Tutti dicono Ribolla. Intravino-Bignami: tutta la Ribolla in 10 bottiglie

di Emanuele Giannone

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no.

Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

La Ribolla Gialla senza confini.

È facile immaginare che la passione di Santiago Bernabéu s’accendesse una domenica per i trucos della Saeta Rubia, e una per le bordate mancine di Cañoncito Pum. È difficile immaginare che il presidente preferisse uno o l’altro: i due si alternavano, di domenica in domenica, per alimentare il suo fervore con saggi d’estro e potenza. Senza contare che la squadra annoverava anche gente del calibro di Gento, Kopa e Santamaria.

È facile appassionarsi alla Ribolla e al Friulano, alle serpentine dell’una e alla prominenza del secondo; è facile sebbene spesso accada, passando da calcio a Collio e da goal a COF, che incespichi chi troppo indulge in serpentine e che la prominenza degeneri in pancia. È difficile, almeno per me, assumere che uno dei due vini sia migliore dell’altro: possono accendere entrambi la mia passione. Senza contare che le loro zone annoverano anche dei Gento, Kopa e Santamaria dell’ampelografia. Questa volta, però, giocano solo Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás: uno per tempo, iniziando dal primo.

1. Franco Terpin, Collio Ribolla Gialla Doc
Proprio come l’Uomo di San Floriano, ha ossatura (guardate le mani) e consistenza da Golem ma il passo è spedito, tutt’altro che pesante; sostanza sferzante; grande presa e presenza tattile.
2. Josko Gravner, Ribolla Gialla Anfora Venezia Giulia Igt
Il vino tra totem e ispirazione oraziana (Odi, III, 30): exegi monumentum aere perennius.
3. Stanko Radikon, Ribolla Gialla Venezia Giulia Igt
La Riserva Ivana 1997 fu un piccolo salto quantico, un’esperienza tra orfismo e Orff che non manco di commemorare ogni anno. Senza restar mai deluso.
4. La Castellada, Collio Ribolla Gialla DOC
Neanche a dirlo: tra tutti i modelli sul mercato, il Mercedes-Bensa è quello dalla carrozzeria più robusta (legno), specie negli ultimi anni. Affidabile, potente.
5. Damijan Podversič, Ribolla Gialla Venezia Giulia Igt
Ineffabile soluzione di marne e sassi (più qualche erba buona e scorze assortite) in base idroalcolica. Da vigneti storici recuperati sul Monte Calvario.
6. Dario Prinčič, Ribolla Gialla Venezia Giulia Igt
Ecco un altro che, come il Buonarroti, sa vedere la figura intrappolata nel sasso: plastica, ruvida, forte
7. Klinec, Rebula Goriska Brda (Slovenia)
Aleks Klinec da Medana, metaforicamente parlando, si è diplomato in Composizione una decina d’anni fa e oggi è tra i più bravi a costruire la struttura armonica di un brano.
8. Movia, Lunar Rebula Goriska Brda (Slovenia)
Ma avrebbe potuto chiamarla anche pulsar, quasar, radar o anche, per luminosità, Sirio, Canopo, α-Centauri. Sarà perché un mio vicino al Vivit definì il 2008 vino spaziale.
9. Miani Pettarin, Ribolla Colli Orientali del Friuli
Enzo Pontoni è celebrato per i rossi rari e cari, dei quali la Ribolla replica, a un prezzo notevolmente inferiore, se non altro la compiuta fusione tra massa e tensione, prestanza e slancio.
10. Mlečnik, Rebula Vipavska Dolina (Slovenia)
Un caso di statura morale in perfetta corrispondenza con quella fisica: Valter è un gigante, la zona difficile, il vino molto buono, di grande complessità e profondità minerale.

 

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

36 Commenti

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Daniele

circa 4 anni fa - Link

'Iniziativa lodevole' cit. Pero temo che semmai un novizio arriverà su IV e semmai approderà su questa lista...mica capirà molto come districarsi, tanto difficile ne è la comprensione ;)

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Matteo

circa 4 anni fa - Link

Giusto, rasenta l'illeggibile, sembra un articolo borioso da hipster.

