Con Campamac e Antinè, Barbaresco caput mundi. Così vicini e così lontani, ristoranti agli antipodi

Con Campamac e Antinè, Barbaresco caput mundi. Così vicini e così lontani, ristoranti agli antipodi

di Alessandro Morichetti

Barbaresco è da sempre la bella addormentata delle Langhe, tanto rinomata quanto poco battuta. Sostanzialmente una sola via adibita al passeggio, nessuno spazio per negozi e attività ristorative latitanti: tappa obbligata l’Antica Torre a pranzo, trattoria di livello nella qualità e nel prezzo, sotto alla torre e di fronte alla locale meritoria cooperativa Produttori del Barbaresco, solo un bar-alimentari leggermente fuori mano (400 m dalla torre), viabilità e parcheggi che più di tanto non puoi inventarti. Barbaresco alle 18 di un giorno feriale qualunque è l’istantanea del borgo deserto, magari nebbioso per non farci mancare nulla.

Questo moribondo stato di cose è ormai inesorabilmente destinato a cambiare e gli elementi scatenanti da segnalare sono due. Il primo e più importante è la novità dell’anno, un ciclone, un investimento faraonico che lega Maurilio Garola – patròn alla Ciau del Tornavento di Treiso e restaurant man maximo di Langa, senza dubbio alcuno – e Paolo Dalla Mora, consulente per la comunicazione nel settore del cibo e della moda, figlio e fratello di ristoratori in quel di Latisana, provincia di Udine (Ristorante Alle Griglie). Ma la liaison risulterebbe assai poco langhetta se non dicessimo che Paolo è il marito di Rossana Gaja, che le mura del locale sono di Angelo e che ci voleva un udinese ben introdotto per portare un po’ di novità a Barbaresco (bravo!).

Investimento mostruoso (bis), locale polifunzionale con grande sala, saletta privata, cantina sotterranea, spiedi e braci ovunque, una roba abbastanza mostruosa in cui si mangeranno i classici piemontesi più carni di ogni foggia e prezzo: si chiama Campamac (in piemontese, dacci dentro) – Osteria di livello.

Questo tandem, molto semplicemente, non può fallire e non fallirà. Siamo a Barbaresco, la torre protegge dal nemico, un Angelo sorveglia. Da Campamac si spende e ci si riempie panza e occhi al contempo, girano rockstar come alla Ciau (pronti via ed ecco Claudio Marchisio, Carlo Cracco, Victoria Cabello, Alessandro Cattelan e altri), è il posto che piace alla gente che piace e da cui sarà impossibile prescindere, like it or not. Campamac sarà un volano pazzesco per la città di Barbaresco e questa storia è già scritta.

Ci sono stato sabato sera per la prima volta e difficilmente troverete una sintesi impietosa e più azzeccata di questa.

Campamac

Location: 9/10. Entri e sei a Milano, forse New York. Cura in tutto, opere d’arte, un mix di ricercatezza e attenzione al dettaglio che è una perfetta via di mezzo tra il ristorante da occasione speciale e l’osteria coi fiocchi. (Per un appofondimento sugli aspetti architettonici andate qui). Una Piola deluxe.
Servizio: 7,5. Personale di ogni ordine e grado che trotta e assiste. Tante gente, quasi troppa ma la macchina è potente. (Tra cucina e sala, 18/20 persone per 90 coperti, fate voi i conti). Non è infrequente che al tavolo passino sia patron 1 che patron 2. E il bello è che non si capisce chi sia il capo. Dalla Mora accoglie e fa l’assist, Maurilio prende la palla e insacca.
Piatti: 6,5. La cucina è buona senza eccessi, ci sono i classici piemontesi ben presentati ma senza note di merito eccessive. Il Langhet da 16 euro è il tris di antipasti (carne cruda, insalata russa, vitello tonnato) e non si smarca da tanti altri se non per l’impiattamento. I miei Agnolotti Vecchio Piemonte avevano un sapore molto buono ma una consistenza che si era un po’ persa per strada. Bene ma non benissimo.
Carni: 9+. sono la main course del locale e valgono il viaggio. Accolgono dalle vetrine all’ingresso e la scelta è dovuta al desiderio di far entrare il cliente al ristorante quasi passando dalla cucina. Varcato l’ingresso ci sono le braci dietro a un vetro subito sulla sinistra e un’altra cucina di fronte, sempre a vista. L’impatto iniziale vale già 15 euro di biglietto. Io che faccio solitamente scelte banali ho preso un’ottima Tagliata di fassona da 20 euro con suo contorno d’insalata e una carne così succulenta, rosa, calda e morbida è esattamente quello che desideravo. Squisita.

