7 vini per superare la paura del tappo a vite

7 vini per superare la paura del tappo a vite

di Angela Mion

Blocco psicologico da tappo a vite. Patologia che colpisce due italiani su tre ma che esperti del settore dicono si possa curare senza temere ricadute.

I sintomi sono:

Depressione. Vedere arrivare il sommelier con una bottiglia da svitare può causare improvvisa tristezza e compromissione della serata compresa inappetenza e insonnia.

Tremarella. Il tappo a vite in molti può provocare attacchi di paura legati alla qualità del vino. La maggior parte dei consumatori tende a collegare un’apertura che non sia il classico tappo di sughero a scarsa qualità del prodotto ovvero a fasce di beni low profile. L’importante è stappare e annusare il tappo, anche se è di resina.

Appiattimento estetico. Lo svitare la bottiglia invece di stapparla può causare l’effetto del brutto anatroccolo. La bottiglia non ci piace ancor prima di assaggiarla.

Personalità nerd. Quando pensi che se sei arrivato a bere un vino col tappo a vite il prossimo step potrebbero essere i centri sociali.

Effetto cul-de-sac. Quando devi fare bella figura ad un pranzo d’affari, ordini il vino e arriva il cameriere che con leggiadria svita e chiede: chi vuole assaggiare? – Addio contratto.

Ipocondria. Non serve farsi l’antitetanica per aprire un tappo in alluminio.

Dai, scherziamoci su. In realtà la materia non è affatto semplice e l’impatto psicologico di questo tipo di chiusure è ancora molto forte e diffuso soprattutto nel nostro paese, con risvolti importanti nei consumi.Ho sondato il terreno, parlato con diversi produttori e anche lì la questione non è pacifica e sembra di trovarsi ancora in un periodo di prova a cavallo tra il diamogli una possibilità e manteniamoci fedeli al classico tappo.

Da quando praticamente mi sono resa conto che se posso, nei vini bianchi, cerco il tappo a vite, ho iniziato a martoriare tutti quelli che mi stanno attorno con domande moleste e curiose. Perché non lo vuoi bere? Perché sei prevenuto? Perché ti fa impressione? Le risposte cadevano sempre lì.

Il collegamento qualità vs chiusura è ancora forte e gode di parecchia italianità.

Siamo fortemente legati alle tradizioni e questo ci premia sicuramente e ci distingue a livello mondiale ma dall’altro canto siamo indietro: la tecnologia va avanti così come l’innovazione e c’è del buono anche in questo.

Omettendo le questioni troppo tecniche su cos’è il tappo a vite, come è fatto, mi soffermerei sugli aspetti più importanti di questo tipo di chiusura. La chiusura è nota sicuramente perché a differenza del sughero, che in maniera sempliciotta possiamo immaginare come una chiusura che fa respirare il vino, concedendogli una certa quantità di ossigeno, la chiusura a vite di cessione di ossigeno e di respiro può non averne. Ma può anche averne. Infatti i tappi a vite più moderni possono essere scelti più o meno ermetici: per farla breve il produttore può scegliere in base alla tipologia di vino quanto ossigeno vuol far passare dal suo tappo. Si andrà da apporti di ossigeno minimi quasi vicini allo zero sino a livelli più alti equiparabili al sughero: bassa, media e alta permeabilità.

Guardiamo fuori dalla finestra del nostro paese e attualmente la partita sughero-vite, almeno a livello tecnico, sta sull’1-1.

Sappiamo che la chiusura a vite è la più impiegata per i bianchi. Non nascondiamoci dietro ad un dito e non siamo antidiluviani: i vini mantengono anche a distanza di diversi anni freschezza, pulizia, profumi ed aromi, non ossidano e banalmente non sapranno di tappo. Ciao ciao poesia lo so e magari potrebbero essere ridotti. Sicuramente nei vini bianchi l’approccio è più empirico e legato già ad un’esperienza consolidata. Per i vini rossi l’abbordo stà facendo un tantino più fatica ed è ancora un metodo piuttosto razionale e teorico: lo fa Penfolds in Australia di tappare a vite il suo Shiraz Cabernet “Koonunga Hill 76”, lo fanno molti altri ma noi dobbiamo ancora capirci e prendere un po’ di confidenza.

