Robert Parker lascia e la Michelin piglia tutto: cambia qualcosa?

Robert Parker lascia e la Michelin piglia tutto: cambia qualcosa?

di Antonio Tomacelli

È da ieri che ci penso e ancora non sono riuscito a capire se sia “più notizia” la Guida Michelin che compra il 100% della guida di Robert Parker, o Robert Parker che ha venduto la sua guida The Wine Advocate ai francesi della Michelin. Il vecchio leone, infatti, dopo aver terrorizzato coi sui giudizi mezzo mondo, è diventato pelliccia e si godrà la pensione nella sua villa a Baltimora, circondato da una cantina stellare.

Per la Rossa, invece, il bello comincia adesso perché, storicamente, il mondo del cibo e quello del vino non si parlano e, anzi, si ignorano. Volete una prova? Leggete questa recensione:

“Sospesa nel cielo della Citta Eterna, nella magnifica cornice di un panoramico roof garden, La Pergola è il luogo d’incontro di quel gusto mediterraneo – passione mai sopita dello chef, Heinz Beck – e di una sistematica ricerca del prodotto migliore, dell’accostamento più riuscito. Il tutto condito da una buona dose di creatività. La ricetta del suo successo è servita!”

È il commento della Michelin nella scheda di uno dei ristoranti con tre stelle più famosi al mondo, La Pergola, appunto. In un boxino c’è scritta una noterella – bella cantina – che farebbe inorridire qualunque enostripp…ehm…qualunque appassionato o esperto di vino. Definire, infatti, bella cantina la corazzata guidata da Marco Reitano, head sommelier del ristorante, equivale a chiamare “simpatico triciclo” la Ferrari Testarossa.

Non va meglio nemmeno se la guardiamo dal lato guide del vino che non azzarderebbero abbinamenti (e sinergie) col cibo neanche sotto tortura.

Insomma, una di quelle classiche convergenze parallele di democristiana memoria, due mondi che convivono senza incontrarsi mai, tranne che a tavola. In verità, nel recente passato, qualcuno ci ha provato ad integrare i due mondi in una sola guida, ma è sembrato più un volersi togliere dalle scatole una redazione fatta da gente poco governabile e un filo allergica ai diktat. Sto parlando, se non si fosse capito, della Guida Ristoranti de L’Espresso, guidata da Enzo Vizzari, che un paio di anni fa ha chiuso la Guida Vini di Fabio Rizzari riducendola ad appendice dei ristoranti.

Il Gambero Rosso, invece, non ci pensa nemmeno ad ibridare le sue guide e vino e cibo restano ben separati per non rischiare i fatturati positivi del settore vino, da sempre l’asino che tira la carretta aziendale.

Ora ci prova la Michelin con l’acquisto di The Wine Advocate, ma ancora non si conoscono le intenzioni della nuova dirigenza. Di certo c’è che TWA negli ultimi anni si era espanso in mezzo mondo, aprendo una sede anche a Singapore ma monetizzare il capitale di credibilità di Robert Parker non sarà semplice.

Tutto continuerà come prima o TWA verrà ulteriormente potenziato? Verrà integrato nella guida dei ristoranti? E in che modo?

Quello che, nell’attesa, possiamo sperare, è che spariscano dalla Michelin definizioni del tipo “bella cantina”.

Sarebbe già una bella forma di integrazione tra mondi che non comunicano.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

6 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Ha un senso tutto questo parlare dell'arbitro? Se l'arbitro è un vero arbitro, non influisce sul risultato. Se è pagato, incapace o scorretto, prima o poi viene cacciato e comunque alla lunga perde credibilità. Che è la stessa cosa.
Comunque sia, hai mai letto delle paginate sul giornalista che si occupa di un omicidio? No, si parla dell'omicidio. E allora perché nel vino di deve parlare di Parker e simili, oltre che dei vini?

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vocativo

circa 3 settimane fa - Link

Restando al paragone, sì, ho visto e letto paginate su giornalisti che scrivono e parlano di politica. Un'opinione e un semplice racconto di fatti non sono mai neutri.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Restando al paragone si, anche io ho visto pagine sui maestri del giornalismo. E anche libri. Ma, percentualmente al numero di pagine pubblicate dai giornali generalisti, si tratta di pochissimo spazio. Invece la stampa enologica italiana dedica una quantità spropositata di spazi al dibattito sulle guide, su Cernilli, su Parker, su Suckling e compagnia cantante. Così come la stampa nazionale dedica una quantità spropositata di spazio agli arbitri, cosa che non accade in nessun'altra parte del mondo. Basta, stiamo al tema. Qualunque esso sia.

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

Condivido il tuo punto di vista, ma il nocciolo della questione è il peso enorme che questo signore, ha avuto nell'orientare le scelte di una fetta significativa, e ricca aggiungo, del mercato mondiale del vino.
I suoi gusti, orientati verso uno stile di vinificazione ben preciso, hanno generato un conformismo enologico che ha permeato di sé un'epoca. Qualcuno per fortuna si è sottratto, ma i fulminati sulla via della Napa Valley sono stati tanti. Ve lo ricordate quello che erano, per esempio, i vini siciliani e abruzzesi fino ad una decina d'anni fa? Dei bomboni concentrati, fruttatoni e con più legno in corpo di pinocchio.
A parte le solite eccezioni.
Oggi c'è un'altra moda che sta prendendo piede, sicuramente con delle espressioni variegate e curiose, ma con qualche fanatico di troppo.
Passerà pure questa.

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Paolo

circa 3 settimane fa - Link

Temo, caso Cinelli Colombini, che la situazione sia un filo più complicata di come lei la descrive. Purtroppo, e non solo in questo campo, l'arbitro non è semplicemente una presenza terza, ma come sa meglio di me diventa un terzo giocatore; ma non giocatore della partita, giocatore nel senso che tende a introdurre nuove regole, nuova palla, nuovo campo da gioco, e cosi' via. Contemporaneamente, negli attori, i giocatori, si genera in maniera più o meno consapevole la tendenza a considerare la misura essa stessa un obiettivo. Non potrà negare infatti che la scala centesimale sia divenuta in alcuni casi la stessa ragion d'essere di alcune produzioni enoiche. Una deriva che proprio la storia della guida rossa Michelin bene illustra, e che (forse) spiega la comunione d'intenti che ha condotto la corazzata Bibendum ad acquisire TWA. Parlare "solo" del vino, con tutto il rispetto, è davvero riduttivo. E' un mondo produttivo e commerciale che va ben oltre la bottiglia, e lei ce lo ha così magistralmente spiegato nelle puntate della storia di Montalcino!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Il vino è un mondo fatto di una cosa che si beve più mito, comunicazione, marketing e varie componenti tra cui l'imponderabile. Molti se ne occupano, e tanti di loro sono solo mosche cocchiere. Quelle che stanno sedute sopra il muso del cavallo, e si vantano di guidarlo. Tanti invece danno un contributo, grande o piccolo che sia. Ma distinguere bene i ruoli è complicatissimo, forse impossibile. Il nostro è un mondo di finzioni. In un determinato periodo gli enologi parevano fare tutto, ora non più. C'era Civiltà del Bere, e ora nessuno se ne ricorda. C'era il Gambero, e ora? L'unico che attraversa tutta la storia è il vino, che comunque resta.

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