di | lun 22 lug 2013 ore 8:22
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LIDL
Cose molto Hard

Il vino della Lidl. Un assaggio di Amarone e Barolo, tanto per cominciare

Qualche tempo fa i simpaticissimi ragazzi di Slowine hanno scoperto l’acqua tiepida: alla Lidl, la catena di supermercati parecchio-hard-discount, vendono Amarone e Barolo a prezzi risibili. A quel post mancava solo una cosa per essere perfetto, la prova d’assaggio: a questo (modestamente) ho provveduto io. Considerati i miei precedenti col Tavernello frizzante, stavolta m’è andata ancora bene.

Così, una bella mattina d’estate dirigo il cavallo d’acciaio alla Lidl del quartiere assai popolare del Cep di Voltri, Genova, ed entro a fare acquisti. Grande parcheggio fuori, ambiente immenso e luminoso dentro, aria condizionata fresca non gelida: appena entrato sono già favorevolmente colpito. Bella gente, nonni coi nipoti mamme e famiglie. Sui ripiani pletore di alimenti marca pistola. Lo scaffale dei vini cult ha le casse in legno che vedete, e individuo alla svelta l’oggetto del mio desiderio, un Barolo, a euro 9,99, e un Amarone a euro 12,99. In mezzo c’è un cospicuo Champagne a 13,99, poco sotto un Nobile di Montepulciano a 5,99. Cerco un Brunello, ma nessuna traccia. Afferro i due rossi.

Alla cassa la coda è lunga ma nessuno scazza, c’è un clima davvero super rilassato, forse hanno diffuso scie chimiche che favoriscono la pace e l’amore. Uno slogan ripetuto un po’ ovunque dice “non cambiare stile di vita, cambia supermercato”. Arrivato il mio turno la cassiera, che veste la divisa aziendale linda e pinta, è gentile e simpatica. Succede, a questo punto, un fatto che m’è capitato solo una volta nella vita, quando alla Metro acquistai del Brunello Biondi Santi: la cassiera abbassa la voce, per non farsi sentire, e con soave professionalità mi chiede: ha visto quanto costano, sì? Fanno quasi 23 euro. Ma certo, dico io per rassicurarla, so quanto sto dilapidando. Sorrisi, saluti, e via. The day after, ecco l’assaggio.

Amarone della Valpolicella Classico, 2009. Imbottigliato da VR 1246, distribuito da Vini Valli Verona Srl. 15,5% vol. Bottiglia pesantissima, nello stile della denominazione. Retroetichetta bilingue, anche in tedesco; leggiamo: “Questo Amarone viene ottenuto dalle uve migliori che dopo la vendemmia vengono lasciate essiccare (sic) fino al tardo inverno in locali ben aerati, dopodiché il vino matura in botti di quercia. Questo vino si contraddistingue per un gusto corposo e vellutato in bocca e si presenta con un intenso e purpureo rosso brillante. Va accompagnato preferibilmente a piatti saporiti a base di carne, selvaggina e formaggi maturi. Consigliamo di decantare il vino almeno un’ora prima di servirlo. Una volta aperto consumare entro 3 giorni”.

Un po’ stupefatto da quest’ultima raccomandazione dei tre giorni, come il pesce e come l’ospite, già mi immagino ad assaggiarlo il quarto giorno tanto per fare il bastian contrario. Via, stappiamo. Tappo di buona fattura ma corto. Nel bicchiere il colore è inappuntabile (ma trovatemi un vino discutibile sul piano cromatico, ormai, a parte gli orange wine). Non è nemmeno cupo o impenetrabile, anzi è brillante. “Purpureo”, boh. E veniamo al naso. Cominciamo male: il bouquet è tragicamente piccolo. E’ stretto, compresso, manca di ampiezza. Per tirare fuori nuance riconoscibili non bastano le rotazioni del bicchiere, bisogna proprio shakerarlo. E alla fine escono note un po’ banalotte, sul legno da falegnameria si distingue una frutta di qualche concentrazione, ma sfugge, permane un attimo poi fa marameo. In bocca l’attacco è sorretto dal corpo alcolico, l’elemento di frutta sciroppata si evoca quasi in automatico. Lungi da me fare illazioni, ma per spiegarvi alla veloce pare un discreto primitivo. Gli manca allungo, classe, durata. Non è un vino sgradevole, anzi. Paradossalmente, è un rosso che vale quella cifra, peccato che la sfuggenza e il tono monocorde e noiosetto lo rendano scarsamente degno di rappresentare un Amarone. Permane un mood inespresso, come una promessa non mantenuta. 78/100. Abbinato su cous cous con carne di manzo, pollo e verdure, mediamente speziato: abbinamento quasi armonico. Meglio il cous cous del vino, perché cucinato da moglie insolitamente in stato di grazia, ma il vino non ne esce male. Pregio maggiore? La dolcezza alcolica.

Barolo, 2009. Imbottigliato da A.VI.P. SpA, Cossano Belbo. 14% vol. Bottiglia bordolese, pure questa pesante come il piombo (sarà che il vetro antiproiettile fa luxury). Retroetichetta nella lingua di Dante e di Angela Merkel: “Vino con fama internazionale, ritenuto a ragione ‘il re dei vini’. Ottenuto dalla vinificazione di uve Nebbiolo è invecchiato per almeno tre anni, di cui due in botti di rovere. Al fine di apprezzare pienamente il suo sapore, consigliamo di stapparlo alcune ore prima del consumo”.

