Associazione Italiana Sommelier | Lettera aperta al presidente Antonello Maietta

di Alessandro Morichetti

Arrivati a Natale, i bambini scrivono a Babbo Natale, le persone normali a parenti ed amici accondiscendenti, io che sono monotematico al presidente dell’Associazione Italiana Sommelier, fresca di neopresidente. Molti auspicano che l’Ais imbocchi una nuova fase del suo cammino. Antonello Maietta è uomo stimato, simpatico, grande professionista per chi lo ama, il meno peggio per i critici. Sa di cosa parla e questo ci tranquillizza.

Prima di iniziare, la mia storia: dopo 45 lezioni seguite senza colpo ferire, laboratori a ripetizione e gruppo di servizio dalla prima occasione utile, non mi associo all’Ais da 2 anni per motivi vari: gestione locale semi-dittatoriale, rivista associativa di infimo livello, diffusa incapacità di valorizzare forze nuove, laboratori organizzati più per fare cassa che cultura. E poi quell’atmosfera da casta per cui la divisa è tutto e senza non sei nessuno, così comica una volta appeso il tastevin al chiodo. Grazie al cielo non è così ovunque, nella mia zona si. Ma siamo a Natale e oltre ad essere più buono oggi sono pure propositivo.

Caro presidente,

Facciamo squadra” è stato un buon auspicio alla vittoria e raccolgo l’invito da ex associato. L’obiettivo dichiarato – L’Ais dovrà riuscire ad imporsi ai media come il più grande consesso della Cultura del Vino del Mondo e il Sommelier dovrà essere identificato sempre più come Opinion Leader del vino, della sua cultura, del suo mercato – è veramente ambizioso e merita attenzione. Aggiungo a margine del discorso qualche nota personale, male non farà.

1) Roma o Milano? | Riorganizzare professionalmente la sede centrale di Milano è cosa buona, chiarire una volta per tutte i rapporti con Bibenda editore, Roma e Franco Ricci lo è di più. Due corpi e un’anima sola o viceversa?

2) Stampa associativa | Una rivista che entra in 35.000 case deve fare critica e cultura con potenza: indipendente, bimestrale per davvero, bilingue, autorevole, severissima, senza l’imbelle sottotitolo “per rendere più SEDUCENTE l’immagine del vino”. Diretta da un Armando Castagno qualunque e con collaboratori validi a prescindere dall’appartenenza.

3) Una guida ai vini unica e decentrata | La sovrapposizione della guida Duemilavini con base a Roma e di tante insipide guidarelle regionali – più utili a raccogliere moneta che informare – è un nodo da affrontare. Il turnover dei collaboratori è preoccupante. Create un team solido e basta fiumi di descrittori. ‘Sto vino è buono o no? Ha senso spenderci 70 euro o no? Nascondere il giudizio dietro a circonvoluzioni letterarie e simboli democristiani è cosa buona: 82 punti o 88 per voi pari sono, come 91 e 99, ma c’è una bella differenza e vorrei saperla.

4) Concorsi trasparenti | I concorsi sono una simpatica palestra e tanti ragazzi partecipano con passione ma potrei dire che trasudino trasparenza solo in presenza del mio confessore. Basta tribù, basta amicizie e divisioni. Il codice deontologico è necessario a tutti i livelli e i feudi locali vanno combattuti a favore di un’associazione sana e dinamica.

5) Formazione permanente | I 3 livelli sono un fiore all’occhiello ma facciamo i perfezionisti: aggiornare il corpo docente e promuovere la creazione di nuove leve in ambito regionale sono obiettivi ambiziosi. Certi vecchi tromboni non si sopportano più e ci deve essere una figura super partes che li mandi a casa. Idea: i corsisti esprimono un giudizio sui relatori e poi ne parliamo. E là fuori è pieno di giovani che avrebbero un bel pò di cose da dire anche se nessuno dell’Ais se li fila. Ci vuole contaminazione, Ais per Ais pro Ais è la noia.
ps: 2 lezioni sole per la Francia sono un affronto alla moralità pubblica. Accorpare meglio le regioni italiane e dare più spazio alla patria del vino di qualità sarebbe un bene.

Queste le mie considerazioni, se ne potrebbero fare tante altre. Al bando alle polemiche sterili e chissà che Maietta non prenda appunti davvero.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

39 Commenti

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kenray

circa 9 anni fa - Link

sti cazzi dove posso votare "alex for president" ?

