Venti annate più una di Guado al Tasso per capire dove va l’oggetto (finora) misterioso di Antinori

di Andrea Gori

Bolgheri negli anni novanta era nello stesso tempo Far West ed Eldorado: una zona quasi senza paletti, dove era possibile scrivere intere pagine nuove sul vino in Toscana, per la prima volta dopo secoli. Gli Antinori erano qui da tempo con un famosissimo rosato, e avevano contribuito in un modo o nell’altro a far nascere due miti come Ornellaia e Sassicaia. Mancava solo un vino bandiera, da una tenuta molto estesa (1000 ettari di cui 300 vitati!) come era quella di Guado al Tasso.

Ecco quindi, dapprima in sordina, con un prezzo di partenza di 12 mila lire, nascere un rosso bolgherese – taglio bordolese – incentrato su cabernet sauvignon e merlot (e più tardi syrah) con un obbiettivo chiaro: fare un vino pompato, potente, inchiostrato nel colore e ricchissimo di profumi e sapori fruttati e speziati, con l’ovvio uso di barrique nuovissime che proprio a Bolgheri per la prima volta in Italia avevano funzionato così bene. Il mercato rispose in maniera eccezionale, garantendo vendite e successo.

Ma il progetto Antinori, nel corso degli anni e nonostante il successo, ebbe varie revisioni con un costante spostamento del Guado al Tasso verso l’alto, mentre nascevano altri successi commerciali di grande portata con il Vermentino, il rilancio del Rosato Scalabrone e soprattutto l’avvento del Bruciato nel 2002, cogliendo al balzo l’occasione di un’annata minore in cui Guado al Tasso non venne prodotto. Soprattutto, i cambiamenti hanno riguardato il vino bandiera, che dopo un decennio passato a rincorrere stilemi fruitbomb californiani e australiani decise di cominciare a fare sul serio con un ripensamento dell’intero processo produttivo iniziato nel 2005, che si è consolidato con l’arrivo dell’enologo Marco Ferrarese in cantina e l’eliminazione del syrah dal blend, per far posto a cabernet franc e petit verdot.

 

Durante un tasting piuttosto privato abbiamo seguito nel tempo questo percorso di presa di coscienza delle potenzialità della tenuta. Le abbreviazioni sono cs per cabernet sauvignon, me per merlot, sy per syrah, sg per sangiovese, pv per petit verdot e cf per cabernet franc.

Guado al Tasso 1990 – 80% cs, 20% me, e altre varietà. Al naso ha mogano e resina, sottobosco e ginepro, cassetto e incenso, spezie e ambra; bocca con cannella e panna, tannino piccante e piacevole, finale boscoso e saporito anche se marcato dal legno; termina su note da cognac, vino sorprendente. 87

Guado al Tasso 1992 – 80% cs 20% me. Uscito con etichetta rosso”Piccola Annata” e poco considerato, in effetti oggi mostra i suoi limiti. Naso comunque interessante con noci di cola e rosa, lavanda e mirto; bocca esile e scomposta, acidula e piccante, morbido. 83

Guado al Tasso 1993 – 80% cs, 15% me, 5% sg da Scalabrone. Floreale lieve e ginepro, pepe rosso e nero; bocca solida e piccante, vitale e sfaccettata, finale sapido e vinoso in cui pare di sentire echi del sangiovese; tannino divertente, sorprendente e raffinato. 90

Guado al Tasso 1994 – 60% cs, 40% me. Incenso e balsamico, intenso e originale sottobosco con mallo di noce, potpourri, cacao e noci; bocca che sparisce e non mantiene le belle premesse. 82

Guado al Tasso 1995 – 60% cs, 40% me. Solare e croccante, zenzero e menta, ginepro e mughetto, lavanda, tocchi legnosi piacevoli; bocca piacevolmente ritmata e pulsante, sapidità ed equilibrio, tono bordolese avvertibile e pregevole, con anche una grande aria di territorio bolgherese. Di certo un caso in cui l’annata si sente eccome. 92

Guado al Tasso 1996 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Sottobosco e leggero selvatico, ebanisteria e cola, ginepro e pepe nero, macis e prugne; bocca piacevole e ben scandita dal tannino che chiude bene il sorso con rilanci di freschezza. 87

 

Primo flight interessante ma con vini cui manca un centro bocca di rilievo, decisamente troppo esili e con un’acidità che chiude il palato velocemente. Lo stesso Cotarella, presente all’incontro, mostra felicità per la tenuta nel tempo di colore e aromi ma dice di non rimanere colpito in particolare da nessuno di questi assaggi.

