni fa - Link

Basta citare la gomma arabica: all'estero ne vanno matti insieme al vino... bello morbidone!

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SIgnora

circa 10 anni fa - Link

Gentile Sign. Fabrizio (La Barrique - Roma) giro a Vitigno Italia 2011 a Napoli, la Campania diversa. Complimenti per il Locale.

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Fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

profumi intensi freschezza morbidezza leggero residuo ecc. Ecc. Un vino molto ben costruito con una mano di cantina molto forte. La frase che ho citato non e' mia ma di un loro commerciale di qualche anno fa'. Hai una visione riduttiva del gusto internazionale, pensa ai sauvugnon neozelandesi o agli chardonnay superprofumati del aus Africa che spesso non vedono legno. Oppure pensa hai Borgogna che in legno ci stanno eccome eppure hanno una territorialità evidente.

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Simone F

circa 10 anni fa - Link

La relazione era gusto internazionale->quei nomi, aggettivi, idee e concetti; ovviamente non intendevo il contrario e quindi certo non è detto che se un vino si affini in barrique allora per forza di cose compiace il gusto internazionale. Riguardo al Blangé in realtà mi chiedo se invece non possano esistere situazioni in cui un vino, pur essendo perfettino ed aggiustato in tutto e per tutto in cantina, non rispecchi un "gusto internazionale" ma semplicemente rappresenti una versione molto (troppo) pulita e manomessa. Cioè: se il vino X è frutto di innumerevoli interventi enologici che lo "pettinano" per bene, ma comunque ha al palato un sapore che al Redneck di turno (semplificazione per indicare una qualsiasi persona a cui piacciono tali vini molto costruiti, opulenti e vanigliati) non piace, X non verrà venduto e non avrà successo come "vino dal gusto internazionale". Poi, per carità, sono solo mie elucubrazioni mentali :)

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Tommaso

circa 10 anni fa - Link

... ormai sto diventando un Romanelliano!

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Mauro Risso

circa 10 anni fa - Link

mmmm... Moncaro Un piccolissimo produttore Marchigiano che non esporta praticamente nulla... ;-)

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