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Vera

circa 6 anni fa - Link

direi anche io Alex for president!! è vero l'associazione è una casta, diventare sommelier e praticare l'attività è praticamente impossibile, non so come sono le associazioni altrove,solo adesso ne sto facendo esperienza, io ho fatto tutti e tre i livelli a Napoli e posso dire che è veramente uno schifo!!Si nascondono dietro il potere di avere una divisa e quando arrivi anche tu a quel famigerato sogno non te lo fanno neanche lontanamente assaporare, in più tutto ciò che organizzano è a scopo lucrativo, alla faccia dell'associazione!! a noi ci hanno fatto iscrivere al gruppo servizi pagando una quota di 30 €, dove si è viso mai che per lavorare si paga!! e in più i primi tre servizi sono gratuiti e se non sei bravo sono 5!! bhè tutta la buona volontà per entrare in quella casta io ce l'ho messa, negando a me stessa i miei principi, ma nonostante tutto sono rimasta fuori...meglio così forse, però sarebbe giusto eliminare decisamente qualche matusalemme e dare spazio ai più giovani e volenterosi ricchi di entusiasmo piuttosto che dare spazio ai soliti noti che pensano solo alle oro tasche!! Il corso per quanto mi riguarda è stato bello, alcuni docenti molto preparati altri potevano avere lezioni da qualcun altro, i laboratori non ci sono stati, consigli sul servizio pochi anzi direi rari, le lezioni sulla Francia miserevoli, due sono pochissime confermo! Bibenda ho smesso di leggerlo, anche perchè son più le volte che non arriva, e poi aòltro altro e altro...ma voglio essere lungimirante, magari avrò sbagliato delegazione, magari altrove sono meno pinguini e più umani!!

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michelangelo

circa 9 anni fa - Link

Dopo averci creduto mi sono scontrato con l'amara realtà, nel 2011 non rinnoverò la tessera, ho scritto una lettera al presidente della mia regione dove ponevo alcune questioni, naturalmente nessuna risposta! Sposo in pieno le parole di Alessandro Morichetti sembrano quasi la fotocopia del mio pensiero :"... non mi associo all’Ais da 2 anni per motivi vari: gestione locale semi-dittatoriale, rivista associativa di infimo livello, diffusa incapacità di valorizzare forze nuove, laboratori organizzati più per fare cassa che cultura. E poi quell’atmosfera da casta per cui la divisa è tutto e senza non sei nessuno, così comica una volta appeso il tastevin al chiodo..."

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Riccardo

circa 9 anni fa - Link

Sono corsista di 2° livello in una provincia Toscana e sono daccordissimo sul fatto che la Francia sia affrontata in modo troppo sbrigativo!...Champagne : Pinot Noir, Pinot Meunier,Chardonnay.Oltre a questi 3 nomi la descrizzione e' durata altre 20-30 parole!...e mi dispiace ma alcuni relatori...be'...

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Antonello Maietta

circa 9 anni fa - Link

Ma non ero stato chiamato in qualità di commentatore? :-) Scherzi a parte, sono contento che ci sia interesse verso l'AIS anche da parte di chi non è più socio o di chi non lo è mai stato, perché significa considerarla un patrimonio di tutti. Io sono convintissimo infatti che questa Associazione, checché se ne dica, in 45 anni di attività abbia fatto solo ed esclusivamente il bene del vino. Abbia fatto avvicinare moltissime persone al vino, abbia fatto crescere molti appassionati. Chi mi conosce sa bene che sono una persona serena e amante del dialogo, le domande che mi ponete sono molto articolate e richiederanno più di un intervento, ma sarò felice di rispondere a tutte. Inizio dalla cosa più facile: i concorsi. Una cosa importantissima per la crescita dei nostri giovani professionisti. Mi fido talmente tanto di Cristiano Cini, la persona che ho delegato a questo delicato compito, che non gli hi neppure chiesto chi saranno le persone che lo affiancheranno. Dopo 7 giorni esatti dalla sua nomina era già in pista al "Master del Sangiovese" dove per la prima volta in un concorso AIS i semifinalisti hanno potuto prendere coscienza diretta dell'esito della loro prova dalla viva voce dei loro esaminatori, con la massima trasparenza, facendo così tesoro dei propri errori. E la numero 4 è andata! Buona serata a tutti

