Villa Zarri, il brandy italiano ruggisce di nuovo a Bologna

di Thomas Pennazzi

Bologna un tempo significava brandy: centro liquoristico e distillatorio di prim’ordine, pensando a Buton, Pilla e Sarti, ditte che si spartivano buona parte del mercato dell’acquavite di vino italiana e parecchio altro.

Dagli anni ’80 il cambio delle abitudini di consumo con l’ascesa di whisky, rum e soprattutto degli spiriti bianchi ha messo all’angolo il brandy italiano: ora è un prodotto di qualità perlopiù insignificante.

Che nella patria del vino le potenzialità per fare brandy di qualità ci fossero, lo sapevano in molti; che invece ci fosse anche qualche visionario per farlo davvero, non ci credeva nessuno. Produrre brandy comme il faut richiede maestria, tempo, denaro immobile (molto), e soprattutto chi se lo compri una volta imbottigliato. Alla fine del 1980 il destino del distillato di vino nostrano sembrava segnato.

Eppure questo sogno ha trovato un realizzatore e proprio a Bologna: Guido Fini Zarri, ultimo erede della ditta Pilla, ha avuto il fegato ma, diciamolo, soprattutto l’enorme passione per provarci, nel lontano 1986. Le circostanze gli erano favorevoli: figlio d’arte, con due generazioni alle spalle vissute tra gli alambicchi e con in tasca la tranquillità economica, avendo ceduto l’azienda alla Montenegro, si è messo a fare quello che veramente gli piaceva: il cognac in Italia.

Oggi possiamo dire col noto adagio che tutto arriva per chi sa aspettare: a circa 30 anni da quell’idea balzana, messa in pratica comprando un magnifico alambicco charentais dalla Prulho, celebre fabbrica cognacense, e la prima batteria di botti di quercia del Limousin, il suo prodotto, marchiato Villa Zarri dal nome dell’adiacente dimora di famiglia, ha ormai le gambe per correre.

In una deliziosa giornata di primo autunno sono tornato a trovare Guido Fini Zarri, assieme ad alcuni amici esperti (e maniaci) di whisky, da convertire alla retta via. La calorosa ospitalità del signor Guido, il racconto ricco di aneddoti e curiosità, e l’alambicco in funzione, situato ben in vista in quello che potrebbe essere stato il giardino d’inverno della villa, ci hanno donato un’esperienza memorabile, prima ancora di annusare un brandy.

Ma andiamo al sodo: Villa Zarri si pone come l’unico fabbricante italiano che distilla ed invecchia acquavite di vino osservando fedelmente il metodo produttivo del cognac. Difatti pare di visitare un boilleur de cru delle Charentes, con l’unica differenza che non c’è vigneto. Villa Zarri tuttavia si approvvigiona di vino trebbiano idoneo alla distillazione da produttori di fiducia in Romagna e in Toscana. Tutto a regola d’arte.

Un cognachista come me in un luogo del genere si sente come i miei amici in gita ad Islay. Felicità è assaporare la fiera acquavite appena stillata e coglierne la soverchiante nota di framboise sauvage: da dove verrà? Misteri dell’alambicco! La visione della cantina con le sue batterie di barriques colme della preziosa acquavite, un assaggio da una di queste, distillato vergine di botte, sono tutti piccoli dettagli che ti fanno immaginare di essere sulle rive della dolce Charente e non a due passi da San Petronio.

Villa Zarri, come avrete capito, non è un’industria ma un’azienda artigiana le cui dimensioni la fanno avvicinare più ad un fabbricante di armagnac tradizionale che ad una piccola maison di cognac per numero di bottiglie prodotte.

Il brandy dobbiamo chiamarlo così per forza di legge, sebbene Guido Fini ed io siamo certi di essere di fronte all’unico e verace cognac italiano. Il paragone con altri distillati di vino nostrani viene arduo, per le singolari caratteristiche dell’alambicco, un unicum nazionale, e per il metodo di affinamento ortodosso.

La gamma in vendita ormai è ampia e può soddisfare il neofita così come l’appassionato più smaliziato. Un paio di liquori a base di brandy, tutt’altro che dozzinali, ed un nocino ed un’acquavite di chardonnay completano l’offerta di Villa Zarri.

