di | gio 24 mag 2012 ore 9:00
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happy feet

Testimoni | Noi, che pigiare l’uva a piedi nudi era un piacere

Il meglio di un blog è nei commenti, tocca ammetterlo, ma qualche volta il meglio è invisibile ai più. Succede, ad esempio, quando qualcuno commenta oggi un post di alcuni mesi fa sulla pigiatura del mosto con i piedi. Lo so, ci sarebbero i feed ma non tutti li usano e poi, diamine! Il commento di Francesco è di una tale bellezza che avrei voluto scriverlo io. Oltretutto contiene degli spunti tecnici che, senza voler fare l’apologia dei bei tempi andati, andrebbero un momento discussi. Se invece amate i vini rotomacerati fa lo stesso, una bella lettura non fa mai male.

Sono rimasto molto stupito dalla reazione negativa, in alcuni di voi, che ha suscitato la pigiatura con i piedi; mi ha colpito la nettezza del giudizio negativo e l’ironia(e qui lo stupore di un dilettante come me è aumentato). Come unico figlio maschio, dai 12/13 ai 20/22 anni ero deputato alla pigiatura con i piedi sia per la mia vendemmia sia per quelle dei nonni e degli zii sprovvisti di “piedidopera”.

Prima di entrare nelle botti era assolutamente naturale lavarci i piedi e le gambe perchè chicchi e raspi mi arrivavano a metà coscia, almeno. Era una operazione naturale come lavarsi il viso ogni mattina. Anche le braccia erano lavate accuratamente perchè, finita la pigiatura, dovevo spostare e ammucchiare i raspi verso la parte posteriore della botte per evitare che intasassero il foro di uscita del mosto.

Ricordo le risate della mia fidanzata (impiegata milanese), ora mia moglie, nel vedermi uscire da quella botte tutto rosso di vino, con bucce appiccicate dappertutto.

La sensazione peggiore? Il pigiatore diventava una grattugia perchè provavi un prurito infinito.

Mio padre per molto tempo si rifiutò di usare semplici mezzi meccanici, al posto dei piedi, perchè diceva che i piedi sfregavano meglio e con dolcezza le bucce dei chicchi (avevamo solo uva rossa) con maggiori benefici per il vino (non so, forse per il colore, non mi azzardo a dire altro, ma forse voi potete valutare meglio).

Un altro suo commento era che con i piedi non si rompevano i chicchi meno maturi; infatti, noi “pulivamo” a mano l’uva raccolta e poi pressata dolcemente nelle bigonce, e qualche chiccco ancora acerbo sfuggiva all’attenzione. I piedi che sudano? penso fosse una battuta dell’amico intervenuto.

A portata di mano, mentre pigiavo l’uva, avevo sempre degli stracci puliti con i quali mi asciugavo il sudore che dopo un po’, ma non sempre, poteva colarmi dalla fronte. L’ultima immagine che al momento mi viene alla mente sono io che, rosso di vino, in calzoncini corti, zoccoli ai piedi (me li portavano quando scendevo felice dalla botte) e, sempre grattandomi, mi dirigevo verso la vasca e la fontana dove venivo innaffiato d’acqua.

Pulito e sereno, ritornavo nella cantina dove il babbo si era reimpossessato del ruolo di dominus assoluto di tutte le operazioni. Una variante non rara era quando io e i miei cugini ci fronteggiavamo “botte contro botte” sfidandoci a pigiare senza appoggiare le mani sui bordi della botte…una fatica tremenda… da ragazzini.

Ho sentito il bisogno di raccontare perchè non mi andava di sentire denigrare una procedura che, nella sua naturalezza, esigeva un grado di pulizia altrettanto naturale. Da allora il vino lo bevo con molta moderazione, non sono un esperto, mi appassionano le storie dei vignaioli che raccontate nel blog e spesso vado a trovarli con tanto rispetto e stima.

saluti a tutti da Francesco

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3 commenti a Testimoni | Noi, che pigiare l’uva a piedi nudi era un piacere

  1. Bravo Francesco!
    Anch’io ho avuto la fortuna di pigiare le uve nebbiolo del cru Boscareto di Serralunga (:-P)!!! Una grande emozione e una grande responsabilità, perché ho scoperto che ogni persona, con la sua “energia” influisce in maniera diversa sulla fermentazione
    dell’uva.(biodinamismo?)
    Inoltre vogliamo parlare di quanto morbida ti rimane la pelle per almeno una settimana? Altro che puzzolenti fanghi…
    ciaooooooooooooooooooooooo

  2. avatar Andrea Gaggero

    Buongiorno Tomacelli!
    grazie per il bel post di questa mattina.

    Caro Francesco,
    grazie per aver condiviso una storia di vita come la tua. Troppo spesso sentiamo parlare del vino ma mai di come si fa il vino, e di come si faceva il vino. Oggi le tecnologie hanno sostituito la sensibilità umana e, come dicevi tu, la semplicità di una volta viene presa con un’ “ironia” di basso livello.
    Se si parlasse di più del modo in cui producono il vino ai giorni d’oggi, forse più gente apprezzerebbe nuovamente un’operazione di lavoro come la pigiatura con i piedi ed allo stesso modo anche altre operazioni. Vedremo cosa succederà, la vedo dura.
    Buona giornata
    Andrea

  3. anche io da piccola pigiavo l’uva coi piedi, e francesco mi ha fatto ricordare di quanto faticosamente bello era farlo con l’uva rabosa per fare il rosato…. grazie francesco!

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