James Scarcebrook, un viaggio intorno al mondo e qualche idea sul vino italiano

James Scarcebrook, un viaggio intorno al mondo e qualche idea sul vino italiano

di Jacopo Cossater

La prima volta che ho incontrato James ero in cantina da Arianna Occhipinti, a Vittoria. Lui arrivava da una visita in zona ed io direttamente dall’Etna, dove avevo trascorso gli ultimi tre giorni. Abbiamo mangiato, abbiamo bevuto e durante quella bella serata ci siamo dati appuntamento per un paio di giorni dopo, parlandone ci siamo accorti che entrambi avevamo infatti in programma di passare da Marsala. In quel periodo, era maggio dell’anno scorso, io ero in vacanza e stavo gironzolando per il sud riportando giorno per giorno sul mio blog quello che visitavo (se volete qui c’è la mappa, qui tutti i post ad essa collegati). James, volendo provare a paragonare le due cose, stava facendo qualcosa di simile: anche lui era nel pieno di un viaggio che ruotava intorno al vino ed anche lui riportava sul suo blog itinerario ed impressioni. Una differenza però c’era, ed era sostanziale. Il viaggio di James sarebbe durato circa sedici mesi ed avrebbe abbracciato tutte (tutte!) le maggiori zone produttrici di vino del mondo.

Dopo quell’incontro, sei mesi dopo, ci siamo risentiti. James aveva infatti intenzione di passare il Natale in Italia ed intorno alla metà di gennaio programmava di tornare in Umbria e nella bassa Toscana per visitare meglio alcune zone in cui era già stato l’anno precedente. Ci siamo rivisti, siamo stati in un paio di cantine, abbiamo parlato molto. Da quella chiaccherata in macchina è nata l’idea di questa intervista in cui James ci racconta un po’ di impressioni nate dopo aver visitato praticamente tutto il mondo. Una cosa che, è certo, non è da tutti.

James, presentati velocemente.

“Mi chiamo James Scarcebrook, ho trent’anni e sono nato e cresciuto a Melbourne, in Australia. Ho cominciato a lavorare nel vino una decina d’anni fa in un negozio qui vicino, un’enoteca che vendeva anche birra e distillati. Che dire? Il mio interesse per il vino è andato via via crescendo e ad un certo punto ho trovato lavoro presso Domaine Chandon Australia (cantina che fa parte del gruppo LVMH), mi occupavo dell’accoglienza. Dopo essere entrato nell’ufficio marketing ho iniziato un master in “Wine business” all’Università di Adelaide, terminato con lode nel 2011. Il mio primo viaggio strettamente legato al vino è stato nell’estate del 2010, quando per circa tre settimane ho girato le maggiori aree produttrici della Francia. Quello è stato una sorta di inizio, è lì che mi sono accorto di quanto avrei voluto approfondire il mondo del vino, in particolare europeo.”

Capisco il viaggio in Europa, ma com’è nata l’idea di girare il mondo e di stare lontano da casa per così tanto tempo?

“Guarda, in Australia fare un viaggio, un grande viaggio, è una sorta di rito di passaggio. Non molti se lo possono permettere senza lavorare duramente, ma non è una cosa così assurda. Io ho sempre voluto fare qualcosa del genere, anche se solo dopo aver finito il master ho cominciato a pensarci davvero. Considera che in quel periodo io avevo smesso di lavorare da Chandon ma continuavo ad assaggiare e conoscere nuovi vini e nuovi produttori. La consapevolezza che il modo migliore per crescere era viaggiare e conoscere personalmente le persone che producevano i vini migliori è una cosa che è arrivata piano piano.”

Claro. Adesso vai, sparaci il tuo (meraviglioso) itinerario.

