Il Cinema d’autore salvato dal coraggio dei vignaioli. Un’intervista a Jonathan Nossiter

di Giovanni Corazzol

L’occasione per parlare con Jonathan Nossiter è data dall’avvio della rassegna Dependent Cinema (qui il programma) che dal 27 al 31 luglio si svolgerà all’interno della manifestazione Isola del Cinema, nella grande Sala Arena dell’Isola Tiberina a Roma. La formula – come si dice – è collaudata: assieme ai registi dei film in proiezione ci saranno alcuni produttori di vino (non lo dico) naturale (l’ho detto) a dar vita ad un dibattito che metta a confronto lo stato d’emergenza del cinema d’autore con l’esperienza critica della viticoltura d’autore.

Saranno presenti Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi, Alessandro Dettori di Tenute Dettori, Corrado Dottori di La Distesa, Gianmarco Antonuzi di Le Coste e Antonio de Gruttola di Cantina Giardino. Tra i registi i soci fondatori del gruppo “Cinema Dipendente”: Laurent Cantet, vincitore della Palma d’Oro a Cannes con La Classe, Karim Ainouz, pluripremiato cineasta brasiliano, Santiago Amigorena (sceneggiatore argentino e regista di Quelques Jours en Septembre), Oren Moverman (due nomination all’Oscar e Orso d’argento a Berlino per The Messenger) e Jonathan Nossiter (col suo film Sunday vincitore del Sundance Film Festival)  ad unire vignaioli e cineasti.

Formula collaudata dicevo, perché già sperimentata con successo alla rassegna Cinevino organizzata dalla Cineteca di Bologna in Piazza Maggiore: 2.500 persone che assistono alla proiezione di Mondovino. Nossiter ce ne parla così:

“Una serata magnifica, un’energia bellissima; il pubblico ci ha fatto molte domande, curioso di capire quale fosse l’identità del vino naturale e scoprendo che l’identità non è unitaria. Tre produttori (Elena Pantaleoni de La Stoppa, Corrado Dottori de La Distesa, Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa di Pacina), tre filosofie e tre vini molto diversi tra loro; una diversità ed una complessità che fa onore all’idea del vino naturale e che è quanto noi registi ricerchiamo nel cinema. E quando Corrado Dottori ha detto che siamo in guerra – perché tutti, vignaioli o cineasti a prescindere dal mestiere che facciamo, siamo in guerra – la discussione è salita ancor più di livello.”

Che significa essere in guerra? Chi la sta combattendo?
Da una parte tutti i vignaioli-artigiani che credono nella difesa del territorio come fosse un bene culturale da difendere e come un atto di salvaguarda dell’ambiente, dall’altra tutti gli altri produttori, aziende e imprenditori che vedono il vino innanzitutto come un atto commerciale, un gesto di ascensione sociale o un’espressione di vanità. Questi ultimi (99% del mondo del vino) cominciano ad avere paura della forza e della convinzione dei primi e anche del loro crescente successo sul loro stesso terreno: il mercato. L’attacco contro Bulzoni è un esempio di questa paura; la resistenza etica a una società malata può uscire dalla sua nicchia e conquistare un pubblico più grande. È come se una piccola classe di politici onesti e trasparenti emergesse per rimettere in discussione tutta la catena di malavita statale.”

Non può esserci etica anche in un atto commerciale?
“Ovviamente sì, ma solo quando non è dominante o determinante. Invece non fare agricoltura biologica in un mondo che sta per crollare per via della distruzione dell’ambiente a mio giudizio è una mancanza di etica. Alterare il vino in cantina, comprometterne la salubrità (e la salute del bevitore) e perdere l’espressione di un’identità territoriale sono anch’esse posizioni anti etiche. Ma visto quanti soldi ci sono in gioco per i vini convenzionali si può capire anche che ci sarà una difesa fortissima da parte di chi parla, scrive e divulga il vino.”

