10 rimedi antisbronza da tutto il mondo

10 rimedi antisbronza da tutto il mondo

di Samantha Vitaletti

L’argomento è impopolare, se non addirittura scabroso. Nella nostra società pullulante di fini assaggiatori, di degustatori provetti, di filosofi del vino, docenti e organizzatori di corsi sul bere bene, sommelier patentati e/o non, scrittori di guide, analisti organolettici, eno-giornalisti e influencer la questione non si pone. Per la proprietà transitiva, la questione non coinvolge neppure i loro parenti, amici e vicini di casa.  Eppure, almeno per quella dozzina di amanti del vino che non fanno parte delle suddette categorie, la questione esiste.

Sì, quella sporca dozzina confessa senza vergogna di aver conosciuto la sbronza.

Guardiamola con gli occhi del cuore, la sbronza. In fondo è democratica: tocca indifferentemente alti e bassi, ricchi e poveri, belli e brutti. È traboccante di senso di giustizia: non fa differenze di classe o sesso. Perché testimonial della sbronza non è solo un vascorossi qualunque, lo è stata anche la Regina Madre, per citarne una sola, che con la sua dose giornaliera di una bottiglia di gin ha raggiunto felicemente la veneranda età di 101 anni.

Tuttavia, la sbronza soffre di disturbo della personalità e spesso cambia umore, trasformandosi repentinamente da fonte di ilarità e di divertimento in un mostro a quattro teste che si aggrappa alle tempie e alle pareti dello stomaco. Dalla necessità di sapersi difendere dai suoi attacchi d’ira nasce una piccola inchiesta antropologica di innegabile valenza sociale effettuata contattando gli amici in giro per il mondo e pregandoli di condividere i loro personali metodi di recupero. Ne è venuto fuori un piccolo compendio che, semmai dovesse capitare, può essere utile avere a portata di mano, un piccolo we-are-the-world alcolico e trasversale.

Dall’Austria, per esempio, raccomandano la Reparaturbier, assecondando la teoria della riduzione del danno; dall’Ecuador un sempreverde brodo di pollo; dalla Bolivia birra scura con uovo e un assaggio di patisca, una zuppa definita “levantamuertos”; amici cinesi propongono litri di thè verde e in Polonia, dopo aver abusato di alcool, si abusa di cetrioli, i cui produttori innalzano di molto il P.I.L. nazionale.

Dalla Finlandia suggeriscono di fare una nuotata al lago, ed è lo stesso consiglio che arriva dalla Svizzera. Qualora si abitasse sulla Circonvallazione Gianicolense e si avesse difficoltà a trovare un lago, questo può essere sostituito con del chorizo o con un’appetitosa miscela di yogurt e banana. L’acqua è fortemente sconsigliata “perché non la trattieni”, ma si può provare, come fanno in Scozia con dell’Irn Bru, bevanda analcolica piena di liberatorio gas e conosciuta come “l’altra bevanda nazionale scozzese”. Dal Belgio invece suggeriscono una colazione pesante a base di uova e speck oppure di continuare a bere “quello che ha causato il mal di testa”. Questo consiglio, in realtà, arriva da più parti, anche dagli amici brasiliani, che alternano il rimedio con l’assunzione di latte di cocco

Da Mauritius riappare il sempre politicamente corretto e trasversale brodo di pollo laddove gli amici portoghesi suggeriscono tè allo zenzero e banane e miele. Se è vero che ognuno ha con la sbronza il proprio rapporto intimo e personale, è anche vero che potremmo avere a noia questi metodi casalinghi e desiderare qualcosa di più efficace e risolutivo. E, per chi ha deciso di mandare in pensione canarini ed Alka Seltzer, la grande notizia è questa: addio mal di testa, mal di stomaco, rallentamenti cognitivi del giorno dopo.

Dalla Spagna, e precisamente dalla Galizia, arriva la soluzione definitiva per non soffrire più. La notizia è stata pubblicata dall’autorevole fonte del sito web del giornale “La Voz de Galicia” e racconta una bella favola a lieto fine. C’erano una volta un biologo, un grafico e un ingegnere che crearono REFIX, bevanda isotonica naturale a base di acqua del mar di Galizia. Viene venduta in bottigliette di cartone (gli spagnoli sono green) da 25 cl e costa due euro, proprio come una birra piccola.

Il blend che la compone prevede, oltre all’acqua del mar di Galizia e (precisamente della Costa da Morte, perché anche in questi casi il terroir, o meglio il merroir (*), fa la differenza), acqua dolce di Lugo, succo di limone e stevia, pianta utilizzata come dolcificante naturale. L’acqua di mare, spiegano i ragazzi, contiene gli stessi sali minerali del corpo umano, solo in concentrazione maggiore. Una volta miscelata con acqua dolce, l’acqua del mare raggiunge la stessa concentrazione di sali minerali del corpo umano e consente di riequilibrare le quantità perse con l’urina.

I creatori di questa portentosa bevanda affermano che con sole due bottigliette in appena mezz’ora ci si sente come nuovi e la resaca (quando si dice un nome evocativo!) sparisce. Refix ha tra le tante qualità, anche quelle di idratare e rigenerare elettroliticamente le cellule del corpo, di riequilibrare la funzione enzimatica e mantenere il PH del sangue a 7,40. E queste informazioni, dei tre, le fornisce il biologo, non il grafico, per cui ci si può credere. Insomma, mai più senza, perché non si sa mai. E infatti in Spagna, dove i nostri confratelli sembrano essere più di una dozzina, Refix appare già nelle carte delle bevande di numerosi bar e ristoranti e la sua commercializzazione procede a gonfie vele.

Perciò animo, amici del club! Tutto questo non può che infonderci rinnovate speranze, spazzare via i nostri sensi di colpa e, soprattutto, ricordarci che in questo mondo virtuoso non siamo soli. Salute!

(*)Merroir:  devo l’apprendimento di questo bellissimo vocabolo a Daniele Dallas Mannis, fine conoscitore e rinomato pusher di ostriche sulla scena romana.

1 Commento

avatar

Ganascia

circa 4 mesi fa - Link

Consiglio l’ottimo e divertente Trattato sui postumi della sbornia. Le ore dell'inutile pentimento di Juan Bas

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.