Affaire Amarone in Cina. Ci mancava solo l’etichetta “double face”

Affaire Amarone in Cina. Ci mancava solo l’etichetta “double face”

di Michele Antonio Fino

Chi è Igino Accordini? Chi era, semmai. Fu il fondatore dell’azienda in Valpolicella (sede legale a Negrar e sede operativa in Via dell’Industria a San Pietro in Cariano) che oggi è guidata dal figlio Bruno e da sua moglie Liliana.

E perché ne parliamo, visto che non si tratta di un’azienda particolarmente rinomata – una cantina come tante, come la maggioranza di quelle che operano quotidianamente nel nostro Paese? Perché Bruno Accordini è stato nei giorni scorsi il protagonista di una clamorosa vicenda in Cina.

La notizia è circolata sui canali social locali, Weibo e WeChat, e da lì è arrivata agli operatori del vino italiani in Cina. Almeno uno di questi ha segnalato la vicenda al Consorzio di Tutela della Valpolicella.

Di cosa si tratta? Semplice: un Amarone “double face”. Sotto l’etichetta (definita dal paron, “di velluto”) con la dicitura Amarone della Valpolicella 1997 Riserva Gino Cordin ce n’è una diversa, più piccola, con su scritto “Rosso Verona Indicazione Geografica Tipica 2013”. Notiamo inoltre che l’Amarone appare senza fascetta, senza la dicitura Denominazione di Origine Controllata, né con l’ordine giusto dei segni, trattandosi di una 1997, e non importa, giova ricordarlo, che la bottiglia abbia una retroetichetta.

La foto (in copertina del post) è presa dalla pagina facebook You Said Wine? Che ha reso noto tutto l’affaire.

Questo vino non compare nella gamma presentata sul sito aziendale: cercando all’interno, l’Amarone disponibile esce con etichetta nera e marchio Le Bessole, fascettato DOCG, ma etichettato come DOC. Tuttavia su Facebook si trovano winelovers in giro per il mondo che decantano questo prodotto dall’etichetta porpora: qui, ad esempio, ma anche qui, sebbene sulla pagina facebook aziendale, quello stesso 1997 si presenti con altra etichetta (e non solo lì), oltre che con quella presente in Cina.

L’azienda esporta in Cina, dove questa peculiarità dell’etichettatura sarebbe emersa, lasciando evidentemente qualche dubbio visto che il signor Bruno si è premurato di girare un video:

Nel video spiega, dal suo punto di vista, la particolarità. Sostiene (con qualche incertezza, all’inizio sembra che invece di Riserva, dica Rosso…) che si tratti di una normale pratica di conservazione: siccome stoccano il vino in cantine sotterranee molto umide, quando l’Amarone è stato imbottigliato, tre anni prima del video, lo hanno etichettato come Rosso Verona IGT 2013 “per distinguerlo” e lo hanno messo nei cestoni metallici da deposito. Quindi, quando dopo tre anni lo hanno preparato per la spedizione, hanno proceduto a rietichettarlo con l’etichetta definitiva. Qualche etichetta provvisoria sarebbe rimasta sotto l’etichetta definitiva, per un disguido tecnico.

Da tutta la vicenda sembra logico dedurre che:

  • L’Amarone riserva 1997 ha fatto la bellezza di almeno 16 anni di affinamento in cantina, prima di essere imbottigliato nel 2013/2014, anche se la scansione temporale raccontata da Bruno Accordini sembra un po’ diversa da quella che indicano i suoi importatori in Virginia (The wine is aged 60 months in oak barrels, then aged 24 months in tank, and another 10 years in the bottle before release) che però si riferiscono al vintage 1999. D’altra parte, se si guarda quest’altra foto, risulta chiaro che il 1997, appena imbottigliato, stando alle parole di Bruno Accordini, era già disponibile sulle tavole del Pizza Garden di Hua Hin, in Thailandia.
  • Durante una qualsiasi ispezione dell’ICQRF o dell’ente di controllo (SIQURIA), i gabbioni pieni di bottiglie etichettate come Rosso Verona IGT 2013, sono risultati perfettamente coerenti con i registri che indicavano l’equivalente di bottiglie di Amarone della Valpolicella DOC 1997.
  • Le etichette senza la menzione aggiuntiva di tipo A (Denominazione di Origine Controllata) non hanno mai riscontrato problemi, durante le verifiche in cantina e all’immissione sul mercato.

