Addio Prosecco, Col Vetoraz ripudia la denominazione

Addio Prosecco, Col Vetoraz ripudia la denominazione

di Antonio Tomacelli

Nel giorno della fiducia al nuovo governo, c’è qualcuno che ha sfiduciato il Prosecco e la notizia fa rumore: la cantina Col Vetoraz di Valdobbiadene ha deciso di eliminare la parola “Prosecco” dalle etichette delle sue bottiglie e, da oggi in poi, si avvarrà esclusivamente della denominazione Valdobbiadene DOCG.

Leggiamo dal comunicato dell’azienda:

Quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene è una storia secolare che improvvisamente, nel 2009, ha ricevuto un violento scossone. Per una scelta esclusivamente di natura politico-economica,prosecco da quel momento non è più la vite che ottocento anni fa ha trovato qui dimora ideale, ma è diventata una denominazione estesa su nove province tra Veneto e Friuli. Territori privi di storia, dove la coltivazione della vite non è tramandata di generazione in generazione dalla sapienza dei vecchi, ma ha assunto una visione prettamente industriale.

Tutto ciò ha generato una situazione caotica, dove la semplice distinzione tra “prosecco” (vino prodotto nei territori creati nel recente 2009) e “prosecco superiore” (vino prodotto sulle colline storiche di Valdobbiadene e Conegliano) non è sufficiente per trasmettere in modo chiaro una precisa identità.

È una forte presa di distanza dal caos generato da Zaia che, per motivi politici, ha esteso la denominazione a dismisura, provocando un abbassamento dei prezzi pericoloso. Insomma, è iniziata la fuga da una denominazione che ha lo stesso valore di una gassosa, o quelli di Conegliano e Valdobbiadene si stanno montando la testa per il riconoscimento dell’Unesco?

Continua il comunicato stampa:

Oggi la parola prosecco è diventata generalizzante, col rischio reale di banalizzare e cancellare la secolare storia e vocazione delle colline di Valdobbiadene e Conegliano.

E diremmo noi: talmente generalizzante da essere diventata sinonimo di spumante e bollicine. E allora, sull’esempio del Franciacorta, dell’Asti e del Marsala, si fa appello al territorio come sola via salvifica.

Addio Prosecco, benvenuto Valdobbiadene: è l’inizio della fine.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

17 Commenti

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Marco

circa 6 giorni fa - Link

Condivido la presa di posizione! Ridicola l'estensione territoriale abnorme fatta nel 2009. In effetti ormai dire Prosecco, per la massa equivale a spumante. Ieri sera in una trasmissione sulle Marche, zona Sirolo / Numana, la signorina di turno diceva: "brindiamo con un bicchieri di vino locale, delle bollicine di Prosecco". A meno che abbiano allargato ulteriormente la zona della denominazione????

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claudio ferraro

circa 6 giorni fa - Link

Posso solo dire : Col Vetoraz ha pienamente ragione, la differenza tra un Valdobbiadene Conegliano ed un prosecco del Montello c'è, si vede e sente .

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Alvaro pavan

circa 6 giorni fa - Link

E cambiare il disciplinare no? Fuori i vitigni francesi e si torni ai vitigni che da sempre hanno complementato la glera. Questa, da sola, come ormai lo è in ogni vigna, non rispecchia il prosecco. A dirla tutta, questa posizione doveva esprimersi già 30 anni fa...qui si tenta di chiudere la stalla con i buoi non scappati ma già diventati bistecca...

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zzzzz

circa 6 giorni fa - Link

E la base elettorale agricola di Zaia dove la mettiamo?

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Davide Bruni

circa 6 giorni fa - Link

Caro Alvaro, oramai il danno è fatto. Se cambi il disciplinare adesso metti in ginocchio migliaia di piccoli agricoltori. Tanto vale attendere l'inevitabile flessione dei mercati e cercare di attutire le perdite. Ad ogni modo per adesso (e cioè finché c'è tale richiesta internazionale) meglio godersi i profitti e glorificare San Prosecco. Col Vetoraz sta soltanto aggiornando le sue previsioni, nulla di più; e senza dubbio fa bene. Baci baci e buona vendemmia a chi di mestiere.

