Appunti irresponsabili: per un’analisi junghiana di un degustatore abituale di vino (maschio)

Appunti irresponsabili: per un’analisi junghiana di un degustatore abituale di vino (maschio)

di Pietro Stara

Carl Gustav Jung sostiene che “la vera terapia consiste nell’approccio al divino; più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia”. Il degustatore abituale prende alla lettera questa esortazione nei riguardi di una giusta pratica terapeutica, ma con un’ulteriore circonvoluzione semantica, cioè separando il ‘di’ dal ‘vino’ e, così facendo, riesce a congiungere le forme archetipiche universali ereditate da noti sbevazzoni familiari (e non solo) con il suo inconscio attualizzato. Un inconscio individuale, a dire il vero, popolato da una miriade di inconsci non necessariamente afferenti al mondo del vino, anzi! Spesso in ufficio fanno la loro allegra apparizione gli inconsci collettivi di contabili, pediatri, meccanici d’auto, assicuratori, commercialisti (eccetera), che conducono il degustatore abituale verso la complicata strada delle nevrosi da sovraffollamento. Essi sono, dunque, quegli ostacoli che, separando la libido vinosa lungo il processo di adattamento alla realtà, conferiscono al degustatore abituale un accatastamento di archetipi primordiali da cui sarà ben difficile uscire sobri.

La libido, a seguito di ciò, regredisce e ricade ad uno stadio antecedente più primitivo: per essere precisi a quello della birra con gazzosa. Essa, la libido appunto, essendo distolta dal compito di adattamento, ritorna a controllare la funzione nutritiva provocando degli inevitabili disturbi gastro-digestivi. La nevrosi deriva dal fallimento della libido e dalla sua incapacità di adattamento. La “dissociazione della personalità” scaturisce nello iato conflittuale che si crea tra la libido che rimane allo stato preliminare della birra con gazzosa e quella dello sviluppo dell’individuo in età più avanzata dettato dalla volontà di ingurgitare tre casse dello Champagne Jacquesson S.A. Cuvée n. 735 Dégorgement Tardif. Maggiore è la libido impiegata in modo regressivo, maggiore è il conflitto (anche se la birra con gazzosa costa decisamente di meno).

L’intuizione junghiana che la vita psichica ha due poli non turba in alcun modo la certezza del degustatore abituale, che già rivela la risposta più consona: “il rosso e il bianco!” Ma egli, non pago di fronte a cotanta rielaborazione teorica, aggiunge: “in mezzo il rosato!”.

In una nota conferenza che si tiene alcuni anni orsono a Genova Voltri, che tenta di coniugare il pensiero junghiano per le classi quarte delle elementari con la degustazione abituale, un noto relatore conclude mentre sorseggia un Ottomarzo delle Tenute Dettori, confortato da un grande e caloroso tripudio di applausi, che “i bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi!”. Da allora pare che gli analisti junghiani abbiano declinato successivi inviti a tenere conferenze congiunte con i degustatori abituali.

[Immagine: Wikimedia Commons – Qui gli appunti freudiani]

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

2 Commenti

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Fabio Romano

circa 7 mesi fa - Link

Cosa dire! Bravo Pietro!!! Libido o Pulsione 😉? Mi piacerebbe leggerti alle prese con lo "eno-seno" di Melanie Klein e le invidie varie ed eventuali. Ciao

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Radici

circa 7 mesi fa - Link

...o col concetto winnicottiano di "vino sufficientemente buono". Cioè quello che ti arreca, a bottiglia finita, una frustrazione ottimale...

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