Viene spontaneo domandarsi se il vino di cui parliamo sia lo stesso di cui parlano le entusiastiche recensioni di quel cenacolo di accorti critici gastronomici che risponde al nome di “Vivino” e reca accanto al nome il prezzo medio di 78,50 euro.

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Certamente, avendo potuto svolgere qualche riflessione, appena un mesetto fa, sull’organizzazione degli enti di controllo attualmente più in voga nel Nord Est, vale a dire Valoritalia e Siquria e sulla peculiare organizzazione dei loro CDA, in cui siedono direttamente i presidenti e i direttori dei consorzi di tutela di molte denominazioni che questi enti controllano, ci chiediamo una volta di più se quello sia proprio il migliore dei sistemi possibile. Attenzione: non perché dubitiamo delle persone (perché altrimenti lo scriveremmo) ma perché dubitiamo che il sistema sia nelle condizioni di assicurare al meglio il risultato che dai controlli ci si aspetta.

Certamente se lo chiedono in questi giorni anche il Presidente del Conzorzio del Valpolicella, Andrea Sartori, ovvero il fratello del Presidente di Siquria SpA, Luca Sartori (a sua volta precedentemente presidente del Consorzio del Valpolicella, ma attualmente anche altre cose fra cui presidente del Consorzio IGT Verona), magari insieme all’attuale consigliere di amministrazione di SIQURIA (anch’egli ex presidente del Consorzio di Tutela del Valpolicella), Christian Marchesini.

Il danno di immagine su un mercato cruciale com’è quello cinese, per il più celebre vino veronese e per l’Italia tutta, vale senz’altro qualche domanda, anche di portata generale.

26 Commenti

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stefano borghetti

circa 4 mesi fa - Link

Buon giorno a tutti, certo che con tutte queste notizie di questi giorni, Igino Accordini con la sua duplice etichetta, le famiglie dell'Amarone che boicottano l'anteprima Amarone e se ne vanno in America e per ultima la notizia apparsa sui giornali questa mattina sul Corriere del Veneto " Vino, sequestrati 7 milioni di litri Due veronesi tra gli indagati"..... la Valpolicella e il suo vino perde di credibilità! Proprio nei giorni che dovrebbero essere invece momento di esaltazione dell'Amarone con l'anteprima e la preparazione al Vinitaly... Un vero peccato Stefano Borghetti

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

Grazie del commento Stefano. Anche se temo che il problema della congiuntura sia importante, ma non il più importante. Qui bisogna fare una riflessione profonda su come si sta tutelando una denominazione che è iconica, certamente, insieme a Barolo e Brunello, una delle più prestigiose d'Italia e delle più comprate nel mondo, forse anche più delle due precedenti per quanto concerne proprio la Cina. L'impressione da fuori è che il manovratore (o meglio i manovratori) vogliano mani libere . Ma siamo sicuri che sappiano dove vanno e soprattutto dove conducono l'agricolturaa che è alla base di questo meraviglioso vino?

