8 assaggi disorganizzati di un bevitore solitario

8 assaggi disorganizzati di un bevitore solitario

di Gianluca Rossetti

Autunno ricco: festival, meeting, seminari, presentazione di guide millesimate.
Vino, birra, grappa, champagne, rosolio, cromatina single cask, riserve imprescindibili siglate da Assurbanipal; il tutto protagonista di rassegne locali, rendez vous italici, convention planetarie e line up interstellari.

Bello, via. Potendo partecipare me li farei tutti. Senza precauzioni. Ma siccome ‘un se pote allora, in genere, mi limito al cazzeggio tra una chiacchiera e l’altra e ad assaggi disorganizzati più o meno in solitaria. Tipo questi:

Cannonau Anfora 2016 – Elena Casadei
Dal comune di Gergei, nel Sarcidano, un selezione delle migliori uve dell’azienda Olianas per questa sorta di edizione limitata. Mora e mirtillo, goloso, fresco, alcol ottimamente bilanciato, gastronomico e direi perfetto con la cucina locale a base di carne alla brace. Vino preciso e stringato: a pieno titolo tra i protagonisti di una sorta di new age che predilige per questo vitigno minori estrazioni, fruttato non invadente e durezze percettibili.

Sangiovese di Romagna 2015 – Marta Valpiani
Un solo problema: il formato. Di quei vini da non centellinare ma da godere a sorsate piene. Dopo mezzo bicchiere ti si stampa in faccia un sorriso lungo così. Lieve il sorso e il bouquet di frutti di bosco aciduli, limatura di ferro, erboristeria per un vino conviviale, giocoso, mai brusco. Andante con moto.

Auroura 2016 – Rocco di Carpeneto
Acidità, tannini, corteccia di china, bacche nere ben mature. Da solo dolcetto. Rispetto ad altro recente assaggio aziendale ottenuto dallo stesso tipo di uve, il Losna (sempre dolcetto ma Ovada Docg: altra vigna, altro affinamento; insomma tutt’altro vino), perde un cenno in finezza e forse due in complessità ma nulla in piacevolezza.

Ciliegiolo 2015 – Antonio Camillo
Forza e misura, intenso di frutto, agghindato di spezie e legni aromatici. Davvero un campione da attendere a lungo ma buono da subito. Mi mette di cattivo umore il fatto di non averne altre bottiglie in cantina.

Majoré 2015 – Calò e figli
Pepe e arbusti, granata e cipria. Struttura e persistenza che potrebbero capottare anche qualche rosso. Una sferzata di sale, acidità e profumi di macchia. Con la pizza margherita fa faville ma, giusto per rimanere in zona, provate a vedere che combina con i nervetti di cavallo alla pignatta.

Barbacarlo  2013 – Lino Maga
Duemilatredici, ma che davero? Punge: dritto, lungo, intensissimo, rustico, quasi piccante. Davvero un’idiozia stapparlo adesso. Per cui non ne parlo: darà il meglio tra un paio di lustri per quanto, amici che ne sanno mi dicono non essere la 2013 annata memorabile. Ciò non toglie che siamo in presenza di un autentico nemico della modica quantità giornaliera.

Malvasja 2014 – Skerk
Canfora, lavanda, miele, brioche, arance candite, pepe bianco, menta. Un orange falso magro coi potenziometri “solo” tra 2 e 3.  Mi rimane in testa l’idea di un vino verticale per quanto di rilievi, alti e bassi, ne abbia tanti. Lo ricomprerei ieri.

Karinniu 2016 – Vigneto Santu Teru
Uve nasco da vigne a giacitura collinare, vendemmia tardiva, tonneaux non di primo passaggio. Intenso di frutti gialli e solfatara, salvia e marzapane. Una sequenza di punture di spillo ad annunciare una coda salina intensissima. Siamo a Nurallao, provincia di Cagliari, pieno Sarcidano anche questo: area produttiva che merita certamente attenzione. La mia ce l’ha tutta.

Disclaimer.

Il fatto che io non partecipi spesso a fiere ed eventi, manifestazioni varie ed evenutali, non mi rende  cieco al punto da negarne i pregi evidenti.

Sull’utilità delle manifestazioni enoiche, sulla loro assoluta imprescindibilità ho già detto, vero?

 

1 Commento

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MG

circa 5 giorni fa - Link

Marta Valpiani con la A :)

corretto, grazie, e maltrattato il recensore [f.]

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