Tutti dicono Pinot Grigio. Intravino-Bignami: tutto il Pinot Grigio in 10 bottiglie

di Emanuele Giannone

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no. Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

Pinot Grigio, un italiano in America

Fin dalle sue prime apparizioni nella mia vita vitata, Pino il Grigio mi ha sempre ispirato una partecipe benevolenza – mentirei se scrivessi che mi aveva subitamente appassionato – per una certa diafania evidente ma non ostentata, piuttosto portata con rassegnata e consapevole compostezza: a brilliant, albeit slipshod guy. Questo Totò Merumeni dell’ampelografia, simpatico già solo per la sua erre moscia, in Italia lo si tirò a profusione per la giacchetta della sua colta versatilità, storcendolo a prontuario di vini a tutti gli usi. Pareva il vero figlio del tempo, giunto al posto giusto e al momento giusto: molta cultura e gusto, scarso cervello, scarsa morale, spaventosa chiaroveggenza.

A lui ricorse lo scolaro pel tema, l’emigrante per le commendatizie etc. Ancora bimbo fu condotto d’imperio a un casting negli Stati Uniti e divenne, suo malgrado, bianco supereroe. Da quell’abito che non ama, fatica tuttora a uscire. Ma noi, che siamo cuori teneri e fulminati dall’uomo-uccello di Iñárritu, proviamo volentieri ad aiutarlo: hai scavallato tutto il pomeriggio, ti sei fatto conoscere, adesso torna a casa. Smetti il costume e sii te stesso. Giusto qualche esempio, prima che il nostro Pino-Totò-Birdman si rassegni all’amore che non venne, affinché possa continuare a sognare attrici e principesse anziché rassegnarsi alla cuoca diciottenne. Per me, in qualche caso, la passione è sbocciata più tardi e ne indico volentieri qualche fiamma: gli altri esempi, o amici cinefili ben più valenti di me, aggiungeteli voi. Sempre che condividiate la fiamma di questa tardiva passione.

C.O.F. Pinot Grigio Vignai da Duline
Capolista non a caso. Un campione di droiture, misura e gesso senza essere ingessato in un taglio su misura, brillante nella vena minerale, sapido, caldo senza eccessi e delicato nei profumi di pesca bianca, camomilla, albicocca, timo e salvia. Fruttato esemplare per il connubio di maturità e freschezza, con la vetta acidula dell’uva spina a regolare le dolcezze di pera, mela golden e ananas. Profondo e persistente. Dal vero cru classé del Ronco Pitotti a Manzano.

Goriška Brda Villa de Mandan Gardelin Klinec
Ha cambiato bottiglia. Poco male. Ha cambiato nome: re-branding? No, archeofilologia: Medana è Villa de Mandan secondo una mappa censuaria del 610. Mille anni dopo o giù di lì è equiparata a grand cru in una classificazione delle vigne della provincia imperiale. Il Pinot Grigio di Klinec è profeta ex patria e ultimo arrivato, alloctono tra autoctoni. Ed è forse il miglior test per verificare come la valentia di Aleks nel gestire le macerazioni sia cresciuta negli anni: dei suoi bianchi è il più sapido e alcolico ma l’ultima annata in bottiglia, la 2010, è buonissima e trascende le categorie e gli orangismi: potenza senza peso, presa al palato autorevole ma non brusca, effusione aromatica ampia e calibrata, con la fine terrosità lungo l’assaggio che rende in succo la ponka.

Delle Venezie IGP Sialis Terpin
Guarda l’uomo e vedi il vino. Poi immaginali come speziale e rispettiva bottega, aggiungi sale, zenzero e cedro canditi, buccia di pesca, rose passe, rosolio, cafè crème e calvados. Pienezza, calore e vigore. Persistenza? Un accordo di nona al pianoforte in una sala vuota, tocco potente e giù il pedale di risonanza. Il suono erompe, dura a lungo e cala lento, nel suo calare gli ipertoni colmano lo spazio della sala e si intrecciano in armonie sottili e complesse. Se mi chiedi che cosa c’entra col Pinot Grigio, torna pure ai supereroi. Oppure torna al via col Quinto Quarto, che è sempre Pinot Grigio, sempre buono, sempre di Franco ma suonato su due soli tasti e tenendo i piedi lontani dai pedali.