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Baser

circa 9 anni fa - Link

Sono Sommelier AIS da quest'anno. Passione, non lavoro: nella vita faccio tutt'altro. Da una parte, ringrazio mamma AIS per avermi allevato con i suoi amorevoli corsi, nel complesso sicuramente ben fatti (certo, anche migliorabili). Dall'altro, mi dispiace vedere un'associazione troppo chiusa in se stessa, troppo autoreferenziale e poco trasparente... Ho come l'impressione che un po' troppa gente "viva di AIS", che se non sbaglio rimane un'associazione senza fini di lucro. E' per questo che sono piacevolmente stupito e contento di leggere qui le parole di Maietta. Bravo Pres! In bocca al lupo! (...Che, ve lo immaginavate Terenzio Medri a dire la sua su un wine-blog?)

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Io non c'entro nulla con l'AIS e quindi non diro quello che deve o non deve fare. Conoscendo un po invece il Wine & Spirits Education Trust (http://www.wsetglobal.com/), organizzazione nata inglese ma ormai con 25.000 studenti in tutto il mondo, noto la mancanza nel nostro paese di una organizzazione che si occupi della diffusione della conoscenza non solo a livello di descrittori, analisi organolettica, servizio del vino al ristorante, ma anche struttura del business del vino nazionale e internazionale, viticoltura ed enologia (alla quale nel corso di Diploma, biennale del WSET sono dedicate 200 pagine), legislazione, management di ristoranti, wine shop, buyers per supermarkets e simili, ecc. ecc.. Un corso, o piu' corsi come e' del caso, che vengano fatti con laicita (niente divise o attrezzi liturgici tipo tastevin) e professionalita', per preparare i professionisti del vino a valle della produzione, ovvero tutte quelle figure in grado di interpretare il vino e porlo in un contesto con professionalita', e non solo all'interno della sala di un ristorante.

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salvuccio

circa 9 anni fa - Link

Sto frequentando il corso di primo livello AIS proprio per migliorare le mie conoscenze del vino, e ho seguito le polemiche relative a Franco Ricci e al sistema Bibenda.... l'unica speranza è quella che il neo presidente Maietta metta fine al sistema discutibile messo su da Ricci&Bibenda e dia nuovo lustro ad un'associazione che merita sicuramente rispetto...

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andrea

circa 9 anni fa - Link

Caro Antonello, rinnoverò la tessera e parteciperò alle attività dell' Ais se emergeranno finalmente figure valide come Armando Castagno.

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Davide Bonucci

circa 9 anni fa - Link

Ar-man-do, Ar-man-do, Ar-man-do! :D

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Luca Martini

circa 9 anni fa - Link

non mi associo al fatto di non rinnovare la tessera sia la cosa giusta da fare ,ragazzi cè da lavorare e questo dinamico gruppo guidato dal nostro presidente Antonello Maietta sarà il futuro...un appello per cambiare le cose bisogna crederci e lavorare uniti ... non pretendete di arrivare a giochi fatti... Maietta for president !!!!

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Antonio DEL GIACCO

circa 8 anni fa - Link

Concordo anch'io. Rinnovare la tessera significa potenziare l'associazione. Potenziarla significa consentirle di perfezionare i meccanismi di crescita, a tutto vantaggio dei soci e di chi ha scelto, per professione, o per passione come il sottoscritto, questo mondo. Mi sembra davvero, per quel che ho potuto conoscerlo, che Antonello rappresenti davvero il futuro; ho apprezzato la sua conoscenza, la sua capacità comunicativa ed il suo dinamismo, ma sono rimasto davvero colpito dall'entusiasmo che riesce a trasmettere, sia come docente in un corso Ais, sia durante una manifestazione del vino. Avanti così, sono proprio soddisfatto. Viva l'Ais!

