A Verona non ho pomiciato ma ad Anteprima Amarone 2017 sono stata un agente segreto

A Verona non ho pomiciato ma ad Anteprima Amarone 2017 sono stata un agente segreto

di Sara Boriosi

Siccome è la mia prima recensione seria su Intravino, mi punge vaghezza ricordare che debba darmi un certo contegno per avere più carisma e sintomatico mistero; perciò è mia volontà inserire vocaboli desueti qua e là, al fine di rendere pomposa e poco scorrevole la descrizione. Ho partecipato ad Anteprima Amarone 2017 in cui si presenta l’annata 2013 nel duplice ruolo di operatore del settore e agente segreto di Intravino.

Meglio mettere subito le cose in chiaro: nonostante i miei clienti chiedano di acquistare un Amarone quando vogliono regalare una bottiglia che impressioni il destinatario, devo ammettere che per me è un vino che riserva ancora molti segreti. L’amico di un mio amico sostiene che l’Amarone sia innanzitutto selezione, e non appassimento. Nel corso della degustazione ho avuto modo di capire bene cosa intendesse.

Dunque mi sono avvicinata ai tavoli di assaggio con la cautela di chi pensa che questo gran vino si collochi nella linea dei borderline, perché quando l’appassimento supera la selezione – e a volte è così – il risultato è un vinone tutto muscoli, una specie di Ken che profuma come Barbie Prosperosa in un mondo che ci vuole asessuati, segaligni e nevrili.

Il Palazzo della Gran Guardia è scenografico ma accogliente. Le hostess, gentili eburnee ed eleganti, non sono inferiori al metro e settantacinque, taglia 42. Rimango impressionatissima: avrei voluto vivere anche io i miei venti anni sopra il metro e settantacinque. I banchi di degustazione sono ordinatamente disposti in due sale, i produttori non mostrano cenni di stanchezza nonostante sia l’ultimo giorno di lavoro.

Il mio criterio selettivo è, come sempre, ad mentula canis: nome conosciuto, suggerito o che mi ha incuriosito; etichette delle bottiglie, faccia del produttore.

Roccolo Grassi Amarone 2013: appena tuffo il naso nel bicchiere, ho una reazione dicotomica. Ma credo dipenda dal fatto che sono da poco passate le dieci e ho mangiato una brioche. Al secondo giro di naso, il vino mi accoglie con una purea di amarene grassocce e invitanti. In bocca ha un ingresso dolce e pieno; è un vino già abbastanza composto nonostante sia in fase adolescenziale. Il 2008 che segue l’assaggio è più complesso, naturalmente elegante, le spezie rendono più docili i fruttoni dell’Amarone più giovane.

Corte Sant’Alda Amarone 2013: Il biodinamico che ti sorprende. Un assaggio diametralmente opposto al precedente, dove il territorio si esprime con caratteristiche molto definite. Il naso è alefangino, la bocca sapida e fresca. Il 2010, fratello maggiore, ha un naso più frutto che spezia e una dolcezza più spiccata all’assaggio, accompagnata da tannini morbidi, buona acidità e giusta persistenza. Poco potente.

Ca’ La Bionda Amarone 2013: imbottigliato da due settimane. Al naso, ma soprattutto in bocca, questo vino è più evoluto di quanto ci si possa aspettare. Riserva 2008 “Vigneti di Ravazzol” cito testuale dal mio taccuino: “SBAM – BOMBA, affinamento maggiore, superfrutto e spezie level extreme, in bocca è lunghissimo, alcolico q.b. persino quasi fresco per i 16° dichiarati”. Quando mi parte la ciavatta mi piaccio proprio e non voglio privarvi della gioia di condividere il mio diario segreto.

Falezze Amarone 2013: prima di parlare dei suoi vini, è bene descrivere il produttore: Luca, un gigante dagli occhi miti e l’aspetto vagamente seminarista, corredato da mani grandi come pale. Mi accoglie mostrando un catalogo scritto in caratteri cirillici, sento già che le premesse sono buone. Assaggiando il suo 2013 imbottigliato da sei mesi, al naso e in bocca sono lampanti i profumi che pieni e ciccioni dell’Amarone: frutto e potenza che si sviluppano in verticale, a detta del produttore. E me ne convinco, perché quando parla, perde l’aspetto del seminarista e viene fuori la grinta di una persona che crede fortemente nella sua preparazione di biologo. Il 2013 è ancora scomposto, mentre il 2011 è naturalmente più evoluto e definito: ingresso dolcissimo, tannini al loro posto, balsamicità e frutto morbido.

