Amazon la smette col vino

di Fiorenzo Sartore

AmazonAmazon non è solo un gigante dell’e-commerce. E’ il simbolo stesso delle opportunità offerte dalla rete, perlomeno riferite al business. Quando ha annunciato, qualche mese fa, la sua discesa in campo nelle vendite online di vino, gli osservatori erano alquanto concordi: svolta epocale. Per farsi un’idea delle reazioni basterebbe leggere quel che scriveva Fabio: “il fatto che Amazon stia per vendere vino online sta creando un botto”.

Oggi la notizia della possibile chiusura per il settore wine di Amazon potrebbe creare un botto altrettanto sonoro. I motivi non sono chiarissimi, “un portavoce Amazon non ha fornito dettagli sui motivi della chiusura”, ma Wall Street Journal segnala un paio di possibili cause; la prima riguarderebbe problemi finanziari del settore logistico (parolone difficile per dire: quelli che fanno le consegne). A questi si aggiunge la complessa legislazione USA sulle vendite di alcolici online, che varia in misura notevole da stato a stato. Corrieri e burocrazia: ai venditori online queste due paroline dovrebbero ricordare qualcosa.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

7 Commenti

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Filippo Ronco

circa 10 anni fa - Link

Come al solito, la logistica è la spina nel fianco della vendita (del vino) online.

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

Negli USA, che logicamente sono il mercato di riferimento per Amazon, toglili dal gioco e il gioco non e' piu' interessante per un gigante come loro, il problema piu' grosso e' la burocrazia (la logistica dovrebbe essere piuttosto ben funzionante e avanzata). Il fatto e' che ogni Stato degli USA ha legislazioni diverse in fatto di vendita di alcolici, passando dal liberale al monopolio. In piu' e' in vigore il famigerato Three Tier System, che in pratica impedisce a chi produce o commercializza, la vendita diretta, specialmente tra Stati. In pratica, o si passa attraverso un distributore oppure nisba. La motivazione ufficiale e' quella che in questo modo si tutelano i minori dal consumo di alcolici. Ovviamente tutte balle, il vero motivo e' il controllo che questi grandi, enormi (alcuni miliardi di dollari di fatturato a testa per i piu' grandi) hanno sul mercato degli alcolici, di cui il vino e' peraltro una piccola parte essendo molto piu' importanti le birre e i superalcolici, e i grandi profitti che fanno e che non hanno nessuna intenzione di cedere ad altri. Vedere il blog Fermentation, di Tom Wark che e' un vero e proprio paladino della lotta contro questo sistema ipocrita e corrotto. Quello e' il motivo principale, il resto e' contorno, anche se la logistica del vino e' ovviamente meno facile che quella dei libri.

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Fabio Ingrosso

circa 10 anni fa - Link

La notizia è senz'altro un bel botto in negativo: che un player come Amazon esca dal business della vendita di vino non è positivo. La situazione americana è davvero complessa. Dal 1933 ogni stato ha il potere di regolare il flusso di alcol all'interno dei suoi confini, per cui si sono sviluppate numerose legislazioni nazionali. Tuttavia, il 2009 è stato un anno molto positivo perchè tre stati (Kansas, Tennessee e Maine) hanno aperto le loro frontiere alla vendita di vino diretta da parte delle aziende (prima era proibito). Al momento sono, pertanto, 37 gli stati "offsite" americani, stati che permettono ordini via internet, posta, telefono, fax e wine club. Certo bisognerà vedere come si muoveranno i grandi stati consumatori e non questi piccoli. Ma il futuro non può che essere quello dell'apertura e dell'adozione di vendita diretta che aumenta anno dopo anno. Con o senza Amazon. Secondo me, quindi, il problema non è tanto la logistica, bensì proprio la legislazione differente tra stato e stato che non potrà che livellarsi.

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Giampiero alias Aristide

circa 10 anni fa - Link

Primo: è meglio chiarire che Amazon non esce dal business del vino semplicemente perché non vi è mai entrato. Negli ultimi anni hanno condotto ripetutamente dei test isolati, limitati ad aree territoriali molto piccole e con clientela di poche decine di consumatori. Quest'ultimo tentativo era partito nell'autunno 2008, con ottime premesse e investimenti disponibili, poi tutto è stato rallentato dalla crisi finanziaria. Secondo: abbiamo disponibili ancora poche informazioni. Le difficoltà logistiche menzionate nei comunicati che girano in rete sono probabilmente riferite alle difficoltà finanziare relative al salvataggio dal fallimento della società che doveva curare la distribuzione nei vari stati. Terzo: la legislazione USA, detta "Liquor Law", è sotto completa revisione, come pure il sistema logistico. La crisi finanziaria ha soltanto rallentato questo processo, a causa delle diverse priorità imposte dalla situazione.

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marco

circa 10 anni fa - Link

per me è una good news ! Io per anni ho fatto buoni affari vendendo on line in US ed il tutto perchè legavo il negozio on line ad un vero negozio di vino. Quando Amazon ha deciso di mettersi in questo bussines ero sinceramente dubbioso. Sinceramente penso che la burocrazia sia un pò una scusa. Ma prima di buttarsi nel settore non avevano fatto una ricerchina di mercato?? mmm... che la legislazione USA non sia easy non è grande novità, vedi free the grape, l'associazione che si batte appunto per una legislazione meno complessa. Secondo me hanno venduto due bottiglie =) !

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