Abbiamo provato l’intera batteria dell’azienda, che esprime una costanza qualitativa ammirevole, benché ogni imbottigliamento sia un’opera unica, provenendo da piccoli lotti, talvolta solo di 1000 bottiglie. I brandy bolognesi, a differenza della maggioranza dei cognac, sono privi di trucco e parrucco: niente additivi, niente zucchero, niente filtrazione a freddo, perfino niente caramello. Solo tagli tra distillati delle varie annate o, nel caso dei millesimati, tra distillati dello stesso anno ed una gradazione sopra i 40° che ne valorizza gli aromi. Nemmeno diluizione con acqua, per i brandy a pieno grado. E tanta chiarezza in etichetta.

10 Anni Assemblaggio Tradizionale
Il brandy entry-level dell’azienda, facile, ancora un po’ scontroso al naso, ma che già promette di assomigliare ai suoi fratelli maggiori. Il viatico per iniziare ad appassionarsi, ad un prezzo amichevole.

12 Anni Millesimato 2002
Lotto sperimentale, con un insolito cask finishing in botte ex-marsala De Bartoli 25 anni. L’effetto deleterio del fusto di marsala sul whisky qui sembra invece più che benefico: rotondità, equilibrio, stoffa, tutto concorre a formare un brandy completo anche in gioventù. Coup de coeur, dicono in Francia. Riprovarci assolutamente, caro il mio maître de chai !

16 Anni Assemblaggio Tradizionale
Il punto d’equilibrio di Villa Zarri. Giusta maturità, naso fine, armonico in bocca, tutto ben bilanciato. Se non è perfezione, è un gran bel bere.

21 Anni Millesimato 1988
Qui la stoffa si fa seria: invecchiamento importante, naso affascinante quanto una (bella) donna di pari età, corpo caleidoscopico, finale asciutto con robuste pennellate di quercia. Bicchiere austero.

Zarri 22 Anni 
Blend dei millesimi 1987 e 1988; naso imponente, spezie, tanto frutto; al palato offre una struttura burrosa, tutta in finezza; un distillato avvincente per equilibrio e complessità, resteresti ore a cullartelo tra le dita. Non teme il confronto con le grandi bottiglie francesi.

23 Anni Millesimato 1988 con tabacco toscano
Questo è il distillato più singolare della Casa, pensato come un cigar cognac, ma all’italiana. Quindi ecco il tabacco toscano infuso nel brandy da trebbiano toscano. Naso con cenni aromatici di tabacco, che sfuma in un tipico brandy importante ma non prepotente. Il tabacco ritorna sul finale, come nota appena piccante sulla lingua. Pensato per completare un sigaro, se fumate, magari proprio un toscano extravecchio.

19 Anni 1989 Pieno Grado
Imbottigliato vergine dalla botte, come i suoi fratelli, è una quintessenza del brandy: profumi concentrati, un po’ di punta alcolica, comprensibilmente, ma è in bocca che si rivela al prudente assaggio: appagante come pochi, si rischia di berne più di quanto si dovrebbe perché è maledettamente buono. Ma sono 59°!

20 Anni 1988 Pieno Grado
Fratello del precedente; ancora ondate di profumi vinosi, speziati, vanigliati. Con queste bottiglie si dimentica il cognac ed il pensiero corre alla Guascogna: il distillato gioca di scherma con la vostra lingua. E potreste farvi deliziosamente male. 59° ancora.

21 Anni 1987 Pieno Grado
Il più baldanzoso della famiglia, ma anche quello che mi ha soddisfatto di meno. Però se amate la lotta è il vostro brandy. 55°.

Confesso di non ricordarmi di qualche altro assaggio (avendo fatto troppo affidamento sulla sola memoria gustativa) come del 25 anni provato in anteprima, voi non potete ancora averlo. Ma l’impressione generale, che conferma le mie degustazioni precedenti, è di solidità granitica su tutta la gamma.

Con il lavoro scrupoloso, la passione disciolta in ogni botte come ingrediente segreto, ed una cura maniacale al dettaglio, Guido Fini Zarri dimostra al mondo che, se fatto con amore, il brandy italiano non ha complessi di inferiorità verso i cugini transalpini.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

16 Commenti

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gabriele succi

circa 4 anni fa - Link

il top in italia. punto.