Va be’, fama internazionale, il re dei vini, solito blabla. Ma qui almeno non c’è la regola del terzo giorno. Comunque il tappo reca la scritta confortevole “messo in bottiglia nelle proprie cantine” (e dove sennò, nelle cantine della vicina? Mah). Colore: ci siamo, è quello giusto, lieve nota color rosso granata, pare proprio un nebbiolo. Al naso (ci risiamo) poco o niente. Un legno un po’ soffocato, stanco, evocazioni di cantina molto vissuta, e poi fiori recisi, un ricordo di rosa, un ricordo di un sacco di cose offuscate. In bocca colpisce un fatto: zero tannini. Cioè nessuna astringenza, nessun carattere nebbiolesco. L’assenza di tannini era già nell’Amarone, ma qui diventa rilevante, siccome quello è uno dei profili caratteriali del nebbiolo. Dove sono finiti i tannini? Mistero. Ebbene, questo Barolo riesce a deludere pure più di quell’Amarone. Bocca sottile, fredda, senza passione. Vogliamo trovarci qualche pregio? Non è muscolare né ridondante. Un altro pregio? Bevibilità (e con questo l’ufficio legale Lidl dovrebbe stare tranquillo). 76/100. Abbinato a pecorino (fiore sardo) che batte il Barolo (a tavolino) 5 a 0 per abbandono del campo.

Considerazioni finali. Se c’è una cosa che mi fa ammattire in questi vini è la reticenza nelle etichette. In modo specifico, in nessuno dei due è chiaro non dico chi sia il produttore – che quella è una paturnia che avrete voi, enosnob – ma nemmeno il nome di chi imbottiglia si capisce, nascosto com’è dagli acronimi societari di oscure persone giuridiche: SpA, Srl, che fa molto Cayman e offshore. Un po’ come se uno anziché presentarsi col suo nome, declinasse il codice fiscale. Sono diversamente tracciabili, serve smanettare con Prism.

Ma il problema, anche qui, è benaltro. Il prezzo di quei due vini non sembra avere a che fare, manco per sbaglio, col lavoro necessario per ottenerli. Se questo discorso, riferito all’Amarone, vi ricorda qualcosa, avete ragione.

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66 commenti a Il vino della Lidl. Un assaggio di Amarone e Barolo, tanto per cominciare

  1. avatar Giovanni P.

    IMHO votazioni dei vini troppo alte rispetto alle descrizioni contenute nell’articolo, forse l’orgia gastronomica ha prevalso regalando almeno 20 centesimi di punto

  2. senza volendo dubitare delle capacità di valutazione tue ma conoscendo la problematica del sapere troppo di un vino alla degustazione (qualcun’altro lo definirebbe pregiudizio) io troverei più giusto introdurre questi prodotti alla prossima occasione in una serie die altri vini della stessa tipologia, nel caso ideale in serie con prodotti affermati.
    my two cents…

  3. Intorno ai 10 euro si possono comprare vini buoni, questi della Lidl non mi sembrano un grande affare. Sarei curioso di provare anche lo champagne.

    • Champagne della Lidl recensito qualche anno fa, discreto ma nulla di più, sui 78 punti ma per 13 euro o poco più notevole q/p

  4. avatar Fabioz

    Significa che l’Amarone è stato venduto a Lidl a non più di 6/7 euro + IVA, e il Barolo a 5/6 + IVA. Non male.

  5. Nel commercio ciascuno faccia quello che crede purché sia lecito, quello che mi lascia con più di un dubbio è come il liquido in questione sia passato a denominazione secondo disciplinare dato che non ricorda manco lontanamente il varietale di partenza.
    Sulla legalità o meno di certe affermazioni in etichetta lascio il lavoro a chi di competenza.
    @fiore, il coraggio non ti manca, in tempo di guerra saresti stato un eccellente volontario kamikaze. :-)

  6. avatar Adriano Aiello

    Eppure ricordo il Sartore attaccato per la sua stitichezza, forse sul rossese :) Lode all’abnegazione massima!

  7. avatar fabrizio

    ma non e’ meglio x questi Hard Discount continuino a proporre Food&beverage anonimi…di marca e gusto evitando di banalizzare DOCG di grande prestigio…alimentando la gia’ pesante confusione che ce nel mondo dei Vini e alimenti Made in Italy??…p.s.:”da notare nel nome del PROSECCO, cosa stanno propinando!!”

  8. Grazie Fiorenzo per la prova dell’assaggio: ai consumatori è utile sapere che cosa aspettarsi anche dai vini “da discount”.
    Anche a me però sembra che i commenti siano più negativi del punteggio che alla fine hai assegnato. Mi piacerebbe davvero partecipare alla degustazione proposta da Armin: sarebbe interessante fare la prova neutralizzando l’effetto “conoscenza”.

    • Un paio di precisazioni sui punteggi, viste le obiezioni: forse ho avuto manica larga solo con l’Amarone. Tuttavia considerate che, come detto, quel vino non solo era esente da difetti ma in termini generali valeva quel prezzo: la botta alcolica da sola, in bocca, addolciva il palato. Da un Amarone ci aspettiamo tuttavia altra profondità e soprattutto naso: questa idea di Amarone manca il bersaglio di 10 centesimi di punteggio, perlomeno. Dargli 75 significava valutare 71 il Barolo. Se preferite, settate i punteggi a questo modo, ma non scenderei di tanto: la descrizione serve, meglio del punteggio, a spiegare (per me) che c’era nel bicchiere. Considerate, nel caso, che parliamo di punteggi equivalenti a quelli del Tavernello frizzante.
      Altrettanto giusto dire che una degustazione approfondita e seria sarebbe infilare, in una comparata cieca, denominazioni hard discount con blasoni da enoteca. Si tratta solo di organizzarla, ma io sono sempre favorevolissimo alla cosa.

      Da ultimo aggiungo, sempre parlando di punteggi: qualcuno, via Facebook, mi ha segnalato che i punteggi coerenti alla mia descrizione sarebbero circa 50-55/100. E’ possibile. Ma lasciate che vi precisi ciò che dovrebbe essere ovvio: la pubblicazione di punteggi irridenti mi avrebbe consegnato al braccio secolare dei legali Lidl. Scusate, ma anche no.

      • avatar Nobilone

        Ti capisco e condivido, parlando da codardissimo che alla fine si è sempre trattenuto dal mettere in piedi blog enogastronomici che valutano vini e locali per… Per “Ma anche no”.
        Però è pure vero che l’implicazione di quanto affermi getta un’ombra oscura su tutta la critica enoica e sulla validità dei punteggi che si leggono in rete (almeno quelli sotto gli 80 punti), ma magari sto dicendo una banalità.