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Daniele

circa 4 anni fa - Link

'Iniziativa lodevole' cit. Pero temo che semmai un novizio arriverà su IV e semmai approderà su questa lista...mica capirà molto come districarsi, tanto difficile/criptica ne è la comprensione ;)

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Antonio Tomacelli

circa 4 anni fa - Link

why and because? (cit.)

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Questa non è una lista per novizi: per il noviziato servono e bastano i breviari, la scelta è vasta, la salvazione assicurata. Io sono sempre felice quando qualcuno mi trova illeggibile. Ma vado addirittura in visibilio quando qualche lettore particolarmente sensibile coglie nel segno: Matteo ci vede lungo, sono un hipster borioso.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

(poi, così a tempo perso, potreste anche aggiungere le due-tre Ribolle del vostro cuor e qui colposamente omesse)

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carolain cats

circa 4 anni fa - Link

HIPSTER BORIOSO!!! da oggi ti chiamo così :)

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Grazie Carolina. Era ora. Quindi ora, cara, posso chiamarti tassel e invitarti a bere un paio di bronson, sperando di non finire presto dixie fried.

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carolain cats

circa 4 anni fa - Link

accetto il nomignolo e pure le ombre, riguardo il resto mi tocco ghghghghgh

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Pietro

circa 4 anni fa - Link

Hip-ster Hip-ster... Hurra-ster! Ti trovo stranamente divulgativo, ho capito quasi tutto. Grazie del bignamino da tenere in tasca per il prossimo giro in Friuli. Cosa ne pensi invece della ribolla di Torre Rosazza? Google dice che è la migliore... voglio Google vs Giannone. http://www.letenutedigenagricola.it/VINIBUONI_MIGLIOR_RIBOLLA/

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Che posso dire? Not my cup of tea. Avrei aggiunto, piuttosto le seguenti, ma le esigenze di spazio non lo consentivano: Il Carpino, Marijan Simčič (Opoka), Borut Blažič (Selekcija), Janko Štekar (Prilo), Nando, Brandulin, Slavček, Raccaro. Torre Rosazza per me no. Ma se lo dice Google, buona ribolla a tutti (la ribolla coi baffi).

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ma dixie fried sarebbe solo "molto sbronzo"...

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Nicola

circa 4 anni fa - Link

Bellissimo articolo, complimenti! Avendoli assaggiati tutti (giacchè abito in Friuli Venezia Giulia) condivido pienamente passo passo le descrizioni da te proposte! Come già segnalato nei commenti precedenti, io vorrei sottolineare la Ribolla (macerata ovviamente, dato che fa anche una versione giovane di annata) di Janko Stekar (a mio modesto parere, dopo l'inarrivabile anfora di Josko, è la prima tra le ribolle orange passate "solo" in legno!). Da provare assolutamente per tutti gli eno-orange-appassionati! Piccolo OT: provare anche il Repiko (90% Riesling 10% Picolit) e il Pinot Draga (100% pinot grigio) Salut !!!!!

