Appius 2016, la stella cometa stavolta porta freschezza

Appius 2016, la stella cometa stavolta porta freschezza

di Andrea Gori

Dopo 25 anni di linea Sanct Valentin la cantina di San Michele Appiano nel 2010 presenta Appius, il primo dei supersüdtiroler  da combattimento per il titolo di grande vino bianco italiano. Vino che abbiamo discusso e seguito a più riprese ma che vale sempre per tastare al polso al vigneto altoatesino.

Dal 2010 è stato prodotto ogni anno con variazioni anche importanti nel blend che comunque ha sempre visto presente in misura maggioritaria lo chardonnay e progressivamente sparire il gewuerztraminer. Per il sottoscritto è un peccato non averlo conservato anche solo in piccola percentuale, ma l’enologo Hans Terzer si è arreso al fatto che marcasse troppo il blend soprattutto in gioventù e quindi oggi con la 2016 Appius è uno chardonnay per il 58%, pinot grigio per il 22% e pinot bianco al 12%.

C’è solo un saldo di 8% di sauvignon che non può mai mancare anche solo per un trait d’union ideal con il vino più famoso della cantina, il Sauvignon Sanct Valentin, appunto. Le note tecniche parlano di 0,5 gr di acido malico, 2,5 gr/lt di zuccheri residui e un pinot grigio che non ha fatto malolattica e, ovviamente, l’affinamento separato degli altri vitigni bianchi in legno che fanno completamente malolattica in maniera che il vino acquisisca cremosità e struttura senza pesantezza e senza perdere il tocco “minerale” (sic.).

La 2016 sarà ricordata come una annata straordinaria (anche) in Alto Adige ma fino ai primi di agosto e tutto luglio non lo avrebbe detto nessuno perchè erano stati molto piovosi.

Questo è davvero un Appius, dice Hans Terzer, di cui mi sono innamorato, ha fin da subito eleganza e acidità, mineralità e struttura sapida imponente quasi come il frutto, giovanissimo eppure già definito nei suoi muscoli”.

Appius 2016 Alto Adige Bianco DOC Sudtirol Weiss
Naso tropicaleggiante e candito con frutto bianco e giallo e soprattutto un’intensità balsamica che esplode subito.  Tra i profumi troviamo susina matura, mela, pesca, profumi floreali tra tiglio e biancospino, ananas, guava e papaya, mela cotogna, poi note più calde di canfora vaniglia e pepe bianco.  Il legno è ben presente così come zenzero o ginger, si avverte un tocco del semi aromatico sauvignon che emerge tra le pieghe ma il sorso ribadisce la sua vinosità e piacevolezza complessiva come progetto. C’è struttura, ricchezza ma conserv la freschezza. Vino che ricorda un Puligny-Montrachet con multi vendemmia in vari lieu dit. La traccia calorica è ben dosata, intrigante e pepata e il frutto del vino si avviluppa nelle pieghe di sapore mentre l’acidità marca ogni sorso con note citrine di pompelmo e agrumi, quasi a lasciare una nota di yogurth alla frutta. 96+

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

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Monterosso

circa 2 settimane fa - Link

Gori lei è veramente un fenomeno, verrebbe da dire fenomenico. Ha elencato oltre 15 descrittori, ma il culmine viene raggiunto con" Vino che ricorda un Puligny-Montrachet con multivendemmia in vari lieu dit". Non c'è che dire, evidentemente lei crede di possedere una conoscenza impareggiabile della Cote de Beaune, ma è anche evidente che le manca la prima dote di un serio degustatore: la modestia. Che tristezza!..........

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Ecco, a proposito di modestia, vorrei sommessamente ricordarle che Andrea Gori è stato AMBASSADEUR DE CHAMPAGNE nominato dal CIVC e miglior sommelier di Toscana dell'AIS. Cura inoltra per Intravino le degustazioni en primeur di Bordeaux. E sì, possiede una conoscenza impareggiabile della Cote de Beaune.

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Eb2323

circa 1 settimana fa - Link

Se proprio avessi dovuto muovere un appunto,analizzando la scheda tecnica di un vino che non ho assaggiato, la mia curiosità si sarebbe spostata su come un assemblaggio di una cuvee' da 4 vitigni e molteplici annate potesse essere comparata ad un village dove si vinifica solo in monovitigno ( quasi nella totalità Chardonnay in purezza, in rarissimi casi pinot blanc sempre in purezza) e sempre di singola annata.

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Eb2323

circa 1 settimana fa - Link

Chiedo scusa pinot blanc era relativo alla Cotes de beaune non al village puligny .

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Eb2323

circa 1 settimana fa - Link

Dio mi scampi ,rispetto al signor Monterosso di provare tristezza. Io provo smaniante curiosità ed incommensurabile invidia. È come equiparare Chateau de Beuacastel a Chateau Rayas.

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Andrea Gori

circa 2 settimane fa - Link

Salve Monterosso, ognuno descrive i vini come meglio crede e in base a quello che conosce. Qualche vino della Cote de Beaune l'ho bevuto (e forse qualcuno in effetti l'ho solo sognato) ma per rendere l'idea di questo Appius direi che ne ho provati abbastanza. Di modestia ne ho quanto lei che si permette di giudicarmi in base a questo pezzo. Alla prossima!

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josè pellegrini

circa 2 settimane fa - Link

Andrea, se capita , a tipi come Monterossa non rispondere . Sai che fastidio gli avrebbe dato il tuo silenzio. Fidati!

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Matteo

circa 2 settimane fa - Link

Solo una precisazione, leggendo tutte le schede di Appius dal 2010 al 2016(vedi sito del produttore), non c’è traccia di uso di uva Gewürztraminer nell’assemblaggio di Appius.

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Eb2323

circa 1 settimana fa - Link

Se non ricordo male non è presente il pinot bianco in alcune annate. Il Gewurztraminer non è mai entrato nell'assemblaggio a detta della cantina.

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Andrea Gori

circa 1 settimana fa - Link

nella presentazione del vino Hans ne ha parlato, probabilmente lo hanno provato a mettere sempre e poi ci hanno rinunciato oppure lo hanno messo senza accreditarlo e poi tolto

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