        D’altronde il solo concetto di Nebbiolo a zero tannini obnubila qualunque altra valutazione numerica. :-)

        Grazie per aver condiviso l’esperienza!

  9. PS Il testo dell’etichetta dell’Amarone, se l’hai riportata fedelmente, sembra una traduzione dal tedesco e non scritto originariamente in italiano.

  10. Grazie per questo articolo…
    Io ho avuto una situazione simile che in una settimana ho fatto due cene e entrambe volte gli ospiti mi hanno portato una Barbera D’Asti (da Lidl credo) che si..era bevibile ma ero arrabbiata che non c’era nessun nome di un produttore, era DOCG e è stato imbottigliato in Lombardia!!! Queste cose, anche se in qualche modo legale confondono il consumatore e non da trasparenza!

    Poi a cena parlavo con un enologo che mi ha aperto gli occhi al mondo di sfuso dalle grande cantine che finiscono qui… ma allora i vini dovrebbero essere buoni! Magari siamo troppo condizionati dalle marche…BOH…sempre piu confusa ma da un lato sono contenta che non ti sono piaciuti quei vini a quel prezzo!

  11. Si. Mi incavolo pure io. La stessa politica di Lidl è fatta dai supermercati Norma in Germania, dove già a Dicembre 2012 avevo pubblicato in facebook la vendita di un Brunello di Montalcino a €12,99. Comprato e degustato è parente lontano di un rosso toscano. Pochi giorni fa a Francoforte mi hanno chiesto del Lambrusco. Che bello da Modenese docg mi rideva anche la pancia. E’ durato molto poco quando ho capito che il Lambrusco doveva essere dolce, in bottiglione da lt 1,5 e avere un costo intorno a € 2,90. Ho ringraziato per avere pensato a me ma impossibilitato ad accontentare. Un grazie a tutte quelle aziende “Italiane” che pure di vendere non si fanno scrupoli a vendere “cacca”.

  12. avatar Alessandro N.

    Buongiorno a tutti . Io vivo in Germania, e qui, presso la grande distribuzione (non necessariamente Discount) vini italiani blasonati a prezzi ridicoli sono frequentissimi (c è un barbaresco molto diffuso nei supermercati, venduto a circa 5 euro). Caratteristica comune di tutti questi vini è il non riportare in etichetta il nome “comprensibile” dell’imbottigliatore (ma solo una sigla, di per se inutile).
    Credo che le motivazioni diano duplici:
    1) in germania (soprattutto in termini di bianchi), il prezzo dei vini è nettamente più basso che in italia (a parità di qualità). O quantomeno, con 12/15 euro ci sono dei bianchi tedeschi (riesling, in primis) di qualità molto buona. Indi per cui il consumatore medio tedesco è meno disposto o abituato di quello italiano a spendere 20 euro per un vino. Indi, per vendere in germania, occorre quasi necessariamente andare su una logica di prezzo basso.
    2) sensazione mia (sensazione, basata sul nulla di concreto) è che presso la GDO tedesca sia possibile “svendere” vino di qualità (quantomeno a livello di nome) in eccedenza (indi che non si vende altrimenti), senza “sputtanarsi” troppo (chi vuoi che in germania vada a vedere la cantina che si nasconde dietro un “R.D.G.P. SrL).

    Non do un giudizio su quanto sopra detto, mi limito a comunicare cio’ che vedo in queste zone. Saluti

  13. avatar antonio f.

    sorge spontanea a questo punto una domanda: quanto è credibile per voi il sistema italiano delle denominazioni di qualità?

    • avatar Lady Zion

      Non è assolutamente credibile. Non per le denominazioni in se ma per il fatto che siamo in Italia. Nel mondo della tracciabilità è assurdo che non si possa risalire in modo chiaro al produttore o all’imbottigliatore. Per non mettersi a parlare di vini passati alle commissioni per la denominazione che non hanno le caratteristiche che dovrebbero avere. O di due campioni provenienti dalla stessa vasca, di cui uno è stato accettato ed uno no… la differenza a questo punto rimane solo alla voglia del consumatore di “rompersi” per cercare produttori seri o negozianti @Fiorenzo che lo abbiano fatto per loro…

      • avatar antonio f.

        ci ritroviamo impantanati in un sistema di denominazioni che, talvolta, l’unica cosa che garantiscono è una specie di forma snob di campanilismo. certificano un protocollo, al massimo. ma la qualità? optional? fa tristezza vedere che un Barolo DOCG [e ripeto DOCG] sia dato all’incomprensibile corrispettivo di 9,99 euri. specie agli occhi di CHI SA cosa ci sia dietro quella produzione [almeno, in teoria]. ahi serva Italia, ieri come oggi. al di la degli slogan [vuoti, quasi sempre]

    • avatar marziano

      zero. infatti non mi ricordo quale produttore ligure ha chiamato il proprio vino: “vino da tavola”. è un bianco buonissimo, però.

  14. avatar Il chiaro

    Le doc e le docg non servono a garantire la qualità, ma infatti nel loro nome c’è gia spiegato tutto: denominazioni di ORIGINE…… cioè garantiscono l’origine di quel tal vino, non la qualità.
    E poi basta leggere un disciplinare qualsiasi: si legge spesso “profumi caratteristici”, ma non si capisce di cosa debbano essere caratteristici! Quindi ci entra tutto e niente.
    Se penso che il decennale 2001 di Palmucci non ha passato la commissione per il riconoscimento della docg brunello di Montalcino e questi qui sopra invece si…..

    Capitolo prezzi: un litro di barolo o di amarone sfusi costano un cacchio, bottiglia e resto del confezionamento idem.
    Anni fa, al Cort Ingles di Santiago de Compostela (non proprio la LIDL) ho trovato un paggio all’oro

    • avatar antonio f.

      quindi??? senza giri di parole cosa dovrebbe attestare una garanzia d’origine? allora sbaglio io a credere che tipicità e qualità siano legate al concetto di denominazione. me misero, me tapino

      • avatar Il chiaro

        Si, sbagli. Ma non è una colpa in quanto negli anni si è fatto credere che docg fisse sinonimo di qualità, mentre invece è solo indice di aver rispettato determinati parametri oggettivi (alcol, sosta nel legno….) e soggettivi (per l’appunto quei parametri “caratteristici” di non si sà che cosa). Se non sbaglio il decennale fu bocciatoer colore troppo scarico…. E come dovrebbe essere un brunello, violaceo?