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ciao Nicola e grazie. Non riuscirei proprio a stilare una classifica e individuare i migliori. Ho le mie preferenze - che variano, peraltro, di anno in anno - ma credo che la questione più importante da sottolineare sia la variabilità delle rese e delle espressioni al variare delle sottozone e degli interpreti. Nel caso da te approfondito, Prilo mi piace molto, come molto mi piace, ad esempio, la Rebula di Nando, prodotta a un tiro di schioppo da Snežatno (Andrej Kristančič è a Plešivo). La differenza si sente, di sicuro è ascrivibile in parte alle scelte tecniche, altrettanto sicuro è che si posso ricondurre in altra parte alla diversa situazione pedoclimatica. Qual è la migliore? Domanda impossibile. Le prendo entrambe. Le preferenze personali emergono nell'evidente mia predilezione per le versioni con macerazioni più o meno lunghe. La Ribolla "according to the book", quella che è riflessa nel succinto dettato dei disciplinari, è nella stragrande maggioranza dei casi un vino tecnicamente ineccepibile ma a mio parere meno appassionante: "deprivato", addomesticato, depotenziato, intenerito. Oppure sovrastrutturato, adornato, appesantito. Questo, va da sé, per ragioni le più comprensibili e per mano di enologi esperti, la cui padronanza delle tecniche è fuori discussione. E il punto è proprio qui, e la Ribolla è uno dei casi più esemplari: se la tecnica è al servizio del vino, l'esito solitamente desta la mia attenzione e il mio interesse. Quando l'ordine si inverte e il vino è a servizio della tecnica, non è semplicemente cattivo ma tendenzialmente suscita in me un interesse minore. Se ti piacciono i vini di Janko S. (non Jure, che è suo vicino ed è citato per errore nel titolo) e non ti è già capitato l'articolo tra le mani, potrai trovare al link qui sotto un paio di spunti. E buona giornata! http://www.intravino.com/grande-notizia/viaggio-sentimentale-2-il-collio-profondo-di-jure-stekar/

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Nicola

circa 4 anni fa - Link

Letto l'articolo e mi sono immedesimato in tutto quanto da te descritto: dalle stradine per arrivarci a Snezatno, dalle lenzuola appese lì sulla sinistra, dal cane che ti accoglie, dal casamento ristrutturato adibito a Bed & Breakfast. Sono stato in cantina non più tardi di due settimane fa ad acquistare anche un paio di distillati che produce e ad assaggiare le nuove annate in commercio e devo dire che il simpatico Janko ci sa fare. Tornando alla ribolla, condivido con te la piacevolezza della beva di Nando (da provare se ti capita anche la Rebula riserva o selezione addirittura 2003 se non ricordo male assaggiata la prima volta direttamente da lui nella saletta degustazione, una chicca). Per il resto sfondi una porta ampiamente aperta quando parli di "macerati" (fatti in modo ineccepibile però, non ossidati o "marsalati" spacciati come bio,nature,zero solforosa ecc ecc): lì si vede veramente il "manico" del contadino/vignaiolo (come adorano esser chiamati da queste parti!) ed è da lì che partono poi le emozioni al primo sorso, al primo assaggio. Sono vini curiosi, interessanti e la prima volta che ti catturano non ti lasciano più, personalmente parlando, ampliando la tua voglia di assaggiarne ancora e ancora captando le varie sfumature date dall'annata, dei diversi terreni, zone di produzioni, regioni, stati e quant'altro. Per carità, concludendo però, una bella ribollina ghiacciata (passami il termine) il 30 luglio come aperitivo non se la nega a nessuno, vero?

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Il 30 luglio è assolutamente lecito per ciascuno di noi ghiacciare quel che gli pare! :-)

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Llivio

circa 4 anni fa - Link

Classifica ineccepibile, con il triunvirato Josko-Franco-Damjian a capeggiare. Su Movia ho molti dubbi, e molte più certezze sul Carpino. Mi sento di segnalare, la ribolla di Ronco Severo a Prepotto una vera sorpresa in una terra in cui ti aspetti altri vitigni. Nota a margine: la ribolla è un'uva difficile che anche a vendemmie ritardate presenta sempre un'acidità alta che spesso rende il vino squilibrato. La struttura ed i profumi non sono la sua forza, ma da una discreta macerazione (pratica storicamente applicata dai nonni su queste uve nel Collio ma anche nella valle del Vipacco) riceve i benefici che la possono elevare a grande vino.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ronco Severo: una mia dimenticanza, rientrerebbe a buon diritto in questo elenco e grazie per la tua segnalazione. Su Movia avevo anch'io qualche dubbio per un interregno particolare, diciamo stiloso, dopo il fulgido inizio. Tuttavia, le ultime due Lunar valgono a fugare di slancio molte riserve.

