Voglio un vino naturale al cento per cento. Come le patatine fritte

di Antonio Tomacelli

Lo confesso: ho un debole per le patatine fritte. Non parlo di quelle della mamma tagliate grosse e fritte nell’olio di oliva ma proprio delle patatine industriali nella bustina di plastica, croccanti e goduriose mentre ti sbafi l’aperitivo delle 12. Il mio dietologo dice che fanno male perchè gli alimenti fritti danneggiano non ho capito bene cosa, ma figuratevi se sto a dar retta a uno scienziato. Ne ho cambiati 6 negli ultimi anni ma, niente, ripetono tutti la stessa solfa: il fritto fa male. Figuravi, dunque, la mia gioia quando ho letto su di una bustina in commercio che le patatine fritte sono un prodotto “100% Naturale” perchè prodotte esclusivamente con olio di semi di girasole e sale. Fantastico, vero? Da oggi potrò nutrirmi naturalmente e chissenefrega degli acidi saturi o delle sostanze che le alte temperature sviluppano, tanto l’etichetta parla chiaro: le patatine fritte sono un prodotto naturale e i prodotti naturali non fanno male, vero?

E il vino? Il vino, invece, no. Solo qualche mese fa, l’enoteca romana Bulzoni è stata multata perchè esponeva un pericoloso cartello che, oltre a ledere il principio della libera concorrenza, traeva in inganno il consumatore.

Sul corpo del reato, riservato a un solo scaffale dell’enoteca, c’era scritto: vini naturali.

Non è, purtroppo, l’unico caso: ci giungono notizie di perquisizioni e multe a quei produttori che, incautamente, hanno scritto vino naturale sulle loro etichette pensando di rendere un servizio alla clientela ma non si può, è vietato. Non puoi scriverlo neanche se hai lasciato fermentare le tue uve con i lieviti indigeni, evitato l’aggiunta di additivi e limitato al massimo la solforosa durante l’imbottigliamento. Niet, zero.

Oltre al danno, c’è la beffa: i produttori di vini naturali, spesso, usano il metodo biodinamico nella cura dei vigneti e, quindi, al bando gli anticrittogrammici e i veleni. Le patatine fritte, invece, non sono neanche biologiche.

Chiudo questo post con la più ovvia delle domande: perchè le patatine fritte possono fregiarsi della dicitura 100% Naturale e il vino, invece, no?

C’è qualcosa che mi sfugge, tipo una controffensiva contro un prodotto di un certo successo?

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

27 Commenti

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maurizio gily

circa 5 anni fa - Link

vedo che nell'etichetta delle patatine c'è pure l'aggiunta di aromi. peraltro in radio c'è una pubblicità di Cantine Tollo che dice "vini buoni e naturali" e non mi pare che sia stata bloccata.

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simona p.

circa 5 anni fa - Link

Si sa da sempre che in Italia la Patata ha "un certo peso" ... molto più dell'Uva...

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MAurizio

circa 5 anni fa - Link

Anche la tubercolosi è "100% naturale". Idem tetano, peste bubbonica e sifilide. Mica li fanno in laboratorio aggiungendo "aromi sintetici" o olio di palma. Tutto come natura crea. Qualche dubbio sull'AIDS.

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MAurizio

circa 5 anni fa - Link

Rispondendo alla questione posta. Sarà perchè alcuni considerano il vino "contro natura" ? Un po' come le vigne di Sodoma e Gomorra ...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Che noia questa ennesima riproposizione di una polemica senza capo né coda! Vogliamo ripeterlo ancora? Mettiamo che solo il vino fatto in un certo modo (qualunque esso sia) abbia diritto di chiamarsi "naturale". Come si chiamerà allora tutto il resto? E sto parlando probabilmente del 99% del vino del mondo, mica di bruscolini. Mettetela come volete, ma se naturali sono solo loro gli altri sono inevitabilmente e per definizione non naturali, o innaturali oppure, se preferite, artificiali. Scusate, ma io non accetto che il frutto del mio onesto lavoro di viticoltore sia considerato innaturale. Nessuno si sogna di impedirgli di fare il vino come gli pare, ma per favore scelgano un termine per definire loro stessi che non sia una automatica diffamazione di chi non lavora come loro.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

