120 anni di Nino Negri, e anche parecchi di Sfursat

120 anni di Nino Negri, e anche parecchi di Sfursat

di Andrea Gori

Quando Amelia Galli portò il suo futuro marito Nino Negri a conoscere il padre, nel loro castello di Chiuro ad una decina di chilometri da Sondrio, probabilmente non immaginava che più di cento anni dopo la storia della Valtellina sarebbe diventata così importante per il vino italiano. Terra di vino sì, ma destinato ad essere commerciato in Svizzera principalmente, sfuso e con poche pretese. Qualche idea di un possibile e più gratificante futuro dovrebbe averla trasmessa al figlio Carlo, indirizzato verso studi enologici tra i primi in Italia, diventato poi vero artefice della rinascita enoica di queste valli, dove il vino è ancora fatica vera e lotta contro la terra, il clima e la montagna. Ma non sarebbe stato possibile oggi raccogliere una sentita standing ovation per questi vini, se non fosse stato per quel giovane enologo che dal 1971 cominciò ad affiancare Carlo nei lavori di campo e di cantina, quel Casimiro Maule personaggio schivo e riservato, serio e compunto, ma capace per una sera di sciogliersi e quasi commuoversi per l’affetto ricevuto.

1-Casimiro Maule
La platea di degustatori ha manifestato grande consenso nei confronti di quei vini, e quindi quelle vigne, e la valle dove Negri ha operato con costanza, raggiungendo un’affidabilità produttiva impensabile in queste condizioni di lavoro, e fungendo da esempio e stimolo per tutti i produttori della zona, attualmente impegnati in un rinascimento qualitativo che sfrutta il riscaldamento globale in maniera simile alla Langa, ovvero godendo di maturazioni inusitate per il nebbiolo (qui chiavennasca).

Impossibile non parlare del clima, ripercorrendo le 6 annate della verticale che a partire dal 1989 (annata pionieristica per lo Sfursat di casa perché realizzato senza controllo di temperature e altre tecniche più mirate) ci ha condotto fino all’ultima in commercio, la 2013.

Sfursat Cinque Stelle 2013. Inverno piovoso e con neve, freddo fino a giugno e conseguente maturazione ritardata per le uve, siccità nella prima parte dell’estate poi a fine luglio pioggia che ha fatto ritorno a settembre e ottobre, rendendo complicate e lunghissime le operazioni di vendemmia. Oggi è vino intenso e di carattere, con note opulente di amarena, pepe, senape, cardamomo, liquirizia e spezie, succo di cassis. Rivela un grande nitore e ha la capacità di scolpire un affresco fruttato ma elegante, balsamico e di rose, dalla bocca stuzzicante, decisa, con talco rosmarino incenso e tabacco, tannino maestoso e avvolgente, armonioso già da adesso – “sembra di avere grappolo di nebbiolo in mano” dice orgoglioso Maule. 94

Sfursat Cinque Stelle 2009. Neve e pioggia fino a primavera abbondanti, primavera molto altalenante, da maggio ad agosto caldo piuttosto stabile. Benvenute piogge a fine agosto e poi settembre soleggiato per una vendemmia piuttosto anticipata. Oggi il vino è al naso ammaliante e finissimo, ricco di amarene e resine, lamponi e rose, spaziature e tostature ben dosate. In bocca ha tannino pulsante e sapido, sorso agile, netto, bevibilissimo con lunghezza notevole e sapidità, allunga la beva con acidità importante che comunque risente dell’annata più calda della media. 90

Sfursat Cinque Stelle 2001. Inverno con molta pioggia e neve, poi primavera calda, con diverse piogge che hanno portato a sviluppo vegetativo regolare. Estate calda e con molto sole, settembre con poche piogge e notti fresche hanno permesso una raccolta ideale. Il vino ringrazia con un frutto rosso e nero perfettamente scolpito e dolce, cui però si aggiungono belle note di liquirizia, menta, che emergono da una struttura netta e ancora in piedi con un corpo ampio e sinuoso. Note fungine e saporite, tannino levigato, placido, carezzevole e molto classico dell’annata un po’ in tutta Italia, sul finale solenne e dolce lascia traccia come di polpa di succo di ribes e lamponi, miste a timo e cannella, struggente e perfetto anche da bersi senza niente al suo fianco. 96

Sfursat Cinque Stelle 1999. Inverno asciutto con primavera con le giuste piogge, caldo insolito tra maggio e giugno con conseguente fioritura ed allegazione anticipata. Estate calda ma con temporali serali e soprattutto insolito fresco a fine agosto. Caldo e asciutto dopo metà settembre e vendemmia in condizioni ottimali. Oggi il vino è particolare, con forza e potenza di frutto ed energia, note dolci di tamarindo, tabacco, gelsomino e alloro. Bocca calda, ricca ancora maestosa, il tannino è risolto e tranquillo e il corpo si è assottigliato molto, il sorso è scorrevole con poca tensione rispetto ad altre prove ma è sempre un piacere da bere. 88

Sfursat Cinque Stelle 1997. Annata curiosa, con un insolito inizio senza pioggia dal 1 gennaio fino al 20 aprile, poi gelata a metà mese, molto vento, produzione ridotta di un terzo a fine vendemmia che pure se è svolta in un settembre particolare, cui al bel sole di giorno facevano seguito pioggerelle notturne. Uve molto mature (babo 19,5 in luogo dei consueti 18,5 per gli amanti dei numeri). Oggi è tra i migliori 97 che possiate trovare in Italia, con colore ammaliante e profumi intensi di succo di frutta di bosco, ribes ciliegia e amarena, confettura di more di rovo, bella trama tannica sottile con residuo alcolico e tanto godimento, calore avvertibile ma grande fascino perché il tannino è ancora scalciante e vitale. 96