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Matej Fiegl

circa 4 anni fa - Link

4 su 6 sono prodotte a Oslavia..:-) Non male per un paesino di 150 anime.. Per gli amanti della Ribolla Gialla, ad Oslavia abbiamo creato l'Associazione Produttori Ribolla di Oslavia. 6 produttori insieme per valorizzare un vitigno, un metodo di produzione e un territorio. http://www.ribolladioslavia.it

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ciao Matej, e allora perché non dire anche di quella bellissima pubblicazione in tre lingue?

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alessia

circa 4 anni fa - Link

Linea editoriale lievemente contraddittoria: annunciate un articolo Bignami e poi il contenuto è ostentatamente criptico e snob, ben si guarda dello spiegare vini e consigli ai poveri lettori ignoranti. Davvero irritante secondo il mio parere.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Che i poveri lettori siano ignoranti lo stai assumendo tu, non io che pure sono criptico e snob.

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marziano

circa 4 anni fa - Link

è bignami perché i stampi i nomi e quando vedi le bottiglie le compri. Oslavia incredibile paese ma ci vuole una ZUR - Zona Unica della Ribolla che tenga dentro anche i produttori Sloveni!

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

@Marziano: se promuovi il referendum per la ZUR mi offro come primo firmatario.

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alessia

circa 4 anni fa - Link

Emanuele non sto dicendo che lo sono, è quello che io percepisco dal modo in cui scritto. Mettiamola così allora: leggo e mi sento ignorante e non sono certa di meritarmelo. Allora ti chiedo: perché impostare il pezzo così? Sinceramente eh: divertimento, narcisismo? Mi pare chiaro che ti piace scrivere in un modo che chi legge si senta poco a suo agio

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Matej Fiegl

circa 4 anni fa - Link

@emanuele Come Associazione Produttori Ribolla di Oslavia, abbiamo dedicato un libro alla Ribolla Gialla: Ribolla di Oslavia la parte invisibile del vino. Un progetto con il quale vogliamo far conoscere aspetti fortemente legati al villaggio di Oslavia. La cultura mitteleuropea, la tragica storia (Grande Guerra) la rinascita agricola e la successiva viticoltura di qualità. Il libro è stampato in tre lingue (inglese, italiano e sloveno) mentre l'autore è Gigi Brozzoni. È stato già presentato in un paio di città, sia in Italia che all'estero, durante degustazioni di tutte e sei le Ribolle prodotte dalle cantine facenti parte dell'associazione.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

@Matej: il libro è veramente bello, molto ben fatto e molto interessante. Letto con grande piacere. Ti ringrazio ancora per la copia che mi hai donato a Malborghetto. E ci vediamo al mio prossimo viaggio dalle tue parti, se hai un po' di tempo.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

@Alessia: possiamo svestirci di questo buffo e ingombrante malinteso? Gli ignoranti generici non esistono: esistono piuttosto gli inconsapevoli, i biliosi e i pretenziosi. I primi hanno spesso il timore di manifestarsi, gli altri la smania. Tu hai fatto bene a esternare la tua critica, e il garbo con il quale l'hai fatto ti esclude de facto dal secondo e dal terzo gruppo. Per me il lettore esiste sempre e solo al plurale e mai indistinto o "medio". Non ho, un "target". Più che un lettore, ipotizzo un vettore. Ma non mi serve a nulla: se tarassi la scrittura sul valore presunto del lettore, inferito chissà come e da chissà quali strambi postulati, scriverei una media, cioè mediamente una me*da. A qual pro? Per far contento chi? Quella, sì, sarebbe una forma tanto paludata, quanto acuta di narcisismo. In sintesi: non scrivo pensando all'agio, né al disagio di chi forse leggerà. Scrivo anche per divertimento, certo. E finisco di ingombrarti la mattina con questa razione piuttosto indigesta: un aforisma, due righe per il traduttore di Google, premettendo per giunta che la definizione statistica di "moda" è quella del valore che si manifesta con la massima frequenza. Ich mag immer den Mann mehr lieben, der so schreibt, wie es Mode werden kann, als den, der so schreibt, wie es Mode ist.