“Una cosa che in Australia è molto famosa è il biglietto aereo “intorno al mondo”, un metodo molto economico per viaggiare tra i continenti. C’è  soprattutto una condizione da rispettare: riguarda la direzione, ci si può muovere solo da est ad ovest, o viceversa, senza mai tornare indietro. Io ho deciso di partire dal Nord America a cui far seguire Sud America, Europa ed Asia. Sono stato un mese sulla West Coast prima di spostarmi in Canada prima e a New York poi. Da lì sono partito per il Cile seguito a ruota dalle regioni di Mendoza e Salta in Argentina. Ho passato il capodanno in Brasile prima di prendere l’aereo ed arrivare in Europa. Questa era ovviamente la tappa più importante, ho trascorso nel Vecchio Continente tutto il 2012. Ripercorrere l’itinerario non è facile, considera però che sono stato nove settimane in Francia, quattro settimane in Germania (seguite poi da due mesi di lavoro durante la vendemmia, in Mosella), una settimana in Austria, otto settimane in Italia (e ci sono tornato), cinque settimane in Spagna, due settimane in Portogallo. Poi sono stato in Gran Bretagna ed Olanda, ma lì non c’erano cantine, ci sono stato come normale turista.”

Ok, io ogni volta che lo rileggo basisco. Quindi, quante cantine hai visitato in tutto?

“Non ho mai fatto un calcolo preciso. Direi comunque quattrocento, decina più, decina meno.”

Sei stato diverso tempo in Italia, l’hai girata in lungo ed in largo ed hai assaggiato tantissimo. Che idea ti sei fatto?

“Guarda, ti rispondo riprendendo alcuni punti che avevo riportato sul mio blog. 1. Il vino italiano è straordinariamente unico per varietà delle uve, per differenze climatiche tra le varie regioni, per stili produttivi 2. Si tratta quasi sempre di un vino accessibile, i prezzi sono davvero “per tutti”, e poi è un vino che trova la sua dimensione nel consumo quotidiano, quasi sempre perfetto abbinamento con i cibi locali. 3. I produttori italiani mi sono sembrati più onesti, di mente più aperta, più generosi e meno pretenziosi rispetto a tantissimi loro colleghi, altrove. 4. In Italia tuttavia mi sembra non si abbia la convinzione nel promuovere e vendere tutte queste unicità, troppo spesso ho assaggiato vini prodotti inseguendo uno “stile internazionale”, più per motivi commerciali che culturali. 5. Al tempo stesso l’Italia mi sembra stia influenzando il mondo del vino adesso più che mai, si stanno piantando le vostre varietà e si assaggiano i vostri vini con sempre maggiore curiosità ed interesse. 6. Ho avuto l’impressione che poi si stia lavorando duramente per capire meglio i propri territori e varietà, utilizzando la tecnologia in modo intelligente come un strumento per produrre vini sempre più territoriali. 
Ogni regione è diversa, dalle persone ai vini, dai panorami ai cibi. Probabilmente ci vorrebbe una vita per capire davvero questa meravigliosa nazione, non poterlo fare è uno dei miei più grandi rammarici.”

Ok, questa è la tua idea e ci sono spunti interessanti. Ma come pensi sia visto il vino italiano all’estero, ti è mai capitato di parlare di Italia mentre eri all’estero?

Una cosa che mi ha stupito non è solo quanto la gente che lavora nel vino, in Europa, conosca poco il vino italiano ma soprattutto quanto queste persone sembrino poco interessate a saperne di più. Come se tutta questa gente ignori completamente quanti progressi siano stati fatti in Italia nella comprensione dei propri territori, delle proprie uve, delle diverse tecnologie e sopratutto nella capacità di fare vini di grande carattere e profondità. Si è fatto grande rumore intorno ai vini spagnoli, molte sono le bottiglie che hanno raggiunto prezzi stellari (magari che non valgono la spesa), oppure a paesi emergenti come l’Ungheria, la Grecia ed alcune “nuove” regioni francesi. Le uniche zone appena conosciute sono Piemonte e Toscana, anche se certo, in molte zone del cosiddetto Nuovo Mondo (Stati Uniti, UK, Australia, etc.) il vino italiano è tenuto in altissima considerazione. In Sud America però l’unica referenza è la Francia, e infatti le uniche varietà che vengono coltivate sono francesi quando magari il loro clima potrebbe essere perfetto per varietà spagnole e/o italiane.”

E adesso? Sei tornato in Australia da poche settimane, cos’hai in mente?