Prima dell’esercizio pratico (bottiglie da bere) volo in un’altra galassia e ritorno con un tappo a vite di ultima generazione. Qua di poesia manco l’odore. Apro parentesi. Un’azienda che fa chiusure ha sviluppato un tappo in alluminio con NFC integrato (quella cosa tecnologica che crea connettività senza fili). In pratica il tag NFC è protetto nella parte superiore del tappo e consente di tracciare la logistica della bottiglia, capire dove va – marketing, e per il consumatore finale avere la certezza circa autenticità e provenienza del vino. Basta appoggiare lo smartphone al tappo per connettersi con la cantina. In pratica possiamo chattare col vino. Chiudo parentesi.

Torniamo al blocco psicologico da tappo a vite. La miglior cura resta sempre bere e farci un’idea nostra in base anche ai nostri gusti e alle nostre esperienze. Ecco che cosa berrei sempre e quando lo screw cap è una garanzia. Gioco in casa.

Uno dei miei cavalli di battaglia da sempre è lo Herzu di Ettore Germano, produttore innamorato dei bianchi nordici. Un riesling intenso, elegante, di grande freschezza ed entusiasmo.

Come il riesling della Val Venosta di Falkenstein, inopinabile, scolastico, quasi tedesco.

Un’esperienza di grande livello sotto tutti i fronti sono i vini del giovanissimo Thomas Niedermayr. Vitigni PIWI e chiusure a vite per tutte le varietà. Ha sicuramente ancora molta strada da fare ma davvero ha imboccato quella giusta. Quei vini da varietà resistenti che di scolastico non hanno niente e che facilmente sono sbilanciati, qui lavorano sul filo della freschezza e dell’equilibrio.

Anche Filippi ha iniziato a chiudere il suo soave Castelcerino col tappo a vite. Qua la garganega è un vino di casa e credo non abbia bisogno di sfidare il tempo: mantenerne inalterata freschezza acidità e frutto è meritorio. Stessa freschezza, equilibrio ed incredibile piacevolezza di beva che trovo nella garganega di Nevio Scala nei Colli Euganei.

Per una serata informale pane e salame il cerasuolo d’Abruzzo e il trebbiano di Cirelli, qualità – prezzo – qualità.

Torniamo a nord, a vite chiude tutti i suoi vini anche Armin Kobler. Forse i rossi mancano un po’ di acidità, per i miei giusti, ma i bianchi mantengono costante la freschezza del giorno prima.

Mi fermo, lascio proseguire a voi.

Di solito siamo abituati ad andare alle verticali sul vino. Non vogliatemene ma di questo passo la sfida probabilmente saranno le orizzontali, ovviamente senza cavatappi.

38 Commenti

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Post necessario! Mi permetto di segnalare Le Fraghe di Matilde Poggi: Chiaretto Rodon da dimenticare in cantina, il Bardolino classico, il Chelidon da rondinella in purezza (leggerezza irresistibile, forse il mio preferito), infine Camporengo garganega di cui ho ancora qualche bottiglia del 2007, perfette al netto della bassa acidità del millesimo. Il merlot rosato kotzner di Kobler a me piace un sacco proprio per il suo mix di morbidezza e potenza che mette all'angolo la componente acida. Lunga a vita al vino? Più lunga col tappo a vite!

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...incuriosito , ho trovato qualche bottiglia di La Tache , Château Latour e Monfortino con tappo a vite al mercatino di Acerra venduto ad una bancarella di un noto rivenditore amico , mio usuale fornitore , tra l'altro ad ottimo prezzo per cui ne ho approfittato . Non capisco se la causa era il tappo Stelvin , ma avevano qualcosa che non mi convinceva, all'assaggio . Probabile la conservazione non ottimale ...

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Un insider in Romanée-Conti mi ha riferito in gran segreto che dalle loro prove in azienda lo stelvin è risultato essere migliore del sughero. "Ma poi vinogodi, al mercatino, non ce lo compra più" :-) A proposito, lavorano in biodinamica, quindi i vini biodinamici sono i migliori del mondo ;-)

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noia

circa 2 mesi fa - Link

sempre le solite battute.... che noia

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Possibile avere qualche nome di aziende che fanno chiusure di questo tipo? Visto che si citano le cantine, non dovrebbe essere un problema nominare le marche.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Sottoscrivo per Falkenstein : bevuto un 2013 settimana scorsa in condizioni perfette ed evoluto come da manuale.