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Luke

circa 9 anni fa - Link

Ciao, Io ho fatto il corso ais base a Roma e anche il Master. Armando è uno (lode) dei miei maestri. Ma va citato anche Franco Siciliano e anche Massimo Billetto. Persone serie, precise, trasparenti. Ma sì, diciamolo, l'AIS non è il luogo italiano dell'eccezione rispetto alla regola. C'è molta gente come me, che pur essendo enofolli amatori e facendo altri lavori, darebbe molto volentieri un contributo (gratis mai) sia in termini di degustazioni sia di didattica ecc ecc. Premesso che chi guida l'associazione ha la discrezionalità sul giudizio di chi viene selezionato, è anche vero che il ricambio è puramente sulla carta. Non è questione solo di età. Io credo poco al ricambio come mera questione generazionale. Ci credo più per un bisogno di tenere vivi e svegli gli associati. Se uno sta su uno scranno a vita, rischia di diventare un prete di una chiesa vuota... Con tutto questo, certo, andrebbe fatta un po' di chiarezza tra gli interessi associativi e quelli privati. Voglio solo spezzare una lancia a favore anche della (pare) indifendibile associazione romana: la mia passione è stata coltivata, seguita e fatta esplodere dai miei docenti a cui sono grato, pur riconosendo i grossi limiti di alcuni e il livello un po' scaduto delle attuali degustazioni e seminari. Certo, non si può pretendere di coltivare tanti Armando se non si fa vero talent scouting... o no?

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Antonello Maietta

circa 9 anni fa - Link

@ Andrea e Davide: guardate che Armando è un nostro validissimo collaboratore della Duemilavini, scrive su Bibenda e collabora con AIS Roma. Magari riuscisse a lavorare per AIS a tempo pieno, sarei il primo ad esserne felice. Vediamo ora la domanda N°5. Abbiamo da poco creato l'Area Formazione, a capo della quale c'è la Dottoressa Rossella Romani, una vera autorità in materia. Credo che in generale i nostri docenti siano già piuttosto bravi, altrimenti non li chiamerebbero a fare lezione anche al di fuori degli ambiti associativi. Da gennaio comunque partiranno una serie di sessioni di aggiornamento. Per quanto riguarda la Francia, mi ricordo che quando ho fatto il corso io (1980) c'era una sola lezione sui vini del mondo, poi sono diventate 2 (Francia e resto del mondo) poi 3 ed ora sono 4 (2 Francia, 1 Europa e 1 mondo). Potremmo metterne anche 15 e non sarebbero ancora sufficienti perchè la lezione in aula serve a trasmettere la filosofia produttiva di un territorio, per tutto il resto... non ho bisogno io di spiegarvi cosa occorre. Buona serata, prendo fiato perchè mi restano le domande più "toste".

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Ivano Antonini-EnoCentrico

circa 9 anni fa - Link

Come relatore nei corsi AIS proprio sulla Francia, è una lamentela che sento spesso pronunciare dalle voci dei corsisti. Concordo con le parole di Antonello... Si potrebbe dedicare anche tutto un livello sulla Francia che non basterebbe ancora. Quello che ripeto sempre alle mie lezioni è che la Francia, per capirla a fondo, va prima studiata e poi BEVUTA. E per questo, sappiamo purtroppo, che non è sufficiente... neanche la Master Card. Un passo in avanti è già stato comunque compiuto, in quanto ora i corsisti hanno finalmente un libro che per gli scopi di approccio ai vini francesi e del Mondo, è già fatto bene. Il prossimo passo auspicabile adesso, è quello di alzare il livello dei vini in degustazione. Non dico di mettere Petrus e Romanée Conti, ma si possono trovare molti vini "didattici" che servirebbero per comprendere meglio la filosofia di produzione di quella regione.

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Andrea e Roberto

circa 9 anni fa - Link

Da una serata densa di nevischio in Borgogna, tornati in albergo dopo una visita commovente a Lambrays, leggiamo d'un fiato prima di addormentarci le parole di Alessandro. Ci sorprendiamo da soli di quanto ci troviamo d'accordo con i suoi cinque punti, quasi (ma speriamo di no) un novello manifesto luterano appeso fuori della cattedrale di Magonza. E ci addormentiamo meno soli, in questa associazione dove ogni giorno ci riconosciamo sempre di meno. Auguri Antonello, da due genovesi che capiscono che lavoro difficile ti attende.

