Val delle Corti, una battaglia vinta tra le colline di Radda in Chianti

di Francesca Ciancio

Conoscete la sindrome della prima linea? Ti viene quando sei al fronte, in prima fila, senti, vedi gli spari, ti volti indietro e sei solo. A quel punto ti chiedi: “che faccio?”. Roberto Bianchi, vignaiolo di Radda in Chianti nella sua azienda Val delle Corti, è stato colpito dalla sindrome nel 1999: si è girato, ha visto dietro di sé quello che gli aveva lasciato il padre e ha deciso di occuparsene. Ha continuato a fare vino perché il padre, in Chianti Classico, c’era venuto davvero per fare il vino. Lasciò Milano a metà anni ’70, una città politicamente impegnativa e dove lui stesso era un attivista convinto. Ma la politica non gli da tregua e così finisce per fare il sindaco di Radda per tre legislature. Quindici anni in cui trascura un po’ la terra e un po’ il figlio. Che se ne va in Germania a 15 anni per imparare il tedesco, fare l’operaio e per inseguire le donne.

Roberto ha sposato una tedesca, si è laureato in letteratura tedesca e ha due figli biondi. Il suo mondo oggi – con cui ha fatto pace – sono una casa in pietra e cotto, sei ettari vitati e 30 mila bottiglie l’anno. Sangiovese über alles, poco canaiolo e c’è pure un po’ di merlot, un peccato di gioventù che – giura Roberto – si è preso la sua rivincita con un vigneto bellissimo. Io aggiungo una micro-biodiversità che lascia di stucco. E non solo nei vigneti dove cresce una rucola dai fiori saporitissimi, ma anche nel giardino davanti casa che è un tappeto di margherite dove i ragazzi rotolano giù come salame (quelle da sugo). Sono in piena modalità on sul bucolico, lo so, ma cos’altro puoi scrivere quando sei circondata dall’essenziale? Rimedio subito con qualche dato tecnico. Si diceva dei sei ettari, quattro di proprietà e due in affitto, esposizioni est/nord-est, altimetria tra i 430 e i 490 metri di altezza, terra sassosa e placche di galestro. La riscoperta del cappuccio toscano come metodo di potatura, soprattutto sul cru che ha 40 anni e finisce nella riserva, il resto cordone speronato in conversione a guyot secco. Tre etichette ufficiali, due ufficiose (il rosé e lo “straniero”, il vino con il 35 per cento di merlot).

Il Campino vino rosso 2011
È il vino da merenda, fatto con le uve meno mature e più fresche, ha un fruttato leggero e odore di petali. Tutto sangiovese in acciaio. Naso e bocca croccanti, acidità appena accennata che tiene su la beva. Bello il suo rubino scarico.

Chianti Classico 2010.
Qui c’è un 5 per cento di canaiolo, naso molto fresco e allegramente vivace. Un accenno di verde ma anche rosa al naso, trama sottile e quel filo conduttore Raddese che sa di gesso e calce. Fa botte grande e poi acciaio. Roberto da un po’ sta provando il metodo della steccatura (la chiamano così soprattutto in Piemonte), una macerazione post fermentativa fatta con le bucce che rimangono a contatto con il vino per diverse settimane. Me la spiega immaginando una medusa: “le bucce fanno proprio così, prendono e poi rilasciano, con un movimento lento”

Chianti classico 2009.
Annata calda e cuore caldo in questo vino dove prevalgono note morbide e speziate. In bocca trovi la carne, il cuoio, il tabacco accennato. Frutta più matura, ma l’acidità non si fa attendere a lungo: in bocca arriva quasi subito e rende la beva dissetante.

Chianti classico 2008.
In questo base c’è il cru della Riserva; si avverte soprattutto al naso per un più marcato sentore di legno e una nota più evoluta. Di certo è un vino più cupo dei precedenti, con una bocca di terra e fungo.

Chianti classico riserva 2009.
Legno ben dosato e naso di fiori e frutta rossi. Rispetto al base 2009 ha una struttura tannica non ancora risolta e un po’ ruvida. Bella pero’ la forza estrattiva che lo rende un vino di corpo. Ancora giovane per ragionarci su.

Chianti classico riserva 2007
Se pur giovane e un po’ verde, questa Riserva sembra avere una marcia in più rispetto alla 2009. Il vino comunque si lascia bere, è vivace e ha un naso polposo e croccante. Sul finale si fa più austero con note di humus, cuoio e spezie.