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Luca Miraglia

circa 2 mesi fa - Link

Le sperimentazioni sui tappi a vite non sono certo recenti: Armin Kobler è stato un pioniere in Italia e ricordo le sue reiterate affermazioni circa l'indubbia maggiore longevità dei vini con tale tipo di chiusura rispetto agli stessi vini (annata e tipologia) tappati con il sughero. Nel nostro paese è esclusivamente un problema di tipo psicologico e vale ancor di più per i rossi, anche se giovani: non a caso è stata citata Matilde Poggi (presidente dei Vignaioli Indipendenti) quale antesignana dell'utilizzo del tappo a vite sui rossi del Garda. Purtroppo la direzione sarà sempre di più quella, stante il noto peggioramento qualitativo dei tappi di sughero (oltre che il loro esponenziale incremento di costo).

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mariazzo

circa 2 mesi fa - Link

Finchè non ci sarà il "biondi santi" della situazione che metterà sul mercato il suo vino avvitato e che farà da ariete nella psiche italiana, sarà un po' una guerra contro i mulini a vento. Di contro, per capire la reale capacità di conservazione dei vini a lungo invecchiamento con questo sistema di tappatura, bisogna aspettare ancora una decina d'anni per fare dei test... cioè al giorno d'oggi quanti sono i vini importanti che usano questo tipo di chiusura da almeno 10 anni per poterne comprovare la buona conservazione? mi pare che Walter Massa avesse fatto una degustazione dei suoi vini comparando annate e differenti sistemi di tappatura.

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Marco P.

circa 2 mesi fa - Link

Castel Juval, Riesling vigna Windbichel 2009, bevuto appena 2 mesi fa. Perfetto. Oggi è in commercio la 2017. Il tappo a vite è antisessuale, ma funziona.

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Ted

circa 2 mesi fa - Link

perché nella maggior parte delle bottiglie non c' è succo di uva ma parcate chimiche e quindi il tappo e ininfluente . Potete venderlo anche senza tappo rimane lo stesso.

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Renato

circa 2 mesi fa - Link

Questo è populismo enologico.

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Magari quelli che bevi tu...

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Andrea

circa 2 mesi fa - Link

Curiosamente, se penso a vini straordinari con tappo a vite che ho bevuto di recente, son tutti riesling. Accanto al già citato Falkenstein aggiungo Kuenhof. 2011 e 2012, meravigliosi e con una evoluzione che non ho trovato diversa che se fossero stati tappato a sughero. Il terzo riesling è un monumentale tba di Kloster Eberbach ( 0,375) che non è proprio un vino da bersi giovanissimo. E quindi mi chiedo, se mettono un tappo a vite su un vino dolce da invecchiamento perché non su di un rosso?

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Andrea

circa 2 mesi fa - Link

Kuen Hof, Kloster Eberbach, pure il riesling tba in .375.

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Roberto

circa 2 mesi fa - Link

Buongiorno, scrivo per la prima volta. Ero in Alsazia a settembre e lì ormai il tappo a vite è stato ampiamente sdoganato. Un produttore di alto livello come Albert Mann lo usa per la gamma di ingresso e per quella di mezzo, e la signora Marie Thérèse Mann con sguardo transalpino commiserevole mi diceva che gli unici che non ce la fanno proprio a digerirlo sono gli italiani. Spostandoci in Germania sul Reno, un grande come Künstler imbottiglia tutta la sua produzione con tappo a vite, compresi gli Erste Lage e i Grosse Lage.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

In Italia l'ultimo è Massolino che ha appena prodotto un Riesling stupendo con il tappo a vite. Sui grandi rossi non penso che verrà mai sdoganato, intanto per una questione di marketing. Basta parlare con un qualunque produttore per sentirsi dire che il tappo a vite sarebbe una soluzione auspicabile ma difficile da far comprendere.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 2 mesi fa - Link

Secondo me è proprio qui nell’intervento del Sig. Roberto la questione. Per il “produttore di alto livello Albert Mann” nella figura della Sig.ra Therese, siamo noi italiani a non digerire l’idea dei tappi a vite per il vino...ma altresì afferma che proprio il “produttore di alto livello” usa i tappi a vite per “la gamma di ingresso e quella media”. Mi chiedo come mai non la usi anche per “l’alta gamma” dei propri vini... Insomma, noi italiani siamo coloro che non capiamo la bellezza e la rivoluzione del tappo a vite...ma “il produttore di alto livello” i propri vini di alta gamma NON li chiude col tappo a vite. Coerenza, questa sconosciuta 😂