“Oh, un sacco di cose. Sono partito volendo fare più esperienza possibili nel vino, qualcosa che potesse essermi utile per il mio lavoro a lungo termine. Nei prossimi anni vorrei lavorare con un distributore, qui in Australia, che abbia un ottimo portafoglio. L’obiettivo però è quello di avvicinarmi ai mercati del Far East ed in particolare nel comunicare e vendere vini provenienti un po’ da tutto il mondo. Un’idea potrebbe essere quella di aprire un mio ufficio di consulenza, vedremo. E poi vorrei scrivere di più, sia sul mio blog che per altre riviste. Il mio primo libro sarà sul mio viaggio e ne ho già almeno due in testa, compreso uno sui vini campani. E poi vorrei aprire un progetto editoriale simile ad Intravino, un posto dove riunire diverse voci unite dalla passione per il vino.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

34 Commenti

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daniele

circa 6 anni fa - Link

Ammazza complimenti

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Una bravo ragazzo, anzi due, James e Jacopo. Bravi per la vostra pulizia morale e per il regalo di una visione di quello che può essere un certo futuro.

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musigny

circa 6 anni fa - Link

Pezzi come questo fanno onore ad Intravino. Bravo Jacopo che hai scovato questa storia e giù il cappello di fronte a James!

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

L'invidia non è un sentimento che mi appartiene ma sento di definirmi invidioso di James Scarcebrook

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Angelo D.

circa 6 anni fa - Link

Raggiante. Bella. Interessante.

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

Bellissima intervista !! davvero !!! unica domanda: libro sui vini campani!?

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Alberto G. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Probabilmente perche' dopo Piemonte e Toscana uniche zone conosciute oltreconfine,lui pensa ci sia tanto da scoprire in Campania,credigli. Bella l'intervista,e bello anche evidenziare, come ci siano persone al di fuori di alcuni soloni MW e dei loro stereotipi(che capiscono bene solo quello che hanno studiato,degustato, che rientra nei loro parametri e con cui si possa fare un bel business) che apprezzino l'originalita' e la confusione che i nostri vini e territori possono generare. Per esperienza ho incontrato tantiamanti del vino italiano all'estero ,ma erano tutti dei fini e competenti degustatori,appassionati e senza interessi commerciali.Sugli altri meglio stendere un telone pietoso.

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

Se per questo adoro i vini campani! La domanda sorgeva spontanea visto che nell'intervista non ha minimamente accennato la Campania...

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Alberto G. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Scusa,ma non lo avevo capito dalla tua domanda sorpresa. Prosit.

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James Scarcebrook

circa 6 anni fa - Link

Sono contento della sua domanda perche i vini campani. Naturalmente mi interessano i vini campani perche sono molto regionali, unici e tradizionali. Questo e una zona molto importante storicamente nel mondo del vino. Non voglio solo scrivere dei vini ma anche della vita e della storia della Campania. Questa regione ha gran significato per me perche mia madre mi ha portato qui da bambino quando studiavo per il Masters sul dialetto di Sessa Aurunca. Lei, negli anni settanta viveva a Caserta e insegnava inglese ai due posti. Il suo patrigno era italiano e l'influenza sua e di mia madre ha contribuito tanto alla mia persona. Forse l'Italia non corre nel mio sangue ma vive nel mio spirito.