E allora metti ingredienti in etichetta. Non sei obbligato per legge? Bene, allora quale consumatore lotterò per obbligarti a farlo come mio diritto.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

I componenti chimici del vino sono oltre oltre settecento, e la ricerca ne trova di continuo altri. Per metterli tutti in etichetta ci vuole un volume allegato. Se per ingredienti invece intendi quello che ci metto, allora l'elenco è molto più corto; uva al 99% virgola qualcosa e metabisolfito allo zero virgola e rotti per cento. Dato che la presenza di solfiti è già indicata da anni in etichetta, si tratta solo di aggiungere l'uva. Come consumatore l'aggiunta del termine "uva" tra i componenti ti aiuta in qualche modo? Lotta pure, i miei migliori auguri.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Non lo scopro io che il movimento legato ai cosiddetti vini "naturali" nasce in risposta al fatto che la maggior parte di ciò che oggi è in commercio (legalmente) sotto la dicitura vino non contiene solo uva e solfiti. Quindi gli ingredienti in etichetta al consumatore direbbero parecchio.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Lavoro nel vino da diversi anni, ma non ho idea di quali altri componenti oltre a vino e metabisolfito avrei aggiunto nei miei vini. Gentilmente me ne puoi dare l'elenco?

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Dato che da produttore dovresti sapere benissimo cosa ti sia consentito aggiungere o meno e dato che la tua posizione è evidentemente prevenuta, preferisco evitare la polemica. Buona giornata.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Scusami, ma la mia posizione non é affatto prevenuta. Sono un produttore e so benissimo che la legge permette l'uso di alcune altre sostanze, e so anche altrettanto bene che né io né la stragrande maggioranza dei viticoltori le usiamo. Per cui ritorniamo a uva e solfiti, per altro già obbligatori in etichetta. Vuoi rendere obbligatoria la menzione in etichetta per chi usa chiarificanti? Ben venga. Voi farlo anche con altre sostanze enologiche? Perché no. Ma stiamo parlando di cose che la legge permette, ma che in pratica riguardano una percentuale men che minimale del vino italiano. Tra cui non c'é nessuno dei produttori di vini di qualità, perché quei trattamenti servono solo per vinacci fatti con uve marce.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

E allora se mettere gli ingredienti in etichetta servisse soltanto a tracciare un solco definitivo tra vini di qualità e vinacci fatte con uve marce, pensi che non sarebbe un grande vantaggio per tutti? E anche se sono tutte sostanze consentite spero davvero che sia come dici tu e cioè che la stragrande maggioranza non le usi. Tuttavia mi piacerebbe conoscere i volumi di produzione di quei pochi che le usano, ed è forse questo il punto cruciale : non parliamo forse di pochi che producono molto più dei tanti (magari piccoli) virtuosi come te?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Beh, è possibile sapere esattamente chi usa queste pratiche enologiche ammesse ma invasive. Nel nostro mondo è roba da Blade Runner (ho visto cose che voi umani ....) ma sta scritto in tutti i manuali; chi fa ste robe deve comunicarlo all'ente di controllo, ed annotarlo in un apposito registro. Per cui da qualche parte quell'elenco già esiste.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

PS sia tu che il Tomacelli avete clamorosamente padellato il bersaglio! Mi viene in mente ora, i trattamenti invasivi del vino mica lasciano tracce, per cui non si individuano dalle componenti! Quello che vi serve veramente é una cosa diversa, a voi serve la menzione obbligatoria in etichetta dell'uso di trucioli, delle chiarificazioni, dei trattamenti con ferro cianuro e simili. Quella dovete chiedere!

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Col tuo PS sfondi una porta aperta. Semplicemente un passo per volta. Già sembra impossibile avere gli ingredienti (additivi? coadiuvanti? conservanti? stabilizzanti? come chiamarli? e come distinguere cio' che lascia traccia come un acidificante da cio' che precipita e viene successivamente filtrato?). In un secondo momento si potrà pensare come indicare i trattamenti particolarmente invasivi. :-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Mmmm... quelle robe lí nel vino non le trovi, additivi, coadiuvanti e conservanti in enologia non hanno un impiego, e gli stabilizzanti sono roba superata da decenni. Guarda che chi ha obbligato a citare i solfiti non era un bischero, quella é l'unica roba trovabile analiticamente che fa male e viene usata. Altroché se viene usata! L'SO2 libera e totale dovrebbe essere indicata per legge, quello si che sarebbe un grosso passo avanti e dividerebbe davvero i cani dai porci!