Campamac

La Chateaubriand, punta di filetto con salsa alla senape, era ancor più tenera e gustosa (25 euro, minimo due persone). Il consiglio è partire dalla scelta della carne e aggiungere un piatto a scelta.

Campamac

Carta dei vini: 7. Scelta buona di produttori locali, senza gli sfarzi pazzeschi della Ciau, si può bere serenamente bene ad una cifra corretta. Belle, moderne e curate le cantine sottostanti. Nessun sensazionalismo, la solita eccellente presentazione scenica.

cantina

Menzione a parte merita il menù. GIGANTESCO: formato 65 x 50 centimetri, apertura alare che copre il tavolo. In fin dei conti divertente, difficile da maneggiare ma su due pagine. Probabilmente l’unico che non sarei mai riuscito a rubare quindi l’ho chiesto. La prossima volta che torno, prenderei: cocktail iniziale (8 euro), Due fette di salame con giardiniera dell’orto (9 euro), L’Anatra all’arancia (manca il prezzo sul menù) o Il Capretto (18 euro) o Il doppio taglio, circa 2 kg di carne, una con e una senza frollatura per capire la differenza (6 euro all’etto). A dire il vero anche il carrello dei formaggi mi stuzzica particolarmente, insomma vedremo.

menu campamac

 

Intermezzo. Prototipo di recensione su TripAdvisor (3 pallini su 5):

Cibo buono ma tutto troppo esasperato anche il prezzo
Il cibo è buono e la materia prima eccellente. Il servizio è eccessivo ed esasperato da locale quasi stellato senza averne le caratteristiche e il risultato è fallimentare. Il menù è molto tradizionale e anche i piatti sono cucinati senza alcuna rivisitazione o particolarità come una normale osteria. Peccato che ne l’aspetto del locale ne il prezzo siano da osteria quindi ne siamo usciti confusi. Non ci ritorneremo.

 

Fortunatamente voi leggete Intravino ma non è finita qui.

La cosa bella, decisamente meno immediata, è che a Barbaresco si trova un posto semisconosciuto in cui si mangia bene, benissimo, che meriterebbe una stella Michelin e mezza per la cucina, e il giudizio dei gourmet veri è unanime. Antinè è stata la prima stella Michelin a Barbaresco e quelli che da un paio di anni sono gli attuali titolari scontano una congenita incapacità autopromozionale. La sala è carina ma non calda e ci vorrebbe una full immersion nel sorridente abbraccio commerciale di chi ti segue appena entra per non mollarti fino all’uscita (vedi sopra). Smaltite le pecche, all’Antinè è tutta discesa.

L’italianissimo Manuel Bouchard ha il perfetto physique du rôle del topo di cucina, chef dalla mano ispiratissima e dal sorriso soavemente sincero che tra 20 ore di fila ai fornelli e 2 minuti di pubbliche relazioni non avrebbe dubbi. Pinerolese cresciuto con Cannavacciuolo, Bouchard è ispirato e low profile in egual misura ma sfido chiunque a dimostrare che in questo momento non sia, in assoluto, una delle mani più felici Langa. Pochi svolazzi, tantissima sostanza. C’è un menù della tradizione di Langa a 60 euro ma anche quello creativo più spinto a 100 e con Bouchard si casca sempre bene. Bisogna seguire il proprio istinto, magari optando per la proposta intermedia.

Avere una pessima memoria, ad esempio, permette di trovarsi davanti lo stesso piatto mangiato mesi prima e fare due volte uno stesso identico commento: Ostrica, yogurt e pino è un modo incredibile di rendere l’ostrica più buona di quanto essa non sia in solitaria, rinfrescandone il profilo senza denaturarlo e aggiungendo un’aromaticità balsamica contagiosa. Ad un boccone così devi arrivarci per poterlo pensare.

Ostrica, yogurt e pino

 

Serve un commento a questa meravigliosa Giardiniera (18 euro)? Croccanti le verdure, gioioso in technicolor il piatto, fissatelo come ho fatto io perché è quasi ipnotico ma soprattutto un ottimo grimaldello per intuire quanto “pensiero” ci sia in una cosa apparentemente facile: colori, forme, spazi, gusti, consistenze. Wow.