Friuli Isonzo Pinot Grigio Borgo San Daniele
Per non tradire le attese e, piuttosto, superarle: amico di Pino il Grigio, qui trovi tutto quel che cerchi. I fiori bianchi e la ginestra, la pera e la pesca mature, la mela cotogna e l’ananas a suggerirti carnosità e succulenza di frutta matura. Al palato, subito il calore e la potenza che ti aspetti ma è solo il preludio: il corpo è ingente, l’effusione è calda, tuttavia più che la sostanza risalta lo slancio con cui essa si conduce in un sorso pieno e coinvolgente, dinamico e irrorato di naturale freschezza. Aggiungi sale e sasso. Sorpreso? Contento? Allora abbi pazienza, lascialo dormire qualche anno e scopri anche come si fa da grande.

A.O.C. Alsace Pinot Gris Clos Jebsal (Turckheim) Zind Humbrecht
Un’isola di gesso e marne in forte pendenza tra i calcari di Heimbourg e i graniti del Brand. Parcella di rango, estesa per soli 1,3 ha ma caratterizzata da tempi di maturazione delle uve, diffusione della botrytis e raccolta diversi per diversi settori. Da qui Olivier Humbrecht trae una vendemmia tardiva, una Sélection de Grains Nobles e soprattutto la Sélection de Grains Nobles Trie Spéciale, vino dolce di grande concentrazione – di aromi, zuccheri e acidi, fusi l’uno con l’altro in un complesso denso ma animato, pulsante di acidità connaturata – e gradazione alcolica contenuta, indimenticabile per durata e qualità delle sensazioni finali di frutta candita, spezie dolci, fungo, fiori secchi, iodio e cere.

Venezia Giulia IGT Pinot Grigio Buscemi
Se cerco slancio senza compromessi e più immediata bevibilità, credibilità dell’espressione varietale e disimpegno (solo apparente: le vecchie annate scompigliano le apparenze), senza peraltro abdicare a presenza e partecipazione gustativa, passo a Zegla: quando mano e testa sono enologia di servizio più che di scopo. Qui il servizio è semplicemente e profondamente Pinot Grigio.

Collio Pinot Grigio Fiegl
Accogliente, morbido, ampio e caldo ma non cedevole, né monocorde. La vena sapida lo anima e alle morbidezze è infusa freschezza. Un esempio credibile e non banale di Pinot Grigio accessibile e godibile in scioltezza, o su piatti di pesce e risotti alle verdure. Elogio della semplicità in una zona – Oslavia – al cui ingresso campeggia il cartello hic sunt leones.

Alto Adige Valle Isarco Pinot Grigio Pacherhof
Altra terra, altre forme. Bouquet composito di zagara, pesca bianca, pera abate, roccia bagnata, agrumi canditi e cardamomo, tutti ben definiti e slanciati, aerei. Sorso, di converso, pieno e strutturato, caldo, energico, di lunga persistenza. Al passaggio di zona esemplifica il concetto di identità territoriale: è un altro P.G. e di somiglianze con quelli di altri siti ne ha assai poche.

Pinot Gris Original Vines The Eyrie Vineyards
Oregon, Dundee Hills. Si dice che per Pino sia una zona particolarmente vocata, ma anche qui spopolano le versioni col girovita oversize, quelle mouthcoating e unctuous. Questo, invece, è un dritto e magro, tutta pulizia e freschezza, sapido e adorno – non sovraccarico – di cedro, mela, pera e spezie bianche. Certo, non capita spesso ma se passate di là…

Vallée d’Aoste Nus Malvoisie Flétri Les Granges
Uh! È arrivato anche qui. Nel comprensorio di Nus lo chiamano così ed è flétri se appassito. La mela golden d’ordinanza s’è messa in pompa, è candita, trapunta di nocciole e cristalli di sale, glassata di mieli anziché miseri zuccheracci da barbabietola; e sussurra la sua disincantata visione del mondo in una recondita freschezza e nella chiosa amara, simbolicamente resa in una mandorla. Rispettabile, ancorché un po’ incline a caramelle, carambole e papaie, anche il fratello minore e non-passito. E quasi on the same page il barricato de Lo Triolet, che non essendo a Nus smette il nome d’arte, mette gli sci e la tuta e torna a chiamarsi Pino il Grigio: burro, tostature, noccioline e banana, un po’ sciolina e un po’ zavorra, precipitano la trionfale discesa a valle del candito: plaf! Atterra pingue e gioviale di pancia, si rialza ridendo in mondovisione, è un compagnone e gli vogliamo bene già solo per questo.