Cineasta, sommelier, esperto di vino.
“Sono innanzitutto un regista, ma avevo quindici anni a Parigi quando ho cominciato a lavorare nei ristoranti; poi sono diventato sommelier e ho fatto molte carte dei vini in tanti paesi (Stati Uniti, Brasile, Francia, anche un po’ in Italia); quindi ho sempre avuto questo rapporto molto forte col vino e con i vignaioli. Però io non sono per niente un esperto di vino né mi considero un sommelier; non è il mio mestiere a tempo pieno, io sono un cineasta che ama il vino e che ha un legame forte con il vino. Così ho un vantaggio quando ne parlo: posso farlo da appassionato finanziariamente disinteressato. Spero che questo garantisca libertà al mio sguardo. Solo questo. Non ho nessun merito, nessuno status; sono il classico emarginato dentro alla società; cerco di fare la stessa cosa anche nel cinema, anche se è più difficile.

Con questa rassegna cinematografica rinnovi il legame tra cinema e vino.
La rassegna di questo week end è una forma di ricerca sulla indipendenza, sulla interdipendenza e su quanto il cinema possa trarre ispirazione dal mondo del vino, soprattutto dal mondo del vino naturale. Sul vino naturale si può dire tutto e niente ma c’è un fatto: ci sono migliaia di vignaioli in Italia, in Francia o in altri paesi che sono l’uno diverso dall’altro ma sono accomunati da una volontà di ricerca (non tutti, ma certo molti di più rispetto ai convenzionali) direi di alto profilo etico; un impegno sincero a fare il bene della loro terra, della loro cultura, per preservare un patrimonio, svilupparlo e lasciarlo attualizzato cioè progressista; e anche se ci sono conflitti tra i vari gruppi… ma chi se ne frega! Meno male che ci sono gruppi diversi che hanno trovato il modo per essere interdipendenti, per aiutarsi l’un con l’altro nonostante divisioni che sono più questioni di ego di alcuni, e che non rappresentano lo spirito della maggioranza dei vignaioli naturali. E io questo lo trovo bellissimo, per me è una vera rivoluzione. Perché è una risposta utopica davanti a un mondo di un conformismo terrificante. Credo che ognuno nel proprio mestiere, che sia giornalista o cineasta o qualunque altra cosa, possa trovare un’ispirazione in questa risposta per me altamente etica e bella. Questa rassegna è quindi un incontro con vignaioli che stimo molto e non solo per il vino che fanno, ma anche per l’impegno umano, sociale e politico che dimostrano oltre al modo singolare che hanno di esprimere questo impegno. Spero che questi incontri, questi dibattiti, questa festa che faremo ogni sera con questi registi e questi vignaioli, possa far uscire delle idee buone per ispirare un po’ i cineasti e portarli ad avere più coraggio; spero anche che il contesto cinematografico e culturale possa aiutare il pubblico a pensare al vino come ad un atto culturale e non solo come ad un prodotto.”

Cosa credi dovrebbero imparare i cineasti dai vignaioli?
“Il coraggio. Il coraggio che hanno i vignaioli di difendere i loro vini da tutti gli attacchi che ricevono. Spesso i loro vini vengono bocciati dalle commissioni o ricevono critiche durissime da chi ha potere nel mondo del vino, perché è ovvio: chi ha il potere vuole sempre proteggere le proprie posizioni ed il vino naturale oramai rappresenta per loro una minaccia reale; quello che è successo con Bulzoni è solo un esempio dei mezzi che vengono utilizzati. Ti rendi conto quanti vini vengono bocciati soltanto perché non sono chiari e limpidi? Come Corrado Dottori e Stefano Borsa hanno detto durante il dibattito di Bologna, le DOC sono state create negli anni ‘60 e ‘70 dalle grandi aziende che avevano interessi commerciali da difendere. Sono loro che hanno istituito le DOC. Le DOC non sono naturalmente la rappresentazione più giusta di una storia, di un patrimonio o di una tradizione. C’è un enorme lavoro tecnico e storico da fare che persone serie e competenti devono affrontare per ripensare e rivalutare le radici storiche delle DOC. Che cosa in effetti collega un vino ad un territorio? Chi decide e come? Bisogna ripensarlo se vogliamo compiere un atto di conservazione che guardi al futuro. Dunque io ho grande ammirazione per queste persone che hanno il coraggio di andare contro il conformismo del potere. Credo che questo i cineasti, oggi spesso vittime di forme assurde di autocensura, debbano imparare dai vignaioli. E poi bisogna dire che il vino naturale è riuscito a creare un vero mercato alternativo, e questo dobbiamo riuscire a farlo con urgenza anche nel cinema o verremo cacciati via da tutti i cinema del mondo.”

