di | mar 01 giu 2010 ore 15:55
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una garanzia

Vogliamo Fabrizio Bindocci presidente di qualcosa, subito

Balan wineday | Scena 1. Si avvicina un signore in giacca e cravatta coi baffi, accento toscanaccio d’ordinanza, e gentilmente mi invita all’assaggio. Inizio dallo spumante rosé, il primo a base sangiovese, seguito a ruota da un rosato discreto. Il titolare dell’azienda è seduto dietro al bancone e interviene a sprazzi, sorride. Il baffuto racconta con trasporto di un sangiovese croce e delizia, amato e odiato, bistrattato e spesso intrugliato. Loro, afferma orgoglioso, si sono cautelati. Ente certificatore al di sopra di ogni sospetto – la Dnv con base in Norvegia – e garanzia di sangiovesità 100%: piccola come un bollino ma grande come una rivoluzione, in quella Montalcino dove a pensar male si fa peccato ma con alto tasso di assoluzione. Assaggiati Rosso e Brunello di Montalcino, saluto i due signori rinviando la discussione alla sera, in occasione della verticale del loro Brunello.

Scena 2. Ore 19, inizia la verticale di Brunello di Montalcino Tenuta Il Poggione. A guidarla, l’uomo con cui avevo parlato, che scopro essere Fabrizio Bindocci, dal 14 settembre 1976 agronomo ed enologo dell’azienda di Sant’Angelo in Colle, località Monteano, versante sud di Montalcino. Strano prototipo di montalcinese, penso. Disponibile, appassionato, cordiale e per niente spocchioso. Ad accompagnarlo, l’istrionico Franco Ziliani, giornalista-tiratore e blogger che quando si parla di Montalcino rispolvera sempre la sua franchezza. L’introduzione del Bindocci lascia trasparire amore per la sua terra, dispiacere per i vini tarocchi e pugno di ferro in guanto di velluto per l’affermazione di un Brunello doc, puramente sangiovese, scarico e non ruffiano. Per avere un’idea, potete ascoltarlo in questo video artigianale di Andrea Gori, registrato in una serata fiorentina da Burde qualche mese fa. Aiuta a capire un pò di più la Montalcino del vino.

Torniamo all’attualità. La verticale 1973-2004 ci mostra un Brunello autentico e fedele alle annate.
1973: aranciato scarico, naso autunnale ed aristocratico, più verticale che muscoloso. Tannino vivo, un inizio promettente.
1979: ha i miei anni e li porta con grande eleganza. Più scuro, naso maturo e fitto di sottobosco, frutta e cuoio, in bocca terroso, largo e caldo. Appagante.
1982: ha gli anni di Alessandro Bindocci, primo figlio di Fabrizio. Una supermagnum da 27 litri (!) glielo ricorda ogni volta che scende in cantina. Colore intenso e vivo, all’olfatto il vino è profondo, carnoso: macchia mediterranea e ciliegia su tutto. Equilibrio di tannino, acidità e frutto da manuale, in bocca mostra una gioventù sorprendente.
1999 Riserva
: per molti, l’annata del secolo. Altro che 1997. Scuro, sa di cuoio e carne prima di arrivare a frutto ed erbe aromatiche. Molto ricco e cremoso, va meritatamente sul podio dei più buoni.
2003 Riserva: maturo, nonostante l’annata torrida è caldo ma non cotto grazie ad un’opportuna gestione dei 120 ha di vigneto. Cede il passo a 1999 e 2004 ma si difende egregiamente. Valgano a corollario i 2 bicchieri neri attribuiti dal Gambero Rosso e i 95 punti di Antonio Galloni, l’occhio di Robert Parker sui vini italiani: “sento un vino che sta crescendo” è stato il suo commento.
2004 Riserva: annata da 5 stelle, per Parker uno dei più grandi investimenti negli ultimi 10 anni di storia del vino, uno Ziliani quasi eccitato da tanta bontà ci sente viola, iris e gladiolo dei Brunello epocali. Questo me lo sono bevuto tutto, aggiungo.

Scena 3. Indicazioni di voto. Non sono addentro alle questioni montalcinesi ma giovedì 3 giugno verrà eletto il presidente del Consorzio Brunello di Montalcino. Una docg al di sotto di ogni sospetto e nell’occhio del ciclone. “Sputtanando” il Brunello si discredita il vino italiano e la patria (in)capacità di fare ordine nelle questioni poco chiare, rimanendo Gattopardi sempre e comunque. Il programma di Bindocci è semplice: Brunello di Montalcino = sangiovese. La sua storia e 250.000 bottiglie docg sfornate ogni anno parlano per lui. Una persona onesta, capace e autorevole. Se giovedì leggerò che è presidente di qualcosa ne sarò ben felice e staremmo tutti più tranquilli.

(da sinistra: Giulio Salvioni de La Cerbaiola, Fabio Balan, Giampaolo Motta di La Massa, Fabrizio Bindocci e Franco Ziliani)

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Info su Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Apprendista contadino per un anno e oste di sala per due, è laureato in Scienze della Comunicazione con tesi in sociologia della cultura dei ristoranti, sommelier AIS e scout.
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4 commenti a Vogliamo Fabrizio Bindocci presidente di qualcosa, subito

  1. avatar Sbarra

    Come si fa a prendere seriamente un blog che ogni due post pubblica una donna nuda??? suvvia prendete una strada

  2. Pingback: Numbers point to Cinelli Colombini, while pundits stump for Bindocci in Montalcino president race « Do Bianchi

  3. Intanto Fabrizio Bindocci ha rotto gli indugi e ha deciso di candidarsi ufficialmente a nuovo Presidente del Consorzio del Brunello

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