Un ricordo di Pino Ratto

Un ricordo di Pino Ratto

di Fiorenzo Sartore

Questo è un vecchio post che ho scritto nel 2007. Oggi lo ripropongo in ricordo, perché Pino Ratto non c’è più, ma per molti di noi ha rappresentato qualcosa di unico e formidabile, un’idea di vino naturale quando probabilmente questa parola ancora non si usava, o si usava tra pochissimi. E’ un ricordo datato, ma spero serva a descrivere questa persona, che è entrata nel cuore di chi l’ha conosciuto.

Spieghiamo innanzitutto chi è costui. Produttore di Dolcetto di Ovada, da due vigne singole della zona collinare di San Lorenzo; due cru storici, Gli Scarsi e Le Olive, amati da Veronelli e da larga parte dell’intellighenzia enoica legata al concetto di vini vecchio stile. I due dolcettoni ovadesi, difatti, si distinguono profondissimamente dalla restante produzione di quell’area, tragicamente vocata a creare vinelli di pronta beva, non svettanti, spesso raso terra, fatte poche eccezioni; i suoi vini sono, innanzitutto, pazzescamente longevi: si bevono a dieci-venti anni dalla vendemmia, che, per un Dolcetto d’Ovada, è come dire Beaujolais Nouveau Riserva: una contraddizione in termini. I suoi vini sono, pure, orrendamente caratteriali: possono esprimere grandezza in annate fortunate, e nella maturità, ma sanno mostrare tragiche puzze in gioventù, o a seguito di vinificazioni nelle quali qualcosa è andato storto. Sono vini a-tecnici, irrituali, certo rispettosi del territorio ma totalmente irrispettosi dell’enofilo desideroso (leggittimamente, sia chiaro) di trovare finezza, eleganza, modernità.

Bisogna salire sulla collina di San Lorenzo, vedere la cascina e la cantina, per capire meglio. Mi capita spesso di affermare che i vini assomiglino, quasi fisicamente, a chi li fa (un po’ come i cani ai loro padroni, per intenderci). Bisogna conoscere Pino Ratto, un contadino che vive da solo e ha superato i settanta (e due compagne, e vari figli, ed infinite vicissitudini), e da solo manda avanti i pochi ettari e vinifica, per comprendere, forse, un po’ meglio quei due vini strani, bizzarri, puntuti. Sarebbe d’aiuto, pure, aver letto La luna e i falò, e ricordare come Cesare Pavese descrive la cascina del Valino; oppure rievocare qualche spezzone di Novecento; perché tutto questo si ritrova quasi intatto quassù, e con questo prego di non mancare di rispetto a nessuno e soprattutto a lui, dicendo che questa cascina cadente, questa cantina che certamente rappresenterebbe bene l’incubo di un enologo, sono un viaggio a ritroso nel tempo, in un tempo nel quale la modernità attuale era solo un sogno impossibile. Gli Scarsi e Le Olive sono lo specchio di tutto questo.

E poi, sulla strada del ritorno, pensi e ripensi a quello che hai visto e sentito. Ritorni ad un mondo enoico fatto di altre storie. Come questa: “nel progetto della nuova sede dell’azienda vinicola Rocca di Frassinello (del giornalista editore e vignaiolo Paolo Panerai, in società con il finanziere francese Eric Rothschild, proprietario dello storico marchio Chateau Lafite) appena inaugurata, Renzo Piano ha coniugato vocazione industriale e rispetto per il territorio circostante. Con una grande piazza aperta sulle vigne e una suggestiva barriquerie da 2500 botti”.

C’è qualcosa di male nel farsi progettare la cantina da Renzo Piano? No. Ho troppa stima per l’architetto che, dove ha messo mano, ha migliorato infinitamente la mia città. E non ho neppure sentimenti pauperistici, non credo che “povero è bello”. Mi limito ad annotare che, pure nel mio enomondo, ci sono vette siderali e profondità oceaniche; contraddizioni, si potrebbe dire; e la contemplazione di queste differenze è davvero stupefacente.

[Immagine: La terra trema]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

8 Commenti

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Randa

circa 3 anni fa - Link

Che dispiacere. Pino Ratto era un jazzista prestato al vino, un grande.

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fabio fusina

circa 3 anni fa - Link

Una parte del piemonte che se ne va!! ho avuto il piacere di ospitarlo a roma varie volte gran brava persona...

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vittorio cavaliere

circa 3 anni fa - Link

Con alcuni amici di Intravino vi è una degustazione in sospeso, alcune introvabili bottiglie di Pino saranno aperte per degnamente ricordarlo, lui ne sarebbe felice.Ciao Pino e tanta serenità a tutti quelli che gli hanno voluto e continueranno a volergli Bene!

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Giovanni Scarfone

circa 3 anni fa - Link

Che bella persona eri Pino. Buon riposo.

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carolain cats

circa 3 anni fa - Link

ciao grande Pino, è stato bello conoscerti! che la terra ti sia lieve. smack.

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Luca Miraglia

circa 3 anni fa - Link

Arrivano occasioni in cui ti chiedi, specialmente se con i capelli bianchi e tanti anni di bevute sulle spalle, quali siano state le bottiglie che hanno lasciato un solco profondo nella memoria enoica, e mantieni ben viva negli occhi della mente la circostanza in cui hai deciso di stapparle, chi erano i compagni di tavola e, soprattutto, il perchè (se c'era). Ecco, nell'empireo di quella parte della mia memoria, tra poche altre, c'è una bottiglia di Pino Ratto (Gli Scarsi 2006): un'emozione folgorante, che portava via come un fiume in piena tutti i pregiudizi ed i luoghi comuni su un presunto Piemonte vinicolo "minore" e scarsamente significativo; e poi la curiosità di saperne di più su questo vignaiolo schivo ma allo stesso tempo esuberante, jazzista d'antan, che aveva suscitato entusiasmo in Gino Veronelli e festeggiava il compleanno ogni 10 di Agosto suonando per una notte intera con gli amici venuti a trovarlo alla Cascina Scarsi, dove "si è soli come la solitudine di ciascuna stella" (cit.). A proposito, per chi vuole saperne di più rimando alla bella intervista - ritratto riportata da Umberto Stefani nel suo "Ventuno vignaioli che hanno fatto più bella la mia vita" - Ed. L'Obliquo 2009.

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graziano

circa 3 anni fa - Link

Andammo qualche anno fa da Pino per recuperare un po' delle sue vigne che soffrivano, nel generoso tentativo di ridar loro un po' di respiro ancora. Ci fu grato e si percepiva dal suo sguardo profondo e non si commosse perché uomo d'indole forte. Mentre a stento eravamo 'abbarbicati' sui terrazzini scoscesi, ci preparò uno squisitissimo brasato col suo dolcetto. Fu un attimo di felicità col sottofondo musicale di lui clarinettista. In paese tutti lo salutavano, ma di fretta. avemmo la percezione della solitudine, squarciata per un attimo dalla festosa giornata. L'indomani facemmo ritorno, con la gioia di esserci stati, ma con il sottile amaro che la solitudine sarebbe di nuovo calata sulle Olive e gli Scarsi. Resterà nella memoria di tutti. Di chi ne ha avuto stima ed anche di coloro che, vicini, gli erano lontani. Si alzi sempre un calice in Suo onore! Vittorio.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Vigna, vino, clarinetto. Basi di azioni vitali. Che la terra ti sia finalmente lieve.

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