        • avatar antonio f.

          allora più o meno dici le stesse cose che dico io. solo che io aggiungo il rammarico per un sistema che “etichetta” [ovvero fornisce al consumatore una garanzia di NON-SO-CHE, boh. l'importante è che beva liquidi generici purché provenienti da qualche parte] e quindi qualifica in qualche modo il vino. e poi comunque i disciplinari di VQPRD prima e di DOP poi di qualità in realtà parlano. solo che come al solito la parola scritta ha poco peso, ed il tutto si traduce in una manciata di parametri chimici e tecnologici da rispettare. fa un po di tristezza o no?

  15. avatar Il chiaro

    Ops, mi è partito il post.
    Dicevo: al Cort Ingles di Santiago de Compostela ho trovato un Poggio all’oro a 12,90 euro. Non l’ho comprato perchè mi rifiuto di foraggiare Banfi, ma credo che da noi i prezzi siano differenti

    • avatar antonio f.

      scelta più che saggia

  16. avatar Francesco

    Premesso che non compro sicuramente un amorone o un barolo al supermercato (perchè le mi preferenze vanno mediamente ad aziende li non presenti, anche se ormai specie in esselunga ed i coop c’è un buon assortimenteo, tipo chianti classico badia a coltibuono, felsina etc) non capisco il motivo di tanto stupore. I disciplinari danno sicurezza sull’origine, la qualità è un’aaltra cosa. Per cui quando c’è da svuotare le cantine xchè il mercato non beve ecco che si fanno soto i grandi imbottigliatori che acquisstano a prezzo stracciato (nel chianti si vendeva abbondantemente sotto i 2 euro litro), fannno le masse e poi imbottigliano per la gd che quino meette i vini in scaffale a 3-5 euro. La stessa cosa la fanno poi alcuni grandi nomi che acquistano lo sfuso da tanti piccoli produttori e poi fanno le basi dei loro chianti classico etc. Ed infatti su queste linee non si trova l’imbottigliato all’origine. Perchè meravigliarsi, il modo del vino è anche questo, non solo le meravigliose bottiglie di Rinaldi o Montevertine.

  17. avatar antonio f.

    concordo. in parte. nel senso che trovo inconcepibile avallare delle evidenti storture nell’applicazione di un sistema il cui fine ultimo è garantire la qualità. un vino è bono se è bono nel bicchiere e si fa bere, che derivi dalle alte vigne valdostane, dal cuore dei cannubi o dall’alberello rinsecchito di sava poco importa alla fin fine. nella “teoria” fino a 3 anni fa DOC e DOCG erano sottocategorie dei VQPRD. ora assorbiti nella DOP, dove per definizione il prodotto deve rispettare certe caratteristiche qualitative tipiche del luogo d’origine [quindi, seppur genericamente, di qualità si parla].ora, che un barolo venga venduto con fascetta docg e poi non ha l’ombra del tannino nebbiolesco, o che un amarone sia prodotto con uve “essiccate” un po mi fa ridere, un po mi fa pensare. a che serve in ultimo la provenienza e l’origine se in bottiglia c’è na ciofeca? meglio investire quella somma in un prodotto locale e di minor fama che in uno mediocre/pessimo che scredita solo l’intera denominazione. altrimenti ci limitiamo a descrivere nomi cognomi e codici fiscali, bere solo territorio [ammesso che sia rappresentato] e non vino.

  18. avatar francesco

    In germania il brunello si compra a 10 euroni
    dopo avere comprato una bottiglia ho chiamato il consorzio per farmi dire chi
    era il produttore…
    non succede spesso ma mi sono mancate le parole
    saluti

    Francesco

  19. avatar Sir Panzy

    Ricordatevi che per ogni enosnob che compra una bt di barolo al lidel e rimane scioccato (e non capisce che la DOCG serve a garantirne la “origine” e non il tannino o la viola appassita) ce nè un altro che la compra e da QUELLA bottiglia parte alla ricerca di ALTRI produttori di barolo…
    Difficilmente un utente esperto crede di trovare monfortino dentro quella bt da hard discount, molto probabilmente la clientela di quella bt è un utenza alle prime armi, che si sta avvicinando ai grandi vini, in modo sbagliato, chiaro, ma cmq si sta avvicinando. Oggi compra pincopallino al supermercato e domani bussa al portone di Rinaldi…

    • avatar antonio f.

      sacrosanto. anzi aggiungerei che anche un esperto ogni tanto la bevuta “differenziale” se la deve fare, anche di prodotti qualitativamente inferiori,seppur per valutarne l’aspetto fondamentale del rapporto q/p. oppure semplicemente per sport, per curiosità. e credo di esser stato frainteso in tal senso. la questione che ho posto sopra è n’altra: il sistema di classificazione cosa garantisce “in soldoni”? un’origine, ok l’abbiamo capito. ed in cosa si traduce, nel calice bicchiere,tutto l’ambaradan burocratico italico? e non mi venite a dire che in giro i termini DOC e DOCG non vengano branditi, anche da addetti del settore,come sinonimi di qualità.

      • avatar Sir Panzy

        garantisce l’origine, la qualità minima data dal disciplinare (alcol minimo estratto minimo tempo in legno minimo) e poco altro.
        Putroppo la docg non equivale a “qualità” e forse non è nemmeno il compito che si richiede ad una docg.
        Per fare un esempio quanti grand cru di Borgogna trovi al supermercato a Beaune sotto i 30€?? Uno scaffale intero. Quanti “meritano” l’acquisto (inteso come acquisto di un grand cru di borgogna)?? Nemmeno uno…

        • avatar antonio f.

          non la qualità nell’accezione soggettiva, ma le “qualità tipiche della zona di produzione”. quindi non una semplice provenienza. occhio, il disciplinare comunitario parla in modo chiaro. che la realtà dei fatti sia quella da te descritta non ci piove, esprimo semplicemente un po’ di disappunto. anche perchè un a docg che millanta una provenienza e poi presenta sigle incomprensibili per produttori/imbottigliatori è una cosa assai anomala, giusto per dirne una. diciamo quasi una presa per i fondelli. per tacere sugli eventuali effetti commerciali che hanno le denominazioni sul pubblico di “comuni mortali” del vino.