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Andrea Piccinini

circa 6 giorni fa - Link

Davide condivido in pieno la tua riflessione, per allungare un po' la flessione penso che la conversione in bio possa essere una piccolo aiuto. Buona vendemmia a tutti ;-)

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Michele

circa 6 giorni fa - Link

Hanno perfettamente ragione, Zaia ha rovinato tutto quello che era tradizione e lavoro su una zona ristretta, adesso beviamo anche il Prosecco di Jesolo, ma dai.....

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Gregorio Galli

circa 6 giorni fa - Link

Una tendenza che accomuna sempre di più chi vuole preservare la dignità del proprio lavoro e del proprio territorio: rifuggire tanto da enormi denominazioni orridamente onnicomprensive, quanto da inutili micro DO che nessuno cura, promuove e usa, nate a suo tempo come i funghi. Sarebbe stato lecito aspettarsi che i tristi esiti dell'assai più vieta Chianti DOCG, all'interno della quale oramai il valore dell'uva è pari e talvolta inferiore a quella da IGT Toscana e dove la qualità del prodotto precipita, scoraggiassero simili mostruosità normative, in tutto assimilabili a vere e proprie frodi legalizzate, ai danni dei clienti internazionali (ma anche nazionali) meno avvertiti. Purtroppo non è stato così. Prosecco DOC e Sicilia DOC, così come Chianti DOCG (con quella G in fondo, che rende il tutto ancor più triste) sono operazioni che riguardano i grandi gruppi, gli imbottigliatori domestici e quelli transfrontalieri, ma non hanno niente a che fare con la qualità, con il territorio e con il buon senso. Così vediamo l'Etna che si ribella alla dittatura del vino a tutta Sicilia e gente come quella di Col Vetoraz che cancella la parola prosecco, ormai svilente, dalle proprie etichette, mentre tutto intorno piantano vigne anche nelle rotatorie per cavalcare l'onda del fish&chips&prosecco. In Toscana non se ne parla quasi più: oramai ci s'è fatto il callo, probabilmente. Chi (tra i piccoli) produce Chianti DOCG lo fa e se ne lamenta. Chi produce Chianti Classico prova in tutti i modi a far capire. Chi infine (come il sottoscritto), sulle bottiglie non ce lo vuole scrivere è contento della nostra bella IGT Toscana che, ci sembra, pur nella sua sterminata estensione, sia meno menzognera, pensando a coloro che ancora credono alle fiabe incarnate da territori+marchio come Sicilia, Toscana, Chianti e Prosecco. Ma quando il disinganno arriverà e la moda sarà passata che erediterà lasceranno quei filari nelle isole spartitraffico e quelle enormi cisterne di vino?

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marcow

circa 6 giorni fa - Link

Gregorio Galli ha scritto un commento molto interessante. Vale anche come pensiero critico sul tema dei disciplinari in generale. Non sono ancora riuscito a trovare sul web degli articoli, dei saggi che illustrano i disciplinari in maniera sistematica e critica. Fuori dal coro dell'informazione mainstream.

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Carlo

circa 3 giorni fa - Link

Sono in Grecia, nelle isole Ionie, ho foto dei cartelli con cui le osterie e bar offrono spritz col Prosecco e anche lo Strawbecco (con le Strawberries fragole). Quanto durerà la moda? Auguri. Carlo

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Livio

circa 3 giorni fa - Link

Col Vetoraz sa benissimo che il prosecco si fa in cantina, non nel vigneto. Annate ottime o pessime non cambiano le caratteristiche del vino. È normale? È vero che l'uva di Valdobbiadene è diversa ma non sempre migliore. Secondo me l'operazione in corso è solo commerciale. Forse si vuol fare come in Piemonte (nebbiolo, barbaresco, Barolo), ma in Piemonte si fa vino vero, non prosecco...