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Vittorio Merlo

circa 6 anni fa - Link

"Una cosa che mi ha stupito non è solo quanto la gente che lavora nel vino, in Europa, conosca poco il vino italiano ma soprattutto quanto queste persone sembrino poco interessate a saperne di più" Non posso che confermare questa affermazione. In Germania, dove mi trovo x studio, ho avuto la fortuna di partecipare gratuitamente al modulo Wines of The World del WSET diploma. Un esperienza interessante con lezioni tenute unicamente da MW. Ho potuto constatare che vi è un attenzione quasi maniacale nei riguardi della Francia (e su questo non c'è da discutere) e anche nei confronti del cosiddetto Nuovo Mondo e della Spagna. D'altronde i paesi anglosassoni storicamente hanno sempre avuto rapporti commerciali esclusivamente con questi paesi quando si parla di vino. Quando parlano dell'Italia hanno un sorriso ironico, pensano che ci siano buoni vini ma non concepiscono il fatto che ci siano tante cv autoctone, pensano che solo noi produciamo vino sfuso di bassa qualità (perchè in Francia e Australia no?) e talvolta non vogliono comprendere le particolarità delle nostre varietà (ad esempio Sangiovese e Nebbiolo). Inoltre mentre ti parlano 4 ore dei cru della Borgogna (che va bene), delle zone del Barolo neanche un accenno, semplicemente dicono che si produce nelle colline delle Langhe e che ci possono essere differenze tra un vigneto e l'altro. Emerge che hanno poca voglia di approfondire. Per non parlare degli stili dei vini. Ad esempio la Barbera è troppo acida, quindi ben venga usare solo la barrique nuova. Il nebbiolo ha troppi tannini.Non capiscono che un Verdicchio o un Soave vanno aspettati prima di goderne le caratteristiche. Ho avuto anche una piccola discussione in fase di degustazione in merito ad un Chianti Classico. Il Cabernet copriva il Sangiovese, il colore era molto scuro e per questo il vino era eccellente a detta del MW. Certo era buono ma non tipico, e alla mia osservazione mi è stato detto che il WSET non prende molto in considerazione la tipicità:l'importante che il vino rientri nei parametri da loro fissati. Dopo mille paranoie sul terroir di Borgogna, non hanno voglia di capire le differenze che ci sono anche nel Chianti. Certo è anche in parte colpa di noi italiani che non siamo capaci a valorizzare i nostri gioielli, ma vedo in queste persone anche poca voglia di applicarsi, di studiare. Sono ancorate alla loro "ideologia" che in Italia non ci siano poi così grandi vini. Mi scuso per la lunghezza Cmq queste parole nascono dalla mia esperienza e dalle persone incontrate e non voglio generalizzare. Spero che ci siano anche persone che siano diverse da quelle che ho incontrato. Ciao

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Interessante questa visione, ma personalmente sono molto meno pessimista sul successo all’estero e sulla notorietà dei vini italiani. La realtà è che c’è stata una crescita ininterrotta che ci ha portato ad essere i primi o i secondi su ogni mercato mondiale sia per volumi che per valori, e non si ottengono posizioni simili senza che i prodotti siano apprezzati e conosciuti. Sui mercati internazionali nessuno regala nulla. Che gli enofighetti oggi amino i vini spagnoli può pure darsi, io li frequento poco per cui non saprei dire, ma chi passa davanti allo scaffale e sceglie il vino preferisce l’italiano e questo lo dicono i numeri delle vendite. Noi primi, loro esimi. Per cui scusate, possiamo certo fare molto meglio, ma finora tanto male non abbiamo fatto e siamone almeno un poco (legittimamente) orgogliosi.

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jovica todorovic (teo)

circa 6 anni fa - Link

Stefano, perdonami, la tua è una visione miope (avrei voluto usare altri termini) ed è assolutamente decontestualizzata. Io, invece, ritengo che lo scambio JaJ sia estremamente interessante perchè rispecchia, almeno per la mia esperienza personale, quello che presi 20 consumatori di cui 10 anglofoni (2 inglesi, 4 americani e 4 dell'asia e oceania) e 10 italiani potrebbero verosimilmente raccontarsi sul vino italiano. La letteratura anglossasone dedica uno spazio secondario al vino italiano, tralasciamo gli USA, che sono importanti oggi. Per il resto sfogliando i libri, le riviste non trovo questo strapotere. Nessuno dice che l'Italia del vino non abbia fatto bene, io credo che la situazione sia abbondantemente migliorabile. In inghilterra, escludendo, i brand su cui si lavora più dal punto di vista speculativo credo che solo BBR e Lea & Sandeman facciano un lavoro di comunicazione globale, mi sembra un po' pochino per accontentarsi. Credo che ci sia spazio per tutti purchè coerenti, rappresentativi e leggibili che non vuol dire banali. Se tu fossi a Massa Marittima anzichè a Montalcino parleresti diversamente. Scusa lo sfogo però...dai...suvvia