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Bonelli Francesco

circa 4 mesi fa - Link

Buongiorno, sono il proprietario del Pizza Garden di Hua Hin , Thailandia.. quella bottiglia lo bevuta io con il mio socio e l’ho comprata in Italia nel 2014.. non le ho mai avute sul menù .. lo scrivo per essere chiaro visto che nel suo articolo mi ha messo in mezzo senza richiedere nessun permesso.. Distinti saluti

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

Buongiorno Francesco e grazie del suo commento. Io non l'"ho messa in mezzo": ho inserito un link a una pagina facebook PUBBLICA della sua pizzeria in cui nel 2014 era stata fotografata la bottiglia. Non occorre alcun permesso per vederla e citandone l'origine il diritto di cronaca non richiede alcun suo permesso per menzionarla. Se lei cambia la policy della foto sulla sua pagina facebook non sarà più visibile. Non ci sono congetture ma solo fatti nel riferimento alla bottiglia sul tavolo della sua pizzeria nel 2014. Siccome Accordini sostiene che il vino imbottigliato nel 2014 era stato tenuto per ulteriore affinamento in cantina, la foto era interessante.

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Bonelli Francesco

circa 4 mesi fa - Link

Lei ha scritto che era già disponibile sulle tavole del Pizza Garden ma non è veritiera visto che l’ho comprata in Italia insieme ad altre bottiglie di un altro produttore di Amarone.. da come ha scritto si deduce che le vendevo.. mi ha messo in una situazione che a me non sta bene, lo vuole capire o gli faccio un disegnino?

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

Caro Francesco, nonostante il suo tono e la sua coda di paglia (ha una ottima spiegazione che poteva scrivere su Facebook, ma ha preferito cancellare la foto, per cui mi rimane, per fortuna lo screenshot ) ma non ce n'è ragione perché "era disponibile" nell'economia generale della frase significa chiaramente che Accordini dice che il vino era in cantina, mentre già si trovava su una tavola dall'altra parte del mondo. Cordiali saluti.

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Bonelli Francesco

circa 4 mesi fa - Link

Di quello che ha fatto Accordini , non mi interessa.. lei ha scritto che le vendevo ed non è VERO visto che in Thailandia nessun importatore le ha mai avute.. ho cancellato il post su Facebook perché non ho idea come si può cambiare la privacy di una foto su una pagina pubblica.. non ho nessuna coda di paglia e quindi corregga il suo articolo perché ha scritto una FALSITÀ .. questo vino che parla nell’articolo non è MAI stato in vendita nel mio locale.. Poi faccia come vuole e si assumerà la responsabilità di quello che ha scritto .. distinti saluti

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

È del tutto ovvio che me le assumo. Grazie ancora

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Pietro

circa 3 mesi fa - Link

Sono un operatore specializzato per la Cina. Uso un nome di fantasia per ovvi motivi. Da tre anni questa etichetta dominava e spopolava a prezzi medi di 11 euro in Italia (comunita' Cinese e loro ristoranti Milano, Padova, Prato e Roma) e qualcosa di piu' in Cina aggiungendo i dazi. Il gioco e' finito! Senza entrare nel merito di vero o falso facciamo finta di niente ma in Cina attualmente Amarone e Vlapolicella Ripasso non lo vuole nessuno. Per la cronaca esiste anche una variante di etichetta non rossa ma in Beige. Qualcuno mi dira' se ho avuto modo di assaggiarli? Si a fiumi nei party Cinesi ed ovviamente un vino non all'altezza del nome che portava esternamente in etichetta. Come rosso Veronese IGT era perfetto anche se si trova di meglio! Qualcuno ha giocato a travestire bottiglie di IGT avra' imbrogliato molti Cinesi che poco ci capiscono pero' alla fine ci stiamo rimettendo tutti. Spero che il consorzio non stia a guardare ma tuteli. Hanno trovato tutto in ordine ai controlli ovvio chissa' chi avra' messo la seconda etichetta.... un Cinesino leccandola dopo avere mangiato riso!

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Montosoli

circa 4 mesi fa - Link

Ci sono troppi soldi in Valpolicella.....e questa e la sola fonte di tanti disguidi, battaglie legali, e vicende folcoristiche....come questa. Quando si faceva l’amarone per mandare avanti la famiglia, queste pagliacciate erano impensabili.

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Michele A. Fino

circa 4 mesi fa - Link

Grazie del commento Montesoli, Ma davvero o la produzione è minuscola o si diventa dei briganti? Proprio impossibile produrre in grande, bene, nel rispetto delle regole e dei consumatori? Io mi ostinò a non crederlo!

