3 risposte facili a una domanda difficile: “qual è il tuo vino preferito?”

3 risposte facili a una domanda difficile: “qual è il tuo vino preferito?”

di Andrea Troiani

La storia delle domande difficili è lunga. Come gli esami, anche le domande difficili non finiscono mai. Si parte dalla primissima infanzia quando, con scientifica regolarità, veniamo sottoposti a torture psicologiche tipo: “vuoi più bene a mamma o a papà?”, “di che squadra sei?”. Si prosegue poi in età adolescenziale con: “ce l’hai la fidanzata?” e si arriva a “che lavoro vuoi fare?”.

Domande che implicano prese di posizione e portano a una serie di scelte drastiche.

È ormai scientificamente dimostrato che scegliere sia una grossa fonte di stress. Fa pensare, ad esempio, il fatto che grandi menti e fari dell’innovazione come Steve Jobs o Mark Zuckerberg, pur di ridurre il numero di scelte quotidiane a cui sottoporsi, vestono la stessa identica mise 365 giorni l’anno.

Sì, il creatore di Facebook ha un armadio pieno di t-shirt che, seppur prodotte dalla maison di Cucinelli, restano comunque tutte uguali.

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Bene, la domanda che invece arriva, regolare come le raccomandate di Equitalia, appena si entra nell’argomento vino è qual è il tuo vino preferito. Quello che accade a me, in questi casi, è sostanzialmente una forma di panico. Non ho una risposta. Perché, nel mio caso una risposta non c’è, o non c’è ancora.

Per dirla tutta è ancora più complesso di così.

Esiste una risposta che è relativa allo specifico momento in cui viene chiesta. L’ultimo episodio di questa esecrabile serie, ad esempio, è avvenuta ieri sera. Temperatura esterna 32 gradi, antipasto di salumi, la risposta in quel preciso istante era chiara, precisa e definita: “Lambrusco rifermentato in bottiglia”. Dopo pochi minuti la risposta sarebbe rapidamente cambiata verso spumanti più elaborati, poi nella direzione dei freschi ed eleganti vini rossi di Borgogna per concludersi con passiti della famosa isola siciliana. Scelte che non saranno le stesse il giorno dopo, o quello successivo.

In buona sostanza io un vino preferito non ce l’ho, e la risposta più vicina alla verità è qualcosa tra “tutti” e “nessuno”.
Ma scendiamo nella psicologia di chi fa la domanda: cosa si aspetta di sentire il curioso interlocutore? Tipicamente vuole una risposta che possa confermare i suoi gusti o, nei casi più perniciosi, sia la cartina di tornasole della vostra, e mia in questo caso, (in)competenza. Una risposta come quelle che mi verrebbero spontanee, quindi, non potrebbe che generare delusione e forse acredine.

Perché se sei appassionato ne deriva, come assioma cartesiano, che tu debba avere un vino preferito, non si scappa.

Quindi così come Zuckerberg ha trovato la soluzione alle sue scelte con la maglietta grigia da 400$ al pezzo, anche io ho le mie soluzioni pronte nel taschino, da utilizzare all’occorrenza.

Risposta 1, buona per tutte le occasioni un vero e proprio Jolly: “Pinot nero di Borgogna”. Anche il più grande enologo del mondo non potrà che condividere, e considerarvi dei veri intenditori.

Risposta 2, da spendere per darsi un’aria attenta e leggermente radical-chic: “Amo vini biodinamici da uve autoctone del Piemonte”. Ovviamente la regione è sostituibile a scelta ma preparatevi almeno un paio di vitigni giusti, per dare più corpo alla risposta.

Risposta 3, se volete davvero farvi ammirare “Masseto 2001” e breve sospensione estatica “una vera esperienza”. Questo ammutolirà il 95% dei vostri interlocutori lasciando giusto la possibilità al restante 5% di protestare sull’insano rapporto qualità prezzo del vino in questione. Non rimane che dare ragione e ripetere ossessivamente “sì, ma che esperienza”.

[Crediti immagine]

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

5 Commenti

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vinogodi

circa 11 mesi fa - Link

...ho riso come un matto perché mi è stata fatta la stessa domanda 3 (tre) volte in una settimana e il terzo punto provoca esattamente la reazione contraria nel cerchio di amicizie che frequento , dove Masseto è tacciato esclusivamente come un banal - wine frutto del marketing più becero con croci e paletti di frassino pronti ogni volta che si nomina ( Ps:: a me piace...) . Concordo appieno che la contestualizzazione del momento comporta la scelta meglio centrata che accondiscenda il momento di piacere , anche profondo, che il vino può comportare (mi sono immedesimato nel racconto con parallelismi recenti di grigliate settimanali inondate di Lambrusco da frigo ... che goduria) , Solitamente , però , pur supportando le scelte ai miei gusti reali , ma ondivaghi, camaleonticamente mi adeguo all'interlocutore che me lo chiede e al grado di conoscenza enoica che ha quest'ultimo , molte volte incuriosito da voci di corridoio tendenziose che vogliono il mio cimento enoico perdersi nell'alba dei tempi e , quindi , materializzarsi in loro curiosità morbosa quasi fosse uno scavare nell'intimo più inconfessato ... 1) Se l'interlocutore è vero cultore (consapevole) del berealto : non ho dubbi , la risposta è quasi sempre biunivoca ma non si scappa dai due : Cuvée Speciale di Bonneau oppure Cuvée Catheline di Chave
2) Appassionato oppure rappresentante ufficiale di una Sommellerie : secco ... Cros Parantoux ... a volte mi scappa La Romanée di Ligier Belair ma troppe volte viene scambiato per il più banale Romanée Conti
3) Tecnico o Enologo : Vieilles Vignes Francaises di Bollinger (meglio se maturo) oppure Monfortino che è ormai una specie di riferimento imprescindibile
4) Neoappassionato : La Tache ... non so perché ma fa sempre un effetto della Madonna...

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david

circa 11 mesi fa - Link

5) Fatti una vita.

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Vincenzo busiello

circa 11 mesi fa - Link

Vinogodi. Lei è molto sofisticato. Dica dei nomi più " comprensibili ".

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Sam

circa 11 mesi fa - Link

Il mio vino preferito è quello che ancora devo bere.

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Ugo

circa 11 mesi fa - Link

...c'e' una i di troppo in Ligier-Belair. Domaine Liger-Belair...

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