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Ivano Antonini-EnoCentrico

circa 9 anni fa - Link

Uno dei risvolti più difficili che mi trovo ad affrontare nelle mie lezioni, è quello di usare un linguaggio che sia comune e facilmente comprensibile dai corsisti. Non è facile, poiché si parla ad un pubblico variegato. Troppo variegato. C'è lo studente che vuole imparare e che frequenta i corsi perché a casa sua si beve solo Tavernello, c'è quello che fa tutt'altro lavoro e che non ha mai sentito parlare in vita sua di Chambertin o di Pauillac, c'è il "cumenda" che lui beve solo Champagne, c'è l'operatore del settore che da una lezione come questa si aspetta di imparare qualcosa in più, c'è l'amatore che la Borgogna, la Champagne e Bordeaux, sono zone che le conoscono a menadito e per non parlare del "tuttologo" che ti interrompe ogni due per tre, con domande che servono solo a spezzare il ritmo di una lezione e che vuole fare ovviamente bella figura, davanti a tutti. Magari facendo credere di saperne più del relatore. Capite dunque che alla fine, le difficoltà di comunicazione per cercare di accontentare tutti, rimangono. Soprattutto quando la lezione si svolge in due ore e mezza, alle 9 di sera, e la soglia di attenzione da parte di gente che si è alzata alle 6 del mattino per andare a lavorare, non può essere alta.

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Sara Porro

circa 9 anni fa - Link

Lo studente che "a casa sua si beve solo Tavernello" esattamente come deciderebbe di stanziare più o meno 1800 euro in un corso AIS? Io credo che il target di corsisti AIS si autoselezioni per via del costo, oggettivamente molto alto soprattutto se teniamo conto dell'alto numero di partecipanti ai corsi e della generosità degli sponsor. L'unica giustificazione per un esborso come quello del corso AIS è - o meglio sarebbe - l'alto livello di ogni singola lezione, per tutto il resto ci sono degnissimi corsi for dummies, ben diffusi ormai in ogni città.

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Mara

circa 9 anni fa - Link

Ma Sara, che domande fai! I 1.800 euro, che poi sarebbero circa 1.600 (almeno quà in romagna) inclusi tre anni di quote sociali si trovano RINUNCIANDO A:0,5 gradi di calore in casa; un completo intimo;conversazioni inutili al cellulare del tipo " ciao, sono io, dove sei? cosa fai? ah,sei impegnata,allora ti chiamo dopo." Ah, ma scusa volevi dirmi qualcosa? No, solo un salutino e sapere dove sei" Ah,beh, allora d'accordo ci si sente dopo; un paio di sandalini estivi, un giro in auto (usa di più la bici)un golfino, un paio di dosi di patatine fritte, e poi mi fermo perchè sono buona. Non è meglio investire in cultura e conoscenza. Se poi per te questa non è conoscenza, beh allora scusa il disturbo. Ciao.

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Sara Porro

circa 9 anni fa - Link

Mara, non mi fraintedere: non intendo che non possa essere una cifra sensata o un investimento valido. Dico solo che da questo livello di prezzo - e ripeto, le lezioni sono molto affollate - mi aspetto una qualità dell'insegnamento perlomeno stellare, e certo non un corso di "introduzione al vino" per bevitori di Tavernello vagamente curiosi di esplorare altre possibilità. Tutto qui!

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Andrea Toselli

circa 9 anni fa - Link

C'è un po' di vero nelle parole di Sara e molto di vero in quelle di Mara. AIS ha tracciato delle regole e dei percorsi per la formazione dei relatori e dei degustatori che, a volte, pagano il dazio in presenza di alcuni soggetti, di antica qualifica, carenti sia sul piano dell'aggiornamento che su quello della presentazione in aula della didattica. Basti pensare alla difficoltà incontrata, almeno fino a poco tempo fa, nell'alfabetizzazione informatica e sull'uso dei relativi strumenti. La critica di Sara può dunque derivare da un'esperienza particolarmente carente sul piano della qualità percepita, in rapporto alla spesa sostenuta, nella formazione ricevuta in sede di Corso AIS, rispetto a quella percepita in altri ambiti. Mara ha la fortuna di vivere in Romagna, dove c'è abbondanza di ottimi relatori con la conseguente ricaduta positiva sui frequentatori dei Corsi. Purtroppo, a livello di soggetti erogatori dei Corsi, non è sempre facile coniugare l'entusiasmo della passione con i conti della serva e sono presenti scenari nei quali l'equilibrio è troppo spostato verso il profitto, magari di pochi personaggi intraprendenti, fra i quali, a volte, mancano figure di sufficiente professionalità. Non esiste una ricetta miracolosa, ma su alcuni punti sono abbastanza certo di non sbagliare: 1) corsi a numero di partecipanti limitato; 2) accurata selezione dei relatori; 3) accurata selezione dei vini, che si possono anche acquistare.....; 4) delegazioni AIS qualificate per le buone capacità organizzative e non per la semplice capacità di produrre tessere effimere ed una pletora di soci infarinati.