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Alberto R.

circa 4 anni fa - Link

Una domanda su questioni tecnico-produttive: aldilà della differenza sulla materia prima lavorata (diversa provenienza di volta in volta del vino da uve trebbiano), poi a distillazione completata il protocollo di affinamento è uguale e costante partita dopo partita? Cioè: un anno in botti nuove o comunque "cedenti", e poi via in contenitori più neutri per il resto dell'affinamento?

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Thomas Pennazzi

circa 4 anni fa - Link

Bisognerebbe chiederlo al produttore. Ma tutto il distillato vede legno nuovo per un periodo di circa un anno, per poi essere travasato in fusti usati per l'affinamento. In realtà il tempo trascorso in legno nuovo, così come la tostatura delle botti, donano lo stile aziendale al brandy, e sono a scelta del maître de chai. Tal quale a Cognac.

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Montosoli

circa 4 anni fa - Link

Grazie.... Degustato a Mantova....molto originale Purtroppo oggi siamo talmente condizionati dagli spiriti Industriali ,,,,che questi passano per diversi... Vedi Stock 84....

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davide

circa 4 anni fa - Link

Abbiamo anche assaggiato direttamente dalla botte (18 anni forse)? Bella gita. E pensare che c'è chi spende gli stessi soldi per delle vodke insulse prodotte e vendute in una settimana con dell'alcool da due soldi.

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giorgio

circa 4 anni fa - Link

I prezzi, Dr. Pennazzi, i prezzi!!??

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Morrisoff

circa 4 anni fa - Link

I Brandy Villa Zarri: La giusta fine per terminare un grande pasto, ma nelle grandi tavole gourmet continuate a servire il Gin Tonic nei bicchieri di vino (a 10€) che fa fico e non impegna ;-). Guido Fini ed i suoi distillati sono il No.1 del genere, ciao baluba!

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Thomas Pennazzi

circa 4 anni fa - Link

Di commenti ne basta uno, mica 3 identici (flooding?)... Segnalare alla Redazione: cartellino giallo ?

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morrisoff

circa 4 anni fa - Link

anche adesso ho lo stesso problema, non vedo i messaggi postati...

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morrisoff

circa 4 anni fa - Link

Tutto risolto adesso, l'ultimo commento è stato aggiornato correttamente. Scusa il masturbo.

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elle

circa 4 anni fa - Link

è un bug del sito, varia anche a seconda del browser utilizzato. un poco fastidioso a dire il vero.

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morrisoff

circa 4 anni fa - Link

Questo è il modo di concludere un grande pasto, non un gin-tonic servito in un bicchiere da vino.

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morrisoff

circa 4 anni fa - Link

Non è flood ho appena ribadito il concetto convinto di non avere nessun messaggio attivo e convinto pure di esser stato bannato. C' è un evidente problema di visualizzazione e/o software. Scusate.

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M.A.

circa 4 anni fa - Link

Ma questo e' un articolo sponsorizzato dall'azienda o e' pure una marchetta gratuita? Dubbio che non riguarda la qualita' del produttore e dei suoi prodotti, ma la qualita' dell'articolo bene alzato, M.A. -- i post che contengono pubblicità qui sono contrassegnati, da sempre, con la scritta SPONSOR POST. questo non è, evidentemente, uno di quelli. ci spiace sinceramente che lei abbia questa percezione relativa a questo post ma NO, non si tratta di marchetta. peraltro per noi la qualita' di questo articolo, come tutti quelli provenienti dallo stesso autore, e' fuori discussione. forse lei ha avuto qualche esperienza spiacevole in altri luoghi della rete ma da queste parti le cose stanno in modo molto piu' chiaro e trasparente. buona permanenza su intravino. [Fiorenzo Sartore]

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Thomas Pennazzi

circa 4 anni fa - Link

Marchetta gratuita è un delizioso ossimoro, da che mondo è mondo non si è mai sentita una cosa del genere ;) Scherzi dell'insonnia? Mi permette, caro M.A., di consigliarle un buon brandy, semel in die, dopo i pasti?

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Giorgio

circa 4 anni fa - Link

A proposito di prezzi. Mi sono reso conto di averle fatto una richiesta "brusca" e, forse, inopportuna. Non c'era comunque intenzione di rimprovero. La ringrazio per l'informazione relativa al listino completo e le esprimo un sincero apprezzamento per i suoi articoli. Prosit.

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