9 cartoline dalla Route des Vins d’Alsace

9 cartoline dalla Route des Vins d’Alsace

di Giorgio Michieletto

Pensateci… Una vacanza che ha lasciato il segno quanti ricordi indelebili ha inculcato nel vostro ippocampo? Provate a contare… Ho passato 4 giorni sulla route de vins in Alsazia e queste sono 9 istantanee di viaggio, in ordine sparso e casuale. Piccole cartoline senza grandi pretese.

1. Il vento tiepido che accarezza il gran cru Brand ti spinge su attraverso i vigneti da Turkheim fino a Niedermorschwihr. Mettere la sveglia per passeggiare qui alle 7 del mattino è una fatica necessaria. Poi petit dejeuner con Riesling Grand Cru Brand Vielles Vignes 2010 di Domaine Zind-Humbrecht. Vigneti di oltre 60 anni, esposti a sud. Caldo. Anche nel bicchiere. Sorso vellutato, netta pennellata di botrytis. Il residuo zuccherino è importante, ma l’acidità lo tiene dritto. E si comincia la giornata con una ciotola di albicocche e mango.

2. Jean Trimbach quando sorride per una foto ricordo fa… riiiieeesliing! E Riesling Clos Sainte Hune 2012 fa spuntare un sorriso riflesso nella sputacchiera d’acciaio. Il vino-simbolo che nasce dalla parcella di 1,67 ettari (da 200 anni di proprietà esclusiva famiglia Trimbach) nel vigneto di Rosacker non delude le (altissime) aspettative: va dritto per la sua strada. Sapidità elegantissima, finale immenso: ancora giovane; pesca, pompelmo rosa, pietra focaia, erbe di montagna.

3. Una forsennata sequenza di assaggi da Rolly Gassmann e la profonda semplicità del suo Sylvaner 2010. Riesling di potenza e incredibile evoluzione.

4. Kaysersberg, Winstub du Chambard. Un pranzo qui non lo dimentichi per almeno due motivi: i piatti della tradizione sono emozionanti e al piano di sopra, nell’hotel, si è tolto la vita Anthony Bourdain. Non puoi non pensarci… Se ti mancassero pochi giorni e potessi ancora scegliere in quale angolo di mondo chiuderesti gli occhi?

5. Per capire l’eleganza femminile dei vini di Domaine Weinbach – della famiglia Faller – basta senz’altro assaggiarli. Per coglierne l’essenza ci si può sedere in salotto con Catherine Faller. Ti senti dentro un acquerello. Sul tavolo una rosa e un vassoio di legno dipinto, sulle pareti secoli di storia, fuori dalla finestra il Clos de Capucins è un giardino segreto. Catherine pensa che il suo Pinot Gris Cuvèe Sainte Catherine si abbini bene alla gremolada (sì, sa che cos’è…) e quando ti presenta Riesling Grand Cru Schlossberg Cuvèe Sainte Catherine L’inedit, circa 20 g/l di residuo zuccherino perfettamente bilanciati, ti fa: «Ha un attacco barocco e un finale gotico». Ok. Riesling Grand Cru Schlossberg Cuvèe Sainte Catherine 2004 è un tripudio di frutta esotica e candita: sontuoso. Poi spunta una mezza bottiglia non etichettata di Riesling Grand Cru Schlossberg Selection De Grains Nobles 2017. «L’hanno assaggiato solo in tre…», annuncia lei. Tu chiudi gli occhi. Vorresti dire semplicemente “buonissimo”, pensi di commentare “meraviglioso”. Non dici niente.

6. Missione incompiuta: trovare un Cremant d’Alsace indimenticabile. Tutti dimenticati. E a Eguisheim le cicogne scappano dagli obiettivi dei paparazzi giapponesi.

7. Danze ipnotiche nella cantina di Domaine Zind-Humbrecht. Lo chef de cave si aggira nella penombra fra le botti e sorride al suo bicchiere. Un luminoso Gewurztraminer 1985 esce da una bottiglia polverosa per finire in un calice che non è mai stanco, nemmeno dopo una scalata di 15 vini, tutti precisi, eleganti, centratissimi. Si è incendiato con Riesling Grand Cru Rangen de Thann Clos Saint Urbain 2015: il famoso vigneto alsaziano più meridionale, l’unico vulcanico, fa calare uno strato di cenere su un tappeto di fiori candidi. L’Alsazia – ci ricordano in molti – è una striscia di terra che sfoggia tutti i tipi di suoli del mondo: il capolavoro è proprio riuscire a “scolpire” ogni terroir, in ogni vino.

8. Nel cimitero accanto alla chiesa fortificata di Hunawihr c’è una tomba completamente coperta di edera che guarda i tetti del villaggio e giù fino ai vigneti. Pochi passi più in là l’accoglienza di Jacques Sipp ti rimette in pace con l’umanità: il viaggio fra i Riesling Grand Cru Rosacker di Sipp-Mack entusiasma. Il 2013 viene presentato con una strana avvertenza “special release for the riesling lovers”: grande acidità e forse capisci anche l’espressione “integrità del frutto”. Pulizia estrema: cesto di agrumi, incenso, idrocarburi accennati. Voglio provarlo a Milano con un risotto giusto.

9. Pierre Frick ti fa degustare ogni bottiglia alla cieca e il suo Pinot Gris 2017 Macération – Pur Vin – sans sulfite ajouté ti apre gli occhi su un’altra Alsazia: colore ciliegia, poi tanti lamponi; melograno, mandorle e un bel finale che trascina verso un altro sorso. Con Riesling 2012 Grand Cru Steinert (thè verde, pompelmo, erbe e iodio e un po’ di miele) gli interminabili secondi di meditazione silenziosa sul bicchiere, fra un assaggio e l’altro, volano via. La sua filosofia forse non andrà d’accordo con quella di Domaine Weinbach, ma questo vino può essere un portale fra i due mondi.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Corsista Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

1 Commento

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Luca

circa 5 mesi fa - Link

Con estremo piacere trovo Sipp-Mack! Lo assaggiai per caso in un ristorante di Strasburgo, ne rimasi folgorato ed il giorno seguente andai in cantina. Anche il semplice riesling vielles vignes regala grandi soddisfazioni ad un prezzo super conveniente

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