Guado al Tasso 1997 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Liquirizia, sandalo e frutta di bosco, confetto e cola, noce moscata; bocca un po’ compressa ma dalla bella energia, frutto scuro e candito nel finale, tannino felice e saporito sebbene non lunghissimo. 87

Guado al Tasso 1998 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Mirtillo e fragole, rum, pesca e fragola in confettura, incenso, pepe e smalto, acqua di colonia; bocca piacevole con tannino un poco polveroso ma comunque gradito, finale con alcol e spezia. 91

Guado al Tasso 1999 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Pulsante e vivo, frutta e spezie; bocca in equilibrio sottile, dimesso all’inizio ma elegante e persistente poi, tanta frutta e pepe, mirtillo e resina, finale lungo di caramello e salsedine. 94

Guado al Tasso 2000 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Solare ed energico, tanta macchia mediterranea, lamponi in confettura e ribes; sorso carnoso e vivo, resina e mallo di noce, piacevole e minerale, tannino dolce e gradevole. 86

Guado al Tasso 2001 – 60% cb, 30% me, 10% sy. Legno di sandalo e ginepro, cupo e intenso, carrube e cola; bocca con tannini del legno in azione ma stavolta sono quasi in equilibrio con il legno: vino bomba anche oggi, piacevole ma piuttosto fruttone: carico, come linea espressiva. 88

Guado al Tasso 2003 – 60% cs, 30% me, 10% sy. Calore e spezia, frutto rosso in confettura, amarene e balsamico, cacao e resina, prugne secche e mirtilli; bocca contratta e nervosa con alcol un poco pungente e tannino asciugante, rustico ma bello. 86

Guado al Tasso 2004 – 50% cs, 40% me, 10% sy. China resina e prugne, lavanda e borotalco, mirtillo e more, pepe e alloro; bocca gustosissima e fruttata, elegante e ancora in evoluzione, dissetante e sapido, ottimo e seducente – al limite dell’irresistibile in questo momento. 93

 

Annate già più consistenti con stile riconoscibile, tanto frutto e piacevolezza a volte anche troppo. 2001 e 2003 fruttatissime e giovani in maniera sorprendente, molto più di tanti altri della denominazione, il 2004 di certo il miglior risultato del Guado al Tasso prima maniera ma da cui, appunto, non si intravedono ulteriori possibilità di crescita.

Guado al Tasso 2005 – 50% cs, 45% me, 5% sy. Cuoio e tabacco, cassis e cardamomo, frutto e spezia a braccetto, tannino ricco ma con tocchi di nervosismo; ancora in evoluzione forse, anche se la materia è tanta e l’eleganza è lontana: l’annata di certo non ha aiutato il cambio di direzione. 85

Guado al Tasso 2006 – 65% cs, 30% me, 5% sy. Ribes nero e mirtillo, chiodo di garofano e macis, note scure e pepate; bocca con tannino che stuzzica ma non si rivela finissimo, finale non lunghissimo però piacevole per estratto e acidità, con un ottimo canto del cigno del syrah che da quest’anno abbandona il blend. 86

Guado al Tasso 2007 – 57% cs, 30% me, 10%cf, 3%pv. Inizia il nuovo corso appieno e il cambio è evidente: meno smancerie e dolcezze se non un velo di mandorla, peperone arrostito, frutto rosso cangiante e nitido, balsamico e speziato; bocca sapida carnosa e tridimensionale, appassionatamente mediterraneo e corposo senza stancare, un vero colpo di fulmine. 94