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Per carità, non pretendo certo di avere la verità rivelata e sono conscio di vivere in un posto privilegiato. Ma, se io sono miope, mi sai spiegare come abbiamo fatto a passare in trent'anni dalle ultime posizioni alla testa di ogni mercato del mondo (sia in valore che in volume) se i nostri vini e i nostri territori così sono poco noti? La maggior parte dei consumatori mondiali sarà di certo ignorante come dici tu, peró il vino di Massa Marittima lo compra. Almeno così mi dice il mio amico Parentini di Moris Farms.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

PS in Inghilterra c'é anche quel nanetto di Enotria Winecellar che è diventato il secondo importatore del Regno Unito vendendo vino italiano, mica solo BBR e Lea & Sandeman. Quanto poi ai simpatici giornali di vino inglesi, è vero che parlano poco di vino italiano, ma tutti messi insieme in un anno non arrivano alla tiratura di WS; scusa, ma come effetto sul mercato preferisco essere amato dagli sciatti e poco scientifici fogli amerigani piuttosto che dai dotti ma non letti gloriosi periodici albionici. Sono un po' allergico alla muffa.

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jovica todorovic (teo)

circa 6 anni fa - Link

stefano io dico che si può e deve fare di più e maglio. lo so benissimo che ti interessano gli amerigani, ok però a non concentratrti solo su quelli perchè seper l'uno o per l'altro motivo dovessero saltare oppure per i costi energetici l'import del tuo vino diventasse antieconomico che fai ti spari tutto l'invenduto in vena. Il momento glorioso per il vino italiano è coinciso con il momento glorioso del Italian lifestyle stai a vedere che ora, accarezzando da vicino il fondo, potremmo peggiorare le nostre performance.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Hai mille ragioni per dire che si deve fare di più e meglio, e aggiungerei che di errori ne abbiamo fatti una miriade. Ma, per fortuna, gli altri sbagliano come e peggio di noi per cui non siamo messi male sui mercati del mondo. I numeri in ascesa lo confermano. Quello che però da stagionato, se non vecchio, mi fa girare l'anima è che un fringuellino che ha appena messo le piume venuto dall'altro capo del mondo si permetta di giudicare con tanta sufficienza, e che addirittura ci dica che dovremmo copiare dagli spagnoli che non sono nessuno; se avesse detto che dovremmo imparare dai francesi sarei stato zitto, purtroppo è vero, ma da quei morti di sonno degli spagnoli! No, è troppo. PS io vendo il settanta per cento nel secondo più grande mercato del mondo, che è anche il più difficile; l'Italia. In USA ho solo l'8%, molto meno di quello che piazzo sotto casa, nella mia cantina. E forse è per questo che di invenduto non ne ho.

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Eleutherius Grootjans

circa 6 anni fa - Link

Bravo Jacopo.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Ma è davvero un personaggio reale? Dal nome pensavo a una parodia. Bravo Jacopo. Pero' nella foto in alto sembra Corrado Guzzanti che si prepara alla maturità :-)

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Alberto G. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Anche lei S. Colombini dice tante cose esatte sull'incremento del nostro export,certo dobbiamo e possiamo fare meglio. Non so se pero' il "fringuellino" abbia avuto solo sufficienza ,penso sia un'interessante opinione di chi viene a visitarci, degusta in giro (e molto a quanto sembra) e si fa un'idea anche basandosi sul bagaglio culturale,preconcetti ed aspettative che piu' o meno ognuno di noi ha. Rappresenta un tra l'altro l'enoturista- consumatore, consapevole, con un certo livello di competenze ed esperienze. In piu' esprime idee basandosi anche sull'immediato paragone con altre realta'visitate poco prima o poco dopo. Ha poi elogiato molto sia i vini,sia i nostri produttori e' che probababilmente altri si vendono meglio e forse usano meglio anche i fondi che il governo gli metteva a disposizione per promuovere i ,loro vini. P,s. Mi scusi perche' dice che gli spagnoli sono morti di sonno? Anche loro negli ultimi dieci-quindici anni (non sono cosi' esperto in statistiche e sul pezzo come lei),hanno incrementato export ed immagine almeno in una fascia prezzo media-bassa,mentre prima erano considerati quasi tutti vini di medocre qualita' e ricordo che in fiere tipo Londra si presentavano molto bene,numerosi e supportati in varie degustazioni guidate,da guru e MW ecc. locali ,non solo all'Excell dove si tiene la fiera.Questa e' stata la mia impressione,tanto che pensai ma perche' loro si e noi no? Forse che Londra non era un mercato interessante gia'anni fa, dove investire qualcosa in piu'?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Il Regno Unito è il primo mercato di importazione del vino mondiale, certo che è un posto dove investire di più! Però è anche il posto dove ci sono secoli di predominio vinicolo francese con nuances ispanico portoghesi, e scalfirlo è durissimo anche perché abbiamo contro un pregiudizio (come il fringuellino illustra bene) fortissimo. Quanto agli spagnoli, l'unica cosa che vale la pena di dire è che chiunque batte i marciapiedi del mondo a vendere vino le confermerà che non sono rivali che fanno paura. Grazie a Dio, perché ne abbiamo fin troppi.