Giardiniera

Tortello, crudo e burrata, scampi e brodo di vitella. Mano solidissima.

Tortello, crudo e burrata, scampi e brodo di vitella

 

Piccione, salsa barbecue (in foto ancora non era arrivata). Top. Ma top.

Piccione in salsa BBQ

 

Servito in due tempi, tra l’altro.

Piccione

Tavola consigliata oltre ogni ragionevole dubbio. Evidentemente da stella Michelin.

In sintesi e per concludere: a Barbaresco nello spazio di 100 metri ci sono due ristoranti sideralmente differenti. L’astronave Campamac che ti fa volare di fantasia con suggestioni metropolitane supportate da una ciccia, letteralmente, consistente. La bici da corsa Antinè invece è una tappa gourmet di livello non inferiore a blasonatissimi nomi di zona, ancora perlopiù inesplorata ma con evidenti e cristallini quarti di nobiltà. Locali diversi per occasioni diverse, entrambi consigliatissimi per motivi agli antipodi. In entrambi si può spendere da 60/80 euro a più infinito secondo le scelte ma andate a divertirvi perché ne vale la pena.

Se inizia a “funzionare” anche Barbaresco siamo a cavallo.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

31 Commenti

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Radici

circa 9 mesi fa - Link

Premetto che Barbaresco è per me uno dei posti del cuore: ho fatto il pranzo di cresima all'Antica Torre e da allora non ho mai smesso di tornarci.
Capisco che è ragionevole un rinnovamento, che non si può rimanere ancorati al cliché di una tradizione solo perché "fa atmosfera". In luoghi più remoti -e più poveri- della (alta) Langa le osterie hanno l'aspetto e lo spirito immutato da un secolo. La nonna in cucina a preparare tajarin e plin, servizio al vassoio, menù unico, ecc... Questo non per sterile sfoggio folkloristico, ma perché la clientela, in buona parte locale, cerca il calore rassicurante di quegli arredi, di quei gusti, di quei modi conosciuti da sempre (ti sarai accorto, Morichetti, di quanto noi langhetti abbiamo, in fondo, un'anima conservatrice e un po' sciovinista...).
Ciò detto, capisco che Barbaresco è un'altra storia: è il "capoluogo" e toponimo di un vino che si affaccia allo scenario internazionale... Ma questo locale così milanese mi sembra proprio una nota stonata.
Forse il successo della Langa non è da attribuire soltanto a ciò che c'è in Langa, ma anche (o soprattutto) a ciò che non c'è.

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Naaaaaa, nota per nulla stonata. Anzi, rinfrescante e necessaria perché come ben saprai e come detto nell'introduzione Barbaresco ha patito il mortorio dopo il coprifuoco, e da quello ci esci solo battendo i pugni sul tavolo in maniera seria. Progetto faraonico, ambizioso e pensato bene per dare aria fresca al posto in cui sta e mi auguro vada anche a vantaggio dell'Antinè perché il posto è a dir poco meritevole.

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Raffaele

circa 9 mesi fa - Link

Questione di punti di vista...per chi vive in Langa è aria fresca per chi viene dalla città è aria già respirata e quindi meno accattivante...

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Scusa Raffaele ma non so in che città vivi per dire questo: anzi la cifra distintiva e rilevante è proprio aver messo in piedi una struttura che miscela due aspetti apparentemente inconciliabili come la dimensione metropolitana e quella di paese. Spero tu sia andato per dire che è meno accattivante perché - tranne rari casi - i giudizi indiziari sono spesso fuori fuoco.

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Raffaele

circa 9 mesi fa - Link

Ciao io vivo a Roma. Sono stato diverse volte a Barbaresco ed in Langa ma non recentemente. Quindi sì il mio è un giudizio di massima ma personalmente verrei lì per un locale di altro tipo. Questo non vieta che il locale che citi possa fare un bel lavoro ed offrire soluzioni interessanti. Ti volevo solo dire che per l'uomo metropolitano quel tipo di offerta è meno attraente. Ma è la mia opinione non di tutta Roma...

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Riccardo

circa 9 mesi fa - Link

Premetto che spero che il progetto funzioni per la persone coinvolte, tutte meritevoli
Io personalmente però non ci vedo molto senso se non quello di accalappiare degli sprovveduti. Se uno conosce la zona e vuole qualcosa in più della classica osteria come La Torre, allora tanto vale farsi qualche km in più e andare a Treiso alla Ciau dove a mangiare non spendi tanto di più alla fine ma hai un sacco di plus, primo fra tutti una delle migliori cantine d'Italia. Vice versa tanto vale andare in un osteria. Questo mi sembra un ibrido che non mi convince molto.
Detto questo appunto spero la cosa abbia successo, io sicuramente quando sarò nei pressi di Barbaresco sceglierò sempre tre le opzioni sopra.