          • avatar Sir Panzy

            Quello che dici è giustissimo, fosse per me in Italia esisterebbero 10 docg, anche meno. Di quelle 10 esistenti dimezzerei la zona. Ma prendila larga.. Se devi regolamentare una cosa più stringi il cerchio più ti zappi vicino ai piedi.. anche se hai il Cru migliore e spunti il prezzo più alto.. Mi è venuto in mente questo post: http://www.intravino.com/grande-notizia/storia-di-un-blitz-il-ruche-a-barolo-e-colpevole-se-vi-pare/ non è direttamente collegato, anzi, però rende l’idea ;)

      • avatar Marta Geri

        Se penso a un consumatore “normale”, diciamo uno che beve vino e ogni tanto ama sperimentare nuovi sapori senza però approfondire troppo, mi sentirei davvero disorientata dal sistema delle doc e delle docg, così come è ora perché:
        1) Molte DOC non ti dicono che vino c’è in una bottiglia, perché si riferiscono solo al territorio.
        2) Non garantiscono un livello qualitativo minimo elevato (infatti ci sono vini DOC corretti ma che non danno nessuna soddisfazione).
        La garanzia di territorialità è insufficiente perché le DOC abbiano una reale efficacia comunicativa, anche a fronte dei costi che hanno per i produttori. Tanto è vero che non di rado piccole cantine decidono di declassare ottimi vini a IGT.

        • avatar Il chiaro

          Tutte le denominazioni sono geografiche. Poi alcune specificano anche il vitigno usato (per esempio in alto Adige i monovitigni anticipano la provenienza (sudtyrol), ma non può esistere una Doc(g) che non faccia riferimento a un’area geografica.

          • avatar Marta Geri

            Certo che il territorio è alla base. Ma proviamo a metterci nei panni di un cinese che, in Toscana, scopre che può scegliere un vin santo appartenente a numerose diverse DOC. Va dal sommelier di turno e chiede “ma che differenza c’è?” oppure “ma qual è il migliore?” e la risposta non è così scontata…

  20. avatar Alessandro N.

    e il consorzio ti ha risposto? cosa?

  21. A mio modesto parere è una questione di cultura ed ignoranza

  22. Siamo sicuri che non siano stati fatti con i winekit? lol

  23. Non so nelle altre denominazioni ma per i vini di Montalcino è facile sapere da chi sono stati imbottigliati, basta inserire il numero della fascetta qui http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/index.php?p=27&lg=it

  24. avatar Angelo

    Ho letto solo ora questa recensione, perché casualmente la mia attenzione è stata richiamata dalla parola “Lidl”.
    Io non sono un intenditore di vini, ma sicuramente Lidl è un’ottimo supermercato !
    Molti prodotti, ottimi e soprattutto ‘tedeschi’, sono reperibili nei supermercati di questa catena che è a mio modo di vedere semplicemente onesta !
    Io non ci lavoro e non ho alcun interesse nel marchio in questione, ma oggettivamente questo test che un po’ ne sminuisce la qualità di tutti i prodotti venduti dovrebbe essere ripetuto in molte altre catene.
    Cordialmente
    Angelo

  25. avatar alessandro bocchetti

    mi era sfuggito questo pezzo, una posizione dorotea, degna del miglior gava dei vecchi tempi. schede pessime, ma punteggi da vini buoni, quasi a due bicchieri con il mio metro.
    cmq se volete vi porto in degustazione parecchi vini da gdo da pochi euro veramente buoni, ma veramente. vedete il futuro si radicalizzerà sempre più tra buoni vini-bevanda mercantili da pochi € e ottimi vini artigiani tipici e varietale, tutto quello che sta in mezzo verrà spazzato via. Ma i banconi dei supermercati di tutto il mondo sono pieni di ottimi vini da prezzo, meglio di tanti vini inutili che assaggio in giro ;)
    Ciao A

    • oltre al pezzo t’e’ sfuggito pure lo spiego sui punteggi. punteggi di vini buoni? quasi un bicchiere, col mio metro. a proposito, tu ‘sti vini li hai assaggiati, si’?

      gava doroteo lo dici al tuo gatto, peraltro.

      • avatar alessandro bocchetti

        non voleva essere un offesa doroteo… peraltro non ho gatti, mi è sfuggito lo spirito dei punteggi? può essere, ma non pensi che un amarone a 78 non sia poi così male, a quel prezzo? e non pensi che ci sia parecchia roba buona nei supermercati, buona intendo per quello scopo, di bevanda?
        Io non li ho assaggiati ovviamente, ma se leggo di un amrone a 78 punti negli scaffali della lidl a 13 € capace che se mi trovassi da quelle parti lo comprerei, sempre se bevessi amarone :D

        • avatar alessandro bocchetti

          ora ho letto, volevi dire sotto i 70, ma sarebbero state grane… Ok mi è chiaro ora, certo che tra 78 e 55/60 c’è un mondo…
          mi è molto più chiaro, mi ero fatto confondere dall’articolo…
          ciao A

          • avatar Giovanni

            Premetto che non ho assaggiato i vini, ma ho una certa esperienza nella loro valutazione e in base alla descrizione che Fiorenzo fa dell’Amarone una votazione centesimale dai 75-78 non fa una grinza. Ha chiaramente specificato che e’ un vino che vale il prezzo proposto, che non ha difetti , avra’ alcuni aspetti che lo limitano, e va be, lo penalizziamo sulla persistenza e sull’armonia olfattiva e su qualcos’altro; non e’ sicuramente un vino da menzione (punteggio superiore a 85) ma alla fine e’ un vino bevibile , ci mancherebbe altro, se vale quanto l’ho pagato. E un vino cosi’ lo valuto 55? ma su, non scherziamo, e’ evidente che quanti lo hanno suggerito non sanno di cosa stanno parlando e non hanno dimestichezza alcuna con i metodi di valutazione centesimale quali quelli dell’OIV o dell’ UIOE. Armin Kobler giustamente ha posto l’accento sul fatto che queste degustazioni vadano fatte alla cieca, e anche Fiorenzo ha ammesso che questi assaggi , fatti a la volee’ come diceva Veronelli, andrebbero fatti in modo piu’ approfondito e serio, alla cieca. Dare ad un vino 55-60 vuol dire che e’ imbevibile, al limite del difetto e onestamente non mi sembra questo il caso.