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jovica todorovic (teo)

circa 6 anni fa - Link

io penso che l'unico modo con cui si possa combattere il pregiudizio sia l'informazione. per fare informazione sarebbe utile riuscire a farsi capire, comunicare accorciando le distanze e facendo sistema. gli ultimi due punti sono il tallone d'Achille dello stivale.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Sono assolutamente d'accordo.

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Alberto G. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Proprio perche' Il Regno Unito e' il mercato da sempre piu' importante,secondo me,si doveva entrare "massici" ed uniti gia da tempo. Non sono un'esperto di marketing e di export,non produco e non ho la sua esperienza. E' incontestabile la crescita in valore e non solo in volume,del resto e' cresciuta anche la qualita' dei nostri vini (oltre ad i loro prezzi).Ma a mio parere questo ottimo risultato e' frutto piu' dell'azione e del lavoro dei singoli o di piccoli gruppetti di meritevoli produttori che si sono fatti un mazzo cosi',hanno girato anche mezzo mondo,investito di tasca propria,anche rassegnandosi a questo destino. Quale sia stata , e se vi sia stata un'efficace opera delle Camere di commercio (anche la C.C. italiana di Londra), Consorzi vari, Province ecc ecc. e quanti sperperi,di tempo e fondi,e quali responsabilita' di questa mancata opera di divulgazione ,informazione e guida al nostro (confusionario) sistema delle doc e docg,Igt ,superegionali,voi produttori lo sapete meglio degli altri. Anche da questo derivano i preconcetti forti nei confronti del sistema Italia e dei suoi vini in particolare(ci mettiamo pure qualche scandalo ed il fatto che la concorrenza spruzza benzina sul fuoco?Ok ce lo mettiamo). Anch'io mi incazzo di brutto quando leggo o ascolto alcuni Mw,esperti di vini e mercati, importatori di sta cippa che pensano solo ai soldi,per non parlare dei fantastici sommeliers appena usciti dai corsi Wset. Non so quanto dannosi siano ad es. anche gli pseudo ristoranti italiani di Londra (New York, Ovunque) che vendono chianti o aglianico,nero d'Avola, di una sterlina e mezza (imbottigliati in U.K) a 14 o 16 sterline. O ristoranti di rango medio alto,in cui il ragazzo che ha appena finito il terzo livello e' assunto come assistent sommelier senza avere nessuna esperienza,ma solo in base alla giovane eta'.Minchia tu devi essere il primo a comunicare il mio vino, ad evdenziarne i pregi e le particolarita',a difenderne eventuali differenze da merlottoni e cabernettini. Mancanza di formazione,informazione ,divulgazione.Si anche questo. Per questo io cerco di capire anche il loro punto di vista,ne parlo,li mando pure a quel paese e penso che anche le critiche non ottuse e preconcette (quelle no) aiutino me a capire meglio quello che si aspettano in quel momento da un vino italiano. Si puo' e deve fare di piu',per vincere questi preconcetti specie di persone che fanno mercato ed opinione,questa e' la mia opinione,anche se mi rendo conto che non e' facile specie su questi mercati.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Certo che si doveva fare di più e meglio, e che regioni, provincie e enti vari hanno sciattato vagonate di soldi in modi folli e inutili. Certo che quel posto che abbiamo nel mondo è stato conquistato da tanti bravi privati che si sono finiti le suole delle scarpe in giro per il mondo senza alcun aiuto pubblico né coordinamento di sorta. Aggiungerei che tanto merito lo hanno i tantissimi italiani nel mondo, senza i quali non saremmo arrivati a nulla. Certo che fuori di qui ci guardano (e ci hanno sempre guardato) con una sufficienza che fa incazzare di brutto, e che per i MW e chi imparava loro ogni chiaretto sbiadito francese è per principio migliore dell'Es di Fino o del Barolo di Mascarello. Tutto vero, e allora? Questo è il mondo del vino, non ci facciamo illusioni, ma a forza di capate nel muro il nostro spazio ce lo siamo creato. E ce lo teniamo, alla facciaccia loro, e quando sento un pischerletto australiano appena svezzato che sputa sopra quello che ci siamo conquistati col sudore mi incazzo. Di brutto. Proprio perché nessuno ci ha aiutati, nessuno ci ha coordinati eppure siamo arrivati. Uno che viene da un paese che da tutto ai suoi produttori, li aiuta, li balia e li cresce non ha il diritto di farci le lezioni, noi con molto meno abbiamo fatto troppo di più.