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Riccardo ti rendi però conto che "accalappiare gli sprovveduti" sia un commento fuori luogo?
Io la zona la conosco e ti dico che una cosa così è assolutamente innovativa da alcuni punti di vista e merita un'analisi un pelo più approfondita, e mi piace proprio in quanto ibrido in cui se vuoi spendere 200 lo fai ma se vuoi spendere 61,50 come ho fatto io lo fai lo stesso.

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Riccardo

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Alessandro, ovviamente non volevo riferirmi a te e a chi conosce la zona e ci va consapevole del tipo di locale che è. Mi scuso se ho usato un'impressione impropria e ti ho offeso involontariamente. Volevo dire che se una persona senza particolari conoscenza del territorio sceglie quel locale sbaglia, perché prima dovrebbe essere indirizzato verso i posti tradizionali (vedi una delle tante valide osterie di Langa) , poi verso i posti che hanno fatto la storia (vedi la Ciau), indi se ha piacere provare questo nuovo posto. Detto questo uno a 61,50 lì può spendere qui, come alla Ciau, come dove gli pare.

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Giancarlo Montakdo

circa 9 mesi fa - Link

Barbaresco è il mio paese e, quindi, posso essere di parte. Mi fa piacere che sia considerato una "bella addormentata". E' molto piemontese. Non fa mai nulla per caso. Ci ho fatto il sindaco per due legislature e l'ho conosciuto ancora di più e meglio. Rispetta quell'invito che dice "Esageruma ne-n" (Non esageriamo). Forse perquesto piace, anche se non avrà mai turisti a frotte incessanti. ma va bene così. Anche per questo ho aperto la prosecuzione del mio Studio nella mia vecchia casa di famiglia. L'ho chiamata "Il Laboratorio del Vino" perché vorrei che fosse un posto dove il vino e i prodotti della tavola sono raccontati agli appassionati e dove può nascere un "laboratorio di idee" a vantaggio del territorio e del suo domani.

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Il tuo ufficio sta a 50 metri dall'uno e dall'altro posto ma se vuoi davvero divertirti secondo me dovresti monitorare il numero di automobili che vedrai parcheggiate dopo le ore 18 facendo un grafico degli ultimi anni e di quelli che verranno.
Perché - surprise, plus - la sera a Barbaresco si parcheggia che è una meraviglia.

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Giancarlo Montakdo

circa 9 mesi fa - Link

Si può fare. Ciao

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alberto

circa 9 mesi fa - Link

Ma è proprio necessario che la " la Langa del vino "sposi" la Milano della Moda" come cita il titolo dell'articolo di repubblica dello scorso Novembre ? Le Langhe le conosco da molti anni , ho "provato" tutti i locali citati nel post di Alessandro. Il nuovo "capannone" ( permettimi l'ironia ) Campamac, non ancora, ma credo che non sia necessario difenderlo a tutti i costi Alessandro. Ritengo che il tempo potrà e dovrà dire se il luogo si "sposa " con la nebbiosa ,sonnolenta ma splendida Barbaresco!

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Aspetta, intendiamoci, non devo "difendere" proprio niente o nessuno se non la mia prospettiva su una questione. Vado, mangio, bevo, pago, analizzo con gli elementi che ho e quello racconto. Se altrove si titola per immagini facili non è mica colpa mia, salto generalmente tutte le inaugurazioni e affini di proposito per farmi un'idea delle cose.

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Proprietà societaria, frequentatori famosi (famosi?), design... sai quanto dura in media a Milano un locale così? Mi sa che gli meni gramo!

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Giacomo

circa 9 mesi fa - Link

Campamac for novyi russky, gli enoturisti ideali delle nuove langhe enopetrolifere. Che Maurilio non dimentichi il ketchup per la carne.

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Acino Aspro

circa 9 mesi fa - Link

Davvero pensate che Milano sia diventata il centro del mondo?

Non è proprio così.
A Milano, tra serialità estetica, summa elegante di minimalismo hipster, improvvisazione e incapacità in sala, la situazione non è così esaltante come si vuole far passare.

