Bordeaux 2010, parte seconda | Il resto della riva sinistra: Margaux, Moulis e Graves

di Fabio Cagnetti

Ritorniamo a parlare dei Bordeaux 2010 dopo gli assaggi, relativi alla degustazione dei “Primeurs un anno dopo” organizzata dal negociant Millésima, dei comuni della parte nord della riva sinistra della Gironda, ossia Pauillac, Saint-Julien, Saint-Estèphe, più i vini dell’Haut-Médoc. Oggi completiamo l’analisi della riva con i vini di Margaux, Moulis e delle Graves. Per annotazioni generali sull’annata, potete fare riferimento al post precedente.

Ripeto quanto già detto nella prima parte: trattandosi di campioni di botte, ho preferito dare una forchetta di punteggi piuttosto che un singolo voto numerico. Il prezzo che trovate è preso dal sito di Millésima.it, conteggiato per bottiglia in caso di acquisto en primeur di casse da sei o dodici bottiglie, IVA esclusa; per avere una stima di scaffale di enoteca onesta, aggiungete l’IVA e almeno un buon 30%.

Riguardo gli illustri assenti, la degustazione ci ha lasciati orfani di Margaux, Haut-Brion e La Mission Haut-Brion. Se qualcuno volesse farmeli assaggiare, è il benvenuto.

MARGAUX

Palmer: Di estrema finezza e precisione, gioca tra la ciliegia nera e il mirtillo, tra humus e germogli di rovo, contrappuntato da una bella mineralità scura e belle note balsamiche. Riesce ad essere potente ed elegante, di inusitata tensione per un vino di questa mole, ha un gran corpo che spinge portandosi dietro acidità e tannino. Vino di razza superiore, la dimostra anche nel finale, fresco, chirurgico e interminabile. Rara armonia tra frutta matura e tannino imponente ma setoso. (95-97; 249 Euro)

Rauzan-Segla: Naso assai elegante e complesso, ribes rosso e nero, mirtilli, germogli, terra bagnata e qualche richiamo floreale. Tannico ma bilanciato da una bella polpa, raggiunge un equilibrio encomiabile risultando fresco il giusto. (90-92; 95 Euro)

Rauzan-Gassies: Frutta scura matura e carnale, erba tagliata e sottobosco. Concentrato ma non sovraestratto, il tannino è importante ma integrato nel corpo, chiude preciso, rigoroso anche se non lunghissimo. Bella prova. (89-91; 41,5 Euro)

Cantenac Brown: Profilo minerale e terroso con un po’ di legno in eccesso, in bocca si riscatta con gli interessi mostrando una bella polpa, un’apprezzabile complessità grazie alla ricchezza minerale, e una bella freschezza in chiusura, anche se esce un filo di tannino amaro. Dà l’impressione di avere solo bisogno di tempo. (88-90; 45 Euro)

Labegorce: Apre erbaceo, poi arrivano frutta nera in confettura, cacao e spezie; il tannino è importante e un po’ amarognolo, ma l’estratto è in grado di bilanciarlo. L’acidità è spiccata per la categoria, il finale è molto lungo a prevalenza tannica. (86-88; 17,5 Euro)

Marquis d’Alesme: Il legno sembra prevalere, poi arriva un profilo complesso di frutta scura e cuoio, humus e tabacco. Intenso al limite della sovraestrazione, ma pulito e profondo, con tutta questa materia ci si aspetterebbe un po’ di persistenza in più. (85-87; 25 Euro)

Prieuré-Lichine: In fase di chiusura, un filo di legno e piccoli frutti scuri, piuttosto monocorde. In bocca è denso, il tannino è largo ed evidente, ma sotto c’è parecchia materia. (85-87; 44,5 Euro)

Giscours: Piuttosto legnoso e non particolarmente espresso, sa di ribes scuro, vaniglia, humus. Complessivamente ben fatto, discretamente polposo, anche se il tannino è tanto e un filo asciugante. (84-86; 52,5 Euro)

Malescot Sx Exupéry:  Mirtilli, cacao, cocco, tostatura un po’ ingombrante. Al palato la tannicità, specie del legno, è prevalente, ma sotto c’è un frutto carnoso ed ampio, oltre a un alcool un po’ fuori le righe, più evidente, assieme a una buona scia sapida, nel finale (84-86; 69 Euro)

Marquis de Terme: Legno evidente al naso, assieme a un frutto scuro molto carnoso e a note di terra. In bocca prevale il tannino, e anche il finale è piuttosto asciugante, un po’ amaro e non lunghissimo. (82-84; 31,5 Euro)

Du Tertre: Mirtilli, manto erboso e soprattutto legno, all’assaggio è contratto e tannico, la chiusura è sapida. (82-84; 28 Euro)

Siran: Chiuso, frutta scura e legno invadente; bocca tannica, dominata dal legno anche se queste durezze sono parzialmente mitigate da un estratto importante e glicerico (82-84; 20 Euro)

Lascombes: Frutto surmaturo, legno e terra; in bocca più concentrato che ampio, con alcool e tannino squilibrati. Peccato perché generalmente la proprietà si esprime a ben altri livelli. (81-83; 81 Euro)