Se dici Radda pensi a Montevertine, Caparsa. Ma dici anche Monteraponi, storia più recente, ma già di belle soddisfazioni. Ci sono però altri raddesi, vignaioli da decenni o da poche vendemmie, che tirano fuori bottiglie da competizione.
Roberto le ha messe in tavola e ce le siamo bevute a pranzo tra fave, pecorino e salame, in compagnia di Riccardo Lanza dell’azienda Pruneto, che fa un Chianti Classico 2009 che è una meraviglia: ben bilanciato e armonico, frutta e fiori in bocca e al naso, pepe e finale terroso di humus e sottobosco, austero ma di grande lunghezza. Il Barlettaio 2009 e 2010 sono un’altra interpretazione ancora del vino di Radda: più potenti e strutturati, meno sottili, con bocca piuttosto materica, finale meno compiuto a causa di una certa amarezza. I bookmakers locali scommettono su due giovani, il ventiseienne Diego Finocchi dell’Erta di Radda e Angela Fronti di Istine. Il 2010 di Diego colpisce subito per una certa rusticità che, se da un lato ti sprona alla beva facile e disimpegnata, dall’altro ti lascia con un’idea di precocità. Discorso opposto per il 2010 di Istine, che sembra avere una maturità (intesa come consapevolezza) fin troppo prematura: sottile il naso, delicato, presenza bilanciata tra fiori e frutti. Ben fatto, forse “troppo”.
Le premesse ci sono tutte. Devono tornare utili per trovare una propria strada .

Chiosa autoreferenziale: da qualche anno i Chianti Classico di Val delle Corti sono tra i miei preferiti. Ma il luccicone agli occhi me lo fa venire Il Campino. Ne comprai 3 bottiglie in offerta all’enoteca-gioielleria Faravelli a Milano. In realtà ero entrata solo per dare uno sguardo. Ci rimasi così tanto tempo che non ebbi il coraggio di uscirmene senza comprare nulla. Così mi portai via del vino economico. Boh, sarà stato 7/8 anni fa…

13 Commenti

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Qui posso elevare il piacere di conoscere i vini da te descritti almeno a una seconda potenza, grazie alla maniera in cui li hai raccontati.

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Alessandra

circa 6 anni fa - Link

Brava. Hai fatto davvero una bella panoramica di Radda in Chianti. Un territorio in velocissima ascesa. Roberto, Paolo, Riccardo, Angela e Diego, Francesco ( ma anche Montemaggio!) tutti con profili ben delineati ma diversi tra loro che lasciano ben sperare per questo terroir così difficile da capire ( ora meno..) !

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Complimenti all'entusiasmo dei viticoltori, per fare il nostro mestiere ce ne vuole tanto. Ma non posso fare a meno di notare una nota (per me) dissonante; Chianti Classico è scritto molto piccolo, e il nome dell'azienda è enorme. A Montalcino, Montepulciano o Scansano è quasi sempre il contrario e forse, al di la di tante elaborazioni astruse, la spiegazione di quello che è successo in questi ultimi anni in Toscana è tutto qui.

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Cristiano Castagno

circa 6 anni fa - Link

Molto acuta come osservazione, d'altra parte inevitabile quando il marchio della denominazione sottoscrive il lavoro artigianale ed il commercio mercantile più speculativo sotto la stessa insegna senza possibilità alcuna per il cliente finale poter distinguere tra le due categorie. Si vede che deve essere così.

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gabriele succi

circa 6 anni fa - Link

Roberto è semplicemente un grande.

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Zakk

circa 6 anni fa - Link

Erta e Istine sono davvero novità interessanti. E Val delle Corti ormai una conferma, ma il mio preferito rimane Monteraponi con Caparsa che son pure sopra a montevertine. In ogni caso son sfumature e inc Inazioni personali, di certo c'è che Radda è il miglior territorio del Chianti Classico, dovrebbero riuscire a trasformarsi in Chianti di Radda e staccare il gruppone.

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AG

circa 6 anni fa - Link

Roberto, prima o poi verrò a trovarti, per uil momento complimenti per il 2009 delizioso.

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Paolo Cianferoni

circa 6 anni fa - Link

Roberto è verace, come i suoi vini. Radda si conferma terra di eccellenze.

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angela f.

circa 6 anni fa - Link

Bravo Roberto! W Radda! Bello far parte di questo gruppo!

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Giancarlo

circa 6 anni fa - Link

Complimenti ai "ragazzi di Radda". È bello poter bere CHIANTI CLASSICO così buoni !!!...la passione e l'amore per il proprio lavoro sviluppa progetti impensabili....BRAVI, avanti tutta!!!

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