Una memorabile verticale del mito Chateau d’Yquem (e accanto Y d’Yquem in 3 annate)

di Vincenzo Donatiello

Chateau d’Yquem è il classico vino-mito di cui si parla ben più di quanto se ne beva. Devo la ghiotta occasione di poterne approcciare diverse annate alla famiglia Sarzi Amadè, che in quel di Milano ha organizzato, lo scorso maggio, un’interessantissima verticale di Bordeaux Blanc “Y” (che sta per Ygrec) – composto da sémillon e sauvignon – e dello Chateau d’Yquem. Non sarei mancato per nulla al mondo.

La degustazione è stata accompagnata dalle parole di madame Garbay, maitre de chai dello Chateau, che ha raccontato l’evoluzione dello stile Yquem – in particolar modo su Y d’Yquem – e il momento storico di una zona (il Sauternais e più in generale il Bordelais): caratteristiche distintive sono un freno nei consumi e l’avvento di proprietà dall’accento fortemente orientale. Svariate le idee di rivitalizzazione del mercato, tra cui la nascita di una appellation Sauternes Sec o l’avvicinamento di un consumatore diverso inserendo monsieur le Sauternes nelle ricette di qualche myxologist particolarmente avveduto.

Queste le mie personali impressioni sui vini della giornata.

“Y” d’Yquem 2012
Unico vino prodotto dallo Chateau dalla difficile vendemmia del 2012; l’andamento irregolare della primavera e di buona parte dell’estate è stato parzialmente mitigato dal calore agostano e da una cernita minuziose dei grappoli.
Nel bicchiere si presenta cristallino, segnato da profondi riflessi verdi, di spiccata aromaticità e caratterizzato da sentori freschi di tiglio, pompelmo, pesca, passion fruit, the bianco, siepe ed un leggero ricordo di vaniglia. In bocca attrae per il gioco delle parti: magistralmente bilanciato tra grassezza e sapidità, zuccheri e freschezza gustativa, si allunga su toni mentolati di lunga persistenza. Avercene di annate piccole che si esprimono così nel bicchiere.

“Y” d’Yquem 2011
Figlio di un’annata particolarmente calda e precoce, con uve che sono state interamente raccolte nel mese di agosto.
Si veste di paglierino intenso con nuance di oro verde, apre a profumi di agrumi canditi, albicocca, erbe officinali, menta, crema pasticcera e pomodoro surmaturo.
Al palato è un vino molto più introverso del precedente, resta contratto su una note verde – al momento particolarmente acerba – ed una esuberanza alcolica che ne nascondono la stoffa. Un vino che deve ancora farsi.

“Y” d’Yquem 2000
Anche in questa vendemmia il calore la fece da padrone, dopo un inverno particolarmente rigido, costringendo ad anticipare di un paio di settimane la raccolta del sauvignon; il sémillon venne raccolto in due fasi distinte, una precoce ed una a piena maturazione, per mitigarne il carattere più ampio dovuto alle caratteristiche dell’annata.
Oro carico, brillante, di grandissima consistenza, opulento già alla vista. Si racconta con profumi di botrite, albicocca matura, chinotto, miele e camomilla, crema pasticcera, frutta secca tostata. In bocca la sensazione di evoluzione si fa più marcata, sono forti i richiami dell’aromaticità dei profumi, ma il vino chiude forse un po’ troppo presto su una nota leggermente amaricante e salata di ossidazione. Ha sicuramente raggiunto l’apice della sua evoluzione.

Chateau d’Yquem 2013 (anteprima da botte)
Annata meno felice per i rossi della regione, dalle impressioni degli addetti ai lavori sta dimostrando di essere un millesimo molto felice per il Sauternais.
Già dorato, ricco e brillante, si presenta con profumi di botrite, crostata alla frutta, pesca, vaniglia, lavanda e ricordi aromatici.
Concentrato, zuccherino e grasso al palato, la tostatura dei legni ne segna l’incedere ma non riesce a nascondere la stoffa di un vino che dimostra già una discreta ampiezza.