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Fabio Zanzucchi

circa 4 mesi fa - Link

Ci sono molte cose che non capisco: perché dovresti etichettare le bottiglie in stoccaggio e perché Rosso Veronese ? Se c’è un problema di identificazione delle bottiglie, non si potrebbero lasciare senza etichetta e segnare i gabbioni ? Inoltre il fatto che ai controlli dell’ICQRF le quantità di Rosso Veronese fossero coerenti con i quantitativi registrati di Amarone 1997 non mi pare che sia un’attenuante. O mi sbaglio ?

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Michele A. Fino

circa 4 mesi fa - Link

Non faccio congetture sul meccanismo e sulle complicità. Però ho raccolto dati sicuri che attestano INA frode che danneggia l'amarone. Molte testimonianze, con nome e cognome, attestano una cantina considerata border linea. Molti imoorrtatori in giro per il mondo sono carichi di questa riserva. Insomma, un lavoro fatto in grande, con registri, fatturazione e MVV che verosimilmente sono stati aggiustati ad arte. I modi ci sono. Grazie del commento Fabio!

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gioia shu

circa 4 mesi fa - Link

Buongiorno a tutti, io sono una importatrice cinese vivo in italia, siamo tutti hanno la diritti responsabilità per comsumatore, speriamo amarone della Valpolicella mantiene la sua qualità come prima.

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

Cara Gioia,
grazie per il commento.
Anche tutti noi speriamo che le azioni per contrastare questo tipo di comportamenti siano efficaci e proteggano la qualità e la reputazione dei vini italiani, ma soprattutto i diritti dei consumatori.

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Andrea

circa 4 mesi fa - Link

Torno sull'argomento controlli: mi sembra alquanto superficiale sostenere l'equazione "caso Accordini = i controlli non funzionano". Dal poco che ne so in Valpolicella, ma in realtà in tutto il Veneto vitivinicolo (al di fuori non conosco, e quindi faccio apokè) i controlli funzionano, e anche bene. Pensare che le frodi vengano azzerate con i controlli è pura utopia. La prevenzione, che è l'obiettivo delle ordinarie verifiche amministrative, se funziona nel 90 - 95 % (o più)dei casi personalmente lo reputo un buon risultato. Per il resto si agisce con la repressione e con gli strumenti, ben più incisivi, che la procedura penale mette a disposizione. Ma questo non è compito degli enti di certificazione.

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

Grazie del commento, Andrea, anche she non c'è nessuna equazione nell'articolo. Ci sono due cose ben diverse. In primo luogo c'è l'ipotesi che qualcuno a Verona si faccia delle domande circa l'assetto che ha inteso dare ai controlli. Perché se non c'è dubbio che i controlli non evitano le frodi, come polizia e tribunali non evitano i furti, è però sicuro che quando c'è un furto grave polizia e tribunali si fanno delle domande e intensificano le proprie attività. Debbo chiudere il paragone? In secondo luogo, e questo é sciolto nell'articolo, c'è qualche interrogativo sulle procedure di controllo. Perché personalmente propenso per una frode italo-cinese (erano d'accordo per far viaggiare un vino e poi rivestirlo all'arrivo) ma non si sa mai dove arriva la fantasia di chi se ne frega delle norme. Infine, questa vicenda è un sintomo. Ulteriore rispetto agli ettolitri sequestrati nella stessa zona la scorsa settimana e ulteriore anche rispetto all'attuale ricerca, da parte di importatori verso l'estremo oriente di vino senza fascetta. Testimonianza raccolta da più parti e non solo rispetto all'Amarone. Buona giornata

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Sergio

circa 4 mesi fa - Link

già emessa la sentenza, dunque? non dovrebbe essere un po' più cauto?