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alessia

circa 4 anni fa - Link

Se vieni a cena dai miei suoceri potresti scoprire che l'ignoranza assoluta esiste!:) cmq questa idea che settarsi rispetto al lettore sia narcisismo è tra le cose meno condivisibili e più snob che ho mai letto ma ammetto sia coerente con come scrivi e te ne do atto. Vorrà dire che se devi spiegare a un bambino cos'è il vino o scrivere un testo divulgativo userai le stesse parole...

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

... infatti lo spiego a mio figlio per iperbole e metafora, o leggendogli a mo' di fabula, quando vuole, qualche passo da Soldati. Ed evitando rigorosamente le liturgie dell'analisi sensoriale. Al fin della licenza, fidati di uno snob: esistono pochi stereotipi più platealmente snob di quello dei suoceri assolutamente ignoranti.

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Carlo

circa 4 anni fa - Link

Ciao, chiedo scusa per l'OT, vorrei aprire stasera a cena una bottiglia di Rebula 2010 di una delle cantine dell'articolo,posso chiedervi come andrebbe servito nel miglior modo possibile? La coppia di amici che verrá a trovarci non è avezza a vini simili. Potrebbe andare bene lasciarlo raffreddare in piedi e poi scaraffarlo un'ora prima di berlo?

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

@ Carlo: scaraffare può essere utile, ma anche poco prima e solo se alla stappatura riscontri un naso che potrebbe "spiazzare" i tuoi ospiti. Quanto al raffreddamento... non servirei alcuno dei 10 a meno di 12 gradi, due o tre a meno di 14. Auguri e prosit!

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Carlo

circa 4 anni fa - Link

Grazie mille! Sia per l'ottimo consiglio sia per il tuo per me sempre divertente modo di scrivere. A presto!

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Carlo

circa 4 anni fa - Link

...l'intervallo è finito e gli spetta-let-bevi-tori fremono nell'attesa del secondo!

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Hai ragione. Solo un attimo ancora, sto giusto uscendo dal Musikverein. Il tempo di rincasare e mi metto al lavoro...

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Marco

circa 3 anni fa - Link

Emanuele, ho letto il posto e l'ho trovato molto "magnetico", tant'è vero che l'ho letto tutto ed ho letto anche buona parte dei commenti... e concordo con tutto quello che hanno scritto! Concordo anche con Alessia! Per quanto possa interessarti/vi la mia opinione devo dire che questo fatto di trovarmi d'accordo con tutti il post (commenti compresi) mi ha fatto capire che l'articolo che hai scritto sebbene vergato da due sole mani (ed un'unica capoccia) abbia colto nel segno in quanto aperto ad una prospettiva ecumenica, in grado di abbracciare, intendo, più preparazioni, più attitudini, più gradi di curiosità. In una parola: più persone. Così il colpo di scena sta in questo: pare l'articolo l'abbiano scritto in tanti! E allora come non concordare con un articolaio snob e con la puzza sotto al naso. Si vede che ne sapete molto più di me sul mondo degli orange wines, che vivete molto più a nord di me (così potete bazzicare per le bellissime stradine di Oslavia e assaggiare tutto quello che volete...brutti fetecchioni!!!) e che per voi, come per me il vino è una passione infinita. Quindi l'idea di scrivere un post che filtri le conoscenze acquisite nel corso degli anni attraverso il modo di essere del singolo (sebbene si tratti di un testo ermetico, difficile e acutissimo) è ciò che andava fatto. Come quando si schiaccia un insetti per riportare la quiete domestica. Buona giornata ragazzi e buone bevute. Ho giocato con le parole, spero non ne abbiate a male. Continuando sulla scia: consiglio il Brut Nature 60 di Casa Caterina, annata 2009 che non ho ancora bevuto, che non è un orange e che nemmeno ha nulla a che fare con il Friuli ma che immagino possa avere quel carattere fascinoso ed impenetrabile che i vini sloveno/friulani hanno. W Dino Campana. The end Marco

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