A Navelli c’è un aedo. E una fiera di vini naturali dove si assaggia malvasia, tra l’altro

A Navelli c’è un aedo. E una fiera di vini naturali dove si assaggia malvasia, tra l’altro

di Alice in Wonderland

Per noi visionari felici il credere di riconoscere nella quotidianità le tracce del mito è sempre fonte di entusiasmo. A volte, e bisogna ammetterlo, ci mettiamo del nostro e aggiustiamo, manipolandole un po’, le corrispondenze e le circostanze come meglio ci torna. Tuttavia, qualche altra volta, il mito si incastra e si confonde veramente con la realtà.

Che Ulisse abbia fatto tanta strada è storia nota. Così come è risaputo (voci fondate, non pettegolezzo) che a casa sua i Proci passavano il tempo a gozzovigliare ingozzandosi di carne, ingurgitando vino a sbafo e insidiando le gonne della consorte triste. Ulisse, dal canto suo, tutte le volte che gliene capitò l’occasione, fu presenzialista assiduo di banchetti e gozzoviglie fusion style.

L’altro elemento fondamentale del banchetto conviviale, oltre alla carne e al vino, era la presenza dell’aedo, interprete del momento alto della festa: dopo avere soddisfatto il corpo con il cibo ed il vino, giungeva il momento di innalzare lo spirito degli astanti. Entrava allora in scena lui con la sua cetra al collo e li deliziava a suon di racconti di grandi gesta di eroi e di dèi.

Domenica 8 maggio gli elementi mitologici, sebbene in chiave contemporanea si sono magicamente palesati. Navelli, con la sua fiera sul vino naturale, assurgeva al ruolo di novella Itaca. Il viaggiatore ramingo, no, non esageriamo, non era Ulisse, bensì l’aedo incaricato di imbracciare la metaforica cetra accogliendo a un meno metaforico banchetto a base di vino un certo numero di invitati, fortunatamente per nulla imparentati con i Proci.

L’aedo ramingo partiva alle ore 7 da Roma e si dirigeva al porto di Napoli: un porto è obbligatoriamente previsto previsto da sceneggiature di questo genere. Si imbarcava. Per fortuna non tornava dopo vent’anni e neppure smarriva la via di casa dodici volte, anche perché in effetti la nave era saldamente ormeggiata in porto. Sbarcava dopo 4 ore e dirigeva l’albero (motore) verso la ridente Caianello, delle cui bellezze probabilmente non avrebbe avuto modo di deliziarsi in altre circostanze. Di lì puntava verso il Molise, che attraversava col vento in poppa fermandosi solo per nutrirsi di un panino con salsiccia (il maiale viene citato anche nell’originale e, per quanto si può, a quello ci si attiene), sebbene arrostita sulla piastra di un camion – bar parcheggiato nel piazzale di una stazione di servizio chiusa per riposo settimanale.

Sfrecciavano i panorami fuori dai finestrini, montagne verdi e rocce si rincorrevano e poi rallentavano, rallentavano e rallentavano sempre di più, osteggiati da una roulotte belga molto indecisa, che infine effettuava un’inversione a U ed ecco spalancarsi la strada e apparire Roccaraso e poi Sulmona e poi gli ausiliari del traffico di Navelli. Il banchetto poteva iniziare. E le varie espressioni di malvasia aspettavano solo di essere coinvolte nel canto.

1. LUSENTI Emiliana 2014 (malvasia di Candia). Crosta di pane, buccia di cedro, legni profumati. La bocca chiama un compagno, sembra fatto apposta per vivere in coppia. E Lodovica racconta che la sua idea era quella di richiamare in vita il vino del tempo di suo padre, “un vino da osteria, da metà pomeriggio, dissetante ed abbinabile. Che permettesse di tornare al lavoro senza mal di testa.” i vini di Lodovica le assomigliano: schietti, diretti e vivaci come lei.

2. BIOMINACO 2015 (malvasia di Bominaco). Un po’ ricorda i madeira giovani. Un sottofondo leggero di smalto, su cera e pesca di vigna e di pasticceria danese. Caldo e accogliente anche in bocca, come al naso, rotondo senza grasso, finisce a sorpresa su ginepro ed erbe aromatiche. “Settant’anni fa’ chi aveva vigne in queste piane faceva il vino per i dottori de L’Aquila”, racconta il produttore, che sta facendo ricerche per capire quale sia la sua malvasia, che non sembra essere aromatica.