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Fabio

circa 2 giorni fa - Link

Caro Livio ... è sprecato il mio commento nei suoi confronti ma credo sia dovuto ... beva pure il suo nebbiolo o il suo barolo ma non si permetta di sminuire il Prosecco ... ci sono aziende che producono del prosecco di eccellenza e che probabilmente le sue papille gustative nemmeno son degne di gustare! Il Piemonte è pieno di Veneti che hanno migrato in cerca di lavoro ed è grazie a loro e alla loro sapienza se oggi beve il suo caro nebbiolo e barolo .... parole sprecate ... la sua mente e i suoi ragionamenti hanno un limite e mi meraviglio di me che perdo tempo nel rispondere ad un commento sterile.

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Mauro Roder

circa 2 giorni fa - Link

L'economia ha le sue regole, andare contro queste regole prima o poi porta al fallimento e NON per sfortuna o concorrenza, ma per inapacità imprenditoriale e politica. Dopo aver dopato il mercato con centinaia di migliaia,di € di finanziamenti pubblici, posso solo pensare che "chi è causa del suo mal pianga se stesso" Inoltre stiamo parlando di una bevanda gassata che manco ha annate... Tutto esploderà quando i nuovi vigneti (piantumati da tre anni a questa parte) andranno a regime. Aguri ma guai a voi a venire a piangere il morto o peggio chiedere la cassaintegrazione. Tornate a lavorare in fabbrica.

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Livio

circa 2 giorni fa - Link

Per il mais, invece, si può chiedere la cassa integrazione? E per la soia? Per il frumento? Il contadino veneto, sfruttato da quattro “grossi” che fanno i prezzi, dopo tanti anni guadagna qualcosa. Non è giusto? Deve sempre soffrire? Intanto il TG1 stasera parla di vendite 2019 (di prosecco) +17%

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Mauro Roder

circa 2 giorni fa - Link

Prego prego? No ma dico, scherza o cosa? Non mi pare per mails, soia o frumento abbiano impiantato un sistema di finanziamento, trasformazione, disboscamento, sbancamento e inquinamento (DATI ISPRA 2016) del territorio (vivo nella DOCG, terra UNESCO e vedo le terre in cui vivo mutate inesorabilmente per il bene di pochissimi e la maggioranza non ha alcun ritorno, se non di irrorazoni gratuite ma indesiderate) che non solo hanno portato ad allarmare la popolazione, ma anche a fare in modo tale che questa abnorme crescita sia la causa della propria crisi (inflazione). Per soia, frumento, mai, hanno scomodato l'UNESCO? Quanti soldi sono stati dati tra soia, frumento e mais quest'anno e quenti al vitivinicolo? E sì che sono parecchi più tradizionali del prosecco e in aree ben più estese in Veneto... O sbaglio? Anch'io ho sentito il tiggì ma non mi fermo, da anni, ai numeretti che dicono i consorzi o la TV; i numeri si studiano, i numeri sono ECONOMIA E ANALISI e i vostri "fatturati" sono assolutamente sostituibili poiché non stiamo parlando d cifre astronomiche, anzi... Ci sono ditte singole, nei 15 comuni dove la DOCG nsiste, che DA SOLE fatturano il doppio o triplo di tutte le ditte della DOCG... Ma gli eroi sono nelle viglne vero? Perché l'ha detto Zaia? Tornando al fatturato,quindi, si fa notare come i fatturati relativamente poco importanti (in un contesto sia nazionale ma anche locale e localissimo) oggi c'è il prosecco? Ah sì? E domani ci sarà qualcos'altro. Anche perchè sono d'accordo con Lei, i soliti "quattro" sfruttano i piccoli, anche nel vitivinicolo (nella DOCG il 54% dei prosuttori (piccoli) NON arrivanon arriva mediamente a 98.000 € di fatturato annuo, e sto parlando di fatturato, non ricavi; sono esempi i economia sana?), e fare "i schei" grazie a finanziamenti pubblici a pioggia che razza di ricchezza è? E' invece un'economia tipicamente meridionalista dove lo stato, Regione ed EUROPA è presente ad aiutare... Questa non è economia sana, ma dopata. E i risultati adesso si vedono. QUindi, se le cose andranno male, per qualunque categoria che ha preso una montagna di soldi pubblici (sia chiaro, del Primario, Secondario o Terziario), spero e mi auguro NON ci sarà alcun tipo di compensazione economica che arrivi dallo Stato. Le cose andranno male? Eh vabbé o tornate in fabbrica o fate come i nostri genitori e nonni; mollate tutto ed emigrate. Emigrano i ricrcatori, emigrano i dottori, emigrano i cuochi... Emigreranno anche i contadini. Chissà che poi le cose si equilibrino, dato che l'economia ha le sue regole.