Ragazzotte dall'aria frustrata che ti dicono 'ma questo è profumato' per illustrare il Catarrato di Barraco. Finte cascine di città con finti orti (solo i beoti possono credere che per fare almeno 100 coperti al giorni basti un orticello minuscolo).
Scemotti che liquidano le intolleranze alimentari con un inconcludente 'se c'erano gliel'avrei detto'.
(Poi arriva Miss Cotarella a confutare quanto scritto, a dire che la miglior trattoria d'Italia è a Milano e che l'universo intero la vuole imitare - bazzecole)

L'emblema della fuffa milanese è l'evaporato Essenza.
La brigata fumava in cortile perché indaffarata, mentre si scriveva che era sempre pieno.


Tornando a Barbaresco, la Campamac , Osteria di Livello.
Livello. Perfettamente in sintonia col milanese piccolo borghese, quello che mette i tacchi col rinforzo per sembrare più alto.


Suvvia, come si dice qui, alégher, stay tuned!

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Quindi, sintetizzando: conosci Milano (o pensi di).
Da Campamac ci sei stato? Perché sembra di no, però i giudizi perentori da tastiera so' sempre un sacco fighi ;-)

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Acino Aspro

circa 9 mesi fa - Link

Giudico ciò che conosco, cioé Milano.

Di Campamac mi soffemo solo sul 'di Livello'.

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Appunto, come previsto. Giudizio tagliente e rigorosamente anonimo su un posto in cui non si è stati.
Un classico dell'Internet, una specie di genere letterario.

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Raffaele

circa 9 mesi fa - Link

Colgo nei commenti di Alessandro un pizzico di pregiudizio infondato. Magari ho letto male gli interventi ma comunque credo che la cosa meno piacevole per alcuni, per me sicuramente, sia il diffondersi di format di ristorazione ormai diffusi nelle grandi città anche in zone "diverse" quali puoìò essere Barbaresco. Nessuno stava criticando il locale di Barbaresco anche perchè forse sei uno dei pochi che ci è stato. Ma forse mi sono perso qualcosa.

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Raffaele devo essermi perso qualcosa. Pregiudizio infondato io che sono l'unico ad esserci stato? Veramente lo troverei nei commenti di chi pontifica senza esserci stato, senza aver visto e senza aver - solo poi - giudicato. La parola "format", poi, rischia di portare fuori strada, a meno che non mi porti ad esempio un ALTRO investimento così faraonico in una città di 600 (SEICENTO) abitanti. E già questa sproporzione dovrebbe dire qualcosa sul progetto insomma, ma niente: qua basta essere stati a Milano per capire tutto, e va bene così.

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Raffaele

circa 9 mesi fa - Link

Prima cosa io vivo a Roma e conosco molto poco Milano. Mi sembra comunque che tutti noi stiamo criticando un format che ci sta riempendo la vita metropolitana di locali belli al primo appuntamento ma che non fanno scoppiare grandi amori. Quindi mi sento di dire che la critica non è sul locale di Barbaresco. Lo ribadisco ancora una volta. Ti chiedo uno sforzo di metterti nel mio punto di vista e non nel tuo.

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Acino Aspro

circa 9 mesi fa - Link

Mi sono soffermato sul nome. Null'altro.
Mi sembra chiaro e lampante.
Se fossi a Barbaresco, ci andrei a mangiare; mi basta quello che hai scritto della tagliata.

Il sunto del mio giudizio è invece una domanda: siete sicuri che Milano sia un modello da imitare e citare ad esempio?

Milano sta copiando quanto avviene - da tempo - già altrove; non si è inventato nulla. Che senso ha prendere come riferimento una imitazione, nemmeno perfetta, anzi imperfetta?

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Alessandro Morichetti

circa 9 mesi fa - Link

Ma infatti non è un modello "copiato". Si espira un'aria metropolitana, che è un altro discorso. Poi sono loro i primi a dirlo di aver preso ispirazione da locali a Londra e oltre, nessuno inventa niente insomma. Però sapersi ispirare a modo e con criterio è un merito e basta andare lì per capire che è stato fatto bene. Poi i 90 coperti c'è da riempirli e - come sopra - non siamo a Milano ma a Barbaresco quindi i calcoli sono abbastanza facili.

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Beh, ma non solo di internet. E certo che è un genere letterario, anche piuttosto alto (coinvolge il parlare di luoghi dove non si è stati, libri che non si sono letti, film non visti...) Mi pare molto interessante il fatto che qui però non sei stato "attaccato" per il ristorante in sé, bensì per il tipo di sviluppo che prospetti per Barbaresco. Discorso molto più ampio, dunque...

