di | gio 07 gen 2010 ore 11:17
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Pantelleria | Gabrio Bini e il piacere di conoscerlo

giotto bini

Che personaggio incredibile, Gabrio Bini. L’immagine che avevamo di lui era quella distillata dai suoi vini, non avendolo mai conosciuto prima. Ma è bastato un incontro (pur verbale) per aprire un’articolata finestra sul suo mondo. Gabrio ha settant’anni e nonostante questo è in piena fase eruttiva. Il magma dei suoi ricordi, delle sue esperienze, dei suoi viaggi e delle sue intuizioni, alimenta una fornace sempre attiva, incandescente d’idee. Abbiamo parlato lungamente con lui e ci sembrava di galleggiare nei suoi pensieri. Con un fare ondulato ha raccontato spicchi della sua storia, riservandosi di regalare anche stralci del futuro. Insomma, una personalità in divenire. Globetrotter? Architetto? Agricoltore? Vignaiolo? Non ci prendiamo la briga di etichettarlo, né vorremmo mai azzardarci a riassumerlo in una parola. Sappiamo, però, che in lui convivono un caleidoscopio di aspetti, fusi in un affascinante ensamble. Gabrio ha girato il mondo e lo si percepisce. Il suo modo di porsi è attento e veloce, strutturato secondo una logica ben visibile. C’è modernità nel tono della voce, una modernità che poggia su una base solida, larga, definita, uniforme. La stessa sensazione che cogliamo seguendo la traccia dei suoi progetti. Lui è uno che non sta mai fermo.

Da qualche tempo (3 lustri per lo meno, a dirla tutta) lo vediamo rimbalzare fra Milano e Pantelleria. Questo scoglio vulcanico in mezzo al mediterraneo gli ha proprio rubato il cuore. Lui aveva capito subito che lì qualcosa era diverso. L’atmosfera, le sensazioni, i profumi e la consistenza delle cose l’avevano colpito all’istante. Quando si dice “il caso”: quello che chiamerei innamoramento è stato in realtà frutto di un viaggio di ripiego. Quello che sembrava amore fugace ha assunto tratti duraturi. Come spesso succede, dopo il colpo di fulmine, la storia assume un senso diverso e la saltuarietà lascia il posto a una voglia di consuetudine in cui immergersi profondamente. Proprio questa voglia d’immersione traspare analizzando il rapporto fra Bini e il territorio pantesco.

Quando è approdato a Pantelleria, con la voglia di concretizzare questa sensazione di appartenenza, Gabrio ha cercato la chiusura del cerchio in un minuscolo appezzamento di terra in contrada Serragghia. Qui nulla era strutturato, eppure c’era già molto: un ettaro impiantato a capperi, un pò di vigna e la bellezza selvatica di un terroir d’eccezione. Gabrio ha tradotto in questo luogo la sua solida modernità, il suo patrimonio di esperienze e la voglia di conoscenza che lo contraddistingue. Ha scelto di interagire con il territorio attraverso la materia e la natura, inizialmente azzardando il confronto con un simbolo: il cappero. Cosa c’è di strano? Dov’è l’innovazione? Dove il guizzo? Lo spunto geniale nasce dal fatto che nella testa di Bini identificazione fa rima con contaminazione.

Da Guérande a Pantelleria.
Gabrio ha una passione che si porta dietro da 40 anni. Quella del sale. In gioventù, un lunghissimo soggiorno francese gli aveva regalato l’incontro con un prodotto semplice e geniale: il Fleur de Sel de Guérande (un sale d’affioramento raccolto in Bretagna, a Guérande per l’appunto). Beh, da quel momento in poi, quest’elemento è diventato focale nella sua vita, seguendolo nei suoi spostamenti e partecipando ad innumerevoli avventure (c’è chi sostiene che Gabrio ed il suo sale siano stati avvistati a Colonnata proprio ai tempi della “scoperta” del lardo di conca). Evidente, dunque, come anche a Pantelleria, il nostro, sia arrivato scortato da questo “esimio” compagno di viaggio. E’ così che, senza troppe esitazioni, il cappero di Serragghia, normalmente maritato a sali grossolani e avvilenti, ha incontrato l’eleganza del fior di sale. Il risultato? Un matrimonio perfetto. Sembra, infatti, che il minore contenuto di cloruro di sodio del Sel de Guérande permetta ai capperi una leggera fermentazione e che questo vada ad incrementare il loro bagaglio gusto-olfattivo. Grazie a questa intuizione la componente salante, fino ad allora ingrediente puramente “medicinale” (antisettico e conservativo) ha cominciato a giocare un ruolo armonizzante e migliorativo, rivoluzionando l’aspetto qualitativo del prodotto.