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Fabio

circa 2 giorni fa - Link

Bevanda gassata che manco ha annate???? Davvero la pensa così? Ho quasi l’impressione che lei non abbia cognizione sull’argomento.... anzi rileggendo il suo commento ne sono certo certo ... E poi una curiosità: il tornerete a lavorare in fabbrica mi suona un po’ male come se avesse carattere denigrante..... ma mi pare che quei quattro contadini Veneti, quei quattro impresari Veneti, quei quattro industriali Veneti vi facciano comodo quando è ora di pagare le tasse anche per quei quattro nulla facenti che appena hanno sentito la parola reddito di cittadinanza si sono messi in coda agli sportelli!!!! Il Veneto è composto da un popolo di lavoratori e dorma pur sereno che se le cose dovessero andare male di sicuro nessuno veneto DOC piangerà il morto o chiederà la cassa integrazione perché non è nel suo dna. Persone come lei non durerebbero una settimana a lavorare come lavora un Veneto dopo tre giorni uno come lei si metterebbe in malattia.....

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Mauro Roder

circa 2 giorni fa - Link

Sig Fabio, Lei sta rispondendo a un Libero Professionista veneto, figlio di Imprenditore veneto, nipote di contadini veneti e che opera dal Veneto. Ma lo ha letto il mio cognome? Eo siciliano? No dime. . . Sono quasi 20 anni che lavoro in proprio anche se ho lavorato qualche volta "sote paròn". Lavoro da casa, che si trova sulle Colline del Prosecco "UNESCO", con tutto il mondo. Quindi "forse" la realtà produttiva veneta la conosco nel DNA, e forse, essendoci cresciuto, ne so valutare i pregi ma anche i limiti strutturali e per certi aspetti, culturali. Le Sue avventate parole nei miei confronti si rivelano quantomeno fantasiose, convintamente personali e lasciano il tempo che trovano... Quanto alle annate, Lei per caso trova ancora in giro bottiglie di prosecco del 2016, 2012, 2010 o precedenti? Quelle, per me che non sono "tecnico enologo " -e non mi interessa esserlo perché preferisco analizzare il fenomeno dal punto di vista economico- sono "annate". Stia pur tranquillo, anche le realtà venete (per adesso soprattutto del Secondario) hanno chiesto, e chiederanno, la Cassa integrazione. Mentre molte realtà del Primario hanno ottenuto milioni di € a pioggia, soldi pubblici. Senza quei soldi pubbllci certe raltà sarebbero sopravvissute? Si guardi intorno e lasci stare l'orgoglio veneto, perché ad occhio con oltre 10000 capannoni vuoti e tra due/tre anni con l'entrata a regime di decine di vigne oggi giovani, le difficoltà aumenteranno rispetto ad oggi e il fatto che una cantina non voglia essere associata a un prodotto, è economicamente un bruttissimo segnale, altro che balle. La "locomotiva veneta" si è fermata da anni ed è stata superata da altri. Gli anni '90 e i primi 2000 sono passati e il Veneto non è più il primo della classe e non certo per colpa di altri e dell'Europa. .

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