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Raffaele

circa 9 mesi fa - Link

Grazie Stefano per aver letto e compreso le crtiche

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Giacomo

circa 9 mesi fa - Link

E certo che è un genere letterario, anche piuttosto alto (coinvolge il parlare di luoghi dove non si è stati, libri che non si sono letti, film non visti...) Pessoa Mi pare molto interessante il fatto che qui però non sei stato "attaccato" per il ristorante in sé, bensì per il tipo di sviluppo che prospetti per Barbaresco. Il tipo di sviluppo di Barbaresco (e delle langhe ricche) è sempre il solito. Bitese di sod an sacocia.

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Il vero sviluppo sarebbe aprire a Londra un locale prendendo ispirazione a Barbaresco (dall'Antica Torre, ovviamente)

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Sir P.

circa 9 mesi fa - Link

esiste già, a Seattle. Si Chiama Trattoria Spinasse, lo chef patron che apri il locale 20 anni fa venne qui a Barbaresco a studiare i Tajarin dell' Antica Torre. Entrando nel locale di Seattle sembra prorpio di entrare all'antica Torre di Barbaresco. Sfoglie appese pronte per essere tagliate, profumo di soffritto, di ragù e di coniglio al civet. Anche gli arredamenti in "arte povera piemontese" e via discorrendo. Come vedi ci hanno già pensato 20 anni fa ;-) Saluti!

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Fantastico! grazie mille. Chissà se qualche grunge che c'è stato è poi andato a visitare Barbaresco

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Marco

circa 3 mesi fa - Link

Ciao Alessandro, mi sono ricordato della tua recensione e tra tutti i posti nel mio viaggetto in Langa con famiglia ho scelto per la cena "top" l'Antine'. Abbiamo preso il menu' completo creativo e un Barbaresco Riserva Bricco di Neive di Dante Rivetti del 2000 piu' un paio di bicchieri di Chardonnay di De Forville per i piatti a base pesce e il moscato del vigneto Gallina di Franconi per i dolci. Bel bere. Che dire dei piatti? Tutto buono, anzi piu' che buono e concordo con la tua recensione, a parte un paio di cadute di stile: tra cui una mezza cipolla servita con una salsa alla cipolla che sembrava la parodia di un piatto di alta cucina- e alcune ripetizioni di preparazioni, tra cui una sfoglia essiccata salata tra gli amuse bouche ed una dolce tra i dolci. Il resto era top. Un venerdi' sera di inizio luglio, pero', il ristorante, eccetto noi, era deserto. Nonostante questo, lo chef lo abbiamo intravisto - probabilmente per caso- solo all'ingresso. La sala, nonostante un tramonto glorioso dalle finestre, era anodina. Il servizio, formale e un po' "declamato", recitato a memoria. Bravo il sommelier, ma con la tendenza a far cadere il dito sulle bottiglie piu' costose in carta. Coperto a 5 Euro a testa messo in conto che - per una cena da 500Euro in 3 - non te lo aspetti. Hai presente quando vai a vedere un film che - mentre lo stai guardando pensi "capolavoro" ma poi quando esci dici "si bello, pero' mah". Ecco. Lo consiglio? Si. Ci tornerei? Forse no. Credo che sia nel posto giusto a Barbaresco? Temo di no. Ai turisti raffinati in Langa non manca la scelta, e all'Antine' anche se probabilmente migliore tecnicamente di altri famosi ristoranti (non lo so, non li ho provati tutti, e non recentemente) e' improbabile che ci capitino perche' manca il quid che lo rende memorabile, indimenticabile, caratteristico a sufficienza per innescare il passaparola o la recensione su TrippaAdvisor. Invece lo immagino perfettamente in innumerevoli posti nel mondo dove un ristorante cosi' sarebbe pieno tutte le sere, e la gente creerebbe quell'atmosfera che al locale indubbiamente manca, dove la formalita' anche se fredda e' normale, dove ci sono aziende che fanno cene di rappresentanza, e dove le bottiglie da 100 Euro finiscono agili nelle note spese. Per dire: Londra? Un hotel di lusso a Zurigo? Ma Barbaresco non so. Comunque alla fine basta coi consigli non richiesti. Volevo solo dirti grazie Alessandro di avermi fatto venire nella tua cittadina a mangiare in un posto che non avrei mai scoperto altrimenti.

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