Barolo e Barbaresco top del 1990, storia di una grande annata che fu (e ora non lo è più)

Barolo e Barbaresco top del 1990, storia di una grande annata che fu (e ora non lo è più)

di Francesco Oddenino

Serata con gruppo di amici sbevazzoni della combriccola di Torino che si riunisce per approfondire il discorso sui nebbioli dell’annata 1990 per battezzare un pugno di bottiglie ancora presenti nella cantina di un noto appassionato farmacista torinese. Bottiglie non acquistate all’uscita ma trovate negli ultimi anni da fornitori attenti ed esteticamente in ottimo stato. Mi aggrego al gruppo pur sapendo che i nebbioli ’90 hanno già iniziato da un po’ la parabola evolutiva verso il camposanto, ma tant’è, sbevazzone lo sono anch’io e certe occasioni non si possono far scappare, visto il recente aumento dei prezzi sulle bottiglie vintage.

Questa la batteria:

Barolo Giachini 1990, Corino: inizia con uno sbuffo di rossetto e alcool, si capisce subito l’impostazione non tradizionale (all’epoca non erano in molti) ma con il passare dei minuti si ripulisce su un frutto ancora presente, una buona speziatura di chiodi di garofano per poi virare verso la liquirizia. Regge tentennando tutta la serata (così mi dicono quelli che l’hanno tenuto nel bicchiere, io l’ho bevuto subito perché gustoso). Bocca di buono spessore, tannino un po’ sgranato ma tutto sommato bottiglia ancora in forma e non lontana dall’apice di godimento. Almeno 90 punti.

Barbaresco Sorì Tildin 1990, Gaja: naso bello di terra umida foglie secche, fiori macerati. Rimandi speziati cannellosi, sentori vegetali in secondo piano. Passa una veloce fase di semi ossidazione sul sedano per poi rinfrescarsi e virare su sentori di aghi di pino, si pulisce e diventa nitido, continuamente cangiante per tutta la serata. 93 

Barbaresco Santo Stefano Riserva 1990, Giacosa: tappo, mannaggia. Lo assaggio comunque, la bocca è bella, con un tannino dolce giacosiano, di buona lunghezza e spessore, il tappo rimane defilato ma ancora presente. Peccato. S.V.

Riporto una nota del Barbaresco Giacosa Santo Stefano Riserva 1990 bevuto a casa a dicembre dell’anno scorso: tartufo, spezie, pulito e netto. Immobile nel suo quadro olfattivo, non cresce. Bocca con bel tannino ma che si limita al compitino senza tirar fuori i fuochi d’artificio. Decisamente inferiore al Santo Stefano riserva 1989 da molti considerato “il Barbaresco”. 91 punti e tante aspettative deluse.

1990

Boca 1990 Campo delle Piane: parte minerale e rugginoso, sembra cambiare marcia ma poi vira inesorabilmente verso l’aceto bianco. La bocca è una tragedia di acidità.

Barolo Falletto Riserva 1990, Giacosa: naso che parte sul vegetale (coriandolo fresco, rosmarino, lavanda) per poi virare su note più classiche di fiori secchi, salmastro di Serralunga, camino spento, asfalto. Bocca giacosiana, di estrema pulizia e nettezza. Tannino estratto magistralmente e buona lunghezza. 92

Barolo Cascina Francia 1990, G. Conterno: ossidato. Capita. Mi dà l’impressione che sia dovuto al tappo piuttosto che alla conservazione, tappi sbiancati con il perossido all’epoca hanno fatto strage di grandi vini. Non so se questo rientra in quei casi. Amici mi parlarono di un Francia 1990 strepitoso aperto due mesi fa. S.V.

Barolo Granbussia Riserva 1990, Aldo Conterno: appena versato capisci subito che sarà il migliore. Del resto è tutto ancora fresco sulla gioventù: frutto maturo e ridondante, scorza di arancia, vegetale, floreale ancora fresco, tabacco dolce. Tannino perfettamente calibrato, bocca viva ed energica, l’unico vino che non è del tutto arrivato al suo plateau di maturazione. Bello. 95 

Barolo Monprivato 1990, Giuseppe Mascarello: naso che dopo una fase di assestamento si ripulisce in fretta verso le ultime note ancora fruttate, i fiori secchi, spunti di volatile “nobile”, tabacco, sentori vegetali di fieno. Boca bella, ampia, sferica, ridondante e saturante. Chiude tartufato. Vino del cuore per me, ma bottiglia più matura di come me la ricordavo. 94

E per finire, una nota sul Barolo Bartolo Mascarello 1990 da Magnum stappato a Novembre: naso classico ma torbido, non a fuoco, maturo e impreciso. Bocca di altro passo, acidità ancora viva e anche qui un pelo di volatile nobile. Bottiglia che finisce se accompagnata dal cibo, pero’ stancante e poco stimolante. 88

Insomma, la 1990 è sicuramente rientrata negli anni nel novero delle grandi annate di Langa ma ora, visti i risultati di questa degustazione e di altre precedenti, direi che ora non lo è più. Quindi, appassionati bevitori, se in cantina avete casse di nebbioli 1990 acquistate quando eravate accumulatori seriali (come il sottoscritto) o ereditate dal nonno, bevete, brasate o vendete all’asta a qualche orientale danaroso, ma poi scappate con i soldi perché poi qualcuno vi verrà a chiamare dopo che le bottiglie verranno stappate.

 

16 Commenti

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Francesco Annibali

circa 3 mesi fa - Link

Francesco, io della triade dei Santo Stefano riserva 1988-89-90 ho sempre pensato che il migliore fosse l'88. Che ne pensi?