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Sara Porro

circa 9 anni fa - Link

Ciao Andrea, scusami se puntualizzo di nuovo, evidentemente il mio primo commento non era chiaro. Non sto dicendo di avere vissuto un'esperienza tragica al corso AIS che ho frequentato - non è affatto così - bensì che il costo del corso è ragionevole soltanto se la qualità di relatori e vini è costantemente molto alta. Facciamo un po' di conti della serva: il primo livello dura 15 lezioni, di cui la prima puramente introduttiva al corso (= no vino), per complessivi 650 euro, ovvero poco meno di 45 euro a lezione. Al mio corso eravamo circa 80 in classe, quindi le lezioni sono puramente frontali, e l'interazione è necessariamente ridotta al minimo. Capisci che a questo punto il gioco vale la candela soltanto se ciascuno dei relatori è in grado di fare davvero la differenza.

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Mara

circa 9 anni fa - Link

@Sara: e la qualità degli studenti? Anch'io ho fatto i corsi e siccome ii relatori li scelgono i delegati, è con i delegati che bisogna protestare per avere relatori migliori. E ce ne sono, credimi. Ma a volte, come ha ben spiegato Ivano Antonini, gli studenti non hanno tempo, non possono, non hanno volgia o non trovano tempo per studiare a casa. Ma tu, Sara, ti sei diplomata solo stando attenta in classe? Senza studiare a casa? Beata te, allora. E' solo un corso, per imparare bisogna studiare ed assaggiare......ma tanto. Ciao

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mc100

circa 9 anni fa - Link

Aggiungo la mia recentissima esperienza di corsista (primo livello AIS). Oltretutto uno dei miei relatori era proprio Maietta. Le mie considerazioni sono bivalenti: sicuramente il corso ha una impronta molto professionale (testi ben fatti, valigetta carina, location ottima, docenti incravattati ecc.) che riesce solo in parte a giustificare un prezzo decisamente monstre. I miei dubbi vertono principalmente su alcuni punti: - docenti troppo ingessati e troppo "ancorati" alla lezione standard. Qualcuno ha provato un paio di volte a fare qualche domanda, ma è risultato evidente che non erano gradite. Tenendo conto che in aula non eravamo moltissimi (mi pare una trentina) e che il livello medio di preparazione era più o meno comune (tutti neofiti o quasi), secondo me ci stava qualche domanda. - qualità e "nome" dei vini proposti in assaggio decisamente non congrua rispetto al prezzo - capisco che il corso teoricamente dovrebbe poter formare dei professionisti, ma, al primo livello, due-lezioni-due (tenute proprio da Maietta) sul ruolo del sommelier, sul il vino che si versa di qui e sul tappo che si appoggia di qua e sul cavatappi ecc. sono francamente troppe, anche considerando la lezione introduttiva e quella finale di autovalutazione. Alla fine su 15 lezioni te ne sei bruciato tre e mezzo... - serata sulla birra scarsa: per mia fortuna conosco abbastanza l'argomento e devo dire che il pur volonteroso relatore ha messo in piedi una lezione poco approfondita. Campioni degustati: Chimay tappo bianco (vabbè), Pilsner Urquell (!), Tennents super (!!!!). - lezioni su grappe, distillati ecc. francamente troppo frettolose. Capisco che ci sono un sacco di argomenti, ma per tirarli via di corsa, tanto vale fare una scelta e tralasciare qualcosa - gita abbinata al corso: ci hanno portati in langa. Siamo finiti a Fontanafredda (sarà un caso che l'enologo che ci ha fatto le -peraltro ottime- prime tre lezioni lavori come commerciale proprio per Fontanafredda?), dove ci è stato propinato un giro turistico standard, molto promozionale, e molto poco tecnico. Pranzo compreso nel prezzo della gita (neppure in questo caso particolarmente popolare); cibo e vini in abbinamento di qualità e quantità decisamente discutibili, con un barolo "modernista" che di nobile aveva solo il nome. Detto quanto sopra: il corso a me che ero un neofita quasi totale del vino è servito molto e sono contento di averlo fatto, e non posso certo dire che non ci siano stati molti aspetti ben fatti. In conclusione: sono molto indeciso sul proseguire con il secondo livello: prezzo molto, troppo elevato se la qualità generale è la stessa del primo livello. Forse potrei comperare i testi in autonomia.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Da sommelier e master AIS mi permetto di dare il mio piccolo contributo. Prendo mossa dalle parole di Ivano. Il Pubblico di riferimento delle lezioni è davvero troppo variegato. Oggettivamente per me è stato difficile ascoltare domande che palesavano una totale ignoranza in materia, così come saranno state pesanti le domande che io rivolgevo agli insegnati chiedendo dettagli che alla maggior parte dei colleghi potevano apparire da "vero rompipXXXe". Non sarebbe il caso di ipotizzare due percorsi di formazione diversi? Uno per il sommelier e uno per il sommelier professionista? Anche il Master Bibenda è stato utilissimo, ma abbiamo impiegato circa 15 incontri solo per uniformare la preparazione media. Sono convinto che ipotizzare due percorsi, uno magari più breve, uno più lungo di quello attuale, per fare in modo che ognuno impari ciò di cui ha bisogno, sarebbe di giovamento.