  26. in un supermercato (sito nella zona del Barolo) ho scovato ieri ben due diverse bottiglie di Barolo: la prima di Terre del Barolo, venduta senza essere in offerta a 10,90 Euro annata 2008 e la seconda, private label del supermercato, venduta a 11,70, annata 2009, entrambe senza particolari offerte. Mi piacerebbe sapere da chi se ne intende se le caratteristiche di questi due vini sono differenti rispetto a quella in vendita da Lidl dove, almeno a parer mio, il valore percepito è inferiore in quanto nel supermercato che vi ho citato non ci sono solo vini private label come accade da Lidd ma una gamma di produttori, locali e non, certamente non da cestinare a priori!

  27. certo che sfortuna, una volta che recensite i vini della lidl o di un discount che sia, proprio quelli dovevate testare. Ma chi li prende quei vini lì al discount? Un cliente su 50, su 100? Di tutte le volte che ci sono andato, manco una bottiglia di quei due vini, manco una, ho visto prendere dai clienti… chi cerca vini da 10 euro, probabilmente se li compra da un’altra parte… che sia giusto o no.

    Fate piuttosto le recensioni di questi, che sarebbe molto più utile… vini che si trovano nei discount, a costo certamente limitato, e in vari supermercati

    Nuragus di Cagliari
    http://www.lidl.it/cps/rde/xchg/lidl_it/hs.xsl/4182_29517.htm

    Lambrusco di Modena
    http://www.mastrovino.com/wineReview/211/it/2012-07-23/lambrusco+di+modena+doc

    Sangiovese Puglia (o Marche, io l’ho trovato con l’etichetta Marche)
    http://www.sanmatteo.com/prodotti2.php?c=1&p=92

    Grillo Terre Siciliane (trovato al supermercato anche l’Inzolia, il Nero d’Avola, il Sirah)
    http://www.cantinapaolini.it/matarocco-grillo.php

    Tai rosso Veneto
    http://www.offertebassano.com/it/Dettaglio_offerta.aspx?IDOfferta=135576

    utile per me sicuramente, lo ammetto, ma anche per la stragrande maggioranza dei clienti del discount… dato che chi compra vini al discount, sarà difficile che faccia la “spesa”… ci mancherebbe…
    viste le vostre capacità a dare un giudizio sui difetti, sulle storture del vino, che praticamente, farli testare da voi è come portarli a un laboratorio di analisi, dato che siete allenati a sentire persino se c’è un refolo di solforosa o che altro, cosa che non tutti noialtri “normali” siamo per forza capaci di rendercene conto al 100%… ecco che questo genere di test vostri su questi prodotti, questo sì che aiuterebbe un mucchio di gente… un’infinità…
    Intendiamoci… prima che arrivi qualcuno dall’alto delle sue conoscenze a sfottermi sull’argomento… Non pretendo di paragonare questi vini “di base” da discount o supermercato, alle bevute “prestigiose” che vi fate voi… ci mancherebbe… ma almeno, che non abbiano difetti, che siano semplici vini bevibili, senza grossi problemi… sapere questo, sì che sarebbe molto utile… recensioni vere e serie di questi prodotti non esistono proprio, in rete, o almeno, sono pochissime… sono snobbatissimi, ovviamente… e invece ce ne sarebbe un gran bisogno…

    • albe’ e c’e’ scritto, no? m’ha ispirato l’articolessa di slowine. a proposito di link, c’era anche quella cosa del tav frizzante. no eh? quanto alla tua lista, prendo nota. caspita, siamo qui per servirti. serve altro? manca qualcosa gia’ che faccio la spesa? ti lavo la macchina? :D

  28. Pingback: Il vino della Lidl. Un assaggio di Amarone e Barolo, tanto per cominciare | Benvenuti da FISAR - Delegazione di Milano

  29. avatar evghenii

    Vorrei gentilmente chiedere il parere degli esperti di questo dibattito, oltre che all’autore del post, naturalmente, qual’è il miglior (o uno dei migliori) Amaroni a buon prezzo. No discount. Interessa il miglior rapporto qualità/prezzo secondo quello che avete assaggiato. Max 30 euro a bottiglia. E’ fattibile?

    Grazie

    • Io ho un ottimo ricordo degli Amarone della Cantina di Negrar (cooperativa). Sui prezzi dovremmo esserci, credo, acquistando in cantina. Anche in enoteca non dovrebbero superare i 30 (ma è un po’ che non vedo i loro listini).

      • avatar evghenii

        Grazie, Fiorenzo. Vedrò di trovarlo a Milano in enoteca, e poi vi dirò com’è andata. Se il rapporto q/p sarà buono -- magari andrò anche in cantina.

  30. avatar Dr. Norbert Zeuner

    Grazie per il tuo commento. Die Weine von Lidl erscheinen billig, sie sind aber auf Grund ihrer schlechten Qualität viel zu teuer.

  31. avatar elisa vitti

    Leggere la sua recensione è stato come leggere una poesia… mi piacerebbe avere anche solo una piccola parte della sua preparazione in fatto di vini. Spero di poter leggerla ancora. Saluti.

  32. avatar Marco

    Riguardo ai vini DOCG di pregio venduti nei supermercati o discount a basso prezzo…
    Ad ottobre durante una visita con degustazione in una nota cantina di Barolo era stato sollevata la questione… Il proprietario ci spiegò che le cantine che hanno alcune vigne poco vocate che producono vino che non raggiungono qualità sufficiente per essere imbottigliate e vendute con etichetta della cantina stessa, vendono questo vino a cisterne ad imbottigliaori che poi commercializzano tramite la GDO a prezzi bassissimi; la qualità ovviamente è scadente…

  33. avatar Andrew

    Mi dispiace . Io non parlo italiano ( sono inglese ) . Questo è scritto con l’aiuto di Google Translate !