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Francesco Oddenino

circa 3 mesi fa - Link

sicuramente molto molto buono. vuoi perché l'annata è sempre stata considerata migliore ma mi è capitato di bere molti più 89...e di questi ho trovato bottiglie veramente emozionanti.

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andrea

circa 3 mesi fa - Link

Anch'io trovo che l'89 sia superiore sia al 90 sia all'88, E così vale anche per la Langa in generale, non solo Santo Stefano di Giacosa.

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Sir P.

circa 3 mesi fa - Link

Bel pezzo, preciso e chiaro come al solito.

detto ciò,
la vera 90 in langa è stata l' 89 :-)

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Gabriele montanari

circa 3 mesi fa - Link

Buonasera a tutti,non sono espertissimo di Langhe ma sono appassionatissimo di vino ed anche a me e' capitato circa l'anno scorso di stappare un magnum di Bartolo mascarello 90 assolutamente da dimenticare,addirittura la peggiore bottiglia della festa.

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Marco

circa 3 mesi fa - Link

Assolutamente superiore l'89 così come è il '99!al tentonosannato 2000 !!!

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massimo

circa 3 mesi fa - Link

Tanto osannato da chi? Ma soprattutto perché ?

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luis

circa 3 mesi fa - Link

Come già detto altre volte, è inaccettabile che 3 bottiglie su 10 di questo livello (e di questo prezzo) risultino imbevibili. Da molto tempo ritengo che aspettare un Barolo, od un altro vino di elevato lignaggio, per più di 15 anni sia una fatica inutile: quasi sempre ha già raggiunto il suo top o comunque vi è vicino. Perché rischiare di bere male aspettando ulteriormente?

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Francesco Oddenino

circa 3 mesi fa - Link

Sono assolutamente d'accordo, ma, a parte qualche zona (vedi Bordeux o Cote Rotie) è un discorso estendibile a tutti i vini rossi da invecchiamento

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Alvaro pavan

circa 3 mesi fa - Link

Il problema è che si beve male comunque, senza aspettare. Barolo, mi spiace dirlo, uno dei vini più sopravvalutato.

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Gabriele montanari

circa 3 mesi fa - Link

Sono appassionato di borgogna e ti garantisco che,ahimè,aspettare 25/30 di invecchiamento su molte bottiglie e' indispensabile,ricordo pero' una cena in cui un Bartolo mascarello 2000 mi piacque molto di piu' di un aux brulees 89 di camuzet

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Daniele

circa 3 mesi fa - Link

Dalla "finezza" nei vini della occhipinti al Barolo come "uno dei vini più sopravvalutato". Toglietegli la bottiglia.....

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

... non sono assolutamente d'accordo con alcuni postulati che ho letto, primo fra tutti quello che l'invecchiamento dei vini sia solo un accidente da evitare . Le variabili sono talmente tante , che nell'incertezza di una di queste, meglio berlo prima che ...dopo , questo lo consiglio pure io , pur non raggiungendo un eventuale vertice qualitativo ipotetico di una parabola ... che sempre una parabola è . Questo vertice è mobile nello spazio geometrico, varia dai prerequisiti strutturali del vino , dalle condizioni ambientali dell'invecchiamento (temperatura, vibrazioni, luce , umidità) , dalle annate , dalle variabili accidentali date dalle condizioni di movimentazione durante la vita del vino (il vino , soprattutto invecchiato, è un equilibrio biochimico assai instabile) o la qualità della chiusura ermetica (tappo) ecc. Senza andare avanti con il pistolotto rischiando il suicidio di massa, , molti vini hanno capacità di invecchiamento sorprendente , lo dico da appassionato del genere. Apro regolarmente Barolo o Brunello o Bordeaux o Rodano o Riesling vecchi di decenni (parecchi decenni) e , a volte , centenari , con emozione . La 1990 in Langa non è stata annata di lungo invecchiamento perché aveva caratteristiche formidabili da subito ma non tali da permettere longevità estrema , al contrario di annate ritenute "classiche" oppure ostiche da subito , poi rivelatesi col tempo straordinarie . Fra poco uscirà un articolo in 10 puntate (nel magazine con cui collaboro) sui vini vintage descrivendo bicchierate effettuate con tanti amici , anche lettori di Intravino : vi invito a leggerlo ...

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luis

circa 3 mesi fa - Link

Caro Vinogodi, il tuo discorso non fa una grinza. Anche a me è capitato (purtroppo raramente) di bere vini invecchiati 25-30-35 anni con grande soddisfazione ma, dato che le variabili - come dici tu - sono molteplici, tendenzialmente preferisco bere un vino che lasci intendere ulteriore potenziale evolutivo piuttosto che un vino decrepito.
Sui baroli 15 anni di bottiglia (+ affinamento in botte) sono una longevità che mi sembra sufficiente per bere bene senza troppi rischi.
Su sangiovese, certi pinot nero e certi riesling posso anche spingermi più in là.
Comunque sono opinioni personali che potrei rivedere se mi invitassi alle suddette bicchierate!!!

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Francesco Oddenino

circa 3 mesi fa - Link

Aggiungo che la degustazione è stata fatta alla cieca

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Montosoli

circa 3 mesi fa - Link

Il Barolo di grande annata se conservato come Bacco comanda...sempre a temperatura controllata max 14 gradi..al buio e in posizione coricata...va molto ben oltre i 15 anni. Parlo di wine cellar o di wine fridge.... Purtroppo quello che vediamo in molti ristoranti italiani non e un bell esempio..

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