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Andrea Gori

circa 9 anni fa - Link

due corsi, due indirizzi, allora due associazioni...una di professionisti e una di non professinisti meglio così com'è, IMHO

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

sono d'accordo. Creare sommelier di serie A e di serie B non mi sembra un modo corretto per ovviare al problema dello scarso interesse dei corsi presso gli studenti più scafati, per i quali, finito l'anno e mezzo di nozioni più o meno già acquisite, c'è sempre il Master. E comunque ribadisco che il principale merito dei corsi AIS, da me frequentati a Roma anni addietro (quando comunque ero già piuttosto ferrato in materia enoica), non è tanto nelle nozioni che vengono divulgate, quanto nell'insegnare in modo molto efficace come si sviluppa e si applica un metodo, sottintendendo che sta a ciascuno, in seguito, crearne e applicarne uno proprio, a cui essere coerenti. A tutti i più grandi degustatori al mondo (Parker, Meadows, Juhlin) vanno riconosciute l'assoluta analiticità e coerenza metodologica, in cui spesso è insita la differenza tra il bravo degustatore e il grande degustatore.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Non si tratterebbe di creare una categoria professionale (il sommelier, per l'appunto) e una senza l'attestato professionale (un Enoconoscitore, insomma chiamatelo come volete). Per rimanendo "nei secoli fedele" all'AIS Roma e all'AIS in generale, non posso fare a meno di notare che il modello adottato dall'ASPI meriterebbe di essere valutato e magari riproposto ( http://www.aspionline.it/index.php/lassociazione/categorie-dei-soci )

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Antonello Maietta

circa 9 anni fa - Link

Rispondo ora alla domanda 3, quella sulle guide. L'argomento mi è caro essendo un collaboratore della Duemilavini fin dalla sua prima edizione di 12 anni fa. Mi è difficile pensare quindi ad una sovrapposizione tra la Duemilavini e le guide regionali a cui le sedi periferiche dell'AIS collaborano. Hanno uno spirito diverso e fruitori differenti, molto spesso vengono richieste da enti pubblici e/o consorzi che affidano alle sedi regionali dell'AIS la redazione. Il loro ruolo è quindi quello di divulgare una conoscenza dei prodotti del territorio, spesso senza dare neppure valutazioni qualitative, una sorta di almanacco. Sul versante Duemilavini in 12 anni non ho neppure percepito questo "turnover dei collaboratori preoccupante", Così come non credo sia difficile, leggendo le degustazioni, se "sto vino è buono o no?" anche se le intenzioni dei curatori vanno un pochino oltre. Anche sul capitolo simboli/punteggi non mi sembra così inopportuno racchiudere in un simbolo una categoria omogenea: non ci vuole Einstein per capire che 5 vale più di 4 e che 3 vale più di 2.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

@ Luke: sai bene quante volte abbiamo parlato tessendo lodi di Armando, già il ripeterlo per iscritto suona pleonastico. Credo però che un sano talent scouting non porterebbe alla scoperta di altri "armando" nemmeno in sedicesimo: è un fuoriclasse e come tale non è inimitabile, nè raggiungibile semplicemente applicandosi di buona lena su studio tecnico e degustazione. Parafrasando il mondo del calcio direi che nonostante lì il talent scouting sia davvero capillare, di Lionel Messi ne esiste solo uno. P.S. sotoscrivo in pieno gli altri nomi menzionati e se mi posso permettere di proporre un nome fuori dal circuito AIS che sarebbe un acquisto da urlo suggerisco Paolo Leone: il naso che ha creato il catalogo cuzziol. Non ha il trasporto di Armando, è schivo, ma in quanto a "sentire" il vino e saperlo descrivere, non ho mai visto dal vivo una persona altrettanto capace.