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Jacopo Cossater

circa 6 anni fa - Link

Scusa Stefano, ma non leggo nelle parole di James la stessa connotazione negativa che invece tu sembri aver trovato così plateale. So per certo che l'Italia è il paese che più lo ha conquistato soprattutto (ma non solo, per fortuna) grazie ai suoi vini. Forse dal tuo punto di vista poteva aspettarselo, forse doveva essere più preparato prima di imbattercisi. Ma questo è successo, e quello che più lui ricorderà sarà la grande varietà ed espressività del vigneto Italia. E questo ad occhio penso sia un bene, lui (oggi, dopo aver battuto in lungo e in largo tutte le più importanti regioni italiane, quasi tutte) adesso è di certo un grande ambasciatore di tutta la positività che hai ben spiegato nei tuoi precedenti interventi. Colgo poi l'occasione per ringraziare quanti in questi giorni hanno speso belle parole per questo post. Grazie, io tuttavia non ho alcun merito se non quello di aver trovato interessanti le opinioni di una persona che -impressione mia- aveva un punto di osservazione privilegiato sul mondo del vino, anche (ma non solo) italiano.

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jovica todorovic (teo)

circa 6 anni fa - Link

Stefano, io sono affascinato dalla tua tenacia ma anche stupito dall'apparente mancanza di oggettività nell'analisi. Le Giubbe Rosse hanno una posizione privilegiata, hanno un peso commerciale e, questo è l'elemento che aumente le distanze tra il nostro punto di vista e il loro, hanno un approccio empirico/schematico ad ogni cosa soppratutto al commercio e agli equilibri del mercato. Mi fa sorridere quest'immagine per cui gli inglesi sembrano dei peracottari incompetenti che ignorano l'italia perchè sono ignoranti e basta. Nel business, di qualsiasi genere esso sia, esistono delle valutazione che potremmo chiamare, facendo una forzatura, come prioritarie oppure strategiche. Sarebbe un bel punto di partenza se iniziassimo a chiederci come mai l'Italia non sia mai riuscità ad entrare in questo schema. L'abbondanza di scelta, che tu Stefano hai citato, è sicuramente un motivo ma non l'unico. Gli inglesi, trattano, pongono questioni, sollevano dubbi, inquadrano il porodotto a seconda delle fasce di prezzo, comprano se intravedono delle possibilità di programmazione e sviluppo non è che possiamo risentirci di questo. Il vino è commercio in estrema sintesi. Qualcuno cede un bene e qualcun altro lo acquista trovando un punto d'incontro nel riconoscere la qualità del bene per il prezzo pagato (sovente si ricorre a schemi, convenzioni, a volte ad algoritmi, tecniche di marketing o più semplicemente all'esperienza). Quest'ultimo passaggio è quello determinante. Il mercato Inglese ci è rimasto in buona parte precluso perchè non abbiamo i requisiti di priorità, affidabilità e stabilità elementi a cui un mercato serio, strutturato e maturo come quello inglese attribuisce una grossa importanza. Oggi, a conferma di una significativa accelerazione negli ultimi anni, sembra si stia muovendo qualcosa. I nostri grandi nomi bada bene non i grandi brand stanno guadagnando in interesse. Sta a noi giocarci bene le nostre carte. Ricordandoci che con Le Giubbe Rosse la coglionella non funziona.