A cosa serve un sommelier

A cosa serve un sommelier

di Redazione

Ospitiamo un racconto e una riflessione di Walter Meccia, sommelier del Four Seasons Hotel di Firenze e grande comunicatore a tavola dei vini toscani nel mondo grazie al suo lavoro.

Solitamente sono molto conciso ma oggi mi sono preso un attimo per raccontare questo breve aneddoto. Qualche giorno fa ero ospite di un grande produttore ilcinese di cui ho molta stima. Appena lo incontro uno dei primi argomenti si sposta subito sulla bottiglia aperta qualche giorno prima al ristorante per un commensale. Annata meravigliosa, selezione meravigliosa, insomma, un tripudio.

La sera che l’aprii, con naturale trasporto, espressi la mia enfasi al cliente, il quale si meravigliò anche lui, dato che non era avvezzo ai vini italiani,  visto che il suo cuore (nonostante lui fosse d’oltreoceano) batteva per la Francia. Trascorsa la cena tra commenti e sorrisi, stretta di mano e tutti a dormire.

Tornando al produttore ilcinese, mentre parliamo del più e del meno, a un certo punto mi dice che è in arrivo un bel cliente e deve purtroppo congedarsi per un istante e accoglierlo. La mia sorpresa (oltre al mezzo con la quale ha deciso di arrivare in cantina) è stata nel ritrovarmi a distanza di giorni proprio il cliente al quale avevo servito la bottiglia! Ci siamo rivisti e abbiamo ancora discusso sia sul vino che sul piacere di ritrovarsi per caso.

Io continuo il mio tasting e le mie chiacchiere, vedo che sta per andarsene e ci diamo un ultimo saluto con la speranza di ritrovarci in altre belle occasioni. Quando finisce il tutto, rimango un po’ a pensare. E qui, La mia riflessione è soprattutto sul ruolo del sommelier, sulla forza del riuscire a trasmettere un messaggio che è quello del produttore unito alle emozioni personali, su quanto ancora c’è da lavorare sul binomio azienda/sommelier e quanto ancora tanti ristoratori si privino di tale figura, che è un valore aggiunto al ristorante, al territorio e anche al turismo.

Insomma, c’è bisogno di più sommelier e comunicatori in questa specie di “industria” a impatto zero che è l’enogastronomia.

Un abbraccio a tutti i colleghi e appassionati che hanno speso due minuti per leggere queste parole in libertà.

P.s.: Nella foto di apertura il mezzo con con cui è arrivato.

11 Commenti

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roberto pozzato

circa 1 mese fa - Link

Purtroppo per la stragrande maggioranza di ristoranti la figura del sommelier è inutile. Di solito il titolare si professa conoscitore di vino è prende direttamente l'ordine .

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Haris Papandreou

circa 1 mese fa - Link

Caro Walter ci sono sommelier e Sommelier. Tu sei Sommelier, psicologo, comunicatore, winelover ecc. Spero che anche altri ristoranti a Firenze e in tutto il mondo assumono Sommelier. HARIS @Greekwinelover

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Michela

circa 1 mese fa - Link

Condivido pienamente 'sono 2 anni che sono sommelier e la mia impressione è che come in tutte le cose occorre educazione conoscenza e costanza .....fiducia in quel che facciamo..tanti saluti invidio bonariamente il lavoro che fai..

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Paolo A.

circa 1 mese fa - Link

Sono rimasto colpito da un punto. Su quali basi l'autore afferma che l'enogastronomia sia un'industria a impatto zero?

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Massimo Francescon

circa 1 mese fa - Link

Parto col dire che non sono affatto d'accordo sulla definizione dell'industria enogastronomica come a "impatto zero", e neanche sull'uso delle virgolette sulla parola "industria", in quanto a mio avviso lo è a tutti gli effetti. Detto questo, il tentativo di definire la figura di sommelier mi piace, soprattutto per chi non è tra i pochi fortunati a poter accedere ad un livello come quello di Walter, e ha questo come sogno nel cassetto

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Elena

circa 1 mese fa - Link

Buongiorno, ho letto più volte l'articolo per capirne il significato. Walter è un grande sommelier, comunicatore ecc. Ma il senso della meraviglia di essere sommelier non lo capisco. Che bottiglia ha bevuto il singolare avventore che viaggia in elicottero? E poi in che cantina siamo? Vendere a chi ha tanti tanti soldi è appagante da sommelier? Io sono sommelier in un winebar in Omegna e faccio rappresentanza per una piccola cantina dell'Alto Piemonte. E quando convinco un cliente a non bere più lo Spritz, che fa male alla salute e alla casalinga di turno di spendere almeno € 10 per una bottiglia, se vuole qualità e non farsi venire il mal di testa. Per il pianeta "forse" è più utile che il "tipo" che viaggia in elicottero.

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ALESSANDRO

circa 1 mese fa - Link

FANTASTICA!!!! concordo pienamente!!!!!!!

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Motown

circa 1 mese fa - Link

Applausi

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Eugenio Amato

circa 1 mese fa - Link

Anche se l'intento dell'artico era di parlare d'altro, sarebbe stato bello sapere quale o quali erano le bottiglie in questione. Grazie

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Angelo D.

circa 1 mese fa - Link

Bravo. E dire che in molti, anche sprovveduti produttori pensano che basta una foto con lo sguardo ammiccante, una scollatura e la propria bottiglia in primo piano....

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Paolo Cianferoni

circa 1 mese fa - Link

Come in ogni lavoro occorre passione, coraggio e sacrificio. Il Sommellier bravo parte da una certa umiltà per arrivare dopo, forse dopo molti anni, a una autorità in materia grazie all’esperienza. Gli operatori, ristoratori, enotecari e negozi devono riconoscere la competenza professionale, ma non si può pretendere remunerazioni adeguate quando agli stessi operatori non frega nulla di migliorare.

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