Chateau d’Yquem 2011
Come già scritto, la 2011 verrà ricordata come una delle annate più precoci della zona. Il colore ne anticipa le sensazioni olfattive e di gusto con un oro vestito di verde; si apre con sentori di foglia di limone, frutta a polpa bianca, succo di pompelmo, menta e anice.
Il sorso appare in buon equilibrio ma si lascia poi sopraffare da una chiusura un po’ troppo rapida sulle note alcoliche.

Chtaeau d’Yquem 2009
Un millesimo “monstre” per la regione e per il suo Re.
Cito dal sito dello Chateau: “Le rythme du 1989, l’opulence du 1990, l’intensité des vendanges de 2003, la concentration du 2001 et le souvenir du 1893 réunis, font de ce millésime une très grande réussite.” Praticamente un manifesto come biglietto da visita farà di questa annata una delle più ricercate negli anni a venire. A ragione.
Giallo dorato brillante, toni di oro rosso, scorre grasso nel calice. Se si dovesse cercare una nuova categoria di profumi sarebbe da cercare in questo vino: fiori macerati, frutta secca e sotto spirito, fichi, datteri, nocciole, carruba, burro e vaniglia, botrite, cenni di terziarizzazione con i primi ricordi di zafferano, smalto e vernici, leggeri toni eterei.
Opulento l’ingresso in bocca, grandissima concentrazione di zuccheri e glicerina, sorretti da una piacevolissima freschezza, danza tra l’alcol e toni minerali, tra potenza ed eleganza, un vino smisurato e sotto controllo allo stesso tempo. Un’apoteosi dei sensi.

Chateau d’Yquem 2007
La primavera e l’estate regalarono un clima ballerino: caldo al principio, fresco nel cuore dell’estate con un agosto particolarmente piovoso. Un’annata non facile, dove la botrite e le tries hanno permesso di regalarci un vino memorabile.
Colore cangiante tra oro giallo e rosso. Aromi di glicine, biancospino, frutta cotta, miele di zagara, cedro candito, caramella mou, mandorla, zafferano, incenso e sensazioni eteree.
Palato di grandissimo equilibrio, freschezza e salinità accompagnano il sorso, mitigando lo zucchero e l’alcol. Uno degli assaggi più interessanti della verticale.

Chateau d’Yquem 2000
Limitare la produzione a 25000 bottiglie permise allo Chateau di selezionare al meglio i frutti di un’annata irregolare, con una chiusura calda dopo un inverno dalle temperature medie bassissime.
L’evoluzione si impadronisce della scena: il colore viaggia dal ramato verso i primi toni mogano. Profumi di pout pourri, fungo, sottobosco, tabacco biondo, frutta disidratata, zafferano, terriccio ed anice stellato. Ricco e profondo, minerale e balsamico, di mirabile equilibrio e persistenza. Chapeau.

Chateau d’Yquem 1995
Dopo primavera ed estate particolarmente altelenanti, si è riusciti ad arrivare in vendemmia nei tempi classici, con una buonissima diffusione della botrytis.
Oro antico nel bicchiere, regala note di mela al forno, marmellata di arance, confetto, burro, nocciola, liquirizia e acetone.
Mostra una spiccata aromaticità al palato con ricordi di zafferano, ancora toccato da un sferzante acidità, si allunga col tempo su zuccheri e morbidezza, persistente, caldo e balsamico.

2 Commenti

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al Vòlto

circa 3 anni fa - Link

Eccellente verticale del più grande vino da meditazione al mondo. Noi seguiamo Château d' Yquem da moltissimi anni e conserviamo in cantina riserve del 1955, 1959 e 1968. (vedi www.vinantico.eu).

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Angelo

circa 2 anni fa - Link

Invidia invidia e invidia. Neanche nei sogni più belli potrò avere l'occasìone di una verticale di questo Chateau!

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