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Giusto per capirsi, sono un toscano anglofilo che la sera legge libri in inglese e ha sposato una tipa che come madrelingua ha l'inglese. Mi sono simpatici e pure molto, ma non ho alcun complesso di inferiorità nei loro riguardi e credo di vederli in modo molto oggettivo. Non sono affatto peracottari incompetenti, ma sono molto abitudinari e cambiano gusti con grande difficoltà. Forse esagero, ma direi che amano i loro pregiudizi forse quanto la loro Regina. Non credo che sia un caso se la ristorazione italiana è molto meno presente ed influente lì che in ogni altra parte del mondo evoluto, mentre quella francese resta fortissima. Accade solo lì. Sono un'isola, una grande, straordinaria, affascinante isola ma pur sempre isola; c'é nebbia nel Canale, il continente è isolato. E' vero che hanno un approccio empirico e pragmatico al commercio, ma comprano vino di Bordeaux da prima della guerra dei cento anni e non smetteranno di farlo per comprare Barolo. Nelle raffinate cantine dei club, dove ho avuto il piacere di essere ospite, c'è rappresentato ogni angolo di Borgogna e pure dell'impero; ma credi davvero che una cultura così orientata e così radicata si possa cambiare in pochi decenni? Certo è un lavoro che va fatto e che facciamo, ma non aspettarti risultati a breve perché non è ragionevole. Credo che la mia nanny inglese e i tantissimi aglobeceri (britanni fiorentini, traduzione per i non toscani) e inglesi autentici che frequentano casa mia condividerebbero.

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James Scarcebrook

circa 6 anni fa - Link

In primo posto vorrei ringraziare Jacopo per l'onore e il privilegio di aver potuto condividere le mie esperienze in Italia e parti del mondo. Mi ha fatto piacere vedere l'interessa e che e venuto fuori tanta discussione. Grazie a tutti. Vorrei provare a chiarire solo una cosa. Jacopo mi ha chiesto come penso sia visto il vino italiano all'estero. Siccome ho visitato le regioni dei vini per la maggior parte ho parlato con dei produttori dei vini. E allora ho cercato di condividere le loro opinioni in generale del vino. Le mie opinioni personali possano essere lette nelle altre risposte durante l'intervista.

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

Grande James. Grazie della risposta. Mi sembrava mancasse qualcosa nel perche' scriverai un libro proprio sul vini campani e nella tua risposta sei stato molto chiaro e gentile. Se posso chiedertelo quale e' un vino campano che hai nel cuore?

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Durthu

circa 6 anni fa - Link

Nello zaino ho il mio speciale Decanter Italy 2012. E a Londra esiste un negozio che commercia esclusivamente in vini italiani. Per UK l'Italia nel 2012 e' stato il secondo importatore per volume dopo l'Australia. La Francia e' staccata di poco, mentre la Spagna non ci vede nemmeno con il binocolo (semmai e' degli USA che dovremmo preoccuparci). Confrontando questi fatti con quanto ho letto sopra, direi che uno dei problemi dell'approccio italiano ai mercati esteri e' un'intelligence non efficacissima.

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jovica todorovic (teo)

circa 6 anni fa - Link

My name is Bond...Durthu Bond. tyvmi :-)

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Durthu

circa 6 anni fa - Link

^_^

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Alberto G. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Quindi Durthu,,se ho capito bene tu sei attualmente li a Londra e questi preconcetti forti nei nostri confronti,da parte di alcuni o di molti a seconda dei punti di vista, si stanno lentamente superando?Mi auguro si continui cosi' allora.

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