gabrioApprendista vignaiolo
A Serragghia, però, non c’erano solo capperi e Gabrio non ha impiegato molto a subire il fascino della vite. All’inizio le uve si vendevano, poi, grazie allo stimolante colloquio con Attilio Scienza e al sempre più vivo contatto con l’isola, tutto è stato più chiaro. Le uve andavano vinificate, e nel modo più spontaneo possibile. In poco tempo la vigna è cresciuta (arrivando agli attuali 8 ettari). Alle vigne vecchie (il corpo “storico” ha un’età  media di 50 anni) si sono aggiunti nuovi impianti. Ma, anche in questo caso, l’apparente lavoro di pianificazione è dominato dalla casualità, dall’accavallarsi degli eventi e da un’insolita curiosità (il vero fil rouge che lega gli eventi). La scelta di utilizzare le anfore per la produzione di vino, poi, è la volontà di sancire un rapporto di scambio, di osmosi, con la terra e con Pantelleria stessa. In azienda tutto è basato sul lavoro in vigna: l’anfora, la vinificazione, sono considerati i passi finali di un percorso che si dipana assecondando le energie di un terroir. Nessuna forzatura – dunque -  ma semplice voglia di allinearsi allo scorrere della natura. In questo lavoro di conversazione continua con l’ambiente che lo circonda, Bini ha la possibilità di giocarsi un Jolly: Battista Belvisi. Agronomo, abitante di Pantelleria, vera e propria interfaccia con l’isola. Senza di lui nulla sarebbe possibile. Battista è il braccio, la praticità e la rappresentazione oggettiva del dialogo di Gabrio con la terra.

I vini che nascono da questa sinergia (territorio più Bini più Belvisi) disorientano. Una vena aromatica freme anche nelle bottiglie in cui non c’è traccia alcuna di varietà che potrebbero segnarle in questo senso. Nel bicchiere il risultato è affascinante: sensazioni minerali, salmastre, eppure vinose, franche. Con accezione positiva, ci sentiremmo di definire i prodotti concepiti da questa coppia esplosiva, come dei succhi di frutta alcolici.

Sempre in moto
Gabrio Bini non stà mai fermo, grandi progetti sono in atto a Serragghia. E’ già in atto la creazione di un’anforaia vera e propria. Fino ad adesso, infatti, le giare erano interrate proprio di fronte alla vigna senza alcuna protezione, tranne il blocco di marmo dei Canaloni (lo stesso materiale che viene utilizzato per le conche di Colonnata) che andava a chiuderne le bocche. Ma si sa, in Italia le leggi sono rognose, la poesia non basta e così una soluzione andava trovata per rabbonire quei pignoli delle Asl.
Ma fermi tutti. Altre rivoluzioni sono in corso. Innanzitutto, affrettatevi a comprare le ultime bottiglie dell’annata 2007 (messo in conto che ancora ce ne siano in circolo), dal 2008 e per un paio di anni a Serragghia si produrranno vini esclusivamente per uso personale. Gabrio sta aspettando di completare la sua personale cantina prima di tornare nuovamente sul mercato. Sia lui che Battista Belvisi non riescono più a pensare di dovere interrompere il controllo sulla loro produzione  proprio nel momento più importante, quello dell’imbottigliamento (fino ad ora si erano avvalsi della collaborazione di un amico-produttore pantesco che metteva a disposizione le sue strutture). E quindi, cantina sia.

Noi aspettiamo le nuove annate per capire in che modo si completerà il profilo di questa bizzarra e dinamica realtà produttiva. Ma adesso, pardon, scappiamo a Pantelleria per capire se, arrivando in pellegrinaggio, si riuscisse a recuperare qualche boccia di quelle più recenti, senza etichetta (per bevute quotidiane). Noi ci proviamo. Che fate venite con noi?

