Andrea Arici, il Curtefranca controcorrente

Andrea Arici, il Curtefranca controcorrente

di Alberto Muscolino

“Curtefranca? Ma che è?” La reazione mediamente è questa ed è comprensibile perchè  in Franciacorta chi vuoi che ne parli del Curtefranca? Si battezza una zona con una tipologia e amen, tutti spingono quella fino allo sfinimento e il resto lentamente scompare dai radar. In realtà c’è ma non si vede, quasi tutti mantengono la gamma dei curtefranca, ma un po’ in sordina, solo in caso di clienti smaliziati o eccessivamente curiosi. Si tratta essenzialmente di chardonnay per il bianco (anche se è ammesso da disciplinare anche pinot nero e pinot bianco fino ad un massimo del 50%) e di uvaggi per quanto riguarda il rosso (carmenere e/o cabernet franc per un minimo del 20%, presenti anche cabernet sauvignon e merlot), ma a soffrire di oscurantismo è soprattutto quest’ultimo. Solo che il rischio è quello di perdere un patrimonio dal grande valore storico e dalle caratteristiche, in termini di qualità del prodotto, molto sottovalutate. Me ne sono accorto da poco e con grande sorpresa in un modo molto semplice: individuato il produttore di riferimento sulle bolle, capito come ragiona, fai 2+2 e gli chiedi di farti provare anche i vini fermi.

Di chi sto parlando? Di un giovane produttore, 40 anni ma ormai ben 17 vendemmie sulle spalle, che conosco da tempo e stimo, perchè ogni volta mi ricorda che si possono fare grandi cose senza esserne sopraffatti, senza montarsi la testa. Si può, insomma, restare fedeli alla propria natura senza omologarsi ai soliti modelli di ostentazione del successo. E’ proprio quello che ha fatto Andrea Arici (Azienda Agricola Colline della Stella), lasciando spazio alla passione, al territorio e a qualche buona intuizione. La prima di queste è stata puntare, all’inizio degli anni 2000, su una zona poco quotata, a est del lago di Iseo, in corrispondenza del comune di Gussago.

La seconda quella di capire il potenziale enorme di quelle colline calcaree e aspirare a farlo esprimere completamente nel vino. Laddove si sarebbe potuto smussare, arrotondare e avvicinarsi al resto della denominazione (e ai gusti dei più…) Andrea decide di liberare le briglie e lasciare che tutta la forza minerale della terra venga trasferita nel vino, nella maniera più radicale e schietta possibile per un metodo classico: evitando il dosaggio. Il risultato è spiazzante: Franciacorta strutturati e vibranti di acidità e di salinità, per niente accomodanti, mai scontati, perchè  tutti legati fortemente al millesimo (anche quando non è esplicitato). Qualche esempio? Il DosaggioZero Rosé 2015 (pinot nero 100%) è una bomba di frutto rosso pieno e masticabile, figlio di un’annata ormai ben nota, che si discosta nettamente dalla misurata compostezza che esprime di solito. Il DosaggioZero Uno 2016 (chardonnay 90% e pinot nero 10%) si presenta molto più grasso e meno affilato del solito, più “facile”.

Non volevo però decantare le virtù delle bollicine di Andrea, ma scrivere dei suoi curtefranca. Si tratta del rosso base 2016 e del  Cùdula  riserva 2015 e sono letteralmente tra i migliori rossi che io abbia provato quest’anno nelle loro rispettive fasce di prezzo: 8-10 € e 18-20 €. L’assemblaggio dei vari vitigni  (Cabernet Sauvignon 25%, Cabernet Franc 25%, Nebbiolo 20%, Merlot 5%, Barbera 25%) è perfettamente calibrato, equilibrato e convincente. Il rosso base è pericolosamente piacevole, al naso la frutta croccante trasuda succo saporito e dissetante in bocca, il legno esausto dove è stato affinato ha dato stabilità e nient’altro. Struttura agile e snella, per bevute copiose e “senza penzieri”. Il Cùdula  ha ambizioni diverse, viene da un unico vigneto posto su una bella collina terazzata  a 350 metri, il calcare non manca e il vino ne acquisisce struttura e mineralità che sorreggono tanta materia e una gradazione alcolica importante. L’affinamento in barriques usate è lungo ma non invasivo e il vino risulta più ricco, più sfaccettato e più imponente del fratello minore, senza rinunciare alla bevibilità.

Il tour de force di Natale è in vista, bisogna rientrare nella comfort-zone delle bottiglie sicurezza per evitare sorprese, aggiungo le ultime e chiudo la lista: curtefranca, + 2.

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Alberto Muscolino

Classe '86, di origini sicule dell’entroterra, dove il mare non c’è, le montagne sono alte più di mille metri e dio solo sa come sono fatte le strade. Emigrato a Bologna ho fatto tutto ciò che andava fatto (negli anni Ottanta però!): teatro, canto, semiotica, vino, un paio di corsi al DAMS, vino, incontrare Umberto Eco, vino, lavoro, vino. Dato il numero di occorrenze della parola “vino” alla fine ho deciso di diventare sommelier.

1 Commento

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Giancarlob

circa 2 mesi fa - Link

Grazie della dritta. Visto che un Arici fa sempre parte dei vini del periodo da diversi anni, stavolta ci metto anche questi curtefranca....se li trovo.

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