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

e questa da dove viene? la storia della nascita della nascita dei vini "naturali" come li chiami tu intendo.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

So che non passi per caso, che sai benissimo cosa intendo dire e che vuoi semplicemente spostare il centro della discussione su particolari insignificanti per buttare tutto in vacca, come sempre, quando il tema in oggetto è quello dei presunti vini naturali. Quindi spero che non ti aspetti davvero una risposta. Buona serata.

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she-wolf loves romagnol blood

circa 5 anni fa - Link

Solarolo, finalmente viene allo scoperto la tua vera identità di Passator Scortese.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

ecchene n'artra ...

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

mah, veramente io ero realmente interessato a sapere da dove proviene la notizia o il fatto che tu citi e cioè "...che il movimento legato ai cosiddetti vini “naturali” nasce in risposta al fatto che la maggior parte di ciò che oggi è in commercio (legalmente) sotto la dicitura vino non contiene solo uva e solfiti. Quindi gli ingredienti in etichetta al consumatore direbbero parecchio.". Dato che, come tu dici non è tua invenzione, mi piacerebbe sapere da dove proviene. Non mi sembrava di essere stato scortese, non faccio il finto tonto e non credo tu possa trovare qualche mio commento che "..butta tutto in vacca...". Quindi, se ti va di rispondere fallo, se no è lo stesso. Anche il silenzio è una risposta specie in tempi in cui tutti hanno già sentenze scritte nei loro cassetti. Io non sono tra quelli:i miei cassetti sono pieni di domande. Grazie Nic.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Giovanni, non intendevo riportare una notizia ma un dato di fatto. Sai meglio di me che in Italia esistono tre associazioni (Vini Veri, Vinnatur e Renaissance) che si occupano di promuovere il cosiddetto "vino naturale". La stragrande maggioranza dei produttori associati lavorano in vigna, come minimo, con metodi biologici o biodinamici (anche se la tendenza ora è di eliminare anche zolfo e rame). La vera differenza sostanziale rispetto al bioqualcosa è nella vinificazione : l'obiettivo (già raggiunto, solforosa a parte) di tutte le associazioni, è arrivare all'utilizzo di zero chimica in cantina. I protocolli biologici e biodinamici in questo senso hanno maglie decisamente larghe. Per me 1+1=2. Ideologicamente, filosoficamente, politicamente, culturalmente, commercialmente, i produttori "naturali" sono a volte in disaccordo tra di loro. Il fatto che la legge consenta un utilizzo sconsiderato della chimica, mi pare l'unico punto di reale ed assoluta convergenza. Hai mai fatto quattro chiacchiere con Angiolino Maule (per esempio)?

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paolo rusconi

circa 5 anni fa - Link

Il vino è l'unico prodotto alimentare la cui etichetta opera in regime di deroga, ovvero senza ingredienti segnalati in etichetta. Tale regime è destinato a finire, così come è caduta la deroga del penultimo, il pane.

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

Grazie della risposta Nic, ma tutto questo già lo so. Quello che volevo sapere è la provenienza o la fonte se preferisci della affermazione secondo la quale "il movimento dei cosiddetti vini “naturali” nasce in risposta al fatto che la maggior parte di ciò che oggi è in commercio (legalmente) sotto la dicitura vino non contiene solo uva e solfiti." L'ho chiesto perchè mi sembrava quantomeno stravagante, persino come deduzione storica. Il chè sembrerebbe relegare a margine un'altra serie di ragioni diciamo per brevità di "coscienza ambientale" e salutista., nonchè di svincolo e maggiore autonomia anche dal punto di vista commerciale. Niente di più.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Al netto di tutto quanto, i trattamenti chimici invasivi in cantina sono conseguenza inequivocabile di ciò che tu chiami scarsa “coscienza ambientale” e salutista. Quindi in soldoni non vedo la differenza : è solo osservare da un'angolazione diversa (partendo dall'effetto piuttosto che dalla causa), in considerazione dell'unico fattor comune che non possa essere messo in discussione e che non offra il fianco ad interpretazioni (triste ma vero).

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