    Ho un semplice punto . Spero che questo può essere utile come io sono un grande fan di Amarone e altri grandi vini italiani .

    Ho letto la descrizione della vostra degustazione . Sono rimasto molto sorpreso e perplesso dal modo in cui avete consumato il vino . Sembra appena aperta la bottiglia e bevuto subito dopo è stato acquistato.

    1 -- Amarone è un vino che richiede un tempo molto lungo per raggiungere la maturità . La tua bottiglia aveva 4 anni . Troppo giovane . IMHO , 6 o 7 anni è il minimo . Per la maggior parte Amarone , circa 10 a 15 anni è il picco .

    2 -- si deve preparare il vino in modo corretto. Amarone è molto diversa da vini rossi prodotti nel metodo normale . Questo non è un vino da tavola semplice da aprire e bere . La mia esperienza è quello di aprire il vino e SEMPRE versare in una caraffa o in un altro contenitore poche ore prima prima assaggiarlo .

    3 -- Non bere tutto il vino in una sola volta . Ho mantenuto Amarone in un decanter e assaggiato in un periodo di 3 o 4 giorni . E ‘incredibile il cambiamento che vedete in questo periodo . C’è di meglio!

    4 -- Non aprire mai un Amarone poco dopo l’acquisto . Ho una regola con Amarone che non ho mai berrò fino almeno 1 anno dopo lo compro . Questo significa che devo acquistare in anticipo e conservare il vino . La mia abitudine è quella di acquistare 1 bottiglia ogni mese o due mesi e conservarlo fuori dalla vista . Ho fatto questo per circa 8 anni e le bottiglie che ho comprato 4 o 5 anni fa, sono magnifici !

    L’Amarone è un vino molto grave e dovrebbe essere dato rispetto. Barolo è anche magnifico, e io anche sono attenti a come compro , negozio e bevo .

    Se ti piace il sapore Amarone , ma volete qualcosa di più economico e meno impegnativo , provare i vini Valpolicella Ripasso . Corvina stessa ma più leggero .

  34. avatar GIULIANO

    Ho letto volentieri i commenti, incuriosito dall’etichetta del barolo,ho cercato di trovarlo online,ecco la vostra simpatica discussione, anch’io sono rimasto perplesso dalla mancanza del nome della cantina che lo vinifica , credevo fosse obbligatorio scriverlo sulla bottiglia, poi chi imbottiglia, sicuramente ha anche la partita iva ma tutte quelle sigle dicono poco a chi come me vorrebbe nomi.Ho acquistato amarone e brunello, prezzi bassi ma non sgradevole a bere, poi barolo, sapeva di tappo. me lo hanno sostituito senza battere ciglio . Credo oggi chi vende vino è fuori di testa con i prezzi alti che vogliono, amo l’amarone e più volte lo acquisto, certo non prendo vini sopra i 50,00€ mi vergogno a farlo quando la mia mamma ,100 anni, prende 550,00€ di pensione , mi sembra offenderla pagando un vino certi prezzi , bene riguardo l’amarone raramente riesco aberne uno buono, ricordo la cifra che non desidero superare a bottiglia, 15 anni fa’ bevevo l’amarone Rocca Sveva , mi piaceva e costava 25.000 lire.
    Ho preso anche il brunello, non è inferiore a quelli che acquisti per 25,00€ , ripeto sono tutti fuori di testa i produttori di vini , ma quando un vino piace , allora è una poesia, in offerta alla esselunga lo scorso anno ho preso il CUM LAUDE 10,00€ altrimenti 14 era buono.
    Non nascondo che non leggendo il nome della cantina al barolo , ho pensato a quei vini fatti con preparati di cui ha parlato striscia.
    Ho un buon ricordo dei vini ROCCA DELLE MACIE , comincerò a riprenderli.

  35. avatar Pietro

    Bello leggere di tanta professionalità nel giudicare i vini. C’è una cosa che mi domando però: un comune mortale che vorrebbe pasteggiare bevendo del buon vino che sia buono davvero, deve chiedere un prestito a una finanziaria? Cioè, d’accordo che le cose buone vadano pagate, ma come mai c’è un così enorme dislivello per i vini di marca? Non sarà semplicemente un’altro dei tanti sistemi per creare divario esagerato fra le classi sociali? Faccio un esempio: un sassicaia bolgheri perchè supera i 100 euro a bottiglia?