D’Issan: All’olfazione restano solo tostatura, lacca, vaniglia e fumo. Quella polpa che pure in bocca ci sarebbe è soffocata dal legno, mentre l’acidità appare slegata dal resto del corpo. Altra delusione, da rivedere. (78-80; 56 Euro)

MOULIS

Chasse-Spleen: Elegante ma non complesso nella fase olfattiva, dove i frutti di bosco scuri fanno la parte del leone. Fresco e con una buona polpa, fa della facilità di beva la sua arma vincente, chiudendo sapido e rinfrescante. Vino non grosso, ma di rara piacevolezza (88-90; 23,5 Euro)

GRAVES (PESSAC-LEOGNAN)

Domaine de Chevalier: Accessibile e davvero ampio, sa di mora e cassis, trinciato e foglia di tabacco, ginepro e humus, cacao e caffè. Mostra un bel corpo, ha polpa ma anche acidità, si muove nel palato, ha spalle larghe e si fa apprezzare per equilibrio e complessità, anche in chiusura (92-94; 55 Euro)

Pape Clément: Sotto a un po’ di legno ci sono more in confettura, violetta, tabacco e spezie. Vino importante per quantità e qualità, ha un tannino setoso, estratto, alcool e acidità che si bilanciano su valori alti. Tutt’altro che statico, si percepisce un po’ di tannino da legno nel finale comunque lungo (91-93; 109 Euro)

Carbonnieux: Naso assai complesso in cui prevale la frutta scura, leggermente surmatura; il registro si completa con note di legno di cedro, tabacco ed erba tagliata, accompagnate dalla percepibile tostatura da legno. Carnoso e profondo, ha carattere, il tannino è importante ma solo leggermente fuori dai ranghi (87-89; 24,9 Euro)

De Fieuzal: Piccoli frutti neri, violetta, erba medica, timo e vaniglia. Morbido ma non molle, tannino dolce e levigato, chiude abbastanza lungo (86-88; 29 Euro)

Haut-Bailly: Legno e frutta scura, seguiti da note di caffè. In bocca mostra un’estrazione perfetta, ma è piuttosto compresso e immobilizzato dall’imponenza della sua trama tannica: il suo tannino è tanto ma maturo, unito a quello del legno siamo nell’eccesso, che si ripropone nel finale un po’ asciugante (85-87; 104 Euro)

Smith Haut Lafitte: Prugna, erba tagliata, qualche lontana eco floreale. Pieno e un po’ alcolico, dall’eccessiva tannicità specialmente per colpa del legno (83-85; 91 Euro)

Malartic-Lagravière: Ciliegia nera e note balsamiche che si stringono per fare spazio alla tostatura da legno. Piuttosto carnoso ma con una tannicità fuori scala, delle due una: o ha troppo tannino o non ha abbastanza polpa. Il finale è, di conseguenza, asciugante, oltre che non lunghissimo (82-84; 41 Euro)

Latour-Martillac: Riservato, concede al naso qualche richiamo di ciliegia matura, humus e cuoio. Il tannino è di qualità, ma le varie componenti della struttura sembrano andare ciascuna per conto proprio, e anche se la persistenza non è male è evidente come in chiusura esca fuori l’alcool (81-83; 21,75 Euro).

E così la pratica relativa alla riva sinistra è archiviata. Ci sentiamo presto per la destra, comprendente Saint-Emilion e Pomerol.

6 Commenti

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Dare meno di 88 punti ad un Bordeaux .....per conto mio non vale nemmeno la pena di pubblicare il punteggio Non penso ci sia persona che tenga conto di un punteggio inferiore ai 90 su potenziali acquisti Parole povere = tempo perso

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Rossano Ferrazzano

circa 7 anni fa - Link

Fabio, secondo te Montosoli pija per hulo quelli che pensano che fuori da Bordeaux, Borgogna, Barolo e Brunello non ci sia trippa per gatti e che sia irragionevole parlare di grandi vini, oppure dice davvero?

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

secondo me dice sul serio. Dal 2000 in poi se Parker dà meno di 95 è un vino del cazzo (chi lo legge da prima sa che non è sempre stato così).

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Rossano Ferrazzano

circa 7 anni fa - Link

Dici che è così radicata l'idea che i punteggi siano una cosa concreta, che un 90 sia sempre e comunque un 90, che abbia sempre lo stesso significato? Certo uno vorrebbe evitare di parlare sempre delle solite quattro cose dette e ridette un miliardo di volte, ma pare che si ricominci sempre daccapo. E' incredibile. Sembra quasi che tutte le principali associazioni che si occupano di formazione e didattica del vino siano occupate giorno e notte a diffondere e sostenere quest'idea balzana, che i punteggi siano qualcosa di concreto, che abbiano un significato intrinseco proprio, che esista una valutazione corretta, e che tutti i professionisti siano nell'obbligo di saperla formulare... Dov'è il faccino che gira gli occhi?

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Filippo De Grandi

circa 7 anni fa - Link

Se vuoi ti mando un faccino a cui girano altre cose :-)

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Rossano Ferrazzano

circa 7 anni fa - Link

nont i preoccupare, non andrò oltre, avrai notato che mi sono peritato attentissimamente di evitare certe paroline magggiche... ;-9

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