Guado al Tasso 2008 65% cs, 20% me, 12% cf, 3% pv. Borotalco e susina matura, mallo di noce e cola, pepe nero e frutta di bosco; bocca verace e pimpante, larghissima e con tannino eccessivo, e acidità da arancio rosso, ancora tanto da esprimere ma la lunghezza non è da record. 87

Guado al Tasso 2009 – 60% cs, 25% me, 12% cf, 3% pv. Polpa e succo, lamponi in confettura e ribes rosso, tanta vitalità mediterranea, albicocca e pesca, pepe e salino; bocca piccante e con tannino preciso e incalzante, bel sorso e solarità, freschezza nonostante tutto con leggera asciugatura finale. 92+

Guado al Tasso 2010 – 55% cs, 30% me, 15% cf. Mandorle e resine, lamponi e alloro, mirtillo e arancio rosso, peperone arrostito e ginepro; bocca leziosa, figlia dell’annata, giovane e ricco, di spessore e complessità, senza traccia di pesantezza; tanta prospettiva visto il finissimo tannino anche se manca il colpo di reni dei cabernet causa pioggia nel momento giusto. 90

Guado al Tasso  2011 – 57% cs, 25% me, 15% cf, 3% pv. Esplosivo e incredibile, tripudio di frutto nero e rosso con nota balsamica, ginepro e cardamomo, bergamotto e pepe, zenzero e arancio rosso; tannino splendido e ricchissimo, saporito e piacevolissimo, grande slancio sapidità e prospettiva. 96

Guado al Tasso  2012 – 55% cs, 25% me, 15% cf, 5% pv. Commovente il floreale tra lavanda e iris, ginepro e mirtillo: bomba di frutto e sale, ciliegia e amarena, macchia e polpa estreme; tannino, succo e minerale, dolcezze e contrasti, in prospettiva davvero tanta roba anche se la potenza si deve equilibrare. 94+

Si arriva al termine con un senso davvero intenso di compiutezza e con un’idea chiara delle mosse e del progetto di Antinori, che ha saputo cogliere il momento giusto per intervenire su un’etichetta che rischiava di soccombere a livello di quotazioni e prestigio accanto a tanti blasonati vicini di terroir. La strada imboccata pare quella giusta, con un grande senso del territorio e sensibilità nei confronti dell’annata, con i risultati incredibili nel 2007 e 2011, due annate molto diverse tra loro ma che sono un ottimo banco di prova dove misurare le ambizioni degli Antinori.

Qualcuno in sala sussurrava che tra poco potrebbe esserci un derby interno con il Solaia per quale debba diventare il portabandiera aziendale. Nel caso, noi prenotiamo già il posto in prima fila.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

6 Commenti

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Sergio

circa 6 anni fa - Link

Bel post, molto interessante (ma che invidia!!!): quanti ricordi, a quando si trovava a 30.000 lire nei ristoranti stellati! Sai dirmi da dove arriva la tendenza attuale della Toscana meridionale di mettere ovunque Petit Verdot?

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

Una risposta potrebbe essere che proseguendo sull'esempio bordolese il PV era il vitigno che mancava nell'assemblaggio, vitigno che oltretutto matura molto meglio da noi che in Francia tanto che alcune aziende si sono lasciate tentare dal produrlo anche in purezza o quasi (vedi Campo alla Sughera o Castello del Terriccio). Altra risposta sarebbe quella che vede l'enologo Michel Rolland (molto attivo nella "nuova" Toscana) portarselo dietro come feticcio.

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Deriva dal voler scimmiottare bordeaux. E a volte riesce bene. A volte.

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Andrea

circa 6 anni fa - Link

Emozione nel rivedere la piccola annata '92. Fu il vino che mi fece scoprire l'universo Bolgheri. Comprato in loco da Tognoni, quando era sul lato opposto, mi pare 22 mila Lire. Domanda: ma adesso come facciamo ad avvicinarsi a questi prodotti, minimo ci vogliono 100 euro?

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

siamo sui 85-100 euro si...con tendenza al rialzo!

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Felice Bertolami

circa 4 anni fa - Link

Io me li trovo tutto le annate e devo sono sempre grandi.

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