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Roberto

circa 2 mesi fa - Link

La loro gamma media ("Vins de Terroirs") va comunque, al pubblico in cantina, dai 17 ai 27 euro, prezzi non esattamente popolari. Quanto ai Grand Cru, penso sia solo questione di tempo. Riguardando il loro listino, il Riesling GC Schlossberg 2017 è l'unico con tappo a vite, ma è anche l'unico così giovane, tutte le altre etichette (dai 29 ai 50 euro) sono al momento del 2014 e 2015. Secondo me tra un paio di anni sarà tutto allineato sul tappo a vite.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Non è una questione di tradizione. Durante la mia vita siamo passati dal bove al trattore per lavorare le vigne, e nessuno se ne è accorto. Dalla fermentazione incontrollata all'uso generalizzato del raffreddamento, e nessuno se ne è accorto. E potrei proseguire. Però il tappo in sughero non si tocca. Uffa. È una forma di idolatria in formato tascabile, un'idiozia assimilabile a quella dell'impiegato ottuso che ti chiede i documenti cartacei quando hai già prodotto tutto in digitale. La tradizione è ben altro, è una cosa seria, è la sostanza delle cose. Quella del tappo è solo forma, e oltretutto forma vuota.

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Luca Miraglia

circa 2 mesi fa - Link

Premesso che mi sembra molto pertinente la distinzione fra forma vuota e tradizione, mi viene spontaneo chiedere come mai, da parte di un'azienda che contribuirebbe in modo significativo allo sdoganamento del tappo a vite per i vini rossi da invecchiamento, non si sia ancora pensato a commercializzare i prodotti "basici" della propria gamma con la chiusura a vite.

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Paolo A.

circa 2 mesi fa - Link

Sui vini rossi da grande invecchiamento l'uso del sughero è sempre stato giustificato da lla (presunta?) necessità di una microssigenazione del vino. Sicuramente col tappo a vite in metallo lo scambio con l'ambiente esterno è pari a zero. Quindi i casi sono soltanto due: 1) il tappo a vite non è adatto all'invecchiamento e alla terziarizzazione dei grandi rossi 2) la storia della microssigenazione necessaria è sempre stata una gran panzana.

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

I tappi a vite non sono stagni. Ne esistono di varie tipologie che permettono la microssigenazione.

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Paolo Albano

circa 2 mesi fa - Link

Ammetto la mia ignoranza, non ne avevo mai sentito parlare. Ma in rete non è che si trovi molto su sti tappi a vite non stagni.

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...senza battute irriverenti per non tediare alcuni sensibili all'ironia : non esistono simulazioni "predittive" sulla terziarizzazione del vino negli anni , tanti anni , soprattutto per quelli di lungo invecchiamento. Le accelerazioni e simulazioni a termostatazione a diversi gradienti di temperatura che eseguo nell'alimentare da oltre trent'anni , non sono replicabili nel vino in quanto sistema biochimico molto più delicato e sensibile alle temperature stesse . Per cui la sperimentazione andrebbe fatta su materiale omogeneo in arco temporale improponibile alle esigenze di mercato . C'è chi lo sta facendo da tempo e non ha i risultati sperati , con buona pace per chi desidera , commercialmente, dormire fra guanciali di tranquillità : cosa che il sughero , ad oggi e soprattutto oggi, non permette. Poi ci sono selezioni e sistemi di controllo che riducono al minimo la frequenza di jattura da tappo , per info più dettagliate una visitina a Monforte , in località Ornati n°2 . Quindi i produttori di vini da lunghissimo invecchiamento, solitamente i più prestigiosi e costosi, perché mai dovrebbero rischiare produzioni che permettono la sopravvivenza dell'impresa con una sperimentazione di esito non certo o , perlomeno , dubbioso? L'unico grande, ma grande davvero , che ha tagliato la testa al toro è stato Ponsot , ma dopo una decina d'anni , con quel tappo rivoluzionario, originale e costosissimo , i suoi top di gamma , rispetto ai vini delle annate precedenti con tappo tradizionale , non mi stanno convincendo ... conservate allo stessissimo modo... ma non di tappo a vite , si parla...