Sfursat Cinque Stelle 1989. Inverno regolare, vendemmia fantastica secondo Maule: pioveva di notte e il terreno (granito e sasso) Caltel Chiuro-bottiglialasciava scorrere via – se non piove c’è stress idrico. Vino artigianale, perché fatto senza nessun intervento e controllo di fermentazione. Si presenta molto evoluto, classe finezza e gusto che vanno in profondità, ha rusticità ma la stoffa è comunque quella del fuoriclasse: liquirizia, spezia, chiodo di garofano, evoluzione bellissima e lunga nel bicchiere, scontroso ma splendido per fascino pionieristico e aderenza al terroir. 92

Per la celebrazione dei 120 anni è stato inoltre presentato un nuovo vino dedicato proprio al Castello da cui tutto è nato: Castel Chiuro. Una riserva speciale dai vigneti più alti tra Grumello e Sassella, tutti oltre i 500 mt, maturato 5 anni in legno grande cui sono seguiti 10 mesi di vetro. E una veste particolare, in carta marmorizzata fiorentina, unica per ogni bottiglia. Un piccolo vezzo per un grande artigiano del vino italiano ma all’interno c’è la consueta solida certezza.

Castel Chiuro Valtellina Superiore Riserva 2009. Liquirizia, senape, ribes rosso, alloro e pepe, umami, tabacco, fiori essiccati e amarene. La bocca è avvolgente, con tannino serrato e rigoroso, finale lungo e saporito in cui affiorano note terrose di sottobosco e qualche principio di bella terziarizzazione. Si beve con estremo piacere sul lombo di cervo e tortino di patate castagne caramellate mela e mirtilli rossi, mentre per goderne su piatti meno impegnativi ha bisogno di ancora qualche anno in bottiglia.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Marco

circa 2 anni fa - Link

Mi chiedo solo come possiamo definire "artigiano" una azienda di proprietà del Gruppo Italiano Vini (mai peraltro citato nel testo; capisco che tolga poesia, eppure...)

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

Ciao Marco, pur appartenendo a GIV, la Nino Negri gode di completa autonomia e a parte alcune etichette credo si possa parlare ancora di vino artigianale...soprattutto a livello di gusto e carattere.

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gp

circa 2 anni fa - Link

A parte la dimensione, che non è poco, gli artigiani veri sono quei piccoli e medi vitivinicoltori che producono da vigneti di proprietà (ArPePe, Cooperativa Triasso Sassella, Boffalora eccetera), non i negociants come Negri (Prevostini, Rainoldi eccetera) che vinificano soprattutto uve acquistate da una miriade di viticoltori, a prezzi che non tengono conto del lavoro necessario per produrre uva in Valtellina. Se è vero che il vino si fa in vigna e non in cantina, la differenza è cruciale.

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fb

circa 2 anni fa - Link

Quindi secondo te in Valtellina ci sono viticoltori "strozzati" da "negociants" come questi? Boh? La mia conoscenza della valle non e` approfondita abbastanza forse ma non mi risulta. Fatta salva la dimensione che non e` certo artigianale ma da certi commenti sembra di farli passare per negrieri... un po` esagerato! Tanti viticoltori hanno "fatto il salto" negli ultim 20 anni mettendosi in proprio, tanti altri no per svariati motivi ma io non penso che questi ultimi siano cosi` sfruttati

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gp

circa 2 anni fa - Link

Sta di fatto che i costi di produrre uva in Valtellina sono notoriamente elevati, se si contabilizza pienamente il lavoro impiegato, e sono del tutto incompatibili con i prezzi di vendita dei Valtellina Superiore "base" e dei Rosso di Valtellina dei negociants. Infatti i vini dei viticoltori che si sono messi in proprio negli ultimi anni, a cui giustamente ti riferisci, hanno prezzi in enoteca non inferiori ai 10 euro per il Rosso di Valtellina e 15 per i Valtellina Superiore, circa 5 euro in più rispetto ai vini dei negociants, per dare un'idea molto approssimativa. Il fatto è che i piccoli conferitori stessi sono abituati a deprezzare il loro lavoro, anche perché spesso è un'occupazione secondaria e il grosso del loro reddito proviene da quella principale.

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Fabrizio

circa 2 anni fa - Link

I 5 stelle Sfursat che mi è capitato di provare non mi hanno mai lasciato nulla, se non che sono ottimi e correttissimi vini internazionali, un po troppo concentrati e fruttati, ma manca il carattere. Giustamente qualcuno cita Arpepe, anche se questo non fa proprio proprio uno Sforzato ma un vino simile con uve parzialmente appassite, che, se lo assaggiate capite la differenza tra la passione e la tecnica mirata alla qualità di prodotto e un 'buon vino' come lo sono oggi i Negri. Insomma c'è una grande qualità in Valtellina dove fin da bambino assaggiavo Inferno, Sassella, Grumello (si , e me ne vanto della cultura della mia famiglia che non disdegnava un sorso di vino anche ai ragazzi), e da 40 anni fa quando praticamente bevevamo solo Negri, ad oggi, le differenze sono eclatanti, Negri della GIV fa sicuramente buoni vini, ma molto molto lontani dai grandi nebbioli di montagna da agricoltura eroica. Per questo non paragonabili ad Arpepe o agli eccellenti giovani di Dirupi.

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Tino

circa 2 anni fa - Link

Concordo. Negri fa un grande vino che si chiama Sforzato, ma che non è necessariamente und grande Sforzato.

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