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Michele Antonio Fino

circa 4 mesi fa - Link

No Sergio, nessuna sentenza.
Ipotesi di un processo italo-cinese. Non ho attribuito responsabilità a singoli, ma solo precisato che stavolta non vale il mantra dei cinesi che copiano. Propendo, e me ne assumo la piena responsabilità, per una vicenda in cui le responsabilità non hanno una nazionalità soltanto.
Ma i nomi e la verità giudiziaria sono una cosa diversa.
Grazie del suo commento!

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Biagio

circa 4 mesi fa - Link

Può sembare banale, ma un'etichetta applicata su un'altra anche solo qualche settimana prima non viene via così pulita o senza rovinare quella sottostante.
Sembrerebbe un'applicazione a destino.
Come mi sembra banale non capire che in Italia, i controllati non possono essere anche i controllanti, vedi consorzi o alla voce: conflitto di interesse.

Le uniche vittime di fatti del genere sono solo i produttori che non scendono a patti.
Il resto sono tutti complici: i consumatori che richiedono sempre nuove varianti, alterando di fatto la naturalezza od il ciclo produttivo di un vino (vini vegani, vini dealcolizzati, vini colorati, vini liofilizzati, ecc.), i distributori che vogliono comprare prodotti solo al di sotto del loro reale valore, i produttori che si prestano a soddisfare entrambi, anche in modi non leciti. Da notare che questi produttori, non sempre marginano di più. L'obiettivo primario è riuscire a vendere contro un concorrente, od in quei mercati dove, come nel caso del vino, si guarda solo al colore del contenuto, all'estetica dell'etichetta ed al prezzo.
Chi produce con elevati standard di qualità e non scende a compromessi, fatica più del doppio a presidiare un mercato. Speriamo che in futuro si possa contemplare il reato di ricettazione per gli intermediari, anche nel nostro settore, a fronte di un qualsiasi falso: nome, denominazione, tipologia.

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Michele A. Fino

circa 4 mesi fa - Link

Grazie del commento, Biagio. Non condivido il pessimismo rispetto a tutte le categorie che lei descrive, ma la preoccupazione per i produttori bravi e onesti, questa sì.

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Pietro Marini

circa 4 mesi fa - Link

Buonasera signor Fino, avrei bisogno di contattarla in privato via e-mail. Quale è il suo indirizzo? Cordialità

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giulio

circa 3 mesi fa - Link

salve, sinceramente a me sembra una furbata. etichettare le bottiglie per metterle a riposo non credo che sia credibile, forse si è cercati di vendere ripasso come amarone che, secondo mè, per un individuo che non lo ha mai bevuto, può essere confuso come amarone essendo appunto il ripasso vino passato su vinacce di amarone. questo sembra il brutto gioco che fa l'ingordigia che alla fine rovina il mercato di tutta la zona dove abito tra l'altro. E questo, preciso, è una mia opinione saluti

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Lolita

circa 2 mesi fa - Link

Articolo interessante e preciso. Aspettavo un nuovo articolo sugli ulteriori sviluppi che ci sono stati oggi in tutta Italia. Spero sappia delle nuovi disposizioni della procura e dei sequestri... Buon lavoro

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Pietro Marini

circa 2 mesi fa - Link

ha qualche link al riguardo? grazie

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Gian Paolo Fazio

circa 1 mese fa - Link

Ho letto solamente ora questo articolo, trovato per caso cercando maggiori informazioni su una notizia apparsa oggi sui media cinesi di vino falsificato in Francia. Se questo vino dell'articolo è entrato regolarmente in Cina è sufficiente controllare tutta la documentazione a corredo della spedizione, certificati sanitari, certificato d'origine, certificazione DOCG ecc. Dalle foto non si vede inoltre la controetichetta cinese. Se le etichette ( fronte e retro) apposte sulle bottiglie non fossero corrispondenti in tutto e per tutto alle etichette depositate nel preposto ufficio statale cinese prima dell'arrivo, il vino non sarebbe entrato in Cina, medesima cosa per discrepanza tra certificati e etichette. Da molti molti anni faccio importare vino in Cina e la procedura per l'importazione legale la conosco.

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