Il difetto. Lo si dice dei vini, lo si può dire anche nel cinema.
“Io mi commuovo davanti a delle opere di Pasolini, Cassavetes o Fassbinder in cui il cosiddetto difetto, che sia un difetto tecnico o un difetto di spirito umano, è un atto nobile. Il modo in cui loro lasciano esistere questi difetti dentro i loro personaggi, dentro la tecnica utilizzata per realizzare i loro film mi fa piangere, mi commuove, mi tocca profondamente perché da spazio anche a qualcuno difettoso come me. Ed io vedo il vino in questo senso, come il fratello gemello del Cinema; queste discussioni sui difetti o sulla mancanza di difetti nel vino naturale, mi sembrano assurde, assurde e ridicole. Cercare di dare una precisione scientifica ad un atto che ha sì un aspetto scientifico, ma soprattutto spirituale e culturale, mi sembra meschino e davvero troppo triste. Il vino è molto più complesso e bello, e dunque un difetto (che sia tecnico o che lo sia secondo i criteri di assaggio, di preferenza, di gusto di qualcun altro) non ha importanza. Intendiamoci non sto parlando di vini che siano come un film talmente malfatto da non riuscire a guardarne nemmeno un’immagine o a sentire un suono; insomma non sto parlando di un vino in cui ci sia solo acidità volatile e nient’altro o un vino assolutamente ossidato invece di ossidativo. Non sto parlando di quei film o di quei vini. Sto parlando di vini di un certo livello, ma oggi su cento vignaioli di vino naturale, ottanta se non novanta sono bravissimi. Se prendo cento vini convenzionali sarà un miracolo se riesco a trovarne due che mi vanno, nemmeno che mi incantano. Almeno così è per il mio palato, per il mio gusto personale.”

Il coraggio di questi vignaioli non ti ha fatto tornare voglia di riprendere Mondovino?
“I film di Giulia Graglia, LangheDOC di Paolo Casalis, La Clef de Terroirs di Guillaume Bodin: ci sono molti bellissimi film fatti negli ultimi anni da giovani sul vino. Ne sono davvero felice. Per me un film nasce come una storia d’amore. Sarebbe difficile cercare di reinnamorarmi della stessa persona una volta che la storia d’amore è finita; cosa che mi succede quando finisco di girare un film. Dunque fare qualcosa di spontaneo che mi uscisse dal cuore oggi mi sembra difficile. Chissà, non dico che non lo farò mai, perché non ho nemmeno idea di quello che farò tra qualche anno, ma mi sembra improbabile; dovrei farlo con spontaneità, con la fermentazione spontanea, con i miei lieviti indigeni; credo profondamente nel gesto dei lieviti indigeni per il vino, ma anche per l’essere umano. I film che ammiro sono fatti così, non si possono programmare le cose, non si può pensare un atto d’amore. Bisogna sentirlo”

[Foto: Paula Prandini]

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

10 Commenti

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roberto bardelli

circa 6 anni fa - Link

Difficile non lasciarsi affascinare dalle parole di Nossiter,cosi' piene di entusiasmo (a volte un po' ingenuo)e di fede nei migliori valori umani,da questa concezione del vino come paradigma per ritrovare il giusto rapporto con la natura e per costruire un diverso rapporto con le esigenze del mondo produttivo e del mercato.Il vino e' cultura,e' gesto antico e naturale,storie di uomini che si identificano con un territorio.Ma e' anche attivita' imprenditoriale,da cui dipendono la vita e il sostentamento di molte famiglie,da quelle dei produttori artigiani a quelle dei dipendenti della grande maison.Sara' necessario trovare un'equilibrio tra questi due mondi,io spero che sia l'industria dei grandi gruppi a lasciarsi contaminare dalle migliori istanze del movimento dei vini "naturali",senza che cio' sia dettato da un mero adeguamento a una tendenza del gusto e del mercato. Cio' detto,come Nossiter,continero' a deliziare il mio palato con i vini che piacciono anche a lui,soprattutto quelli della mia amata Borgogna dove,con tutti i problemi e i difetti inevitabili,quell'equilibrio di cui parlavo prima si e' realizzato piu' che in ogni altro luogo.