PS – Buona estate, bona valetudo (melior quam maximae divitiae) et optima pocula potionesque a tutti.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

15 Commenti

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Sergio

circa 2 anni fa - Link

grandioso elenco internazionale, grazie! mancando un Trentino, avrei messo Cesconi...

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endamb

circa 2 anni fa - Link

Come sempre interessante lettura. A proposito correzione, in cantina ho l'annata 2011 del Pinot Grigio di Klinec, comprato da lui in azienda già la scorsa estate.

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Emanuele

circa 2 anni fa - Link

Grazie Sergio. La lista è necessariamente lacunosa perché limitata a 10 preferenze, compendiando gusti e memorie personali. Ma è anche aperta, quindi vale idealmente quale invito a voi lettori perché indichiate tutto quel che vi pare e che io ho omesso o ignoro. Ciò chiarito, Cesconi è un'ottima segnalazione. Avanti i prossimi!

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Emanuele

circa 2 anni fa - Link

@Endamb: e sia. Io a settembre scorso feci scorta di 2010 e non chiesi del 2011. Se è già in giro, ti ringrazio per la correzione e vado ad aggiornare le papille.

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Massimiliano

circa 2 anni fa - Link

Bressan?

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Emanuele

circa 2 anni fa - Link

Sì, Bressan senza esitare. Ma ho saltato le ultime 2 annate. Lacuna da colmare.

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carolaincats

circa 2 anni fa - Link

ahi ahi ahi emmanuè.... :) sono buonissimi, te lo dico io che notoriamente non amo il pinot grigio...

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Alberto Tricolore

circa 2 anni fa - Link

Secondo me hai fatto bene. [edit]. per favore: evitiamo ulteriori derive. va bene? grazie. [F.]

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Nicolò Seminara

circa 2 anni fa - Link

Credo non si possa omettere il Pinot Grigio di Dario Princic un campione mondiale della specie. Provare per credere!

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Cirenaicadoc

circa 2 anni fa - Link

Dopo aver avuto un mancamento nel leggere la descrizione del Zind-Humbrecht (Alsazia in vetta al mondo col pinot gris), aggiungo un nome magari meno noto, ma che a me è piaciuto molto: Simon de Brazzan, di Cormons, giovane vignaiolo piccolo ma che produce un pinot grigio veramente particolare e interessante.

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Emanuele

circa 2 anni fa - Link

Prinčič ci sta. Ma lo bevo dai primi '90 e lo preferivo in quelle annate di scoperta. Di Simon de Brazzan mi ha parlato bene un'altra fonte affidabile ma non ho ancora avuto occasione. Prendo nota e grazie.

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vinoltre

circa 2 anni fa - Link

In pianura nulla di buono?? ho assaggiato il Pinot Grigio "ramato" dell'azienda Le Monde della provincia di pordenone e devo dire eccellente, sapido,fresco elegante.....da provare......

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Andrea

circa 2 anni fa - Link

Podversic?

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wine princess

circa 2 anni fa - Link

Ecco 3 ottimi esempi di Pinot Grigio prodotti negli ultimi anni: Gris 2010 Lis Neris (a mio gusto il miglior P.G. passato in legno mai realizzato in Italia, annata forse irripetibile), Kofererhof 2012 (pieno e ricco di sapore), Sot Lis Rivis 2013 Ronco del Gelso (fine e contrastato). Tutti e tre davvero ben fatti, tutti sotto i 20 euro allo scaffale e tutti eccellenti compagni a tavola, potete credermi..

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Emanuele

circa 2 anni fa - Link

Grazie a tutti per i consigli. La lista è più che raddoppiata, di certo si è arricchita in significato. Era il mio auspicio e sono lieto che abbiate contribuito a realizzarlo.

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