Un editoriale da meditare: “L’entusiasmante peso dell’indipendenza” di Samuel Cogliati

di Alessandro Morichetti

Chi è senza peccato scagli la prima pietra ma l’editoriale di Samuel Cogliati è un bel casco dell’antinfortunistica. “L’entusiasmante peso dell’indipendenza” è l’editoriale di marzo di Samuel Cogliati, Possibilia Editore, e troviamo sensato rilanciarlo perché utile al mestiere di chi, su riviste affermate o nel blog di quartiere, si prende la briga di offrire ai lettori il proprio punto di vista.

L’entusiasmante peso dell’indipendenza
«Certo che così finirai per non farti solo amici…» mi ha avvertito recentemente un collega, riferendosi all’approccio critico delle nostre pubblicazioni (nel caso specifico di un mio libro). Ha ragione: vantare solo sostenitori è più facile, anche emotivamente, che dover far fronte a un numero cospicuo di oppositori o detrattori indispettiti.

Non bisogna però mai perdere di vista che Possibilia è un editore, e tutti noi autori. Pertanto gli unici consensi di cui dobbiamo davvero preoccuparci sono quelli del nostro pubblico. Coltivare la sua “amicizia”, per noi, significa tributargli rispetto, a iniziare dalla trasparenza e dall’onestà intellettuale che gli dobbiamo. Se per perseguire quest’obiettivo dovremo destare l’inimicizia di alcune persone o istituzioni di cui trattiamo, continueremo a pagare questo prezzo.

Per quanto possa ormai sembrare insolito – specie in Italia – il ruolo dell’editoria non è tessere una rete di “amicizie che contano”, spianandosi la strada, massimizzando i profitti e facilitando il proprio compito imprenditoriale. Il ruolo di chiunque faccia editoria o informazione è indagare, riflettere, fare domande scomode, elaborando tesi e contenuti liberi da condizionamenti e quanto più obiettivi – o fondati: anche la soggettività può essere un valore! – possibile. Ciò che importa è il giudizio dei lettori, non quello degli investitori pubblicitari o dei soggetti investigati. Sono questi la forza e il peso, talora quasi insostenibile, dell’indipendenza: una sfida ardua, soprattutto quando si dispone di mezzi ridottissimi.

Possibilia ha deciso di accettare una condizione vieppiù faticosa: proponiamo ai lettori fatti e analisi disinteressati, in tutta franchezza, anche quando sappiamo che non è necessariamente ciò che i lettori vorrebbero sentirsi raccontare. Per quanto riguarda il vino, ad esempio, ci teniamo lontani dai tanti discorsi retorici che ratificano la conoscenza di questa bevanda non come autentico lavoro di ricerca, ma come espressione di uno status symbol snobistico.

Nel giudicare il nostro lavoro, chiediamo ai nostri lettori e clienti soltanto di essere consapevoli di questa nostra fatica e di questa nostra scelta. In cambio, ci impegniamo a preservare il rigore e la rettitudine che sono per noi condizioni non negoziabili della nostra attività.

Samuel Cogliati, marzo 2015

[Foto: Francesco Orini per Live Wine]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

10 Commenti

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Sergio

circa 5 anni fa - Link

scusi Alessandro, ma non è un po' tristemente paradossale che periodicamente qualche voce del vostro mondo debba riaffermare ragioni di indipendenza? non dovrebbero essere scontate? mi creda, non voglio essere provocatorio, ma non capisco dove nasca l'esigenza di proclamarsi "disinteressati", quando in altri settori la serietà è una caratteristica che fa selezione naturale.

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Rossano

circa 5 anni fa - Link

Sergio mi fa un esempio di altri settori in cui accade quello che lei dice?

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Forse è paradossale, purtroppo non sono scontate. La risposta a dove nasca l'esigenza mi sembra ampiamente contenuta nel testo di Samuel. Come è stato giustamente scritto altrove da persone che conoscono l'acquario: "Non solo credo a queste parole, ma credo che esistano nello stesso piccolo mondo dell'editoria enoica sia questa realtà sia il suo esatto diametrale."

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Vorrei notare che nella commendevole ricerca della indipendenza, le giuste e non scontate conclusioni di Cogliati sono viziate da un equivoco (se non errore) di premessa: " Ciò che importa è il giudizio dei lettori, non quello degli investitori pubblicitari " ora, guardando i freddi numeri del settore, questo non corrisponde alla realtà, né può corrispondervi. L'azienda vinicola lavora per produrre profitto in un mercato, il giornalista e critico enoico lavora nello stesso mercato. L'assunto sarebbe vero se l'investimento degli inserzionisti e delle aziende fosse una quota risibile del fatturato che tiene in piedi l'editoria di settore. Così non è. Sfortunatamente, aggiungo io; ma che non mi piaccia non cambia lo stato delle cose

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

L'investimento degli inserzionisti e delle aziende è una quota meno che risibile per questo blog, ad esempio. Praticamente, parallelamente, non pervenuta anche per Possibilia Editore. Gli esempi del genere, abbia pazienza, sono pochi. Adesso, però, ci enumeri lei gli esempi di editoria di settore che stanno in piedi esattamente con inserzionisti e aziende. Prego, prego, lo spazio dei commenti è ampio :D. Lo stato delle cose cambia, eccome se cambia. Facendo attenzione cambia sostanzialmente.

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Mi spiace che una semplice osservazione sia stata presa per un attacco personale, gentile Morichetti. l'osservazione riguarda (va) l'editoria nelle sue varie articolazioni, settoriali, di tipo di media (tradizionale, web,ecc.) e la struttura complessiva dei ricavi e costi che si è vincono in aggregato. Senza riferimento ad alcuna specifica realtà, tanto meno a questa. Per i dati esiste, ad esempio, un rapporto annuale sulla editoria italiana, e tutte le analisi di economia dell' informazione che si vogliono. Ma appunto, la cosa è irrilevante se Lei ritiene che un elemento di analisi della struttura aziendale costituisca in qualche modo un giudizio, e per soprammercato un giudizio personale su questa testata.

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carolaincats

circa 5 anni fa - Link

Cogliati mi piace perchè è serio, e come persona che si reputa seria (io quando non faccio la cazzona) mi ci trovo in quello che dice qua. fa il suo mestiere con un etica, quella che dovrebbero avere tutti ma che io -forse donna cieca o ciecata- non trovo quasi più. pat pat sulla schiena Samuel, sei anche tu nel gruppo :)

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Maurizio Gily

circa 5 anni fa - Link

Alessandro scrivere su Intravino non è un mestiere e Intravino non è propriamente un'impresa, a quel che mi risulta. Ci mancherebbe che fosse condizionata dagli inserzionisti.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Onestamente non vedo differenze ma i rischi sono gli stessi.

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Angelo D.

circa 5 anni fa - Link

E' una bolla destinata a scomparire, non si fa altro che spiegare, ciclicamente, per chi si scrive e perchè lo si fa. Va a finire che si scrive per compiacersi... ;-)

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