Ai tempi del mio apprendistato come assaggiatore, ammiravo in alcuni maestri la sovrumana capacità di assaggiare – e valutare correttamente – decine di campioni in sequenza rapida. Parlo di gente che alle fiere, nell’arco di mezza giornata, recensiva un centinaio di etichette. Io li guardavo e pensavo: col tempo imparerò.
Assaggi seriali | Quando è troppo, è troppo. Esattamente, QUANDO è troppo?
Carpenè Malvolti | Non tutto il marketing viene per nuocere
Operazioni come “L’arte spumantistica” di Carpenè Malvolti suonano troppo studiate a tavolino e ben confezionate per appassionare l’enostrippato. Al contrario, secondo me sono a cavallo tra il divertissement per palati fini e la trovata commerciale capace di stuzzicare i consumatori in cerca della novità. Non nego che all’inizio… continua »
Radikon va al Vinitaly. Fine di un ciclo. Il sequel è sconosciuto
Gli stati generali del vino naturale italiano coincidono con il Vinitaly, in due differenti manifestazioni esterne. La prima, promossa dal Consorzio Viniveri e da La Renaissance des Appellations di Nicolas Joly, si tiene all’interno dell’Area Expo di… continua »
Ezio Rivella: “Io ve l’avevo detto, no?”

Non l’ha detto ma l’avrà pensato eccome, il cav. Ezio Rivella. Correva l’anno 1982, io avevo 3 anni e l’attuale presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino raccontava le sue idee a Burton Anderson su Wine Spectator: “stiamo deliberatamente adottando uno stile californiano perché il nostro mercato di riferimento sono gli Stati Uniti“, disse Continua a leggere »
Vini rosati: due o tre cose che so di loro
Lo ammetto, per me il vino bianco d’estate è come le vacanze sui monti: belle, per carità, ma non chiedetemi di calpestare i pascoli montani accarezzando caprette. Per me, dal solstizio d’estate in poi, “il vino” è solo rosè. Ieri, per dire,… continua »
Indovina chi viene a cena: il mio produttore preferito
Il mio diario delle 100 domande inconfessabili da fare ad un produttore di vino prima di morire inizia a tracimare. Alzi la mano chi preferisce parlare con pr e responsabili vendite che ti trafiggono a suon di slogan soporiferi. Io cerco… continua »
Gangsta, ma col Dom (Perignon)

Mettiamola così: sei gangsta al punto giusto, coi tatuaggi e coi rotoli di bigliettoni verdi. Vuoi trasmettere il messaggio “sono arrivato”, sono un malfattore di successo. Manca ancora un particolare e ce l’hai fatta. Scoprite voi il dettaglio eno (ma non ditelo a Moet). Continua a leggere »
Trovare qualcosa di buono nel consumo di alcol
Siccome non riesco a sfuggire alla regoletta un po’ paraderetano della premessa verbosa, utile a prevenire fraintendimenti e bacchettate sulle manine (ahia), pure questo post non farà eccezione. Quindi la premessa del giorno è: col discorsino che andiamo a fare non intendiamo in alcun modo glorificare l’alcolismo, gli abusi, e le nefandezze derivanti dall’ubriachezza molesta. Molto modestamente, qui si fa sociologia, politica, storia delle religioni. Molto modestamente, appunto.
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Siamo quello che beviamo | Poveri americani ma anche “poveri” noi

È più forte di me, ho un debole per certi libri fotografici. Lo scatto sopra ritrae il frigo di un Production Designer di New York e fa parte del lavoro “You are what you eat” (Siamo quello che mangiamo) di Mark Menjivar, una galleria di ritratti di frigoriferi su e giù per gli Stati Uniti. La serialità mi attrae, associare numero dei componenti della famiglia, professione e interni del frigo è un lavoro dannatamente Continua a leggere »