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Fabrizio pagliardi

circa 6 anni fa - Link

Sono come sempre molto perplesso dall'apologia del difetto. Sono perplesso dalla diverso trattamento di un difetto considerato inaccettabile dato dal fare, rispetto ad un difetto dato dal non fare che invece viene elevato a pregio distintivo. Io parto dal presupposto che una qualsiasi tecnica abbia come base la scelta dell'uomo sul da farsi é per questo che non ho mai accettato la definizione di vino naturale. Per me un pecorino che profumi fortemente ed esageratamente di sauvignon ed un fiano con la volatile troppo alta sono due facce di una stessa medaglia, difetto di chi ha fatto troppo o male e difetto di chi non ha fatto.

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ag

circa 6 anni fa - Link

Perfetto. Finalmente.

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Francesco Maule

circa 6 anni fa - Link

Bravo Jonathan e grazie!

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Francesco Maule

circa 6 anni fa - Link

coraggio, virtuosismo, innovazione. non fare gli errori, non fare le cose sbagliate. lo zen e l'arte della viticoltura.

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wineleaky

circa 6 anni fa - Link

Vignaioli artigiani, eroici, difensori del terroir e della naturalità? Ma chi? Corrado Dottori che da anni finge di fare vini "naturali" con 90-100 mg/l di SO2, macerazioni a caldo, chiarifiche e filtrazioni sterili? O Bellotti che da anni ormai fà solo il conferenziere? O Arianna che ha compiuto il miracolo di passare in tre anni da 2 ettari e 4000 bottiglie ad oltre 10 ettari ed oltre 50000 bottiglie, tutte di vino naturale? Il vino naturale va cercato tra le vigne ed i vignaioli, non tra questi animali da palcoscenico. "Wineleaky", lascia che ti spieghi. E valga anche per quanti si lamentano dei commenti anonimi. I commenti come i tuoi, protetti dall'anonimato (che io rispetto, peraltro) sono più deboli confrontati con quelli di chi ci mette la faccia. E' così, purtroppo. Quando poi i commenti anonimi servono a spargere badilate di M, questi valgono meno della materia che regge il tuo badile. Sia chiaro per te e per tutti quelli che leggono. Non serve spiegarlo ai destinatari del tuo pizzino, che immagino siano in grado, se vogliono, di dirti cosa pensano di te. Ma se non lo faranno, avrà perfettamente senso, perché con quelli come te non si dovrebbe perdere tempo. Lo faccio io, che ne ho tanto da perdere, in nome e per conto loro. Ai miei piccoli lettori sarà motivo di allegria leggere che l'account mail lasciato dal nostro cuor di leone è "vignaioli@insiberia.net". Se non fosse un tamarro, sarebbe quasi simpatico. Con immutata stima, eh, "Wineleaky"? [F. S.]

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ibsen

circa 6 anni fa - Link

F.S., è inutile fare i guardiani della decenza quando si permette che qualcuno screditi urbi et orbi il lavoro di vignaioli (ma potrebbe essere di qualsiasi categoria) senza prove. Limitarsi ad affermare che si tratta di 'commenti deboli' è piuttosto ridicolo. Sono diffamazioni o diffamazioncelle, vedete voi. Basterebbe che commenti del genere venissero cancellati, perché mancano i requisiti minimi della civiltà. E l'anonimato non c'entra nulla, c'entra invece la voglia, nemmeno tanto nascosta, da parte di chi amministra il forum, di lasciare che i buoi scappino dalla stalla con molto fragore, perché nel farlo l'interesse generale monta, per poi fingersi indignati e richiuderla rumorosamente. non sono indignato, questo non è un forum, le diffamazioncelle, come si vede, ottegono una reprimendina. l'interesse generale è capire meglio. buoi? fragore? orsù. [f.s.]

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Giovanni Corazzol

circa 6 anni fa - Link

E' morto Giovanni Battista Columbu.

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Tommaso Farina

circa 6 anni fa - Link

Questo cinema fighetto mi suscita le stesse reazioni del penoso pontificare sul vino naturale da enotalebani.

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