Secondo Marco Amarone 2013: Assaggiamo un campione di botte. Il corvinone la fa da padrone, la rima è casuale ma in bocca si sente la differenza. Le spezie corredano una nota erbacea molto spiccata; astringente e quasi salato (questa cosa me lo ha fatto piacere tantissimo), leggermente scomposto ma ehi, è un campione di botte. Vediamo che succede in futuro. Il 2010 ritrovo una nota di goudron e mi sento come Pluto quando aiuta Topolino a trovare la pista giusta. Il naso è un po’ più fiacco, ma in bocca è tutta un’altra storia. Spinta, energia, frutto vivace, tannino e salinità. Di sicuro un Amarone che predilige l’agilità alla potenza. È amore.

Pausa pranzo: ho capito a mie spese che non è saggio assaggiare Amarone dopo aver mangiato a tutto spiano le frittelle alla crema di limone. I vini assaggiati in seguito hanno subìto la condanna della lingua felpata, perciò salto alcune cantine e vado agli ultimi assaggi significativi.

La Giuva Amarone 2013: per il criterio selettivo menzionato in precedenza, non posso tralasciare questo assaggio. Le sorelle Malesani, produttrici, sono presenti con il solo 2013. Grazie a questo assaggio ho varcato una porta intradimensionale e sono piombata a Melrose Place nel 1992. Nella serie televisiva, intendo. Un vino opimo, estremamente profumato di confettura, estrogeni, una bomba di frutta e morbidezza. È stato bello tornare ventenni per qualche minuto. Ma gli assaggiatori come noi diano una mano alla cantina, che i produttori sono là ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni, cazzo! Cosa ridete! Cazzo.

Ca’ Dei Frati Amarone 2010: al naso e in bocca tutte le caratteristiche dell’Amarone sono lì, distinguibili e chiare. Il colore è più vivace rispetto al granata scuro, ma le note olfattive ci sono: frutta matura, chiodi di garofano, noce moscata, cacao. Balsamico il giusto, potente ma non massiccio, un vino felicemente didattico.

Il treno mi chiama, devo scappare senza aver assaggiato tanto altro e mi dispiace. Tanto ormai i denti li ho macchiati definitivamente. Ma del resto non sono nemmeno riuscita ad andare a pomiciare sotto il balcone di Giulietta. Vorrà dire che dovrò rimediare al più presto.

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Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

9 Commenti

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Marco Meneghelli

circa 2 anni fa - Link

La descrizione migliore è quella della Giuva! cazzo! :D

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Sergio

circa 2 anni fa - Link

ma davvero pensi che il mondo di oggi ci voglia asessuati? ti contraddici poco dopo, parlando delle hostess!!!

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Sara

circa 2 anni fa - Link

Ma che ne so, tanto sono alta un metro e sessantasei da trent'anni.

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Cris&Cris

circa 2 anni fa - Link

C'ero lunedì, e mi dispiace ma le vere sorprese forse non le ha assaggiate. Un vero peccato.

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Sara

circa 2 anni fa - Link

Ah, ne sono certa.

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Gino

circa 2 anni fa - Link

Brutto il titolo, si poteva pensare a qualcosa di più carino?

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Daniele Longhi

circa 2 anni fa - Link

Buonissimo il la gjuva

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Denis Mazzucato

circa 2 anni fa - Link

Un + per "segaligni", "alefangino" e "opimo"! Ho passato più tempo sul sito dell'accademia della crusca che su intravino ma ho imparato qualcosa! :) Due + per l'amarone che profuma di estrogeni! Mi sono segnato cantina e annata! ;)

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Sara

circa 2 anni fa - Link

Ahahahaha! Ho faticato come uno schiavo nelle piantagioni di cotone per trovare quelle parole.

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