A.A. Serragghia di Giotto Bini.
Contrada Serraglia, Pantelleria – Sicilia (Italia)


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Info su Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.
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15 commenti a Pantelleria | Gabrio Bini e il piacere di conoscerlo

  1. avatar Simone e Zeta

    Ciao Mauro, il vino che mi aveva ben impressionato al suo esordio, presentato alla manifestazione Palermitana “Avvinando”, purtroppo non ha confermato le aspettative una volta giunto sul tavolo del ristorante.

    http://iovino.wordpress.com/2009/11/18/ristorante-la-bilancia-a-massarosa-cena-con-vini-biodinamici/

    Il costo è di quelli che non lasciano scampo!

    Dopodichè, visto la simpatia e la straordinaria umanità del personaggio, spero di ricredermi velocemente.

    • Ciao Simone, sicuramente i vini di Gabrio possono lasciare interdetti. Mi piacerebbe avere qualche tuo appunto di degustazione riguardo l’esperienza con i vini di Serragghia. Sarebbe bello confrontarli con i miei. Io nel frattempo ti invito ad assaggiarli nuovamente..beh il prezzo è quello che è, però a quella cifra puoi sgargarozzarti una spremuta di Pantelleria ;-)

      • Forse sono stato solo sfortunato. Per la cena, di cui sopra, avevo scelto io il vino di Gabrio….
        Cmq a Palermo, ben 8 mesi prima, aveva una leggerezza di beva, una finale fino e salino e una “terrosità” gentile. Dolcezza mai sfrontata
        Il nostro invece diveniva, a detta degli otto conmmensali, quasi piacione e d’impatto.
        Magari una bottiglia non al top.
        CMQ se sono io che non bevo vini imperfetti…dove andremo a finire :-)

  2. avatar riccardo

    complimenti Mauro è davvero un bel racconto, molto garbato.
    I vini non li ho ancora provati ma un ristorante vicino casa mia che ha la carta di vini triple A ce l’ha e quanto prima vado a bermela una bottiglia. In futuro spero di andarci a Pantelleria, sono molto curioso di vedere dove opera questo produttore.

  3. Pingback: La settimana dei tesori nascosti | Intravino

  4. Pingback: BERNHARD OTT (AUSTRIA): HIGHLY NATURAL WINE | Christian CALLEC

  5. avatar Patrizia Arigò

    Ho avuto il privilegio di assaggiare il Serragghia Bianco 2007 di Gabrio Bini proprio qualche giorno fa. E’ un vino straordinario e controverso, come la terra da cui nasce e come l’uomo che ha pensato di realizzarlo, vinificandolo in anfora; un vino che ha radici antiche e che pochi riescono ad apprezzare al primo sorso… Un vino virile, spigoloso e salino, dolce e vulcanico, non facile per i nostri palati abituati a tutt’altri moderni e sofisticati sapori. Così come la terra da cui nasce -- Pantelleria -- il Serragghia lo si ama o lo si odia. Segue i ritmi lenti della sua terra, bisogna dargli il tempo necessario ad esprimersi; aprire la bottiglia con calma, versarlo nel bicchiere, annusarne il profumo, assaporarlo e aspettare, aspettare di capirlo, fino in fondo. E per capirlo è necessario fare un viaggio a ritroso nel tempo, quando gli uomini coltivavano a fatica le prime viti ricavandone un nettare ancora sconosciuto che sarebbe, nei secoli, divenuto caro gli dèi. Senza averne coscienza, la memoria collettiva del sapore ci riporta ad un sapore: quello del vino bevuto dai nostri antenati alcuni millenni fa.

  6. Pingback: Bruges, St. Sixtus, Bruxelles (Cantillon) | inbirrerya

  7. Complimenti al maestro dei vini naturali! ho provato oggi per la prima volta i suoi vini e i suoi incredibii capperi !
    Finalmente una degustazione diversa dal solito ! Ricorderò sempre con piacere questo bel pomeriggio !
    Stefano Sommelier Trattoria Santambroeus Bergamo

  8. Pingback: Öl på kruka | Belgisk öl enligt Skrubbe

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