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lillicca

circa 9 anni fa - Link

anch'io terminato il terzo livello a roma mi sono ben guardata dal tesserarmi. Non sopportavo quell'atmosfera pesante da sagrestia, e ho maldigerito quella sensazione infastidita dei docenti quando si provava a dissentire sulla dottrina. E' stato un sollievo quando, grazie al lavoro in ristorazione, alla conoscenza diretta con produttori e appassionati, ho cominciato davvero a capire il vino. Grazie al cielo ho maturato un mio punto di vista personale, e quel metodo non è IL METODO, checchè ne dica l'ais. A distanza di anni apprendo che tutto è rimasto ancora tremendamente imbalsamato e autoreferenziale. Basta business man come Ricci, basta Scrobogna(un incrocio infausto tra la santanchè e frau blucker)e sue adepte formate con lo stampino. Basta mafie per lavorare al gruppo servizi. E basta con docenti in palese conflitto di interesse. basta con le degustazioni dei corsi sponsorizzate. Ma sino a quando centinaia di persone continueranno a iscriversi ai corsi ais solo perchè non c'è di meglio, che dire? Degustate, gente, degustate.

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riccardo

circa 9 anni fa - Link

yes!

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Andrea Toselli

circa 9 anni fa - Link

Che la via romana non sia perfetta qui, ai confini dell'Impero, lo si va affermando da molti anni, provando, in piccolo, a restare all'interno della grande Mamma AIS, ma limitando al minimo indispensabile alcuni degli eccessi che lamentate, però affermare che sia tutto da buttare è ingeneroso. Se uno pensa di diventare tuttologo del mondo enoico in una cinquantina di lezioni, sborsando 1500 / 2000 Euro, è fuori strada. E poi è troppo comodo dimenticare che i corsi sono erogati a Soci che, volendo, possono cercare di influenzare con la critica costruttiva, se possiedono le necessarie competenze, sia la didattica che la politica dell'Associazione. Non è facile, è faticoso, a volte può essere fastidioso, non produce reddito, ma, se si hanno idee, voglia di fare e non si hanno scheletri nell'armadio, gli spazi di crescita si possono ancora trovare.

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Antonello Maietta

circa 9 anni fa - Link

E pensare che ci sono moltissime persone che si iscrivono all'AIS soltanto perchè ne condividono lo spirito associativo e nel loro percorso non hanno mai fatto neppure una lezione del corso. Qualcuno li avverta in che razza di melma si sono impantanati.

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anne

circa 9 anni fa - Link

quoto!

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Vinogodi

circa 9 anni fa - Link

... mah...

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vittorio

circa 8 anni fa - Link

Dopo la mossa di fare Bibenda rivista cartacea dell'ais abbiamo capito che non cambieranno le cose D'altronde il presidente Maietta é pupillo di Ricci e quindi credo che non vedremo nemmeno questa volta un'ais libera e oggettiva

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Francesca

circa 5 anni fa - Link

LETTERA APERTA ALL’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIERS (A.I.S.) Caro Delegato, [edit, e tre] Caro coso, evidentemente non mi sono spiegato bene. La tua corrispondenza la inoltri con le Poste Italiane, noi qui facciamo altre robe. [F]

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Andrea Toselli

circa 5 anni fa - Link

E' autunno, cadono le foglie, escono le Guide e le critiche in stile biblico all'AIS. Le risposte alle ricorrenti contestazioni spettano al vertice dell'Associazione, ma non posso fare a meno di notare come sia sempre molto più facile esercitare, in puro stile italiota, critiche dall'esterno anzichè provare a cambiare le cose dall'interno. Certo che si debbono possedere degli anticorpi fortissimi per sopravvivere decenni in un "ambiente viziato e malsano"..........

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