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Antonio C

circa 2 mesi fa - Link

Consiglio vivamente il Verdicchio di Matelica di Colpaola, giovane azienda Marchigiana che dalla prima annata 2013, ha scelto di uscire esclusivamente con il tappo a vite.

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Dante

circa 2 mesi fa - Link

In vino qualità non dipende dal tappo " il tappo di metallo va consumato subito"!!!!

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Serena P.

circa 2 mesi fa - Link

D'accordissimo!!

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Sono favorevole. Come sono favorevole alla lattina e al tetrapack.(!?) Quello che non condivido è che sia sempre il marketing a decidere quando e come cambiare. A "persuadere" la massa ci pensa sempre il marketing con i suoi legionari dislocati dappertutto, anche sui wine blog.

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Mirko

circa 2 mesi fa - Link

Per i vini giovani o a medio invecchiamento la lotteria del tappo di sughero me la risparmierei volentieri. Quanti sono i tappi di sughero di altissima qualità? quanti ce ne saranno in futuro?Ogni azienda che fa un vino di livello chiede i migliori disponibili. Sui bianchi i risultanti sono egregi. Basta stappare oggi un 2012 di Falkenstein ad esempio.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Un problema insidioso è quello che è stato definito "tappo subdolo" Non si avverte il classico odore di tappo, ma il vino appare spento, senza profumi piatto, banale. Insomma non è lui. Vi sarà capitato più di qualche volta. Provate a farvi cambiare una bottiglia del genere in un ristorante. Non sarà facile. Eppure il difetto è imputabile al tappo.Io mi chiedo: si può quantificare scientificamente la riduzione del tasso di incidenza del difetto da tappo, introducendo sofisticati sistemi di controllo ? Non viene già fatto? Ogni cantina che produce almeno un vino di livello cerca il sughero migliore in circolazione. A Bolgheri, nelle Langhe, a Montalcino, nella zona del Montepulciano, dove ad esempio Pizzolo, spendeva almeno 1 euro per il tappo del San Calisto, ecc. R. Conterno è un fenomeno ma gli altri non sono dei coglioni. Sarebbe interessante se a pronunciarsi chiaramente fossero enologi e produttori. Dicessero chiaramente la loro. Non solo in privato quando li si va a visitare. Sono convinto che non vedrò mai un Barolo col tappo a vite. Neanche riesco a immaginarmelo. So che un produttore di Serralunga, che produce da un cru straordinario, lo sta sperimentando. Magari tra qualche anno ci dirà qualcosa. Intanto già oggi il Cepparello, magnifica espressione del sangiovese, per una fetta del mercato estero viene proposto col tappo a vite.

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Michele L.

circa 1 mese fa - Link

Della cantina Jermann il " Vintage Tunina" ed il "Capo Martino" hanno il tappo stelvin già da un pò. Parlando con l'A.D. della suddetta azienda mi ha riferito che negli USA o hai il tappo a vite o la bottiglia rimane sullo scaffale....

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Paolo Albano

circa 1 mese fa - Link

Ma in riferimento a quale tipologia di vini? A che fascia di prezzo?

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Angelo Cantù

circa 1 mese fa - Link

Negli ultimi mesi sono incappato in un numero esagerato di bottiglie rovinate causa tappo di sughero difettoso. Quando vedo una bottiglia di un produttore affidabile con tappo a vite od anche a corona sono solo contento. In Austria e Germania lo Stelvin è diffusissimo, anche tra i produttori più prestigiosi.

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Vinogodi

circa 1 mese fa - Link

... Bene ... Stelvin per tutti...

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Angelo Cantù

circa 1 mese fa - Link

No, non per tutti, almeno fino a quando non ci saranno dimostrazioni sufficienti per i vini destinati a lungo invecchiamento. Ma per i vini di “pronta beva” credo non ci sia molto da discutere.

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C.A.

circa 1 mese fa - Link

Più scienza e meno poesia. meno fanatismo aprioristico. Per uno come me che ha costruito la cantina, bottiglia dopo bottiglia, senza regali dai soldi di famiglia, Stelvin tutta la vita!!

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Siro

circa 1 mese fa - Link

Un primo passo verso l’estinzione dei sommelier esibizionisti...evviva.

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Michele L.

circa 1 mese fa - Link

Troveranno modo di esibirsi anche con lo stelvin!

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