3. ZIDARICH, MALVASIA 2013 (malvasia istriana). Il naso squilla e sembra di annusare un tè. La bocca è puntuta, pulita, una lastra di vetro per brillantezza e definizione, di buccia di agrume, di manciate di sale, la freschezza è quella di un frutto polposo. Incanta la trama tannica, un ricamo preciso e netto.

4. KLINEC, MALVAZIJA VILLA DE MANDAN 2011 (malvasia del Collio). Solare, vivo, accogliente, montagne di sale dalle vette arrotondate, polposo e consistente, di arancia succosa e di china. Sorso appagante e generoso, invita a bere ancora e a lasciarsi avvolgere dal carattere aperto e invitante.

5. COLLECAPRETTA, BUSCAIA 2014 (Umbria). Legni aromatici, erbe, caffè , tostatura. E anche: nocciola, gheriglio. E’ netta anche qui la struttura di sale. Una malvasia ombrosa, scura, seria, riporta a paesaggi boschivi, l’amalgama di un’intera gamma di verdi e di marroni.

7. DI CATO, EUGHENOS 2014 (L’Aquila). Note di caramello, rotondità al naso e sale. Bocca di intensa freschezza, di noci, nocciole e frutta secca. Le note sono anche qui di brughiera e la luce è quella di un sole caldo, ma dopo l’ora del tramonto.

8. PODERE CASACCIA, MALVASIA NERA 2014 (Toscana). Questa malvasia è arrivata fuori programma ed è stata una bellissima sorpresa. Ne esistono solo 160 bottiglie. Quella che abbiamo assaggiato è un caleidoscopio. Naso profondo, bastoncini profumati, bocca di sale e di incensi, di carni in affumicatura, arancia sanguinella, un leggero sentore animale. Una piccola equilibrata magia, lo spettacolo d’illusionismo di un bambino entusiasta.

9. PUNTA DELL’UFALA 2011 (malvasia delle Lipari). Al naso una nota di latte di mandorla, poi smalti, frutta secca, noci, biancospino e bergamotto. È un vino opulento, carnoso, potente, esplosivo. È la degna conclusione del banchetto.

Il sale, seppur diverso per quantità, per grana e per finezza, è stato identificato come l’anello di congiunzione fra le bottiglie assaggiate. C’è quasi una sorta di necessità psicologica nella ricerca delle affinità tra un vino e l’altro, tra una malvasia e l’altra, nonostante provengano da zone, terreni e climi molto diversi. Le affinità sono rassicuranti. Il centro del canto di questa sera però verte sulla bellezza della varietà, sul magnifico stupore che davanti ad essa, semplicemente godendone e trattenendo l’impulso di appiattita per controllarla, risulta spontaneo provare. Il nome Malvasia deriva dal greco Μονεμβασία, la “città dall’unico ingresso”, ma chi può escludere che le uscite siano state molteplici?

Per non sentirsi destabilizzati forse basta riconoscere che la varietà è ricchezza, senza necessariamente dover ricorrere a cataloghi e categorie. Forse basta liberarsi dell’ “idea di, in questo caso, malvasia”.

E alla fine del banchetto si può finalmente ridare all’aedo pellegrino il suo nome: Emanuele Giannone. Da oggi anche “Ulisse, il piacere della scoperta”.

[Immagine – crediti]

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Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

4 Commenti

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Mimmo

circa 4 anni fa - Link

Ma fare l'autostrada da Roma a L'Aquila e poi un'altra mezz'ora di statale fino a Navelli pareva poco poetico?

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Pareva contravvenire alle disposizioni del mio datore di lavoro.

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Luca Miraglia

circa 4 anni fa - Link

La Malvasia Punta dell'Ufala, da me casualmente scoperta qualche anno fa, può solo riduttivamente essere assimilata agli altri vini passiti delle Lipari perchè, a quanto mi consta, è l'unica prodotta sull'isola di Vulcano, in un posto da sogno chiamato, appunto, Punta dell'Ufala in quanto a picco su un mare cristallino ricco di scogli dove prolificano le "ufale" (patelle in italiano), frutti di mare che vivono abbarbicati agli scogli stessi. Paola Lantieri, la proprietaria dell'azienda, ha compiuto sforzi inauditi per dare vita alla sua creatura enoica, e le tonalità saline la fanno da padrone in questo vino assolutamente unico. Da provare anche la sua versione secca (prima annata la 2013), una vera "spremuta di mare"!

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Rossano

circa 4 anni fa - Link

Dire Malvasia prendendo qualsiasi vitigno si chiami Malvasia equivale all'incirca a dire vino.

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