A me mi piace dire prosecchino, e altre sconcezze

A me mi piace dire prosecchino, e altre sconcezze

di Fiorenzo Sartore

Come diavolo è essere dentro Intravino? Quello che state per leggere potrebbe fornire una risposta valida. E nello stesso tempo risponde anche ad un’altra domanda che ci fate talvolta, “qual è la linea editoriale”.

Essere qua dentro assomiglia ad una specie di fight club situazionista. Prendete per esempio il post che ha scritto Antonio, “5 parole che non vorremmo sentire mai più nel 2018“. Di solito quando si progetta un post si fa capo alla mente collettiva, una sorta di comitato di teste pensanti (vabbe’) che discutono in via preliminare l’idea. E di solito il dibattito è fatto, anche, di “a me pare una cazzata” – fight club, vi dicevo. Quel post lì a me per esempio pareva una cazzata, e tuttavia, potete giurarci, anche quello che state leggendo è stato accolto circa uguale, quindi par condicio.

Il fatto è che la mente collettiva è appunto collettiva, non c’è modo di trovare un punto comune manco a pagarli. Io per dire ci ho provato un sacco di volte a rimentalizzare gli editor appena arrivati, “fai così, scrivi in quel modo e non in quell’altro” ma quelli niente, se ne infischiano, per lo più. E quindi ecco che si rivela un altro fatto: la linea editoriale. Che non c’è. Oh, sia chiaro, ci piacerebbe averla, ma proprio non si riesce a tenerne una. Funziona di più il flusso creativo, che è inevitabilmente diverso per ognuno, e Intravino in effetti è un blogzine, un magazine sotto forma di blog.

In questo caso può quindi accadere che quanto espresso da qualcuno, venga smentito da qualcun altro. Ora sta accadendo esattamente quella roba lì: consideratelo una specie di relazione di minoranza, un diverso parere. Ecco qui.

A me per esempio piace dire prosecchino. Mi piace dire champo, sciampo, sciampagnino – non è che lo faccio spesso, né cerco di esagerare. Ma semplicemente io credo che ogni formalismo rigido sia il contrario del gioco espressivo, e con gioco intendo proprio il divertimento ludico.

Sarà anche che io ho il contatto con laggente, cioè la massa, quelli che entrano in enoteca serenamente disimpegnati (Dio li benedica) e tutti, più o meno, dicono prosecchino. Che facciamo, li abbattiamo? Nemmeno rieducarli serve: se l’uso di un termine serve a rendere il prodotto familiare, come fosse un’affettuosità, pure correggerli pare brutto.

Più che le singole parole, per me, conta il modo con cui le usiamo. Storyteller in sé non è brutta, è solo usata ad minchiam, se uno arriva e mi dice “salve, sono uno storyteller” io rido. Se fa uno storytelling decente lo leggo. Che poi guardate, a turno riusciamo a essere tutti noiosi. Almeno risparmiamoci i decaloghi, che (a turno) si rivelano inesatti. Per me, ad esempio.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

4 Commenti

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Luca

circa 10 mesi fa - Link

Quando vado al bar urlo sempre all'oste "dame un prosecchin" e non me ne vergogno. L'importante è che sia buono ;) Luchino

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Sir P.

circa 9 mesi fa - Link

La linea editoriale è una cacata pazzesca e molto spesso più che di linea editoriale bisognerebbe parlare di "ordini del padrone" ma vabbè.
Ragazzi qui Tomacelli non ha una linea editoriale per se stesso figuriamoci per tutto il carrozzone! (è una battuta, non fare il permaloso)
Il bello di intravino è prorpio questo: ogni scrivente dice la sua, che può piacere o meno, in piena libertà ed autonomia. Non lo dico perché conosco tizio o caio, lo dico semplicemente perché seguo e leggo questo blog dal girono 1 e come si dice.. carta canta! anzi blog canta!

C'è il purissimo, c'è il cazzomene, c'è il modaiolo, c'è il gossipparo, c'è lo studioso, c'è il prezzemolino, c'è chi ha bisogno di attenzione e chi invece ha bisogno di mettersi in mostra. C'è tutto e di più e la dimostrazione è che su queste pagine si è scritto di vini in modo realmente trasversale e senza mai filtrare il post con fumose ideologie, premi, tour, guide tesseramenti etc etc... il cerchiobottismo non è di casa su queste pagine.

Aggiungo anche che la maggior parte degli editor qui su Intravino non fa a gara a chi fa più accessi o più like. La maggior parte di loro non compare nelle liste degli "influenti" o nelle liste dei "parassiti" degli uffici stampa che chiamano ogni tre per due per farsi invitare a questa anteprima piuttosto che a quella presentazione di tal dei tali. Ma sicuramente, la maggior parte di loro, potrebbe entrare a pieno titolo in quelle classifiche o liste senza nemmeno troppo sbattimento.
Ora questo mio commento sembra più un pompinho che una disamina, un volemmose bene al vino. Ma sono stato io stesso più volte critico e "incazzato" con alcuni editor e alcune scelte (soprattutto all'inizio) che stridevano un po' con quello che potrebbe essere una linea editoriale. Sbagliavo e pure grossolanamente. Che due palle aprire un blog, prendere a caso un post e sapere già dove si vuole andare a parare. Che due grandissime palle!
Fiorenzo per te invece 10 e lode senza se e senza ma.

Articolo stupendo!

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Cesare

circa 9 mesi fa - Link

Cosa hai contro gli storyteller? Tutti coloro che fanno della comunicazione il loro mestiere, come te, dovrebbero esserlo. Oggi ci hai raccontato una storia, e quindi sei uno storyteller.

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Cesare

circa 9 mesi fa - Link

...e, per continuare... storytellingita.tumblr.com/post/169458991644/le-storie-rafforzano-il-sistema-immunitario-delle

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