  36. avatar GIULIANO

    Ciao Pietro,hai trovato in me un altro comune mortale come dici essere,se hai letto il mio messaggio avrai capito che condivido quello che pensi sui prezzi dei vini,non sono un esperto anche se bevo volentieri la sera a cena qualche bicchiere di rosso,stavo per scrivere “buon bicchiere” ma non l’ho fatto e ti spiego il perchè.
    Nomini il buon vino,solitamente per buon vino si pensa al genuino,quello che il contadino pigiando l’uva sa fare in proprio,ma non sempre questo è il più piacevole al palato,anzi,spesso il suo sapore non è dei migliori pur essendo il più salubre. Oggi i vini sono fatti dagli enologi,questi studiosi che sanno organizzare e scegliere le varie fasi di lavorazione per ottenere quei gusti più ricercati dal mercato. Sono anch’io,come te,stupito dalla varietà dei prezzi delle bottiglie,credo non sempre ci sia una logica sulla qualità in queste grosse differenze,magari il più delle volte è puro prezzo del mercato e di quanto sia richiesto il prodotto. Una cosa comunque è certa,non tutto il vino è fatto allo stesso modo e i vini più pregiati sono dati da accorgimenti più costosi degli altri. Il vino genuino del contadino è fatto con le uve dei suoi vigneti e più è alta la quantità di prodotto ottenuto dalla vendemmia e più rende felice il coltivatore,più litri più guadagno,logico. I vini migliori non si ottengono con il criterio più quantità più guadagno, ma facendo in modo che ogni vite dia una piccola quantità di uva in modo che tutto il pregio che la pianta sa esprimere,si concentri su quei pochi grappoli che vengono salvati ,la parola salvati non è messa a caso ma è motivata.
    Se tu andassi nella zona di Siena , in Toscana , luogo di ottimi vini , noteresti che ogni vigna ha soltanto un grappolo o due , il coltivatore in un periodo ben preciso toglie la maggior parte dei grappoli dalla pianta e li lascia marcire a terra,in pratica se una vigna ha dieci grappoli, soltanto due vengono salvati e lasciati mentre gli altri otto sono staccati ancora verdi e buttati, avviene il contrario di quello che fa il contadino di cui ti parlavo prima che curava la quantità, questi ultimi viticoltori curano la qualità senza curarsi della quantità riducendola appositamente, naturalmente il raccolto della vendemmia si ridurrà di molto e se il vigneto desse cento chili di raccolto, loro ne salvano soltanto dieci chili , ecco già un costo nascosto che fa lievitare la bottiglia.
    Per ottenere vini pregiati , oltre alla piccola quantità di uva per vigna, servono territori vocati per queste piante, e le zone in cui il vino è famoso , tu hai citato Sassicaia delle zone di Bolgheri , Castagneto Carducci e dintorni , i terreni con i vigneti sono costosissimi rispetto a quei terreni della grossa quantità , prezzi molte decine di volte superiori a quelli di qualità normale ,e questo è altro motivo di prezzo alto della bottiglia. Guardando i vigneti dei vini di alto prezzo, ti stupisci di come sono tenuti e quanta cura annualmente hanno , sono dei salotti, le viti ricevono ogni cura impensabile con grandi costi. Fatta la vendemmia di questa uva pregiata, interviene l’enologo che è il vero mago del sapore, è quasi un chimico specializzato nel vino, non parlo di qualità o genuinità ma di sapore, questi professionisti sanno FARE i vini più buoni come bevibilità e ci riescono anche molto bene , il Sassicaia che hai nominato è un vino eccellente,forse il più buono in compagnia dell’Ornellaia e altri , ma forse dalla cantina non esce a quel prezzo, forse costa già la metà perchè non soltanto i vinai sono impazziti nei prezzi , ma enoteche e ancora di più i ristoranti, si sono abituati a raddoppiare e triplicare il prezzo della bottiglia rispetto a quanto la pagano, avranno anche i loro motivi ma sta di fatto che soltanto bottiglie costose contengono vino buono a bersi, scherzando con me stesso mi sono chiesto se il prezzo è fissato da qualcuno che assaggia e in base al risultato gli da il prezzo, non in base ai costi ma al risultato ottenuto. Comunque i vini famosi hanno un costo elevato anche in base ai costi sostenuti nell’annata.
    Tutto questo per dirti che io non sono in grado di acquistare bottiglie costose e cerco sempre di trovare qualcosa chi mi illuda di bere bene , ecco perchè ho acquistato il Barolo , Amarone e Brunello di questo supermercato, costava poco rispetto agli altri e forse non è inferiore a molti altri che si fanno pagare molto di più.

  37. avatar LUDOVICO

    Vorrei dire solo un cosa semplice : Recensire qualsiasi cosa sapendo cosa si sta recensendo è una cosa assolutamente inutile e ridicola. Questa cosa vale per i vini, i sigari, i cibi, l’hi-fi, le auto etc etc. Le recensioni di qualsiasi genere vanno fatte al buio, senza sapere prima cosa si sta testando, altrimenti è impossibile risultino “oggettive”.

    • avatar GIULIANO

      Hai scritto una cosa giustissima, se ti apro una bottiglia di Sassicaia e ti chiedo di giudicarla, tu parti già dal Sassicaia e a meno sappia di tappo, dirai soltanto cose buone, gli assaggiatori dovrebbero farlo nell’anonimato del vino, e forse alcuni anonimi ma di buona cantina sarebbero alla pari di altri blasonati.
      Chissà in quanti hanno stappato ,senza saperlo,una bottiglia di falsi Sassicaia o falsi Ornellaia ripetendo quel vocabolario ridicolo usato dagli assaggiatori , vino rotondo, ma che significato ha, e altri.

      • No cari miei, le cose sono un po’ più complesse di così: un bravo assaggiatore (non io, uno bravo) è mediamente in grado di valutare il livello e la riconoscibilità di un bordolese dell’area Bolgheri. Peraltro in giro è pieno di recensioni di Sassicaia anche critiche, quando l’annata non è al livello di altre, e avere davanti l’icona non serve più di tanto a determinare il giudizio, se appunto l’assaggiatore ha un minimo di capacità. Quanto a quel che afferma invece Ludovico, anche qui la questione è dibattuta: l’assaggio che avete visto tiene conto delle caratteristiche nel bicchiere, e alla cieca non avrebbe mostrato giudizi diversi. Certo, se uno cerca la valutazione “oggettiva” (qualunque cosa sia) allora servono gruppi di assaggio numerosi in batterie di degustazioni cieche come mi capita di fare, di tanto in tanto. Ma nuovamente, il senso di questo assaggio non aveva pretese di oggettività, quanto di fornire il mio punto di vista. Sorvolo quindi sull’inutilità, ma mi rallegro per il “ridicolo”, visto che generare buonumore resta sempre una delle mie finalità preferite.

        A proposito di cose ridicole: “rotondo” nella terminologia adoperata significa levigato. Non è difficilissimo, in definitiva, e comunque c’è Google.

        • avatar LUDOVICO

          Chiedo scusa per il “ridicolo” risulta semplicemente ridicolo ai miei occhi.
          Vero comunque,la valutazione oggettiva non esiste si tratta chiaramente sempre di una valutazione soggettiva da parte di chi assaggia. Se però chi assaggia sa prima cosa sta assaggiando la sua vista, il suo olfatto ed il suo gusto saranno inesorabilmente sopraffatti da tutte le informazioni che il nostro cervello già ha riguardo quel prodotto facendo risultare la prova/valutazione praticamente inutile.

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